14 ottobre

31.3.16

Domenica 3 aprile: Non ci fossilizziamo


Aperitivo scientifico WWF: incontro con Alessandro Di Federico

 
Venerdì 1° aprile alle ore 18 presso il Bar “San Matteo”, in Largo San Matteo a Teramo, un nuovo appuntamento con gli “Aperitivi scientifici”, l’innovativa formula di divulgazione e intrattenimento del WWF Teramo.
Titolo dell’incontro è “Proteggere fotografando. Le avventure di un giovane fotografo abruzzese in giro per il mondo”, con Alessandro Di Federico, fotografo e documentarista che ha iniziato la sua attività nell’Oasi WWF del Lago di Penne (PE) per poi arrivare a visitare e documentare la ricchezza della biodiversità in tante parti del mondo.
“L’attività del fotografo può essere un valido aiuto per l’azione di conservazione e valorizzazione che come associazione ambientalista portiamo avanti”, dichiara Fausta Filippelli del WWF Teramo. “Documentare le bellezze naturali così come i danni ambientali provocati dall’azione dell’uomo è spesso un modo per far comprendere la necessità di proteggere e conservare gli ambienti che ci circondano e quelli più lontani. Incontrare Alessandro e farci raccontare la sua esperienza è veramente un’occasione straordinaria per avvicinarsi al mondo della fotografia naturalistica, comprenderne le tecniche e soprattutto le motivazioni etiche che devono sempre accompagnarla”.

26.3.16

Mattanza di volpi: WWF e GADIT chiedono il ritiro della delibera provinciale

Foto tratta da Internet
Dal 20 marzo scorso, con la delibera n. 92 del 2016, la Provincia di Teramo ha dato il via a una vera e propria mattanza di volpi sul territorio provinciale.
La delibera apre la caccia alla volpe nel periodo primaverile quando tutta la fauna presente sul territorio è in fase produttiva. Oltre al danno sulle volpi, questa decisione sta quindi creando enormi problemi a tutta l'altra fauna (caprioli, tassi, lepri, ecc.) che sarà disturbata da spari e cani da caccia durante una delle fasi più delicate della loro vita.
La decisione della Provincia è solo l'ennesimo regalo alla lobby delle doppiette e non ha nulla a che vedere con la gestione della specie.
Sono molteplici gli elementi del Piano di abbattimento delle volpi predisposto dalla Provincia che contrastano con la legge e con la corretta gestione faunistica:
1) il Piano prevede di procedere ad abbattimenti senza che siano stati messi in atto metodi ecologici di contenimento (prescritti dalla legge) nel caso in cui, per le volpi tutto da dimostrare, ci si trovi in presenza di un eventuale squilibrio ecologico;
2) il Piano prevede gli abbattimenti senza aver prima imposto la sospensione dell'immissione di fagiani e lepri di allevamento che, appena rilasciati in natura, proprio perché provengono da allevamenti, diventano facili prede delle volpi. In pratica la Provincia, tramite gli Ambiti Territoriali di Caccia, prima paga il cibo alle volpi e poi le fa abbattere;
3) il Piano non ha nulla di selettivo perché consente la caccia a maschi e femmine, piccoli e maturi, senza alcuna distinzione. Inoltre l'utilizzo dei segugi rende particolarmente cruenta la caccia in questa fase in cui molti cuccioli di volpe appena nati saranno sbranati da cani da caccia mandati a stanare le volpi;
4) il Piano non si avvale dei suoi “selecontrollori” che la stessa Provincia ha formato attraverso corsi costati soldi alla collettività. Si preferisce dare la possibilità di caccia a tutti, allungando così il periodo di caccia oltre quello consentito dalla legge;
5) il Piano non prevede alcun controllo sui cacciatori che saranno coordinati da una guardia ecologica volontaria che è anch'essa scelta tra i cacciatori: in pratica controllore e controllato sono la stessa persona;
6) il Piano fa riferimento alla tecnica di caccia della “girata” e all'utilizzo del cane “limiere” che non vengono usati nella caccia alla volpe, ma nella caccia al cinghiale.
Non è un caso che il Piano predisposto dalla Provincia non abbia avuto il parere favorevole dell'ISPRA, l'Istituto scientifico nazionale che deve rilasciare pareri obbligatori sui piani di abbattimenti dopo averne verificata l'efficacia e il rispetto della normativa di settore.
Il WWF Teramo e il Nucleo teramano delle Guardie Ambientali d'Italia manifestano tutta la loro contrarietà a questo modo di procedere da parte dell'Amministrazione Provinciale che sta dimostrando di essere più interessata ad accontentare i cacciatori che a garantire una corretta gestione della fauna che è un patrimonio di tutti e non di una sola minoranza di cacciatori.
Il WWF Teramo e il Nucleo teramano delle Guardie Ambientali d'Italia chiedono alla Provincia di ritirare il Piano e di avviare un confronto sul tema della gestione faunistica che si basi su reali elementi scientifici e non sull'interesse del mondo venatorio.

25.3.16

Non solo di cioccolato... le uova in natura!


Uova di cioccolato, dipinte, nei dolci tradizionali: alla vigilia della Pasqua arriveranno sulle nostre tavole, simbolo "per eccellenza" della fertilità. Un simbolo che, ricorda il WWF, è stato in realtà “inventato” da rettili e uccelli (e qualche mammifero, come l’ornitorinco e l’echidna australiani).
Nel processo evolutivo l’uovo è stato “creato” con un guscio esterno protettivo per assicurare un mezzo acquoso adeguato a consentire lo sviluppo dell’embrione alle specie animali che hanno lasciato l’ambiente acquatico, colonizzando le terre emerse. Pesci e anfibi invece, hanno continuato a deporre uova senza guscio in un mezzo liquido. Vediamo curiosità e qualche record.
L’uovo più grande. L’uovo più grande mai deposto da un uccello sembra essere stato quello di una specie di Moa (Dinornis robustus), un grande uccello simile allo struzzo vissuto in Nuova Zelanda, alto più di due metri e pesante circa 250 kg. Il suo uovo misurava 17,8 x 24 cm. 
A dispetto delle loro imponenti dimensioni, invece, i dinosauri non deponevano uova molto grandi. Le più grandi mai rivenute sono quelle di un dinosauro vissuto nel Cretacico 75 milioni di anni fa – il Gigantoraptor erlianensis – che misuravano ben 60 cm. L’uovo più grande deposto da un uccello vivente è stato deposto da uno struzzo in un allevamento in Svezia nel 2008: pesava circa 2,5 kg.
L’uovo più piccolo. L’uccello che depone l’uovo più piccolo è un colibrì della Giamaica (Mellisuga minima), lungo appena 10 mm e del peso di soli 0,365 g.
La forma dell’uovo. Le uova degli uccelli non hanno tutti la stessa forma. Esistono uova ellittiche, ovali, ovali appuntite e piriformi. Gli uccelli marini come le Urie, le Gazze marine e i Gabbiani tridattili che nidificano sulle falesie rocciose, depongono le uova a forma di pera allungata per non rischiare che cadano rotolando giù. Le uova delle specie che nidificano in cavità o in buche hanno forma più rotonde. La forma, oltre che per un adattamento al tipo di nido e all’ambiente in cui la specie si riproduce, è determinata dalla forma del bacino della femmina.
Il colore dell’uovo. Ci sono bianche, marroni, azzurre e rosse. Il colore, infatti, costituisce un adattamento utile alla sopravvivenza dell’uccello. Svolge una funzione mimetica con l’ambiente. Il colore è dato da sostanze deposte in parte sullo strato esterno del guscio. Le melanine sono responsabili delle colorazioni nere, scure e brune, i carotenoidi producono le colorazioni gialle, rosse, arancio, marrone e violetto, le cianine contribuiscono alla formazione dei toni blu e verdi. Il Codirosso algerino (Phoenicurus moussieri) depone nella stessa covata uova sia bianche sia azzurre. L’Uccello sarto (Orthotomus sutorius) depone nella stessa covata, normalmente composta da quattro uova, uova bianche, verdi, rosa macchiettate di rosso chiaro, violetto e nero e uova blu-verdastro. Alcune specie come il Fratino (Charadrius alexandrinus), al centro proprio in questo periodo delle azioni WWF per difendere le spiagge naturali dove nidifica, soprattutto in Toscana e Abruzzo, depongono uova che si confondono benissimo con l’ambiente sabbioso in cui si riproduce. Altre specie come la Pavoncella (Vanellus vanellus), il Chiurlo (Numenius arquata) depongono uova ombreggiate di marrone e verde oliva macchiettate di rossiccio difficilmente distinguibili dall’irregolare substrato su cui giacciono: si chiamano colorazioni disruptive. Il Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) che nidifica nelle cavità scavate nei tronchi, depone uova bianche e lucide per facilitare la localizzazione da parte sui genitori nell’oscurità.
Strategie di riproduzione. I Cuculi hanno una strategia di riproduzione molto particolare: depongono le uova nei nidi di altre specie di uccelli e la femmina del Cuculo è specializzata nel “copiare” il colore dell’uovo della specie prescelta per ospitare inconsapevolmente il suo. Il piccolo Cuculo butta fuori dal nido le altre uova o, nel caso, anche i pulcini dei suoi genitori adottivi per garantirsi tutte le attenzioni e il cibo.

22.3.16

Appello WWF nella Giornata mondiale dell'acqua: rispettate il voto degli italiani sull'acqua bene comune

Il WWF Italia, nella Giornata mondiale dell’acqua, si rivolge ai Deputati della Camera affinché rispettino la volontà di 26 milioni di italiani che nel 2011 hanno votato per mantenere la gestione del servizio idrico e la proprietà delle infrastrutture in mano pubblica.
Il WWF chiede che vengano ritirati gli emendamenti che modificano alcuni articoli del progetto di legge di iniziativa popolare attualmente in discussione alla Commissione Ambiente e che venga ripristinato il testo originale.
La proposta di legge di iniziativa popolare è stata presentata da centinaia di associazioni nazionali e comitati locali impegnati nella salvaguardia del bene acqua e fu sottoscritta da ben 400.000 italiane e italiani (secondo la legge ne bastavano 50.000). Il Parlamento l’ha tenuta nei cassetti per anni, ignorandola, nonostante tale proposta sia stata avallata dall’esito referendario del 2011 quando l’Italia si pronunciò in maniera schiacciante contro la privatizzazione dell’acqua.
È veramente un paradosso che proprio la proposta di legge di iniziativa popolare finalizzata alla tutela dell’acqua come bene comune venga stravolta da una serie di emendamenti e finisca per essere il grimaldello per far ripartire il percorso di privatizzazione della risorsa idrica.
Il WWF richiama poi il Governo ad una maggiore attenzione sul tema della gestione delle risorse idriche e sul governo delle acque.
Il nostro Paese è inadempiente nei confronti di alcune importanti direttive europee, dalla depurazione dei reflui (Direttiva 91/271/CEE) alla Direttiva Quadro Acque (Direttiva 2000/60/CE). Dal 2016 rischiamo di dover pagare 500 milioni di euro l’anno a causa delle procedure d’infrazioni aperte nei confronti del nostro Paese. È necessario un drastico e urgente cambiamento di rotta anche perché la gestione sostenibile della risorsa idrica è il primo passo per impostare una concreta politica di adattamento ai cambiamenti, come con forza è stato unanimemente richiamato nella recente Conferenza COP 21 svoltasi a Parigi tra il 30 novembre e il 12 dicembre dello scorso anno.

L'Ora della Terra, un successo planetario!

Ha battuto tutti i record precedenti la decima edizione dell’Ora della Terra, la maratona planetaria per il clima organizzata dal WWF in tutto il mondo sabato 19 marzo.
Per 24 ore si sono spenti luoghi-simbolo come l’Opera House di Sydney, il Big Ben e il Palazzo di Westminster a Londra, la Tokyo Tower, l’Empire State Building a New York, la Marina Bay Sands di Singapore. In Italia è toccato alla Fontana di Trevi, con Piero Angela ospite d’onore, e poi alla Basilica di San Pietro, al Colosseo e a tantissimi altri monumenti in ogni parte d’Italia.
Anche il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, ha sostenuto l’iniziativa dichiarando: “L’Ora della Terra arriva in un momento cruciale in cui la strada che dobbiamo percorrere richiede impegno e ambizione, impegno in cui tutti devono fare la propria parte”. Anche il Palazzo dell’Onu a New York si è spento: luogo quanto mai simbolico che vedrà il prossimo 22 aprile la firma dell’accordo di Parigi sul clima raggiunto alla COP21. Quel giorno il WWF si augura che tutti i Paesi annunceranno ulteriori sforzi per combattere i cambiamenti climatici.
 
L’ORA DELLA TERRA IN NUMERI
Record di partecipazioni di Nazioni: 178 in tutto il mondo.
Oltre 6.600 eventi organizzati nel mondo segnalati da individui e organizzazioni.
1.230.000 azioni individuali concrete di riduzione dell’impatto sul clima (spegnimenti, cene solidali, petizioni per il clima).
In Italia si sono spenti oltre 400 luoghi-simbolo tra torri, ponti, castelli, monumenti storici, sculture.
Social da record nel mondo: oltre 2 miliardi e mezzo di visualizzazioni degli hashtag dedicati.
Boom Social anche in Italia: circa 1 milione di persone coinvolte sulle bacheche Facebook.
L’hashtag #oradellaterra è stato costantemente nei top trend italiani per tutta la durata dell’iniziativa.

RECORD DI ADESIONI ANCHE IN ABRUZZO
“Tra spegnimenti e eventi quest’anno l’Ora della Terra in Abruzzo ha coinvolto quasi 50 realtà tra Comuni, Province, Parchi e riserve naturali, Centri di Educazione Ambientale” dichiara Luciano Di Tizio, Delegato del WWF Abruzzo. “Una dimostrazione di impegno importante che ci auguriamo possa proseguire con tanti gesti concreti di riduzione del nostro impatto ambientale. Gesti concreti come un forte impegno nella campagna referendaria che ci aspetta da qui al 17 aprile quando saremmo chiamati a votare sulle trivelle petrolifere entro le 12 miglia dalle coste italiane”.

20.3.16

Proteggere fotografando, incontro con il documentarista Alessandro Di Federico


Ora della Terra per il referendum



Ieri a Teramo i volontari del WWF hanno organizzato un banchetto informativo per il referendum del 17 aprile e a seguire hanno atteso lo spegnimento delle luci del centro per l'edizione dell'Ora della Terra 2016.

16.3.16

Ruspe in azione a Roseto degli Abruzzi: cancellate le spiagge del Fratino!

Poche ore di lavoro di una ruspa e salta la nidificazione del fratino sulle spiagge del Comune di Roseto degli Abruzzi.
Nonostante le segnalazioni fatte per tempo agli Uffici comunali le ruspe sono entrate in azione su due tratti della spiaggia di Roseto degli Abruzzi (all’altezza dell’albergo Mion e dello stabilimento Luna Rossa) e hanno completamente arato il litorale dove erano presenti due siti riproduttivi storici del Fratino e dove nei giorni scorsi i volontari che seguono il progetto “Salvafratino 2016” avevano individuato diverse coppie nel tipico atteggiamento di predisposizione di nidi per la cova delle uova.
I volontari avevano comunicato quanto stava accadendo e avevano chiesto agli Uffici comunali di non intervenire nell’area in questa fase delicatissima nella vita dei Fratini che proprio in questo periodo costruiscono i loro nidi sulla sabbia.
 
 
Nonostante queste segnalazioni e nonostante il WWF, come ogni anno, nelle scorse settimane avesse scritto a tutti i Comuni costieri offrendosi di collaborare con le Amministrazioni per provvedere alla pulizia della spiaggia senza arrecare danni alla specie, l’Amministrazione Comunale di Roseto degli Abruzzi ha proceduto in maniera sistematica alla pulizia meccanica di questi tratti di spiaggia compromettendo la riproduzione.
Purtroppo il Comune di Roseto degli Abruzzi non è nuovo a questo genere di azioni e già negli anni passati è risultata la “maglia nera” regionale in quanto a successo riproduttivo del Fratino nel proprio territorio.
Il Fratino, simbolo delle nostre spiagge, è una specie protetta a livello comunitario, nazionale e regionale. La stessa Ordinanza balneare predisposta annualmente dalla Regione Abruzzo (compresa quella del 2016) stabilisce che la specie deve essere protetta. Per questo il WWF è intenzionato a presentare un esposto alla magistratura e agli organi competenti su quanto è accaduto.
Inoltre il WWF scriverà anche alla FEE, l’Organizzazione che assegna le “Bandiere blu” per segnalare quanto è accaduto, considerato che proprio da quest’anno le azioni per la tutela del Fratino sono ricomprese tra le attività delle Amministrazioni Comunali da valutare per l’assegnazione di questo riconoscimento.
 

Il Comitato contro il referendum del 17 aprile si presenta: ha paura del confronto e si rifugia nell'astensionismo!

 
Questa mattina si è presentato a Roma il Comitato contro il referendum del 17 aprile.
Non puntano al confronto (che sanno perdente), ma all'astensionismo.
"L’invito a non andare a votare da parte del Comitato per il No al Referendum del 17 aprile offende i cittadini italiani i quali hanno il diritto di esprimere il proprio voto su questioni fondamentali per il destino del nostro Paese e per il futuro dei propri figli e dimostra la mancanza di argomenti dei pasdaran delle trivelle". Lo dichiara Dante Caserta, vice Presidente del WWF Italia, che aggiunge: "Sui temi sensibili di rilevanza ambientale, gli italiani si sono espressi sempre a grande maggioranza per il SI all'abrogazione di norme che minaccino il grande patrimonio naturale che rende ricco il nostro Paese".
La nostra Penisola è praticamente imbrigliata da strutture operative legate al ciclo del petrolio e degli idrocarburi, sono 12 le raffinerie, 14 i porti che movimentano prodotti petroliferi e petrolchimici, 50 i depositi strategici di oli minerali che assediano le coste italiane. Sono 69 le piattaforme petrolifere a mare e 40 sono i permessi di ricerca che condizionano il nostro futuro: tutto questo ha delle conseguenze sulla qualità delle acque del nostro mare, meta di destinazione privilegiata dei flussi turistici di milioni di turisti italiani e stranieri - spiega -. Non sono solo gli incidenti ma anche le operazioni di routine dei depositi, degli scali costieri, delle piattaforme petrolifere a provocare un costante avvelenamento, persistente e duraturo del nostro splendido bacino del Mediterraneo, come dimostra il fatto che la densità media del catrame pelagico (in mare aperto) depositato nei nostri fondali raggiunge una densità di 38 mg per metro quadrato: tre volte superiore a quella del Mar dei Sargassi, che è al secondo posto di questa classifica negativa con 10 mg per metro quadrato.
"Anche rispetto allo spreco di denaro pubblico, evidentemente, il Comitato del No sbaglia indirizzo: quella è una responsabilità esclusiva del Governo che ha rifiutato la richiesta (più che ragionevole) di accorpare il referendum con le elezioni amministrative che si svolgeranno dopo qualche settimana nelle principali città italiane - conclude Caserta -. Invitare a disertare il voto significa aggiungere al danno già fatto dal Governo anche la beffa democratica espropriando i cittadini del diritto di decidere”.
 
Tutti i motivi per dire "Sì" sul sito WWF con dossier e approfondimenti: http://www.wwf.it/unmaredisi.cfm

Le Aree Protette come modello per fare economia e rilanciare l'Abruzzo

L'Abruzzo è stata Regione di riferimento per la protezione della Natura e per lo sviluppo di un nuovo modello di economia che puntasse a coniugare conservazione della Natura, rispetto dei cicli e degli equilibri naturali e valorizzazione dei saperi diffusi, delle conoscenze locali per un benessere diffuso delle Comunità delle Aree Protette.
Negli ultimi anni la centralità delle Aree naturali protette e della sostenibilità all'interno della programmazione e dell'azione di governo della Regione è venuta meno e molte sono state le scelte che hanno come orizzonte un'economia incentrata su infrastrutture pesanti e urbanizzazione che oltre a consumare risorse non sostituibili concentrano i benefici nelle mani di pochi a scapito della Collettività e dei beni comuni (pensiamo per esempio a gestione dei rifiuti, depurazione delle acque, estrazione di inerti, cementificazione dei fiumi e idroelettrico selvaggio, alla sottrazione di suolo e alla frammentazione degli habitat dovuta alla costruzione di strade e nuove urbanizzazioni, alla riduzione dei fondi per le aree protette, etc.).
È necessario rimettere al centro della politica e della programmazione della Regione Abruzzo le Aree Protette e il modello economico e sociale che rappresentano, riprendendo il ruolo guida che l'Abruzzo ha avuto in passato per vincere la sfida che la crisi economica che viviamo ha lanciato a noi tutti e in primis a chi si è candidato a guidare il nostro futuro.
Le Oasi del WWF in Abruzzo e in tutta Italia sono un esempio di come è possibile coniugare rispetto della Natura, Economia e Società, tante le buone prassi che in questi 50 anni sono state sperimentate e hanno dato buoni frutti, cosa che il rapporto di Unioncamere del 2014 testimonia provando a quantificare “l'effetto Parco” ed evidenziandone l'azione positiva su economia e vita reale.
Ritenendo la annunciata Conferenza Regionale sulle Aree Protette una prima tappa, fondamentale, per il percorso da iniziare per cambiare la prospettiva e l'Azione della Regione Abruzzo in questo ambito, il WWF e lo IAAP promuovono 4 Workshop tematici per costruire un documento e un decalogo che diano un contributo alla discussione e indichino una via possibile sulla necessaria strada da imboccare.
Il lavoro sarà fatto insieme alle Comunità locali e coinvolgerà le Oasi WWF dove è presente l'Istituto Abruzzese per le Aree Protette che ha iniziato da un anno un percorso per definire azioni e attività per rilanciare le Riserve Regionali superando le difficoltà esistenti e la carenza di fondi tramite un Piano Triennale.
I 4 Workshop saranno tematici e si terranno dal 18 marzo al 22 aprile. Questi gli appuntamenti previsti:
Venerdì 18 marzo, Atri, Centro Visite Oasi WWF ”Calanchi di Atri”, ore 15.30 - Agricoltura e sviluppo rurale (coordina prof. Emilio Chiodo – UniTe);
Venerdì 25 marzo, Anversa, Sala Consigliare, ore 9.30 - Tursimi e valorizzazione risorse culturali ambientali (coordina prof.ssa Rita Salvatore – UniTe);
Venerdì 15 aprile, Borrello, CEA dell'Oasi WWF “Cascate del Verde”, ore 15.30 - Biodiversità, monitoraggi e ricerca applicata (coordina Dott. Tommaso Pagliani – Direttore RNR Cascate del Verde);
Venerdì 22 aprile, Serranella, Centro Visite dell'Oasi WWF “Lago di Serranella”, ore 10 - Educazione Ambientale, formazione e stili di vita sostenibili (coordina Dott. Adriano De Ascentiis - Direttore RNR Calanchi di Atri).
A conclusione dei lavori i contributi emersi dai 4 Workshop saranno presentati, condivisi e discussi a Pescara, il 20 maggio, in un convegno organizzato con il patrocinio della Provincia di Pescara, che avrà il suo momento di approfondimento in una Tavola Rotonda che vedrà la presenza dell'Assessore Donato Di Matteo, del Dirigente e Responsabile Ufficio Parchi della Regione Abruzzo, del Vice Presidente del WWF Italia, Dante Caserta, e dei rappresentanti di Parchi Nazionali e Riserve Regionali d'Abruzzo.

11.3.16

La raccolta differenziata tra mito e realtà

 
Venerdì 11 marzo alle ore 18 presso il Bar “San Matteo”, in Largo San Matteo a Teramo, un nuovo appuntamento degli Aperitivi scientifici del WWF Teramo.
Titolo dell’incontro con Antonio Ciaffone di COMIECO, il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica “… Tanto alla fine buttano tutto insieme! La raccolta differenziata tra mito e realtà”.
“Tanto alla fine buttano tutto insieme!”: quante volte abbiamo sentito questa frase riferita ai rifiuti raccolti in maniera differenziata. È una delle tante storie (anche se a volte è stata una triste realtà) che circolano sulla raccolta differenziata dei rifiuti e che saranno affrontate nell’ambito della serata.
La raccolta differenziata è oggi una pratica che, dove è stata correttamente gestita, è riuscita a modificare le abitudini dei cittadini contribuendo al recupero di materia e alla tutela dell’ambiente.
Costi, metodologie di raccolta, impatto ambientale, destino finale del materiale raccolto: tutti temi dei quali si parlerà nel corso dell’incontro di venerdì per capire cosa c’è dietro il gesto, ormai comune a tanti italiani, di separare i nostri rifiuti e di conferirli in maniera separata.

6.3.16

Teramo vota SI per fermare le trivelle



Sabato mattina, si è costituito il Coordinamento provinciale “Teramo vota Sì per fermare le trivelle”, formato da Associazioni e Comitati.
Scopo del Coordinamento è quello di informare e portare al voto quanti più cittadini possibile al referendum del 17 aprile contro le trivellazioni in mare. Il referendum, primo caso in Italia, è stato proposto da 9 Consigli Regionali (in origine erano 10, poi il Presidente D’Alfonso ha fatto fare marcia indietro proprio al nostro Abruzzo).
In caso di vittoria del Sì verrebbe abrogata la norma che rende “infinite” le attuali concessioni di estrazione e ricerca di idrocarburi entro le 12 miglia dalla costa. Infatti, la Legge di Stabilità 2016, vieta il rilascio di nuove autorizzazioni entro le 12 miglia, ma rende senza termine quelle già rilasciate, sacrificando così per sempre i mari italiani.
La vittoria del Sì al referendum consentirà di fare un passo concreto per mettere al riparo il nostro mare dal pericolo delle trivelle, e garantire un’economia che tuteli il turismo verde, l’agricoltura di qualità e la pesca sostenibile.
Questo referendum ha un grande valore che va al di là del semplice quesito referendario.
Le italiane e gli italiani potranno, infatti, pronunciarsi sulle scelte energetiche strategiche del nostro Paese. Il vero quesito a cui saremo chiamati a rispondere il 17 aprile è: “Vuoi che l’Italia investa sull’efficienza energetica, sul 100% di fonti rinnovabili, sulla ricerca e l’innovazione per il bene della nostra e delle future generazioni?”.
La vittoria del Sì darà un messaggio chiaro al Governo e al Parlamento sulla necessità di dotare l’Italia di una nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN), completamente diversa da quella attuale, che punti sull’efficienza, sul risparmio energetico e sulle fonti alternative a quelle fossili.
Il petrolio è una vecchia energia fossile che provoca inquinamento, dipendenza economica, conflitti, strapotere delle multinazionali. L’Italia è un Paese che ha solo da guadagnare dal puntare sullo sviluppo delle energie alternative e sostenibili. Rinunciando alle fonti fossili, innovando il suo sistema produttivo, combattendo con coerenza l’inquinamento e i cambiamenti climatici, come già sancito a livello mondiale dalla COP21 di Parigi dello scorso dicembre, l’Italia potrà godere di un ambiente più sano, sarà soggetta a meno malattie e creerà tantissimi nuovi posti di lavoro.
La battaglia per il raggiungimento del quorum (50% + 1 degli aventi diritto al voto) e per la vittoria del Sì sarà molto difficile.
Il Governo ha respinto tutti gli appelli al buon senso che chiedevano di far votare gli italiani nello stesso giorno delle elezioni amministrative, con il chiaro obiettivo di far mancare il quorum. Votando la prima domenica tra le tante possibili si restringe al massimo il confronto nel Paese su un tema tanto importante. È evidente che il Governo teme che gli italiani si confrontino e si pronuncino su questo argomento. Pur di rendere più difficile il raggiungimento del quorum, il Governo non si è fatto scrupoli di buttare via 360 milioni di euro (tanti sono i soldi che si sarebbero potuti risparmiare con l’election day). Non è la prima volta che accade: già nel 2011, in occasione del referendum contro la privatizzazione dell’acqua e contro il nucleare, l’allora Governo fece la stessa scelta... ma fu sconfitto dalle italiane e dagli italiani che invece andarono a votare!
Il Coordinamento auspica che i Sindaci dei Comuni teramani vogliano impegnarsi nel referendum. L’Abruzzo sta combattendo da anni una dura battaglia contro la petrolizzazione che ha visto una mobilitazione senza precedenti. Ai primi rappresentanti dei cittadini abruzzesi il Coordinamento chiede di impegnarsi per dare seguito a quella mobilitazione facilitando una pronuncia larga e netta dei Sì contro le trivelle.
Il Coordinamento è aperto alla partecipazione di tutti i comitati, le associazioni, i sindacati della provincia di Teramo che possono aderire scrivendo a teramo@wwf.it.
I partiti e i movimenti politici potranno invece appoggiare il Coordinamento e aderire alle singole iniziative.

Ad oggi hanno aderito al Coordinamento provinciale “Teramo vota SI per fermare le trivelle”:
WWF Teramo, No Triv Roseto, Legambiente Teramo, ARCI Comitato Provinciale Teramo, Teramo 3.0, UDU Teramo, Azione Civile Teramo, Abruzzo Beni Comuni Teramo, Zero Waste Teramo, Circolo Culturale Chaikhana, ProNatura Teramo, FAI Teramo, FIOM CGIL Teramo, Associazione Artios, Centro politico comunista “Sandro Santacroce”, Mountain Wilderness, Italia Nostra, Associazione Demos, No Triv Mosciano.
Partiti e movimenti politici di appoggio al Coordinamento fino ad oggi: SEL Teramo, Partito della Rifondazione Comunista Teramo, Possibile Teramo, Pentastellati Montorio al Vomano 2.0, Pentastellati Valle Siciliana.

Due settimane all'Ora della Terra


Sabato 19 marzo torna l’Ora della Terra, il più grande evento globale del WWF contro il cambiamento climatico in cui si spegneranno simbolicamente le luci per un’ora, dalle ore 20.30 alle 21.30 dall’Oceano Pacifico alle coste atlantiche: monumenti, luoghi simbolo, sedi istituzionali, uffici, imprese e abitazioni private si spegneranno in tutto il mondo, si svolgeranno centinaia di eventi e iniziative speciali sul web e migliaia saranno le città coinvolte. Quest’anno Earth Hour compie 10 anni: dopo la prima edizione 2007 che interessò la sola città di Sidney, l’effetto domino dell’Ora della Terra nel 2015 ha spento la luce in 7000 città e oltre 170 Paesi e regioni del mondo, coinvolgendo oltre 2 miliardi di persone.
Cambiare il Cambiamento Climatico, spegnere le luci per accendere il cambiamento: è questo lo slogan scelto dal WWF perché tutti insieme è possibile combattere concretamente il cambiamento climatico, a livello mondiale e nelle nostre città.
“L’Abruzzo può essere in prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici”, dichiara Luciano Di Tizio, delegato WWF Abruzzo. “Lo siamo stati con la battaglia contro il Centro Oli di Ortona, contro la piattaforma Ombrina Mare e lo saremo anche il 17 aprile al referendum nazionale contro le trivelle. L’Ora della Terra collega questo nostro impegno locale ad un impegno più grande, il necessario impegno di tutto il Pianeta per uscire dalle politiche energetiche fossili che provocano danni ambientali e conflitti. Con l’Ora della Terra invitiamo tutti gli abruzzesi, i Comuni, le Istituzioni, le imprese presenti nella nostra regione a far sentire la propria voce per chiedere una politica energetica sostenibile!”.
Anche ritrovare le relazioni con le persone in eventi sociali sostenibili è importante per combattere il cambiamento climatico, ancor di più se questi eventi sono organizzati prestando attenzione all’impatto sul clima. Per questo il WWF ha stretto una collaborazione speciale con Altromercato, la maggiore organizzazione di Commercio Equo e Solidale in Italia e tra le principali a livello internazionale, con l’obiettivo di organizzare, in occasione di Earth Hour, la più grande cena sostenibile e solidale a lume di candela.
La sera del 19 marzo i cittadini potranno partecipare e organizzare eventi di sensibilizzazione come cene sostenibili secondo gli speciali consigli e i suggerimenti per un’alimentazione a basso impatto ambientale.
Tutti possono aderire e trovare informazioni e consigli sulla piattaforma digitale www.wwf.it/unaltrovivere oppure www.altromercato.it/earth-hour.
“Il 2015 è stato l’anno più caldo mai registrato sulla Terra (i dati esistono a partire dal 1880)”, dichiara Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia. “Sono stati superati tutti i record precedenti del 2005, del 2010 e del 2014. Una tendenza che appare confermata in questi primi mesi del 2016. Il cambiamento climatico è ormai una delle minacce più devastanti per gli ecosistemi, per la biodiversità e per il nostro benessere. Dobbiamo agire in fretta e lo dobbiamo fare sia direttamente, adottando sistemi di vita più sostenibili, sia spingendo la classe politica e imprenditoriale di questo Paese ad adottare politiche che limitino sempre di più la nostra impronta ecologica sul Pianeta. A Parigi, nella COP21 sul clima, il Mondo ha deciso di combattere il riscaldamento climatico approvando un accordo globale anche grazie alla spinta delle grandi mobilitazioni attivate dalla società civile. Lo spirito di queste mobilitazioni tornerà a farsi sentire il prossimo 19 marzo con l’Ora della Terra”.

3.3.16

World Wildlife Day: in Italia il WWF lo dedica al Lupo

Giovedì 3 marzo si celebra in tutto il mondo il World Wildlife Day, la giornata dedicata dall‘ONU alla fauna selvatica. Quest’anno il tema lanciato dalle Nazioni Unite è “Il futuro delle specie selvatiche è nelle nostre mani”, uno slogan quanto mai appropriato, secondo da dedicare al lupo, simbolo della ripresa dei grandi carnivori in Europa e principale vittima di rinascenti moderni “lupari”.
Il WWF, infatti, giudica il proposto Piano di gestione della specie del Ministero dell’Ambiente, che prevede l’applicazione della deroga alla tutela della specie consentendo l’abbattimento di Stato fino a 60 lupi l’anno, una soluzione non efficace e pericolosa, frutto delle pressioni di una componente minoritaria della società e dello stesso mondo agricolo.
Per il WWF il lupo è una specie straordinaria che appartiene alla nostra cultura e che ha un indiscutibile ruolo nel mantenimento di ecosistemi sani e ricchi.
Il lupo è diventato anche fonte di reddito per un ecoturismo che vede nella valorizzazione delle risorse naturali e nell’esperienza diretta dei luoghi ad alto valore di biodiversità una chiave di successo sempre più apprezzata.
In Italia sono nate realtà eco-turistiche legate al lupo, ma nonostante ciò la specie è vittima non solo di bracconieri che ne eliminano circa 300 all’anno, ma anche di una nuova e profonda disinformazione, determinata dall’immobilismo delle Istituzioni rispetto all’ormai consolidato fenomeno della ricolonizzazione dell’areale da parte del predatore.
Per il WWF la scelta di abbattere "per legge", derogando alle normative di tutela, è una resa incondizionata a pochi interessi locali ed è soprattutto il riconoscimento del fallimento del precedente Piano di gestione del Lupo, mai applicato fino in fondo e con il quale si sarebbero dovute mettere in atto iniziative di prevenzione degli attacchi al bestiame, controllo, informazione ed educazione. Decidere di uccidere anche un solo lupo è un pessimo salto culturale nel passato che esporrebbe questa specie ad ulteriori minacce da parte dei bracconieri e anche un rischio di aumento dei danni al bestiame. Convivere con il lupo si può e le realtà locali che hanno applicato i metodi di prevenzione lo dimostrano.
Il lupo è una specie ‘simbolo per il WWF Italia: negli anni ’70 fu proprio il WWF a promuovere la prima ricerca sul campo sulla specie che rivelò un numero tanto esiguo, poche centinaia di esemplari, da mettere a forte rischio la sua sopravvivenza. Dopo un periodo di ripresa della specie e a 50 anni di distanza, il lupo sta di nuovo rischiando grosso.
Per salvare il lupo dagli "abbattimenti di Stato"  il WWF ha lanciato la Petizione #soslupo wwf.it/soslupo, rivolta al Ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, e al Presidente della Conferenza delle Regioni e Province autonome, Stefano Bonaccini, in cui si chiede di cancellare dal nuovo Piano per la conservazione e gestione del lupo l’ipotesi di uccisioni in deroga alle norme di tutela e di mettere in pratica tutte le soluzioni possibili per una convivenza con la specie. In 3 settimane hanno appoggiato le richieste del WWF oltre 58.000 cittadini mentre alcune Regioni come Lazio, Abruzzo e Marche hanno pubblicamente dichiarato la loro contrarietà agli abbattimenti legali.
 
In occasione del World Wildlife Day il WWF ha lanciato l’Operazione “richiamo del lupo” a sostegno della Petizione #soslupo: si tratta di un’esperienza diretta e unica dell’emozione che il richiamo tra membri del branco di lupi riesce ad evocare che si potrà vivere attraverso il sito www.wwf.it per tutta la Giornata. Collegandosi al sito sarà possibile immergersi nel mondo dei lupi ascoltando il tipico richiamo che questi animali utilizzano per comunicare a distanza. Si potrà anche inviare e condividere il proprio ‘ululato’ sul profilo personale e su quelli Social di WWF, FB e TW, invitando a firmare la Petizione. Il wolf-howling collettivo aiuterà il WWF a salvare questa specie: l’obiettivo è raccogliere almeno 100.000 firme entro la fine di marzo da consegnare prima dell’approvazione finale del Piano per la conservazione e gestione del lupo da parte della Conferenza Stato – Regioni.
In occasione del World Wildlife day il WWF ha anche realizzato un Dossier sulla specie “Cattivo a chi?” in cui si ripercorre la storia della tutela di questa specie in Italia, si svelano alcuni segreti sul comportamento e le strategie di convivenza possibili.
Le leggi di tutela introdotte nel 1971 l’aumento di ungulati, lo spopolamento delle campagne e la creazione di aree protette hanno fatto tornare spontaneamente questi animali sul territorio e oggi si contano circa 1.600 lupi in oltre 300 branchi su Appennino e Alpi. Il corridoio Alpi-Appennino ha garantito il ritorno spontaneo sull’arco alpino.
Dal dossier WWF emerge il prezioso ruolo che riveste il lupo come “selettore naturale” per il controllo delle popolazioni di ungulati, soprattutto cinghiali e caprioli. Le predazioni di animali domestici avvengono laddove non vengono poste in atto misure preventive: dipendono dalla facilità di accesso agli stazzi, ma anche dall’impatto del bracconaggio sui branchi colpiti dalla perdita di lupi e dalla maggiore o minore disponibilità di prede selvatiche.
Nel report WWF si sottolinea come l’Italia intera sia interessata dal bracconaggio, dall’Aspromonte alla Toscana fino alle Alpi. Il 20% dei lupi muore per mano dell’uomo! Nei Monti Sibillini, ad esempio, negli ultimi sei anni sono stati ritrovati 18 lupi morti: 9 esemplari sono stati investiti da mezzi a motore e 9 sono morti a causa della persecuzione diretta. Nel Parco Nazionale della Maiella, nell’ambito del Life Wolfnet, su 10 lupi radiocollarati, 4 sono finiti nei lacci. In alcuni contesti territoriali il fenomeno appare preoccupante e in veloce recrudescenza, come nella provincia di Grosseto dove solo nei primi 40 giorni del 2014 sono stati rinvenuti 10 esemplari deliberatamente e barbaramente uccisi (lacci, veleno, fucilate), e in alcuni casi anche esposti in modo macabro nelle piazze dei paesi.
 
Le 6 azioni proposte dal WWF per salvare il lupo:
  1. contrastare in maniera ferma e decisa il fenomeno del bracconaggio;
  2. limitare il vagantismo dei cani padronali e il randagismo, per contrastare il rischio di ibridazione con il lupo e le predazioni di animali domestici e selvatici;
  3. diffondere l’uso di efficaci strumenti di difesa e di prevenzione dei danni agli animali allevati e incentivare il pascolo sorvegliato da uomini e cani da guardiania;
  4. indennizzare completamente quegli allevatori virtuosi ma comunque colpiti da predazione;
  5. informare correttamente sull’ecologia e sul comportamento lupo;
  6. monitorare il lupo utilizzando metodologie standardizzate e condivise.

La tutela del Fratino sul litorale abruzzese

Con l’avvicinarsi della stagione balneare, il WWF ha trasmesso una nota a tutti i Comuni costieri per chiedere misure concrete per la conservazione del Fratino, piccolo uccello nidificante sulle spiagge della nostra regione, in consistente diminuzione in Europa e per questo tutelato da normative comunitarie e nazionali.
“Negli ultimi anni il WWF, in collaborazione con l’Area Marina Protetta Torre del Cerrano e numerosi gruppi di volontari, ha portato avanti numerose iniziative per la tutela del Fratino”, dichiara Fabiola Carusi, referente del WWF Abruzzo per il Progetto Salvafratino. “Sono state condotte campagne di individuazione e monitoraggio dei nidi presenti sulle spiagge abruzzesi, oltre a giornate di pulizia a mano di tratti di litorale interessati dalla presenza di nidi, attività di comunicazione e programmi di educazione ambientale con le scuole. Ogni anno segnaliamo alle Amministrazioni comunali la necessità di mettere in atto alcuni accorgimenti relativi alla pulizia della spiaggia, al controllo dei cani vaganti, alla tutela della vegetazione spontanea, ecc. al fine di non arrecare danno o disturbo alla specie. La tutela di questo uccello, oltre a rappresentare un preciso obbligo di legge, è anche un investimento promozionale per il territorio: da quest’anno, infatti, la FEE ha deciso di inserire tra i criteri di aggiudicazione della Bandiera Blu anche i parametri che riguardano la tutela del Fratino (oltre a quella della tartaruga Caretta Caretta), includendo nei criteri di aggiudicazione sia la presenza di queste specie, sia la presenza di aree dunali con vegetazione di particolare interesse naturalistico”.
 
Di seguito si riportano i suggerimenti forniti alle Amministrazioni Comunali in merito alla gestione del Fratino.
Pulizia dell’arenile
Prima di procedere alla pulizia meccanica della spiaggia è bene verificare la presenza di eventuali aree di nidificazione con i volontari che da anni operano nell’ambito del progetto Salvafratino e che hanno svolto i monitoraggi sulla specie lungo la costa abruzzese.
La pulizia delle spiagge libere, qualora ve ne sia l’assoluta necessità, deve comunque essere effettuata al massimo entro la prima metà del mese di marzo. Successivamente a tale data il Fratino inizia a nidificare per cui è bene consultare il WWF o altri gruppi di volontari che studiano la specie per conoscere le aree interessate dalla nidificazione nel territorio di competenza. Qualora si dovesse presentare la necessità di pulire le spiagge libere in periodi diversi da quelli sopra indicati, dove è segnalata la presenza del Fratino si dovrebbe procedere manualmente, assicurando possibilmente la presenza di esperti.
Si sottolinea che nei tratti di costa in cui sono presenti dune, durante la pulizia meccanica della spiaggia, ove strettamente necessaria e consentita, occorre sempre e comunque tenersi ad almeno 10 metri dal piede della duna o dalle aree delimitate con funi e paletti.

Realizzazione di aree dedicate alla tutela
Seguendo l’esempio del Comune di Alba Adriatica (TE) dove l’Amministrazione, collaborando con il WWF e l’Area Marina Protetta “Torre di Cerrano”, ha realizzato un’area dedicata al Fratino e al Giglio di Mare, possono individuarsi aree dedicate alla tutela lungo il litorale.
Proprio l’esempio di Alba Adriatica ha peraltro dimostrato come questa specie può essere tutelata usando pochi accorgimenti anche in luoghi in cui vi è una forte presenza antropica legata al turismo.
Nelle aree dove è certa e abitudinaria la presenza nel periodo primaverile-estivo, anche al fine di non incorrere in problematiche legali qualora i nidi dovessero essere incautamente distrutti, è opportuna la creazione di piccole aree interdette alla fruizione turistica e alla pulizia meccanica, mediante delimitazioni con pali e funi. Utile è anche l’eventuale predisposizione di reti leggere che delimitino l’area così da evitare anche l’ingresso ad altri animali che potrebbero predare i nidi.
Per consentire ai bagnanti di raggiungere comunque agevolmente la spiaggia, tali aree possono essere dotate di passerelle di legno.
In questi siti è bene inoltre posizionare pannelli didattici al fine di fornire un’adeguata informazione a cittadini e turisti e di aumentare la sensibilizzazione verso la tutela della specie.
Allo scopo di prevenire atti di vandalismo sarebbe anche opportuno dotare tali aree di un sistema di videosorveglianza.

Divieto di ingresso ai cani nelle aree di nidificazione
I cani in spiaggia possono rappresentare una minaccia per il Fratino sia perché danneggiano i nidi, sia perché arrecano stress alla specie nella fase della cova.
Nel 2014 la Regione Abruzzo ha approvato la legge 17 aprile 2014, n. 19 sull’ingresso degli animali d’affezione in spiaggia. Ai sensi della normativa richiamata, entro il 30 marzo di ogni anno, i Comuni possono individuare le aree in cui è vietato l’accesso dei cani e degli altri animali da affezione proprio per non arrecare danni al Fratino. In tali aree è opportuno posizionare cartelli di divieto per l’accesso ai cani che illustrino anche la motivazione di tale divieto, mentre in tutte le altre aree (in cui è consentito l’accesso), è altrettanto opportuno potenziare o, dove è del tutto assente, installare una segnaletica che inviti a controllare i cani sulle spiagge.

1.3.16

Il WWF chiede coerenza alla Regione Abruzzo: sostenga la richiesta di stralcio degli abbattimenti dal Piano nazionale di gestione del Lupo

Il Delegato WWF Abruzzo, Luciano Di Tizio, risponde al Sottosegretario con delega all’ambiente, Mario Mazzocca, che nei giorni scorsi è intervenuto per chiarire la posizione della Regione Abruzzo sul Piano Nazionale per la Conservazione e Gestione del Lupo in Italia.
Il WWF aveva scritto al presidente D’Alfonso, all’assessore all’agricoltura Pepe e allo stesso Mazzocca contestando una presunta posizione favorevole dei funzionari della Regione al paragrafo III.7 del Piano, che prevede la possibilità di concedere in deroga l’abbattimento di lupi e chiedendo alla Regione una chiara presa di posizione contro questa deroga.
Il sottosegretario Mazzocca ha risposto chiarendo che l’Abruzzo non ha espresso alcuna opinione in sede di conferenza Governo/Regioni e condividendo in sostanza la posizione degli ambientalisti, già fatta propria del resto da molti parlamentari e dalle decine di migliaia di cittadini che hanno sottoscritto e stanno sottoscrivendo un appello lanciato dal WWF.
"Prendiamo atto – così Luciano Di Tizio – delle dichiarazioni rilasciate dal sottosegretario Mazzocca e in particolare del fatto che non c’è stato il temuto assenso agli abbattimenti. A questo punto però chiediamo al sottosegretario e alla Regione di essere conseguenti con quanto affermato. È necessario che l’Abruzzo, che ha fatto della tutela del proprio territorio un preciso e caratteristico brand largamente sfruttato anche per la propria promozione turistica, chieda formalmente e ufficialmente lo stralcio dal Piano del paragrafo III.7 relativo all'applicazione delle deroghe. Il lupo era e resta una specie in pericolo, per un diffuso bracconaggio e per l’ibridazione con cani randagi e vaganti. Non è al contrario in alcun modo giustificato l’allarmismo che taluni tentano di diffondere sulla presunta pericolosità di questo magnifico predatore".
Per il WWF ribadisce che è necessario rivedere il Piano d’azione proposto dal Ministero, individuando tutti gli strumenti che consentano alle comunità e alle Amministrazioni regionali e locali, agli ambientalisti, agli agricoltori e agli Enti Parco di collaborare attivamente insieme per la conservazione di una specie così importante, individuando le opportune forme di tutela delle attività antropiche, ma escludendo ogni forma di abbattimento.
Ricordiamo infine che il WWF ha lanciato una petizione a favore della salvaguardia dei lupi già sottoscritta da decine di migliaia di persone (quota 50.000 è stata superata la settimana scorsa). È ancora possibile firmarla sul sito http://www.wwf.it/soslupo/ e vi invitiamo a farlo.

Nasce il Coordinamento abruzzese "Vota SI per fermare le trivelle"

 
È nato il comitato abruzzese “Vota SI per fermare le trivelle”. Lavorerà per invitare tutti i cittadini abruzzesi a partecipare al referendum del 17 aprile contro le trivellazioni in mare e a votare SI per abrogare la norma che permette alle attuali concessioni di estrazione e di ricerca di petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa di non avere più scadenze. La Legge di Stabilità 2016, infatti, pur vietando il rilascio di nuove autorizzazioni entro le 12 miglia, rende “sine die” le licenze già rilasciate in quel perimetro di mare.
Un ulteriore passo in avanti per mettere al riparo il mare dal pericolo delle trivelle e garantire l'economia della nostra costa, fatta di pesca, agricoltura di qualità e turismo verde.
Far esprimere gli abruzzesi e gli italiani tutti sulle scelte energetiche strategiche che deve compiere il nostro Paese, in ogni settore economico e sociale, è la vera posta in gioco di questo referendum. Il comitato regionale, insieme a quello nazionale e a tutti quelli che stanno nascendo in Italia, si pone l’obiettivo di diffondere capillarmente informazioni sul referendum e far crescere la mobilitazione, spiegando che il vero quesito è: “vuoi che l’Italia investa sull’efficienza energetica, sul 100% di fonti rinnovabili, sulla ricerca e l’innovazione per il bene della nostra e delle future generazioni?”.
Il petrolio è una vecchia energia fossile causa di inquinamento, dipendenza economica, conflitti, protagonismo delle grandi lobby. Dobbiamo continuare a difendere le lobby petrolifere e del fossile a discapito dei cittadini, che vorrebbero meno inquinamento, e delle migliaia di imprese che stanno investendo sulla sostenibilità ambientale e sociale? “Noi vogliamo - dice l’appello del Comitato - che il nostro Paese prenda con decisione la strada che ci porterà fuori dalle vecchie fonti fossili, innovi il nostro sistema produttivo, combatta con coerenza l’inquinamento e i cambiamenti climatici, come già sancito a livello mondiale dalla COP21 di Parigi dello scorso settembre”.
Il Governo, rimanendo sordo agli appelli per l’election day (l’accorpamento in un’unica data del voto per il referendum e per le amministrative) ha deciso di sprecare soldi pubblici, cioè di noi tutti, per 360 milioni di euro pur di anticipare al massimo la data del voto e puntare sul fallimento della partecipazione degli elettori al Referendum. Il Governo scommette sul silenzio del popolo italiano! Noi scommettiamo su tutti i cittadini abruzzesi che vorranno far sentire la loro voce e si mobiliteranno per il voto.
L'appello va anche all'intero consiglio regionale abruzzese affinché, dopo il pessimo dietro front fatto sfilandosi dalle 10 regioni promotrici del referendum, torni pesantemente sulla campagna per il “SI” restituendo la giusta immagine alla Regione e rilanciando con orgoglio la storia di un territorio sempre in primo piano nella lotta contro le trivelle. Nessuna donna o uomo abruzzese che abbia nel cuore la lunga battaglia contro la petrolizzazione condotta in questi anni può sottrarsi a questo appuntamento. Non ci sono né se né ma che tengano, ma solo la coerenza e la credibilità di una lotta che si porta avanti fino in fondo: è un voto importante, è un voto di scelta sul nostro futuro affinché non ci sia mai più una nuova Ombrina o un nuovo Centro Oli.
Accanto e a supporto del nostro comitato regionale che avrà sede a Pescara, presso Legambiente Abruzzo, sono già nati diversi comitati locali a partire da Chieti, L'Aquila, Vasto, Teramo...
Insieme uniti il 17 aprile per votare SI per cancellare le trivelle e liberare il nostro futuro e quello dei nostri figli.

Fra i primi firmatati del Comitato abruzzese “Vota SI per fermare le trivelle”: ABC Chieti, Abruzzo Beni Comuni, Ambiente e/è Vita, ARCI, Circolo Chaikhana Roseto degli Abruzzi, Coordinamento No Triv, Ecoistituto Abruzzo, FAI Abruzzo e Molise, Greenpeace, Italia Nostra Abruzzo, Legambiente Abruzzo, Libera, LIPU, Marevivo, Movimento Difesa del Cittadino, Pro Natura, Rifiuti zero Abruzzo, Unione degli Studenti, WWF Abruzzo, Zero Waste Abruzzo.