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22.2.16

SOS Lupo: stralciare gli abbattimenti dal Piano di gestione della specie

Siamo in una fase importante per la tutela di questa specie. È in discussione il nuovo “Piano di conservazione e gestione del Lupo in Italia”, predisposto dal Ministero dell’Ambiente, in collaborazione con l’Unione Zoologica Italiana e il supporto dell’ISPRA. Il Piano è stato presentato mercoledì 17 febbraio al tavolo paritetico della Strategia Nazionale per la Biodiversità con le Regioni per la discussione tecnica. Anche accogliendo l’invito lanciato dal WWF Italia, la discussione è stata aggiornata e sono state chieste ulteriori valutazioni alle Regioni entro il prossimo 26 febbraio.
“Il Piano prevede una pericolosa scorciatoia per risolvere i conflitti con le attività zootecniche” ha dichiarato Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia. “Per la prima volta dagli Anni ’70 si torna a parlare di abbattimenti del Lupo. Il Piano, infatti, introduce la possibilità di derogare al divieto di uccisione, autorizzando l’abbattimento di circa 60 lupi ogni anno. Il WWF aveva già scritto nei giorni scorsi al Ministro dell’Ambiente affinché cancellasse dal Piano questa possibilità, lanciando anche una petizione online che in 1 settimana è stata sottoscritta da 35.000 italiane e italiani e che si può continuare a sottoscrivere sul sito www.wwf.it/soslupo per dire NO all’abbattimento anche di un solo lupo e dire SI ad azioni concrete contro il bracconaggio”.
La bozza del nuovo Piano nazionale sul Lupo può e deve essere migliorata attraverso un più ampio ed approfondito dibattito.
Il WWF ha evidenziato 6 specifiche azioni da mettere in pratica per risolvere efficacemente la convivenza tra attività economiche e presenza dei grandi predatori sul territorio:
  1. aumentare la lotta al bracconaggio attraverso l’incremento delle pene e delle sanzioni e il potenziamento della vigilanza con l’attivazione di squadre specializzate nella prevenzione e nelle indagini antibracconaggio;
  2. aumentare il contrasto al randagismo e affrontare con maggiore determinazione il problema dell’abbandono dei cani per prevenire il fenomeno dell’ibridazione con il Lupo;
  3. applicare e valutare l’efficacia degli strumenti di prevenzione e protezione dei danni alla zootecnia;
  4. garantire un tempestivo e completo risarcimento dei danni subiti dagli allevatori, senza disparità di trattamento tra le diverse Regioni;
  5. attuare una seria e costante campagna per la tutela del Lupo con particolare riguardo al ruolo svolto dai mezzi di informazione;
  6. avviare un monitoraggio della specie a scala nazionale con scambio di informazioni a livello transfrontaliero per le Alpi.
Alla Regione Abruzzo, che al tavolo paritetico Ministero-Regione sembra essersi incredibilmente espressa in favore del Piano, il WWF chiede di rivedere questa posizione anche alla luce del fatto che oltre 40 anni fa proprio in questa regione si sono poste le basi per la tutela del Lupo, uno dei simboli e delle attrattive di quella che vorrebbe e dovrebbe essere la Regione Verde d’Europa.
È bene ricordare che solo grazie al divieto di abbattimento, in Italia la popolazione di Lupo oggi è in ripresa dopo che era arrivata sull’orlo dell’estinzione.
Secondo una stima del 2015, oggi in Italia sono presenti circa 1.500 lupi sull’Appennino e 100/120 sull’arco alpino. Nel 1971, quando il WWF, insieme al Parco nazionale d’Abruzzo, lanciò l’Operazione San Francesco, il Lupo era una specie cacciabile, percepito come “animale nocivo” da sterminare e vi erano solo 100 esemplari in tutta Italia.
Ma ancora oggi il Lupo non è fuori pericolo a causa di rilevanti minacce, su tutte il bracconaggio (con fucili, lacci e bocconi avvelenati) che ogni anno colpisce fino al 20% della popolazione, e l’ibridazione, vale a dire l’incrocio con cani vaganti, che in alcune aree supera il 40% degli individui monitorati.
Secondo i dati del Corpo Forestale dello Stato nel triennio 2013/15 in Italia sono stati trovati morti 115 lupi, e l’esperienza insegna che il numero degli animali ritrovati morti è minore rispetto a quelli realmente uccisi.
Ricorrere all’abbattimento di lupi quale risposta a situazioni locali critiche assicura solo un’illusoria e temporanea riduzione dei danni causati alla zootecnia, non risolvendo il problema e non placando i malumori degli allevatori, bensì aumentando in poco tempo la minaccia del bracconaggio. Tutti gli studi più recenti dimostrano, infatti, che l’abbattimento di alcuni esemplari di Lupo, destrutturando i branchi e aumentando la dispersione dei suoi componenti, può determinare nel medio e lungo termine un incremento della predazione sul bestiame domestico. La scorciatoia ipotizzata, quindi, rischia di aggravare, piuttosto che risolvere, il problema della predazione degli animali domestici da parte del Lupo.
Il WWF Italia considera da sempre prioritaria la mitigazione del conflitto con la zootecnia, nel solco della coesistenza con i grandi predatori naturali: per questo chiede forti sinergie tra le Istituzioni al fine di attuare efficaci, concrete e diffuse misure di prevenzione. Nel contempo è necessario e urgente contrastare efficacemente il bracconaggio e il randagismo/vagantismo canino.
Nelle Oasi WWF abruzzesi, gestite attraverso l’Istituto Abruzzese Aree Protette, si è sempre lavorato con grande impegno per la conservazione del Lupo, investendo in studi e ricerche come i monitoraggi che vengono effettuati periodicamente dal nostro personale scientifico. In particolare nell’Oasi WWF Gole del Sagittario di Anversa degli Abruzzi e nell’Oasi WWF del Lago di Serranella sono stati condotti diversi studi sul Lupo attraverso tecniche di monitoraggio, tra cui il fototrappolaggio e il wolf-howling. Ciò serve per valutare presenza e distribuzione della popolazione di Lupo sul territorio. Informazioni utili e vitali che nel caso specifico della riserva di Anversa degli Abruzzi hanno permesso di mettere in campo misure ambientali e gestionali il cui obiettivo è rendere possibile la convivenza fra attività umane e Lupo. Tra le azioni messe in atto c’è stata la prevenzione del rischio da impatto con autoveicoli con il collocamento di cartelli che avvertono gli automobilisti della presenza della fauna selvatica invitandoli a rallentare e ben 285 dissuasori ottici nei tratti di strada più a rischio. E grazie ai fondi straordinari della Riserva e nell’ambito di un progetto più ampio come il LIFE Orso, sono stati consegnati gratuitamente recinti elettrificati agli agricoltori o allevatori che ne hanno fatto richiesta.

3 foto scattate nell'Oasi WWF delle Gole del Sagittario attraverso fototrappole



18.2.16

Qui una volta era tutta campagna!

 
Secondo appuntamento 2016 per gli Aperitivi scientifici del WWF Teramo: venerdì 19 febbraio alle ore 18 presso Il Bar San Matteo in largo San Matteo a Teramo si terrà l’incontro “Qui una volta era tutta campagna. Il consumo del suolo in provincia di Teramo”, con Raffaele Di Marcello, consigliere dell’Ordine degli Architetti.
Il consumo di suolo, inteso come trasformazione praticamente irreversibile di suolo agricolo, ha assunto, dal dopoguerra ad oggi, dimensioni impressionanti. Dal 1956 al 2001 la superficie urbanizzata del nostro Paese è aumentata del 500%. Dal 1990 al 2005 sono stati trasformati oltre 3,5 milioni di ettari, cioè una superficie grande quasi quanto il Lazio e l'Abruzzo messi insieme.
Pur subendo un rallentamento negli ultimi anni tra il 2008 e il 2013, il fenomeno ha riguardato mediamente 55 ettari al giorno, con una velocità compresa tra i 6 e i 7 metri quadrati al secondo.
In Abruzzo si è passati da un consumo pari al 2% circa della superficie regionale per anno negli anni '50, al 6% circa nel 2013.
In Provincia di Teramo i Piani Regolatori Generali ed Esecutivi, a fronte di una popolazione di 310.000 abitanti circa, prevedono l’insediamento di oltre 1.100.000 abitanti, oltre a quanto sviluppano le aree per attività produttive, servizi e reti infrastrutturali che, da sole, occupano la stessa superficie delle aree urbanizzate per la residenza.
“Dati impressionanti che dovrebbero spingere verso una decisa inversione di tendenza, per tutelare il suolo agricolo, ma anche il paesaggio e le aree di pregio ecologico e ambientale, permettendo così stili di vita migliori e una indipendenza alimentare che il nostro Paese perde ogni giorno di più”, dichiara Claudio Calisti, presidente del WWF Teramo. “Per questo, proprio pochi giorni, come WWF, insieme ad altre Associazioni ambientaliste, abbiamo rilanciato la richiesta al Parlamento di approvare quanto prima una legge efficace in materia di consumo del suolo e rigenerazione urbana suggerendo una serie di modifiche rispetto al testo che il prossimo mese andrà all’esame della Camera dei Deputati”. 

16.2.16

Vogliono abbattere i Lupi: bisogna fermarli!

 
"Le Regioni hanno le responsabilità istituzionali per svolgere un ruolo attivo e da protagoniste per costruire in Italia la coesistenza tra grandi predatori e attività umane e, per questo, abbiamo chiesto loro di lavorare insieme affinché siano messe in atto tutte le misure, molte previste nei nuovi Piani di sviluppo rurale 2014 – 2020, e le sinergie con le altre istituzioni, in primis le aree protette, perché ciò si realizzi” questa in sintesi la richiesta del WWF Italia a tutte le Regioni italiane contenuta nella lettera a firma della Presidente, Donatella Bianchi, inviata oggi alla vigilia della riunione con i Ministeri che discuterà il “Piano per la conservazione e gestione del Lupo in Italia”.
La Direzione Generale per la Protezione della Natura del Ministero dell’Ambiente ha, infatti, convocato per domani, 17 febbraio, il tavolo paritetico della Strategia Nazionale per la Biodiversità con le Regioni per la discussione tecnica del testo del nuovo Piano di conservazione e gestione del Lupo in Italia, redatto in collaborazione con l’Unione Zoologica Italiana (UZI) ed il supporto dell’ISPRA. Con questo Piano il Ministero propone alle Regioni una pericolosa “scorciatoia”, per risolvere i conflitti con le attività zootecniche, tramite la possibilità di applicare le deroghe al divieto di uccisione di lupi con l’autorizzazione all’abbattimento legale di circa 60 lupi ogni anno.
Il WWF aveva già scritto nei giorni scorsi al Ministro dell’Ambiente affinchè cancellasse dal Piano la possibilità di abbattere questa specie protetta e prosegue la Petizione lanciata una settimana fa che ha già raccolto oltre 25.000 firme. L’appello del WWF a tutti i cittadini è di firmare ancora per dire NO all’abbattimento legale anche di un solo lupo e dire SI ad azioni ferme contro il bracconaggio. Nella petizione sono descritte anche le 6 AZIONI da mettere in pratica per risolvere efficacemente la convivenza tra attività economiche e presenza dei grandi predatori sul territorio.
Per firmare la petizione: www.wwf.it/soslupo
In Italia la popolazione di lupo è in ripresa, indicativamente 1.500 esemplari, ma non è fuori pericolo a causa di rilevanti minacce tra cui, soprattutto, il bracconaggio e la mortalità per cause antropiche, che colpiscono fino al 20% della popolazione ogni anno, e l’ibridazione con cani vaganti, che in alcune aree supera il 40% degli individui monitorati.
Prevedere di ricorrere all’abbattimento di lupi quale risposta a situazioni locali critiche assicura solo un’illusoria e temporanea riduzione dei danni causati alla zootecnia, non risolvendo il problema e non placando i malumori degli allevatori, bensì aumentando in poco tempo la minaccia del bracconaggio. Recentissimi studi dimostrano, infatti, che l’abbattimento di alcuni esemplari di lupo, destrutturando i branchi ed aumentando la dispersione dei suoi componenti, può determinare nel medio e lungo termine un incremento della predazione sul bestiame domestico. La scorciatoia ipotizzata, quindi, rischia di aggravare piuttosto che risolvere il problema della predazione degli animali domestici da parte del lupo.
Il WWF Italia considera inderogabile e prioritaria la mitigazione del conflitto con la zootecnia, nel solco della coesistenza con i grandi predatori naturali, e per questo chiede siano messe in campo forti sinergie tra le istituzioni pubbliche al fine di attuare efficaci, concrete e diffuse misure di prevenzione per la difesa della nostra zootecnia estensiva, in troppi casi sottovalutate o mal perseguite, e garantire il rapido e adeguato indennizzo dei danni. Nel contempo è necessario ed urgente contrastare efficacemente il bracconaggio e il randagismo/vagantismo canino, che rappresentano oggi le principali minacce alla conservazione del lupo in Italia.
La bozza del nuovo Piano nazionale sul lupo può e deve essere migliorata attraverso un più ampio ed approfondito dibattito che richiede più tempo di quanto fino ad oggi concesso dal Ministero dell’Ambiente. Per questo il WWF Italia invita tutte le Regioni a chiedere un rinvio dell’approvazione definitiva del Piano proposta dal Ministero e lavorare insieme, coinvolgendo le Associazioni agricole ed il mondo scientifico, per vincere la sfida di salvare insieme allevatori e lupi in Italia.

15.2.16

Referendum No Triv: la società civile si appella al Presidente Sergio Mattarella

“Chiedere al Governo di rivedere il provvedimento in favore di un election day che accorpi il voto alla prossima tornata elettorale delle amministrative e non firmare la deliberazione governativa che istituisce la data del 17 aprile per il voto referendario”. E’ la richiesta rivolta a Sergio Mattarella da associazioni ambientaliste, sociali e studentesche, organizzazioni sindacali, comitati e testate giornalistiche che hanno scritto oggi al presidente della Repubblica in merito alla data fissata ieri dal Governo per il referendum popolare sulle trivellazioni in mare.
Nella lettera inviata al presidente Mattarella, i firmatari ribadiscono le ragioni a sostegno della necessità di un election day che accorpi il referendum alle prossime elezioni amministrative: una “richiesta avanzata da Regioni, parlamentari, associazioni ambientaliste, comitati e rappresentanti della società civile” e ignorata dal Governo, nonostante fosse “un’opzione perseguibile in tempi brevi, adottando lo strumento del decreto legge”.
“Il motivo primo per cui avanziamo tale richiesta - si legge nella lettera al presidente della Repubblica - è per favorire e salvaguardare la democrazia e la partecipazione, che dovrebbero caratterizzare un voto popolare, quale quello di un referendum abrogativo, per di più su un tema così importante che riguarda la tutela dell’ambiente e lo sviluppo energetico ed economico del nostro Paese. Stabilire di andare al voto in tempi così ravvicinati di certo non permetterebbe di condurre un’adeguata campagna referendaria e di conseguenza non consentirebbe che gli elettori siano adeguatamente informati sul referendum”.
“La decisione del Governo, inoltre, non tiene conto di ulteriori due elementi oggettivamente importanti” prosegue l’appello a Sergio Mattarella. Il primo è di carattere economico: “l'election day è fondamentale al fine di risparmiare una cifra stimabile tra i 350 e i 400 milioni di euro, un quantitativo di denaro pubblico enorme, che potrebbe altrimenti essere impiegato per meglio garantire diritti essenziali alla popolazione italiana”. Il secondo riguarda l’iter dei quesiti referendari. “Dinanzi alla Corte Costituzionale pendono conflitti di attribuzione per altri due quesiti sullo stesso argomento su cui, qualora il giudizio della Corte dovesse essere positivo, si potrebbe votare in un’unica data. Diversamente vorrebbe dire che nel 2016 gli italiani potrebbero essere chiamati alle urne fino a cinque volte: per i due referendum abrogativi sulla questione trivellazioni (ad aprile sul primo quesito ed eventualmente, in seguito alla decisione della Corte Costituzionale, per gli altri due), per le elezioni amministrative (primo turno e ballottaggio) e in autunno per il referendum costituzionale. Una simile concentrazione di tornate elettorali determinerebbe un notevole dispendio di risorse, ingenerando, peraltro confusione negli elettori”.
 
Firmano la lettera al presidente Mattarella: Adusbef, Arci, Aref International, Coordinamento FREE, Coordinamento nazionale NO TRIV, Cospe, Enpa, FAI, Fairwatch, Federazione Italiana Media Ambientali, Filt-Cgil Roma e Lazio, Fiom-Cgil, Focsiv, Fondazione UniVerde, Giornalisti nell'Erba, GreenBiz.it, Green Cross Italia, GreenMe.it, Greenpeace, Italia Nostra, Kyoto Club, La Nuova Ecologia, LAV, Legambiente, Liberacittadinanza, Link Coordinamento Universitario, Lipu, Marevivo, Progressi, Pro-natura, QualEnergia, Rete della Conoscenza, Rete Studenti Medi, Si alle rinnovabili No al Nucleare, Slow Food Italia, Touring Club Italiano, Uisp, Unione degli Studenti, Unione degli Universitari, VAS, WWF, Altra Trento - Altra Rovereto, Ambiente&Salute Bolzano, AmbienteCIES, Clima Azione, Club Amici della Terra Versilia, Coalizione Mantovana per il Clima, Gruppo Impegno Missionario di Germignaga, Murales, Oltre La Crescita, Resilienza Verde, RSU Almaviva, Soc. Coop. E’ nostra, TerrediLago.

13.2.16

Forum su Il Centro sui parchi fluviali teramani: il contributo del WWF

L'articolo con il contributo del WWF Teramo su Il Centro di venerdì 12 febbraio
I parchi urbani costituiscono spesso l’unica area “naturale” nel contesto urbano e rappresentano luoghi di conservazione di una biodiversità residuale, ma non per questo meno importante. Rivestono una funzione di mitigazione rispetto alle criticità tipiche delle città (inquinamento, rumore, ecc.), oltre che un ruolo sociale in quanto luogo di socializzazione, relax e divertimento. Possono diventare laboratori didattici dove ripristinare un rapporto diretto con la natura e trasmettere la consapevolezza dell’importanza della sua tutela. Da questi spazi naturali all’interno o nelle immediate vicinanze delle aree urbane deriva una vasta gamma di “servizi ecosistemici” di cui si avvantaggia tutta la collettività e che sono spesso sottovalutati, se non ignorati: queste aree purificano aria e acqua, controllano piene, forniscono risorse alimentari e idriche, proteggono la biodiversità, aumentano il benessere psicofisico, riducono l’inquinamento, regolano il clima locale, sequestrano CO2, forniscono un’azione di drenaggio, offrono energie rinnovabili.
I due parchi fluviali di Teramo, vere e proprie “reti ecologiche” di transito tra gli ambienti montani/collinari e quelli della pianura verso il mare, potrebbero svolgere benissimo tutti questi ruoli, se solo fosse loro dedicata l’attenzione fino ad oggi mancata.
Tralasciando l’assurdità di aver realizzato il parco fluviale del Tordino e averne poi distrutto una parte con il Lotto Zero (con buona pace dei soldi pubblici spesi), le Amministrazioni susseguitesi si sono mostrate refrattarie a ogni tipo di suggerimento. La proposta del WWF di creare un centro di educazione ambientale recuperando la casetta abbondonata lungo il Vezzola, a fronte dell’impegno dei volontari di curare il verde di quel tratto di lungofiume (con conseguente risparmio per le casse comunali), fu fatta cadere nel vuoto dall’Amministrazione Chiodi che, per voce dell’allora vicesindaco, nel consiglio comunale del 15 giugno 2006, rispose che ben altro si sarebbe fatto in quella struttura! Da allora sono passati quasi 10 anni, la casetta è in totale abbandono e l’area intorno è un ricettacolo di immondizia.
Volendo riprendere il discorso della pianificazione dei parchi fluviali del Tordino e del Vezzola a nostro avviso si dovrebbe ripartire da due punti fermi: pianificazione partecipata e recupero di quanto prodotto fino ad oggi.
Una pianificazione partecipata è fondamentale per superare un problema che colpisce tutte le aree verdi urbane: la scarsa manutenzione e l’assenza di sorveglianza che comportano una difficile fruizione. Si tratta in realtà delle due facce della stessa medaglia: scarsa sicurezza e precaria manutenzione portano inevitabilmente a una limitata fruizione che lascia spazio ad atti vandalici che a loro volta causano l’allontanamento della cittadinanza che amplifica il livello di degrado del parco, e così via. Per rompere questa catena vanno avviati processi di cittadinanza attiva che portino a una gestione partecipata tra amministrazioni, associazioni, comitati di quartiere e cittadini: solo in questo modo si assicura un corretto e duraturo programma di gestione e di attività che determina una costante fruizione e una diffusa tutela. Invece di prendere decisioni a tavolino e poi (cercare di) imporle, è più utile avviare un processo di confronto in città così da giungere a una condivisione di obiettivi e strumenti che vedrà poi tutta la collettività impegnata: non solo esperti e amministratori, quindi, ma anche semplici fruitori, mamme, bambini, sportivi, naturalisti, ecc. che dovranno manifestare le proprie esigenze da cui far scaturire le scelte.
Il secondo punto è recuperare quanto è già stato prodotto sul tema. La Provincia di Teramo ha predisposto da anni il Piano d’Area della Media e Bassa Valle del Tordino di cui purtroppo si è persa traccia. Il Piano prevede il prolungamento dei parchi fluviali cittadini su tutta l’asta del Fiume Tordino e, in particolare, nell’area tra il capoluogo e la piana adiacente alla zona artigianale di Villa Pavone. Ci si potrebbe così congiungere alla zona del nuovo Stadio e alla frazione di San Nicolò attraverso un percorso ciclo-ippo-pedonale, sottraendo l’area all’attuale destinazione industriale e creando l’inizio di un grande parco fluviale di vallata.
All’interno di questa estesa area verde potrebbero trovare posto percorsi ciclabili e pedonali, zone di osservazione dell’avifauna, una fattoria didattica, un centro di educazione ambientale, zone di fitodepurazione, orti urbani e un orto botanico, zone pic-nic, bike park, aree umide, giardini tematici, aree gioco, percorsi natura, ecc.: in pratica, Teramo si doterebbe di un parco sul modello delle grandi città, una sorta di “Central Park della Val Tordino” che oltretutto costituirebbe anche un grande attrattore turistico.

11.2.16

Sul referendum No Triv il Governo preferisce buttare 300 milioni di euro pur di provare a far mancare il quorum!

 
Il Consiglio dei Ministri ha deciso: il referendum sullo stop alle trivelle si terrà il 17 aprile. Dunque niente accorpamento con le elezioni amministrative, come si era chiesto da più parti.
"Il Governo ha evidentemente così tanta paura di quello che pensano i cittadini italiani che, pur di far mancare il quorum fissato per il referendum, è disposto a buttare via 300 milioni di euro", dichiara Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia. "Il mancato accorpamento del referendum “no triv” con le elezioni amministrative è una scelta insostenibile sia dal punto della tutela ambientale, che da quello dei conti dello Stato. Con 300 milioni di euro si potrebbe rendere più sicuro il nostro Paese agendo sul dissesto idrogeologico, si potrebbero disinquinare i nostri fiumi e i tanti tratti di mare oggi non balneabili, si potrebbe potenziare il trasporto pubblico e migliorare la vita e la salute di milioni di pendolari, si potrebbe finanziare il sistema delle aree naturali protette italiane… Si preferisce invece sprecare tutti questi soldi e obbligare i cittadini italiani a recarsi alle urne quattro volte nel giro di pochi mesi. La politica del Governo si conferma una politica “fossile”, nella sostanza e nei metodi".

Prossimo aperitivo scientifico sul consumo di suolo in provincia di Teramo


Per una buona legge sul consumo del suolo

Sei grandi associazioni nazionali chiedono che si approvi quanto prima una legge efficace in materia di consumo del suolo e rigenerazione urbana e, a questo scopo, indicano i punti qualificanti e irrinunciabili, per migliorare il testo che il prossimo mese dovrebbe essere votato definitivamente nelle Commissioni competenti riunite e poi passare all’esame dell’Aula alla Camera dei Deputati.
Fai, Legambiente, Lipu, Slow Food Italia, Touring Club Italiano e WWF  inviano, alla vigilia del confronto promosso l’11 febbraio dai deputati Mario Catania e Pippo Civati nella Sala stampa di Montecitorio, un documento in cui si illustrano ai relatori del provvedimento nelle Commissioni riunite e ai capigruppo della Camera alcuni emendamenti migliorativi al nuovo testo unificato del disegno di legge “Contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato”, (proposto dai relatori Chiara Braga e Massimo Fiorio nell’ottobre 2015 nelle Commissione Ambiente e Agricoltura unificate). Emendamenti che rispondono all’esigenza di dotare il Paese di una normativa efficace e moderna, migliorando il testo all’esame della Camera, come richiesto anche dall’Osservatorio Nazionale sulla Qualità del Paesaggio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo con un proprio documento il 15 dicembre scorso, condiviso nella sua impostazione dalla Commissione Cultura della Camera dei Deputati.
Le associazioni chiedono con i loro emendamenti ai parlamentari di attenersi ai seguenti principi ispiratori, irrinunciabili:
1. evitare che le definizioni contenute nel provvedimento favoriscano nuovo consumo di suolo (a cominciare da quelle relative al “consumo del suolo”, alla “superficie agricola naturale e seminaturale”, alla “impermeabilizzazione” e alla “area urbanizzata”);
2. armonizzare il testo con i principi e criteri della Delega Appalti, che prevede il superamento del Programma delle infrastrutture strategiche (attraverso un’attenta selezione delle opere);
3. rendere davvero efficace il censimento delle aree e degli edifici dismessi (che deve diventare obbligatorio, in modo da spingere i Comuni al recupero e riqualificazione di edifici e aree dismesse piuttosto che consumare nuovi suoli);
4. migliorare la delega al Governo sulla rigenerazione urbana (prevedendo un coordinamento e un’armonizzazione delle norme e procedure nazionali e regionali);
5. evitare il rischio di sub-urbanizzazione del territorio che potrebbe essere favorito dai cosiddetti Compendi agricoli neorurali periurbani (grazie a cambiamenti di destinazioni d’uso consentiti che favoriscono l’insediamento di attività improprie amministrative o turistico-ricettive);
6. fare in modo che il periodo transitorio per la piena applicazione della nuova legge non sia una sanatoria di tutte le previsioni anche solo enunciate (evitando che siano fatti salvi i piani urbanistici anche solo adottati e non approvati).
E’ previsto a Marzo il voto in Aula alla Camera sul testo, dopo la sua approvazione definitiva nelle Commissioni riunite (per poi andare all’esame del Senato), ad oltre tre anni da quando l’allora Ministro dell'Agricoltura Catania presentò in Consiglio dei Ministri un provvedimento in materia di contenimento del consumo di suolo.
Il risultato di questi mesi di discussione presenta, infatti, ancora alcune criticità che possono essere superate consentendo così che la nuova normativa produca un cambiamento sostanziale nelle forme di intervento sul territorio. Le Associazioni chiedono che vengano mantenuti e rafforzati gli aspetti innovativi del disegno di legge in discussione ora alla Camera, come per esempio: il suolo inteso come risorsa non rinnovabile e bene comune, il divieto di utilizzo degli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente e di mutamento di destinazione d'uso per le superfici agricole, che hanno beneficiato di aiuti dall'Unione europea, l’introduzione di obiettivi di tutela del suolo e di rigenerazione urbana, fino ad oggi ancora non presenti nel nostro ordinamento.

5.2.16

Autodromo San Mauro: i consiglieri comunali salvaguardino il loro territorio!

Domani, sabato 6 febbraio, a Montorio al Vomano si svolgerà il Consiglio comunale che dovrà discutere la variante al Piano Regolatore Generale per consentire la realizzazione dell’autodromo a San Mauro.
Il WWF torna a chiedere all’Amministrazione Comunale di non approvare la variante e fermare questo scempio annunciato.
L’opera determinerebbe la distruzione di un’intera area collinare che verrebbe sbancata e livellata per fare posto ad una pista lunga circa 4 km e larga 10 metri: una colata di cemento e asfalto che occuperebbe un’area oggi agricola.
“I Consiglieri comunali di Montorio hanno la possibilità di svolgere quel ruolo di servizio per la collettività proprio degli amministratori, respingendo la cementificazione del loro territorio”, dichiara Claudio Calisti, Presidente del WWF Teramo. “Oggi è molto di moda parlare di “consumo di suolo zero”, ma nella realtà, invece, si continua a costruire dappertutto, cementificando aree verdi ad alta valenza paesaggistica come se tali zone fossero “improduttive”. Continuiamo a impermeabilizzare il terreno, aumentando così il dissesto idrogeologico. È veramente assurdo che con tante aree industriali e artigianali ormai compromesse e in abbandono si vada a costruire un autodromo in un’area verde, distruggendo campi coltivati e uliveti”.
L’autodromo dovrebbe sorgere in un’area agricola non sufficientemente servita da infrastrutture adeguate per cui sarà necessario investire fondi pubblici per adeguare la viabilità esistente: una vera e propria contraddizione in un periodo nel quale si chiudono ospedali e punti nascita e gli enti pubblici non hanno neppure i soldi per la manutenzione ordinaria delle strade!
E, oltretutto, l’opera se è palesemente insostenibile dal punto di vista ambientale, lo appare anche da quello economico. In tutta Italia si registrano situazioni di crisi degli autodromi e motodromi esistenti, anche in regioni che hanno tradizioni e storie legate ai motori molto più consolidate della nostra. Per quale motivo, quello che è in crisi nel resto d’Italia, dovrebbe funzionare nelle colline di Montorio al Vomano?