14 ottobre

31.1.17

Lupo Alberto al fianco del WWF per salvare i lupi d'Italia

A pochi giorni dal voto del 2 febbraio sul Piano di gestione del Lupo in Conferenza Stato-Regioni che potrebbe aprire la strada all'abbattimento dei lupi in Italia, anche Lupo Alberto si schiera con il WWF!
In vista dell’appuntamento di giovedì prossimo, il WWF sta preparando una forte azione social che coinvolgerà attivisti, soci, volontari, scuole e sarà rivolta a tutti coloro che avranno giovedì prossimo per poche ore nelle loro mani le sorti del lupo. A fianco della Campagna #SOSLUPO del WWF è sceso in campo, per mano del suo creatore Silver, anche Lupo Alberto, che alla domanda “Licenza di uccidere il lupo?” risponde: “Certo che NO! Ma siamo matti?!”.
Nel frattempo un Appello del WWF è stato inviato ai 20 Presidenti delle Regioni affinché non approvino il Piano per la conservazione del Lupo. Il Piano, proposto dal Ministero dell’Ambiente, prevede, tra le altre misure, abbattimenti legali di una specie simbolo finora protetta.
Sebbene sia urgente per il WWF emanare un Piano capace di attuare tutte le misure preventive a difesa delle attività sul territorio e finora disattese dal Piano precedente (approvato nel lontano 2002), quella contenuta nel testo attuale è una pericolosa forzatura dei dati, delle esperienze e della legislazione vigente che fa prevalere le pressioni di alcune categorie economiche sul volere della maggioranza dei cittadini e sui principi di tutela nazionali e comunitari.
Per il WWF la Conferenza Stato-Regioni è ancora in tempo per cancellare dal Piano la possibilità dell’abbattimento legale del Lupo, rafforzando invece le altre azioni previste dal Piano: ci sono ancora le condizioni per un ripensamento dell’approvazione del Piano riaprendo i termini del confronto con tutti i soggetti istituzionali e sociali che hanno realmente a cuore un modello di convivenza con la fauna selvatica basato sul principio di uno sviluppo umano in armonia con la Natura. Nella lettera a Presidenti di Regione il WWF punta il dito proprio contro le deroghe che legalizzerebbero l’uccisione dei lupi, specie già colpita pesantemente ogni anno dal bracconaggio: la licenza di sparare ai lupi non solo è inutile, ma anche dannosa perché non risolve, ma può peggiorare il problema dei danni alla zootecnia con il rischio di legittimare il diffuso bracconaggio sulla specie. Non esiste bibliografia scientifica che dimostri che gli abbattimenti legali servono a ridurre i danni e i conflitti: al contrario gli studi disponibili dimostrano che le tecniche di prevenzione dei danni (recinzioni elettrificate e cani da guardia) sono la soluzione più efficace per garantire la convivenza della zootecnia con la presenza del Lupo.
Il WWF segnala che intanto qualcosa nelle Regioni si muove: oltre alle perplessità della Regione Lazio, che aveva già votato contro il Piano alla Commissione in sede tecnica, si sono già espressi contrari la Regione Puglia, per voce del suo governatore Michele Emiliano, e la Regione Abruzzo con le ultime dichiarazioni di Luciano d’Alfonso. Dubbi montano anche in Liguria e la Giunta ha chiesto un approfondimento alla Commissione Agricoltura del Consiglio regionale e in Piemonte dove il Consiglio regionale a larga maggioranza aveva approvato un ordine del giorno in cui impegna la Giunta a votare contro il Piano qualora preveda abbattimenti.

Fine stagione venatoria: si chiude un altro anno nero per la fauna!

Uccelli uccisi in modo illegale (Foto di F. Cianchi)
Si chiude un altro anno nero a causa della caccia: è questo il commento del WWF in occasione della chiusura della stagione venatoria. Secondo l’Associazione del Panda quest’anno si è di nuovo scatenano un mix micidiale contro la fauna che appesantisce il già gravoso bilancio delle doppiette: specie protette e preziose prese di mira, Regioni che reiterano leggi e calendari venatori contrari alle norme europee tra cui Veneto, Toscana, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Abruzzo, mentre molte altre non hanno brillato per correttezza (in particolare Sicilia, Calabria, Campania).
Ad aggravare la situazione, un controllo del territorio sempre più indebolito, soprattutto a seguito della riforma in materia di Polizia Provinciale che ha visto lo smembramento delle strutture esistenti, con perdita di decine di agenti e ufficiali. Una situazione che ha creato inevitabilmente un varco in cui i reati connessi al bracconaggio si innesteranno più facilmente e che rischia di aggravarsi con lo smantellamento dal 1° gennaio del Corpo Forestale dello Stato confluito nell’Arma dei Carabinieri: passaggio quest’ultimo da gestire con molta attenzione se non si vuole rendere meno efficace il sistema di controllo del territorio.
L’Abruzzo rientra tra le Regioni con la “maglia nera” di questa stagione venatoria. Il calendario venatorio presentato dall’Assessore Dino Pepe è stato sonoramente bocciato dal TAR di L’Aquila e dal Consiglio di Stato grazie al ricorso del WWF e la Regione è rimasta sorda alle tante richieste di sospendere la caccia nel periodo delle fortissime nevicate delle scorse settimane.
“Ci chiediamo come sia possibile che una esigua minoranza come i cacciatori, ormai meno dell’1% della popolazione in Italia, possa ancora avere così tanto seguito tra politici e pubblici amministratori” – ha dichiarato Dante Caserta, Vicepresidente di WWF Italia – “I danni prodotti dalla caccia, spesso mal gestita e senza controlli, alla fauna selvatica italiana ed europea sono enormi. A questi vanno aggiunti i danni incalcolabili prodotti dalla caccia illegale. Una situazione che comporta poi la possibilità di gravi sanzioni comunitarie pagate da tutti noi italiani. Per combattere le sempre più gravi forme di bracconaggio chiediamo che siano inasprite le pene. Come WWF abbiamo chiesto già da due anni al Parlamento di approvare una specifica proposta di legge, elaborata dai nostri esperti, che riforma il sistema sanzionatorio penale per i casi di uccisione, cattura illegale, commercio illecito di animali appartenenti a specie protette. Oggi chi commette questo tipo di atti rischia una blanda sanzione che arriva al massimo all’ammenda di poche migliaia di euro nel caso più grave. E sempre che non intervenga prima la prescrizione o la non punibilità per ‘tenuità del fatto’ recentemente introdotta. Si tratta di pene del tutto inadeguate che, peraltro, raramente vengono effettivamente scontate e che solo in pochissimi casi comportano la revoca della licenza di caccia”.
La cartina di tornasole dell’ambigua vicinanza tra caccia e bracconaggio, del resto, è data dall’impennata di ricoveri di animali protetti nei Centri di recupero della fauna di tutta Italia che, come accade ogni anno, è coincisa con la stagione di caccia: aironi, poiane, sparvieri, gheppi, cigni feriti da arma da fuoco, e in Sicilia anche fenicotteri rosa, cicogne nere e persino una rarissima aquila di Bonelli, oggetto di un progetto LIFE dell’Unione Europea per proteggerla. E non è certo un caso che l’accanimento contro una delle specie più rare della fauna europea, l’ibis eremita, sia avvenuto proprio nei mesi di attività venatoria: 5 esemplari uccisi da settembre a gennaio: la specie è tra l’altro oggetto di un progetto di reintroduzione finanziato dall’Unione Europea dato che era estinta nel XVII secolo in Europa a causa della caccia.
Contro tutto questo cercano di battersi le oltre 300 guardie del WWF Italia, con almeno 55.000 ore complessive di servizio all’anno a difesa della biodiversità e del patrimonio comune. Questi volontari cercano di supplire all’ormai sempre più pesante carenza di controlli e vigilanza da parte delle “pubbliche autorità”. Le loro denunce sono contro ogni genere di reato venatorio come uso di archetti, reti, tagliole, roccoli, persino fumi di zolfo per stanare gli animali o richiami elettroacustici vietati “mimetizzati” da telefoni cellulari per uccidere specie protette, o per cacciare fuori dai periodi previsti e persino nelle aree protette, sulla neve o acque ghiacciate o di notte.
Il WWF ribadisce la necessità di prendere in seria considerazione la sospensione della stagione venatoria, almeno nelle Regioni dove si verificano gli atti di bracconaggio più gravi, vista la frequenza preoccupante di questi atti criminali.
Infine il WWF auspica che l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri non rappresenti un indebolimento nell’azione di prevenzione e repressione, ma anzi dia nuovo impulso alle attività di vigilanza contro questi gravissimi “furti di natura”: fondamentale in questo senso è il rafforzamento del NOA-Nucleo Operativo Antibracconaggio nella riorganizzazione dei Carabinieri-Forestali.

26.1.17

Abruzzo, tra neve e terremoto

La foto del militare con la bambina sulle spalle a Valle Castellana è diventato un simbolo della situazione abruzzese degli ultimi giorni 
Sono ormai trascorsi parecchi giorni dall’ondata di maltempo e dalle nuove scosse di terremoto che hanno interessato l’Abruzzo.
Come abruzzesi e come volontari di un’associazione che opera in questa regione da oltre quarant’anni vogliamo in primo luogo manifestare il nostro cordoglio per le vittime e la nostra vicinanza alle loro famiglie.
In secondo luogo sentiamo il bisogno di ringraziare quanti si sono prodigati e si stanno prodigando per portare soccorso in condizioni spesso difficilissime. Il nostro grazie va alle donne e agli uomini delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate, agli amministratori e ai dipendenti degli Enti locali investiti da un carico di lavoro e di impegno straordinari, ai tanti volontari della Protezione Civile, ma anche a tutti quei cittadini che si sono organizzati spontaneamente per portare aiuti, da soli o in piccoli gruppi, rafforzando così quel senso di comunità che dovrebbe essere la caratteristica del nostro vivere.
In terzo luogo ci sentiamo però di affermare che, per quanto le situazioni verificatesi siano state difficili, i ritardi accumulati nel ripristinare l’energia elettrica (e di conseguenza in moltissimi casi nel riattivare il riscaldamento delle abitazioni) e nel raggiungere interi paesi rimasti isolati per giorni e giorni non sono giustificabili.
Al di là dell’eccezionale impegno dei singoli, quanto si è verificato, e che potrà verificarsi puntualmente alla prossima “emergenza”, non è soltanto la conseguenza di condizioni straordinarie, ma anche di un sistema di gestione che mostra ormai tutti suoi limiti: continui tagli ai servizi essenziali, riforme che cambiano situazioni consolidate senza prospettarne altre, catene di comando saltate, mancanza di manutenzione producono quanto stiamo vivendo.
Di fronte a un simile scenario è obbligatorio cambiare profondamente rotta.
Il movimento ambientalista, riprendendo studi di scienziati e ricercatori, da decenni ripete che l’unica grande opera pubblica di cui questo Paese avrebbe bisogno è la messa in sicurezza del territorio. E invece la logica che è dietro alle politiche di tutti i governi, nazionali e regionali succedutisi negli ultimi decenni, è quella del consumo del suolo, delle risorse naturali, dei beni comuni. Cittadini consapevoli devono chiedere ai propri amministratori politiche nuove. Amministratori responsabili devono attuare queste politiche nuove.
Per questo il WWF avanza una precisa proposta: la classe politica abruzzese, che ha toccato con mano i disastri e i disagi che derivano da una cattiva gestione del suolo e che in queste convulse giornate ha da più parti denunciato i limiti di scelte ancorate a visioni ormai superate di uno “sviluppo” che alla lunga porta solo danno, si faccia promotrice di una rivoluzione culturale e trovi il modo, stringendo un vero e proprio “Patto per l’Abruzzo”, per rivedere totalmente il “Masterplan”, eliminando le opere che violentano il territorio e utilizzando quei soldi per la rinaturalizzazione dei corsi d’acqua, il consolidamento antisismico degli edifici a rischio (a cominciare dalle scuole), il potenziamento del trasporto ferroviario, la valorizzazione di una offerta turistica diffusa e verde (l’unica che ha un futuro), la predisposizione di piani di emergenza con strutture e mezzi tenuti sempre in efficienza …
Una classe politica seria deve assumersi questo impegno. E se non è in grado di farlo, deve farsi da parte.
Il presidente D’Alfonso e la sua giunta con una simile scelta resterebbero nella storia di questa regione, non certo con le ennesime, inutili e dannose, colate di cemento in ogni angolo della regione.

23.1.17

Anche D'Alfonso vuole sparare ai Lupi?

 
Il WWF Abruzzo ha indirizzato ieri un appello per la tutela del lupo in Italia al presidente della Regione Luciano D’Alfonso, agli assessori Dino Pepe (Agricoltura) e Donato Di Matteo (Parchi e aree protette) e al Sottosegretario con delega all’Ambiente Mario Mazzocca. Nel testo, ispirato a un comunicato diffuso dal WWF due giorni fa a livello nazionale, il delegato Abruzzo della Associazione ambientalista Luciano Di Tizio (ricalcando una analoga lettera del 24 febbraio 2016) chiede alla Regione Abruzzo, che ha fatto della tutela del proprio territorio un preciso e caratteristico brand, di ritirare il parere favorevole a suo tempo incautamente rilasciato al Piano per la conservazione e gestione del lupo in Italia, proposto dal ministero dell’Ambiente, la cui discussione è prevista per domani, 24 gennaio, in sede di Conferenza Stato Regioni, e di chiedere ufficialmente di cancellare dal Piano ogni possibilità di abbattimento legale del lupo.
Si tratta infatti di una decisione che, semmai malauguratamente avallata, riporterebbe indietro l’Italia indietro di 40 anni: nel nostro Paese vige la piena tutela del lupo dal 1971, grazie proprio al WWF che lanciò una grande campagna significativamente denominata “Operazione San Francesco”.
L’ultima versione del Piano prevede la possibilità da parte delle Regioni di applicare la deroga alla tutela della specie autorizzando abbattimenti legali. Un’azione che il WWF considera del tutto inutile e dannosa perché certamente non risolve il problema dei danni alla zootecnia e può anzi persino peggiorare la situazione rischiando di legittimare il diffuso bracconaggio sulla specie. La bibliografia scientifica dimostra, infatti, come gli abbattimenti non servano né a ridurre i danni né a ridurre i conflitti, come si evince anche dal DECALOGO ‘antibufale’ redatto dal WWF con l’aiuto degli esperti del proprio Comitato Scientifico, che si trasmette in allegato.
Il WWF ricorda che si stima in oltre 300 il numero dei lupi vittime ogni anno in Italia di uccisioni illegali (dovuti a fucili, lacci e veleno) o di investimenti stradali, ai quali si potrebbero aggiungere un numero indefinito di animali abbattuti legalmente grazie al Piano che, nel testo in approvazione nella Conferenza Stato-Regioni, non prevede più neppure il limite, inizialmente inserito, del 5% di uccisioni l’anno rispetto alla popolazione massima stimata (70 individui rispetto ad una popolazione complessiva di 1600 lupi, indicata dallo stesso Piano). Saranno infatti le Regioni ad avere la facoltà di decidere il numero degli abbattimenti consentiti, in deroga alle norme comunitarie e nazionali, nel proprio territorio.
Se la Conferenza Stato-Regioni approverà il Piano senza le modifiche sollecitate dai 190mila cittadini, che hanno risposto alla petizione del WWF nella quale si chiedeva di non autorizzare l’abbattimento, l’Associazione vigilerà con la massima attenzione sull’attuazione del Piano stesso intervenendo anche con azioni legali per garantire il rigoroso rispetto delle norme comunitarie e nazionali.
Per il WWF l’ipotesi di introdurre le uccisioni legali, sostenuta in particolare da alcune Regioni (Toscana, Veneto, Basilicata, Calabria, Valle d’Aosta e, incredibilmente, anche Abruzzo), è un’autentica operazione di “distrazione di massa” che, rispondendo alle istanze delle parti più retrograde degli operatori del settore, indica una soluzione estremamente pericolosa per una specie che viene già colpita duramente ogni anno da bracconaggio e incidenti e del tutto inefficace e improduttiva per gli allevatori e per i pastori.
Al contrario gli studi dimostrano che le tecniche di prevenzione dei danni (recinzioni elettrificate e cani da guardia) si sono dimostrate la soluzione più efficace per garantire la convivenza della zootecnia con il lupo.
Per questo il WWF ribadisce che con le uccisioni non si risolve il conflitto con la zootecnia ma si rischia di amplificarlo, come dimostra quello che sta succedendo nei Paesi europei che da anni hanno adottato la soluzione degli abbattimenti (Francia, Slovenia, Svezia, Svizzera). La zootecnia italiana soffre di problemi strutturali e di competitività nel mercato europeo, pur essendo uno dei comparti dell’agricoltura più sovvenzionati con i fondi della politica agricola comunitaria, che non saranno certamente risolti con le misure previste in questo Piano.
È vero che (sempre nell’ipotesi che il Piano venga approvato senza le modifiche richieste nella petizione “SOS Lupo” del WWF, consegnata il 24 maggio 2015 al Ministro Galletti) sono previsti 12 mesi di tempo prima dell’attuazione delle uccisioni “legali” durante i quali le Regioni dovrebbero attivarsi per realizzare tutte le altre azioni previste, ma si tratta di un obiettivo del tutto irrealistico, visto che il Piano precedente è rimasto per 10 anni pressoché inapplicato.
La Conferenza Stato-Regioni è ancora in tempo per cancellare la possibilità dell’abbattimento legale del lupo, rafforzando invece le altre azioni previste dal Piano stesso per la prevenzione dei danni, il monitoraggio della specie, le attività di informazione e la formazione degli allevatori.
L’Abruzzo torni indietro e prema per questa soluzione, certamente la più gradita alla maggioranza dei suoi abitanti, moltissimi dei quali sono tra i 190mila firmatari dell’appello “SOS Lupo”.

16.1.17

Ancora neve e freddo su quasi tutta la regione: il WWF rinnova il suo appello a sospendere la caccia

 
Il WWF ci riprova, rivolgendosi questa volta direttamente al presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso per chiedere la sospensione per alcuni giorni dell’attività venatoria. Il delegato regionale dell’Associazione Luciano Di Tizio gli ha infatti indirizzato poco fa la lettera che riportiamo pressoché integralmente qui di seguito:
«Nei giorni scorsi come WWF abbiamo rivolto per due volte un appello alla Regione Abruzzo – come a tutte le altre Regioni italiane – affinché sospendesse l’attività venatoria in questi giorni di temperature estremamente basse e forti nevicate.
La fauna selvatica, infatti, risente molto del freddo intenso e soprattutto dei repentini abbassamenti delle temperature: già stremata da 4 mesi di attività venatoria, subisce quindi pesantemente gli effetti della caccia poiché in genere gli animali devono spendere le poche energie residue per nutrirsi e difficilmente riescono a trovare anche la forza per sfuggire al piombo dei cacciatori.
Alcune regioni come la Puglia, il Molise e la Sicilia hanno adottato provvedimenti in tal senso.
Al di là del già esistente divieto di cacciare in zone innevate (divieto peraltro difficilmente controllabile su tutto il territorio regionale anche a causa della riorganizzazione dell’ex Corpo Forestale dello Stato e delle ex polizie provinciali che ha reso in questa fase i controlli pressoché nulli), ci chiediamo perché la Regione Abruzzo non voglia fare un atto del genere finalizzato a tutelare un patrimonio che, ricordiamo per l’ennesima volta, appartiene a tutti i cittadini italiani e non alla ristretta minoranza dedita all’attività venatoria.
Le rivolgiamo quindi un nuovo invito, questa volta direttamente a Lei in quanto rappresentante dell’intera società abruzzese, affinché voglia dare un segnale di attenzione alla nostra istanza e, conseguentemente, alle condizioni della fauna presente nel nostro territorio.
In attesa di un auspicabile accoglimento della nostra richiesta, restiamo a disposizione per qualsiasi chiarimento».

12.1.17

Riforma Parchi, così non va!

Donatella Bianchi
“Chiediamo che, nell’aggiornare la Legge 394/91, vera e propria “Piccola Costituzione delle Aree Protette”, si riapra il confronto nel merito con il fronte delle Associazioni e si abbia come obiettivo il mantenimento dell’importante ruolo e funzione di Parchi Nazionali e Aree Marine Protette, puntando sulle competenze e sull’innovazione, così come si fece con l’approvazione della legge 394: se lo Stato rinuncia alle sue competenze in tema di conservazione della natura rischiamo di tornare indietro di vent'anni nelle politiche di gestione della natura”. Lo ha detto la presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi, nel corso dell'audizione delle Associazioni ambientaliste alla Commissione Ambiente alla Camera dei Deputati.
“Dal patrimonio naturale del Paese non solo dipende la bellezza del nostro paesaggio e la ricchezza della nostra biodiversità, ma anche il benessere economico e sociale delle future generazioni: ricordiamo che la Costituzione, in modo chiaro e inequivocabile, attribuisce allo Stato doveri e obblighi, precisi e irrinunciabili, per la conservazione della natura e la tutela degli ecosistemi - continua la Bianchi nel suo intervento -. Nel testo licenziato dal Senato non ci sono solo articoli da rivedere, ma anche questioni fondamentali non affrontate come l'insufficienza delle risorse che comportano pericolose compensazioni come il ricorso alle royalties o la questione delle Riserve Naturali dello Stato, le piante organiche insufficienti".
"Il testo del Senato non solo ha sollevato fortissime preoccupazioni da parte di personalità della cultura e del mondo scientifico, ma ha spinto tutte le principali Associazioni ambientaliste a predisporre e sottoscrivere il documento unitario ‘Aree protette, tesoro italiano’, chiedendo un radicale ripensamento dell’impostazione della riforma – spiega la presidente de WWF -. Nel tentativo di rendere più snella la Legge sulle Aree naturali protette, il Senato ha, di fatto, indebolito la portata ‘nazionale' dei Parchi, accentuando l’influenza di interessi locali e logiche estranee alla corretta gestione del comune patrimonio naturale del Paese. Gravi passi indietro sono stati fatti per quanto riguarda la governance degli Enti Parco di cui viene stravolta completamente l’originaria funzione di raccordo e sintesi tra interessi locali e nazionali, tra conservazione e promozione del territorio".
"Se la Camera non cambierà radicalmente il testo approvato dal Senato, riavviando un proficuo confronto sui problemi, sulle possibili soluzioni e sulla visione per il futuro, il nostro Paese corre il rischio di fare grandi passi indietro in questo campo finendo oltretutto per avere Parchi solo nominalmente “nazionali” e Aree Marine Protette in mano ai soli Enti locali. Le Aree Marine protette devono diventare dei veri e propri Parchi Marini: è inconcepibile che mentre nel mondo si istituiscono Parchi marini straordinari l'Italia continui politiche di retroguardia nella tutela del suo patrimonio marino - conclude Donatella Bianchi -. La tutela dell’ambiente è il presupposto stesso del nostro futuro e sul mantenimento del capitale naturale si basa ogni prospettiva di benessere: le aree naturali protette costituiscono al tempo stesso uno strumento di conservazione e un banco di prova per lo sviluppo sostenibile".
I punti critici evidenziati dal WWF rispetto al testo approvato al Senato e su cui si chiede di intervenire (come le Associazioni ambientaliste avevano già sollecitato al Senato) sono la governance dei parchi con la mancanza di competenze specifiche per la gestione, la conservazione e la valorizzazione dei beni naturali e ambientali previste per la nomina del presidente e del direttore del parco e il difficile equilibrio nei Consigli direttivi con l’ingresso nella componente riservata allo stato di rappresentanti del mondo agricolo e la scomparsa della componente scientifica; le Aree Marine Protette per le quali, nonostante insistano sull’ambito demaniale ‘per eccellenza’, il mare, non è previsto nessun ruolo nella gestione per lo Stato. Inoltre i loro Enti di gestione vengono trattati come enti di serie B; Preoccupa il totale silenzio sul potenziamento della sorveglianza e delle dotazioni organiche dei Parchi drammaticamente insufficienti rispetto agli importanti compiti di difesa e valorizzazione di un patrimonio indisponibile dello Stato; le Riserve Naturali dello Stato che anche quando sono comprese all’interno dei Parchi Nazionali restano in capo al ministero delle Politiche agricole, con una evidente contraddizione gestionale; la gestione della fauna; il Piano del Parco, l’utilizzo dei loghi/marchi del Parco che deve essere omogeneo; le royalties che devono confluire in un apposito fondo gestito dal ministero dell’Ambiente, dedicato ad attività di conservazione; Il silenzio assenso previsto dall’articolo 12 del testo approvato dal Senato è un punto di estrema delicatezza che rischia di essere sottovalutato visto che come richiamano le considerazioni, più volte ribadite, della Corte di Giustizia Europea l’interesse all’ambiente sia di tale importanza da richiedere sempre un’espressa valutazione da parte delle autorità che dia conto dell’istruttoria svolta; infine, l’istituzione del Parco del Delta del Po rispetto per il quale non era necessario una ulteriore previsione normativa (visto che la legge 394/91 escludeva esplicitamente la possibilità di due parchi nazionali e prevedeva, dopo il 31 dicembre 1993, l'istituzione di un Parco Nazionale). Visto che quel termine è da tempo scaduto si proceda subito all’istituzione di un Parco Nazionale.

11.1.17

Perchè la Regione non sospende la caccia?

Nei giorni scorsi il WWF aveva chiesto alla Regione Abruzzo, come a tutte le altre Regioni italiane, di sospendere la caccia in questo periodo di bassissime temperature e neve così da dare un po' di tregua alla fauna stremata.
La richiesta è caduta nel vuoto e quello che temevamo è accaduto: cacciatori senza scrupoli hanno approfittato del cattivo tempo e delle condizioni di disagio della fauna per perpetrare, impuniti, vere e proprie stragi.
“Azioni – racconta Luciano Di Tizio, Delegato WWF Abruzzo – deprecate anche dalla parte migliore e più consapevole del mondo venatorio. Diversi cacciatori e numerosi cittadini si sono rivolti alle sedi WWF sparse sul territorio per denunciare una situazione di inaccettabile caccia selvaggia, favorita dagli scarsissimi controlli. Il momento storico particolare, con gli inevitabili disagi determinati dalla trasformazione dell’ex Corpo Forestale e con i pesanti ritardi accumulati per la riorganizzazione delle Polizie provinciali, avrebbero dovuto consigliare alla Regione ben altro atteggiamento, ma la Giunta D’Alfonso continua a dimostrarsi del tutto disattenta alla tutela della fauna, al pari del governo che l’ha preceduta”.
Il WWF ricorda al presidente della Regione e ai suoi assessori che gli animali selvatici sono un patrimonio indisponibile dello Stato da tutelare nell’interesse della comunità nazionale e internazionale come si legge nell'art. 1 della Legge n. 157/92. Questa stessa legge che tutela la fauna selvatica e disciplina le attività di caccia, prevede esplicitamente il divieto di “cacciare su terreni in tutto o parte coperti da neve” (tranne che nella zona alpina), e sugli specchi d’acqua ghiacciati. Un divieto che andava rafforzato in queste giornate di eccezionale maltempo con la sospensione per alcuni giorni del calendario venatorio. Lo hanno fatto, saggiamente, la Puglia e il Molise, quest’ultima regione proprio rispondendo all’appello in tal senso diramato il 5 gennaio scorso dal WWF.
“Non possiamo – conclude Di Tizio - che elogiare amministratori che si preoccupano di salvaguardare anomali in difficoltà in questi giorni di freddo intenso e improvviso e deprecare la totale indifferenza mostrata da chi gestisce la cosa pubblica in Abruzzo. Qui da noi si continua a dimenticare che, e non ci stancheremo mai di ripeterlo, la fauna è un patrimonio della collettività e non un trastullo per pochi cacciatori”.
È provato da studi scientifici che, in inverno in genere e ancor più in periodi così particolari, gli animali selvatici sono estremamente deboli e, dovendo spendere le poche energie residue per nutrirsi, difficilmente riescono a trovare anche la forza per fuggire dai cacciatori. Il presidente Luciano D’Alfonso e il suo governo, sin qui indifferenti, farebbero ancora in tempo, visto che il maltempo persiste, a fermare la strage almeno per questi ultimi giorni di neve e gelo. Ma, visti i precedenti, non c’è da essere ottimisti.

9.1.17

Nove tartarughe Caretta caretta spiaggiate in Abruzzo in un solo giorno!

Tartaruga recuperata da Claudia e Marco Borgatti
Nove tartarughe trovate sulle spiagge adriatiche nella sola giornata del 7 gennaio scorso, nel tratto tra Roseto degli Abruzzi e lido Riccio, a Nord di Ortona, otto delle quali morte. Non è un record, ma si tratta comunque di una cifra significativa. La spiegazione è sempre la stessa: le tartarughe, tutte della specie Caretta caretta, sono state vittime dell’intenso sforzo di pesca che ha caratterizzato le giornate che hanno preceduto le feste di fine anno. Il mare grosso di questi giorni ha fatto sì che le onde abbiano trasportato a riva gli individui in cattive condizioni fisiche e quelli deceduti, che non sono ovviamente in grado di resistere alla violenza delle mareggiate. Un fenomeno purtroppo non inconsueto: il Centro Studi Cetacei di Pescara, diretto dal dr. Vincenzo Olivieri, che si occupa appunto di cetacei e di tartarughe marine soprattutto in Adriatico, registra da anni una intensificazione dei ritrovamenti nelle fasi di maggiore pressione della pesca. Gran parte delle tartarughe muoiono perché restano impigliate nelle reti e non riescono a tornare in superficie per respirare. In altri casi inghiottono ami o si cibano di materiali plastici scambiati per cibo mentre non sono infrequenti gli urti accidentali con i natanti.
Nel caso della moria dell’Epifania, com’è stato definito l’evento del 7 scorso, la causa più probabile resta la pesca. Le otto tartarughe senza vita spinte a terra dal mare grosso saranno, quanto meno negli esemplari meglio conservati, sottoposte ad esame autoptico per accertare al 100% le cause del decesso, ma secondo gli esperti ci sono comunque pochi dubbi. L’unico individuo in vita, un giovane recuperato a Roseto degli Abruzzi, è stato ricoverato nelle vasche del Centro Studi Cetacei dove sarà curato e, si spera, rimesso in libertà nei prossimi mesi.
“Caretta caretta – osserva il delegato regionale del WWF Luciano Di Tizio – è una specie prioritaria inserita nella Direttiva Habitat e protetta da diverse convenzioni internazionali. È giunto il momento di varare una normativa nazionale che valorizzi e premi gli sforzi dei tanti volontari e che preveda linee guida obbligatorie per la tutela di questo magnifico gigante dei mari, anche normando la pesca, come molti professionisti del settore ormai chiedono a gran voce per tutelare il mare e la loro stessa attività, nell’interesse di tutti”.

8.1.17

Bacini di stupore in mostra a Teramo

Vi consigliamo di non perdere la mostra fotografica di Piero e Pasquale Angelini "Bacini di stupore" all'Ipogeo a Teramo. Merita! 




3.1.17

Piccoli suggerimenti per dare sostentamento all’avifauna

 
Il periodo invernale può rappresentare un serio pericolo per la fauna: basse temperature, notti lunghe e particolarmente fredde, poche ore di luce, terreni gelati o ricoperti di neve possono rendere veramente difficile la sopravvivenza per la piccola fauna, in particolare per gli uccelli che popolano le aree verdi delle nostre città o delle aree periurbane.
Peraltro le temperature rigide coincidono con il periodo dell’anno in cui il cibo è particolarmente scarso con pochissimi frutti sugli alberi spogli e la gran parte degli insetti scomparsi o ben nascosti. Senza considerare che questo è anche un periodo di caccia e tutta la fauna, anche quella non sottoposta al prelievo venatorio, in campagna è sotto pressione per gli spari e il disturbo dei cani da caccia. Mentre la cementificazione delle valli, dei lungofiumi, delle zone costiere e la distruzione di siepi, boscaglie e filari hanno finito per ridurre notevolmente le aree dove l’avifauna un tempo poteva trovare rifugio e cibo.
Solitamente gli uccelli sanno come difendersi dal clima rigido. Innanzitutto molte specie migrano verso luoghi più caldi. Quelle che rimangono riescono invece a proteggersi attraverso il fitto piumaggio che in alcuni casi gonfiano per aumentarne la funzione isolante.
Procurarsi il cibo, invece, è più difficile. Tramite piccoli accorgimenti è però possibile dare un aiuto all’avifauna alla costante ricerca di cibo, senza che ciò alteri la normale vita, specialmente per quelle specie che già vivono in aree fortemente urbanizzate.
Chi possiede un giardino o una terrazza più attrezzarsi con delle piccole mangiatoie dove riporre un po’ d’acqua e del cibo. Le mangiatoie possono essere acquistate facilmente nei negozi di animali o on line, ma sono anche facili da realizzarsi attraverso dei tutorial presenti su internet.
Il cibo da utilizzare deve cercare di ricreare quello che si può trovare in natura: i nostri amici pennuti non faranno capricci, anche se ovviamente i granivori preferiranno i semi, mentre gli insettivori (non potendo noi offrire loro degli insetti), troveranno appetitoso il grasso animale mischiato a pastoni per insettivori reperibili in commercio. E così, da un lato, si possono offrire mix di cereali, qualche seme di girasole o avena, bacche, uva passa, piccoli pezzetti di frutta fresca e frutta secca, dall’altro, si possono creare delle pallette di grasso (vanno bene gli scarti della carne) da posizionare all’interno di piccole retine morbide con maglie sufficientemente larghe da consentire di beccarle. Queste retine piene di grasso possono anche essere appese ai rami (ricordandosi di togliere le retine una volta che il cibo sia terminato o comunque abbia smesso di attrarre gli uccelli).
È importante evitare il cibo salato, zuccherato o speziato: meno il cibo risulterà trattato e più sarà gradito dagli uccelli. Un ciotolina bassa dove riporre un po’ d’acqua, da cambiare con una certa frequenza, completerà il menù.
Le mangiatoie sono utilissime, ma non indispensabili. Il cibo più essere posizionato anche su un cornicione o in un luogo aperto. L’importante è che sia messo in modo da non rappresentare una trappola per gli uccelli e che non faciliti la loro predazione da parte di altri animali, in particolare dei gatti, randagi o di casa.
Se si vuole avviare quest’opera e si vive in un condominio è bene mettersi d’accordo fin dall’inizio con i vicini al fine di evitare possibili malumori (sono possibili infatti piccole deiezioni che vanno pulite con regolarità), così come è importante essere continuativi nell’opera. Se si sceglie di aiutare gli uccelli del proprio giardino è bene farlo fino alla fine dell’inverno così da non creare problemi per l’improvvisa scomparsa di una fonte di cibo.
Il risultato di questi gesti sarà comunque straordinario. La presenza di piccoli e colorati volatili può davvero rallegrare le giornate invernali e soprattutto può offrire l’occasione di un primo approccio al birdwatching, facendo conoscere tante specie. Il WWF consiglia di munirsi di un piccolo block-notes per appuntare caratteristiche e abitudini delle specie: a fine inverno saremo diventati degli esperti!
(Foto di Donatella Policreti)