14 ottobre

30.12.15

Qualità dell’aria e diritto alla salute

 
“Il diritto alla salute - come ha recentemente affermato la Presidente del WWF Italia Donatella Bianchi - viene prima di ogni altro interesse economico e garantirlo è un dovere del mondo politico e istituzionale. Per combattere l’inquinamento atmosferico, come è avvenuto per i cambiamenti climatici, servono decisioni drastiche e strategie mirate basate su criteri scientifici e nuovi modelli di mobilità e di organizzazione urbana”.
 
L’EMERGENZA EMISSIONI
Oggi si parla di emergenza poiché i limiti tollerabili degli inquinanti presenti nell’aria sono stati da tempo superati. Questo è avvenuto anche in conseguenza di condizioni climatiche peculiari. Ad innalzare il livello di smog nei centri urbani ha infatti certamente contribuito un mese di dicembre senza vento ed eccezionalmente siccitoso in cui è caduto il 95% di acqua in meno rispetto alla media del periodo, dopo un novembre con piogge praticamente dimezzate (-49% nella media italiana con punte di -80% al Nord). La “colpa” non è tuttavia soltanto dei cambiamenti climatici in atto. Secondo il WWF con le scelte dei vari governi che si sono succeduti l’Italia ha perso almeno 10 anni, durante i quali si sarebbero dovuti investire fondi per sbloccare l’immobilismo e l’arretratezza del trasporto pubblico con interventi coraggiosi sulla mobilità atti a rendere vivibili le città, soprattutto le grandi città, oggi soffocate dallo smog. L’aria irrespirabile di questi giorni è il frutto diretto di questo ritardo che provoca ripercussioni economiche e sociali oltre che ambientali. Ancora oggi però - il WWF lo ha denunciato con una nota diffusa ieri l’altro a livello nazionale - non vediamo a livello governativo piani di investimento a lungo termine per il potenziamento dei trasporti pubblici nelle grandi aree metropolitane né interventi coerenti a questo scopo in sede locale.
L’inquinamento ha invece raggiunto nel frattempo livelli preoccupanti. Ancor più se si considera che gli standard dell’Unione Europea (e quindi anche dell’Italia) per il PM 10 e per il PM 2.5 sono tuttora ben distanti dalle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’Unione Europea fissa infatti a 40 microgrammi per metro cubo la media annuale di riferimento per il PM 10, mentre l’O.M.S. indica il limite precauzionale a 20 microgrammi per metro cubo; per il PM 2.5 l’Unione indica come media annua il limite di 25 microgrammi per metro cubo, contro i 10 microgrammi per metro cubo raccomandati dall’O.M.S. Questo vuol dire che applicando i limiti indicati dall’O.M.S. la situazione appare notevolmente più drammatica di quanto non si percepisca.
Le micro polveri (PM sta per Particulate Matter o Materia Particolata cioè in micro particelle) sono estremamente pericolose per la salute umana, a causa della capacità di penetrazione nel nostro organismo soprattutto del PM 2,5 costituito da polveri che sono quattro volte più piccole di un globulo rosso. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima in 3,7 milioni l’anno le morti dovute a cause direttamente prodotte dall’inquinamento atmosferico. “Ecco perché - lo ha sottolineato lunedì scorso la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi - gli interventi di urgenza decisi dalle amministrazioni comunali hanno lo stesso valore di un ‘codice rosso’ da pronto soccorso dove l’inquinamento va ridotto drasticamente e in poco tempo. Gli interventi di questi giorni dunque sono necessari, ma non risolvono certo la cronicità della malattia/inquinamento: per questa occorrono misure strutturali ben più complesse”.
 
UNA CURA A LUNGO TERMINE
Una vera soluzione al problema potrà aversi soltanto con una efficace programmazione che metta al primo posto la salute dei cittadini.
 
PIANIFICAZIONE DEI TRASPORTI PUBBLICI. Nel settore dei trasporti l’abbattimento delle emissioni è legato a tre fattori principali: l’incremento dell’efficienza dei veicoli, l’aumento dell’utilizzo di energia “pulita” o almeno poco inquinante, il migliore utilizzo delle reti di trasporto attraverso una pianificazione urbanistica oculata e il potenziamento dei mezzi pubblici. Occorre in primo luogo affrontare il problema in un quadro di area vasta, che vada oltre i confini comunali. Bisogna che le amministrazioni comunali, con un ruolo propulsivo e di coordinamento garantito dalla Regione, vadano oltre antiche e dannose visioni campanilistiche coordinando i trasporti urbani e interurbani in una ottica di efficienza e di riduzione delle emissioni attraverso una adeguata programmazione che preveda la graduale sostituzione dei mezzi obsoleti in favore di mezzi a emissioni zero o comunque a emissioni ridotte, a cominciare da quelli elettrici e/o ibridi, da impiegare con corsie preferenziali in alternativa al traffico privato e non in alternativa al traffico pedonale e ciclabile. In questo quadro sarebbe fondamentale, attraverso la rete esistente intelligentemente potenziata, un rilancio del trasporto ferroviario, con frequenti corse a costi ridotti (biglietto unico a tempo integrato con le linee su gomma), che colleghi le aree maggiormente interessate da flussi quotidiani di persone (università, ospedali, ecc.).
Si tenga conto del fatto che oggi la preferenza che molti danno all’auto privata rispetto ai mezzi pubblici è direttamente connessa a una serie di disservizi molti dei quali sono direttamente legati al traffico in eccesso: tempi di percorrenza eccessivi, mancato rispetto degli orari, mezzi obsoleti e scarsamente confortevoli.
 
TRAFFICO PRIVATO. Vanno potenziate, in particolare nelle aree pianeggianti o modestamente elevate, le piste ciclabili in condizioni di sicurezza, anche a livello metropolitano. Una pista lungo i fiumi, ad esempio, può essere utilizzata anche da pendolari per la mobilità quotidiana.
Va scoraggiato con adeguati controlli l’impiego di vetture a forte impatto ambientale. Sui 49.150.466 veicoli circolanti in Italia (dati ACI 2014), più di 11 milioni sono di classe zero, 1 e 2 (le più inquinanti) e almeno 15 milioni di classe 3 e 4, oltre a 6,5 milioni di motocicli. La percentuale di veicoli con standard meno inquinanti è ancora troppo bassa. Resta poi sempre il problema dello ‘spazio’ disponibile nelle città per i veicoli privati: l’impatto numerico, anche se di veicoli meno inquinanti, va gestito secondo criteri di sostenibilità.
Servirà anche una campagna informativa per ottenere una piena collaborazione della cittadinanza: non tutti hanno ben chiari i principi della mobilità sostenibile e i vantaggi che tale scelta comporta per il benessere e la salute di ciascuno di noi. Occorre inoltre andare oltre le strategie sino a oggi seguite a livello nazionale, che privilegiano piani strategici e investimenti consistenti sulle lunghe tratte, sia stradali che ferroviarie. La gran parte della mobilità che quotidianamente coinvolge i cittadini si basa infatti su distanze nell’ordine di qualche decina di chilometri in una sorta di pendolarismo di area vasta, che determina un incredibile flusso di traffico concentrato, per quanto riguarda il nostro territorio, in gran parte all’interno della grande area metropolitana già indicata.
 
NON SOLO TRAFFICO. Un’altra esigenze che l’attuale situazione impone è quella di procedere in modo sistematico al controllo delle caldaie anche stabilendo azioni di responsabilità nei confronti di quanti non fanno manutenzioni che garantiscano di mantenere le emissioni al di sotto dei limiti consentiti. Ma non solo sui privati: una grave incongruenza, registrata da chiunque abbia avuto modo di frequentare uffici pubblici, è il riscaldamento esagerato di tali ambienti, cui spesso si pone “rimedio” tenendo finestre aperte, con spreco di denaro e inutile inquinamento dell’aria. Una situazione analoga si registra anche in diversi esercizi commerciali.
Tra le fonti di inquinamento non va dimenticato l’apporto negativo delle industrie, per le cui emissioni sono indispensabili accurati controlli, né quello dell’ipotizzato inceneritore che, ovunque collocato in Abruzzo, rappresenterebbe un evidente ulteriore fattore di peggioramento per la qualità dell’aria e che i sindaci, quali primi tutori della salute dei cittadini, devono apertamente osteggiare programmando in alternativa una efficiente gestione dei rifiuti basata in forma prioritaria sulla riduzione, riuso, recupero e riciclo.
 
PIANIFICAZIONE URBANISTICA. “Piantare alberi nella città – citiamo dal sito del Comune di Verona – è una operazione che offre molteplici vantaggi” ambientali, igienici, climatici, estetici, sociali e culturali. “Il vantaggio più immediato è l’assorbimento degli inquinanti (…). Le ricerche effettuate sull’argomento hanno evidenziato che un ettaro di superficie a bosco trattiene in un anno 50 tonnellate di polveri”. Il WWF chiede: quanta superficie a verde e in particolare quanti alberi sono stati sacrificati negli ultimi anni nelle nostre città in favore del cemento? E quanti boschi urbani esistono nell’area metropolitana vasta? Qualche pianta qua e là sui marciapiedi e nelle isole pedonali, pur rappresentando un lodevole sforzo, non basta e i dati di questi giorni lo dimostrano. Nel pianificare il proprio futuro le nostre città devono riscoprire a livello urbanistico il valore del verde diffuso e delle isole senza traffico e devono pianificare di concerto con le città confinanti allo scopo primario di garantire la salute dei cittadini.

Bilancio ambientale 2015 del WWF Italia

Il WWF chiude l’anno 2015 con la lettura in chiaroscuro degli eventi e delle politiche ambientali in Italia e nel mondo. Certamente il 2015 è da ricordare come un anno estremamente significativo per le questioni ambientali e di sostenibilità a livello mondiale per 3 momenti chiave: l’Agenda 2030 approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite con l'indicazione di 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che andranno attuati in tutte le nazioni, l'Accordo di Parigi, sottoscritto da 195 nazioni nella Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni unite sul cambiamento climatico tenutasi a Parigi, in cui si chiede di fare il possibile per mantenere la temperatura media della superficie terrestre sotto i 2 gradi C rispetto alla temperatura esistente in epoca preindustriale e possibilmente di stare sotto 1.5 gradi C. Inoltre la Lettera Enciclica “Laudato si'” sulla cura della casa comune resa nota a maggio da Papa Francesco.
Nel frattempo i numeri sui ‘limiti’ del Pianeta ci dicono che dobbiamo agire in fretta: qualunque azione deve tener conto di due fattori, la crescita della popolazione globale e i cambiamenti globali provocati dall’uomo tra cui quello climatico è il più eclatante. L'ultimo World Population Prospects delle Nazioni Unite, rilasciato nel luglio scorso, ricorda, infatti, che abbiamo raggiunto i 7 miliardi e 300 milioni di abitanti sulla Terra e che, seguendo la variante media di crescita (la più probabile), raggiungeremo nel 2050, i 9 miliardi e 700 milioni (all'inizio dell'epoca industriale, intorno al 1750, eravamo circa 800 milioni). La comunità scientifica internazionale ci indica quali sono i Planetary Boundaries, i confini planetari che non dovremmo sorpassare, pena effetti a cascata le cui conseguenze sono ritenute ingovernabili da parte delle comunità umane: uno di questi è il cambiamento climatico, in particolare la differenza tra quanta energia raggiante del Sole "entra ed esce" dalla nostra atmosfera. Questa differenza non dovrebbe superare 1 Watt per metro quadro, oggi siamo a 2.3 Watt per metro quadro e non è un caso che il nostro clima presenti una dinamica energetica fortemente modificata che produce drammatici effetti in tutto il mondo. Ecco come andrebbero dunque lette le cronache di questi ultimi tempi: siccità alluvioni, inquinamento urbano, dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, dalla Cina a diverse aree del sud est asiatico sino allo straordinario periodo di siccità e di forte inquinamento urbano delle città italiane.
Per il WWF bisogna cambiare passo modificando le impostazioni delle nostre economie ancora basate sulla crescita continua in un Pianeta dai chiarissimi limiti biofisici, dichiarati e studiati da tantissimi scienziati in tutto il mondo da decenni. Papa Francesco scrive nella sua Enciclica: "Il dramma di una politica focalizzata sui risultati immediati, sostenuta da popolazioni consumiste, rende necessario produrre crescita a breve termine. Rispondendo a interessi elettorali, i governi non si azzardano facilmente a irritare la popolazione con misure che possano intaccare il livello di consumo o mettere a rischio investimenti esteri. La miope costruzione del potere frena l'inserimento dell'agenda ambientale lungimirante all'interno dell'agenda pubblica dei governi ... La grandezza politica si mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi principi e pensando al bene comune a lungo termine. Il potere politico fa molta fatica ad accogliere questo dovere in un progetto di Nazione (178)".
“Oggi è necessario mettere al centro del sistema economico il grande valore della natura senza il quale non è possibile alcun benessere e sviluppo dell' umanità – ha dichiarato Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia – E’ questa una delle grandi battaglie che abbiamo sin qui portato avanti e che continueremo a fare. Il 2015 è stato per il WWF un anno di lavoro intenso che ci ha visto impegnati in oltre 1.000 progetti al livello globale: per garantire la tutela delle specie a rischio di estinzione minacciate dal bracconaggio, per garantire la salvaguardia degli ecosistemi più fragili, per contrastare i cambiamenti climatici in atto, per promuovere la cultura dell’ambiente a favore delle nuove generazioni, per orientare i mercati, le produzioni ma anche i consumi verso la sostenibilità. E i risultati si sono visti: grazie alle attività di anti-bracconaggio è stato registrato un incremento delle popolazioni di tigri in India e in Nepal. Anche la popolazione di panda in Cina è cresciuta di oltre 260 individui dall’ultimo censimento. Sono solo alcuni dei tanti successi che il WWF ha conseguito grazie ai tanti sostenitori, soci, attivisti che hanno voluto scommettere su questa nostra mission. E che continueranno a farlo, ci auguriamo, anche per il 2016, un anno particolarmente importante per il WWF Italia che compirà i suoi 50 anni”.
Ma di fronte allo scenario globale e ai richiami del mondo scientifico e non solo, il Bilancio 2015 delle politiche ambientali del nostro Paese non è roseo.
“Purtroppo l’ambiente continua ad essere la Cenerentola delle nostre politiche ambientali, sebbene sui tavoli internazionali il Governo quest’anno si sia mosso bene, dal clima all’Agenda Onu per lo Sviluppo Sostenibile fino alla difesa delle Direttiva di tutela della Natura europee – ha proseguito la Bianchi - Queste scelte però non riescono a tramutarsi in altrettanti atti coraggiosi e innovativi per l’ambiente nel nostro Paese. La nostra lettura in chiaroscuro vede un’Italia ancora restia ad emanciparsi dai condizionamenti degli interessi economici consolidati e a prospettare chiaramente la strada dell’economia de-carbonizzata e basata sul grande valore del capitale naturale del “Bel Paese”. Gli interessi della vecchia impostazione economica su temi quali l’energia, le infrastrutture, la tutela attiva della natura, le procedure semplificate che provocano elevati impatti ambientali e favoriscono il massacro del territorio, la repressione effettiva degli ecoreati continuano a farla da padrone”.
La principale cartina da tornasole secondo il WWF è su scala nazionale la quota dedicata alla spesa per interventi in campo ambientale (parchi, difesa del suolo, tutela del mare, commercio illegale di specie protette, bonifiche. ricerca ambientale/ISPRA) nella Legge di Stabilità 2016 che chiude il 2015 con un impegno di appena l’1,5% della spese complessive previste nella manovra (523 mln su 35 miliardi) destinate agli interventi per lo sviluppo sostenibile e per tutelare e valorizzare il capitale naturale del nostro Paese. Inoltre l’Italia ancora oggi ha la maglia nera in Europa per la violazione delle normative ambientali comunitarie (19 procedure d’infrazione).
Sul piano internazionale alla COP 21 sul Clima di Parigi il Governo ha chiesto un piano di impegni concreti e sostenuto la necessità di assumere il limite di 1,5 gradi per l’aumento della temperatura globale rispetto all’era preindustriale, allineandosi alla posizione dei paesi più avanzati, grazie alla mobilitazione della società civile. Su scala europea il Ministro dell’Ambiente Galletti ha sottoscritto il 26 ottobre scorso una lettera di 10 Ministri dell’Ambiente europei indirizzata al Commissario europeo dell’Ambiente Vella in difesa delle direttive che tutelano la natura d’Europa (Habitat e Uccelli) contro l’intenzione del presidente della CE Juncker di depotenziarle: intenzione contestata da oltre 500mila cittadini europei (ben 70.000 italiani) mobilitati dalle associazioni ambientaliste, con WWF in prima fila.
Quest’anno inoltre l’Italia si è impegnata anche nel Summit mondiale per lo Sviluppo Sostenibile di New York, del 25-27 settembre scorsi, dove è stata approvata l’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile secondo la quale anche il nostro paese dovrebbe impegnarsi a difendere la biodiversità marina e terrestre, attivare l’economia circolare con metodi di produzione e consumo sostenibili, contrastare i cambiamenti climatici, ecc..
 
IN PATRIA PREVALE LA REAL-POLITIKPurtroppo, secondo il WWF, le istanze ambientali sono ancora marginali per il Governo e per la maggioranza parlamentare che lo sostiene. Sulle stesse materie in cui dimostra più coraggio fuori dai confini su scala nazionale la posizione è molto più arretrata.
Su clima e energia non si procede all’abbandono dei combustibili fossili e alla redazione di un vero Piano energetico nazionale per la decarbonizzazione del sistema produttivo, ma ci si accanisce su improduttive trivellazioni, che mettono a rischio le economie consolidate del turismo e della pesca, su cui il Governo stesso ha recentemente dovuto compiere un brusco dietrofront grazie alla mobilitazione ambientalista, delle comunità locali coinvolte e delle Regioni.
Sulla tutela della natura ben 12 dei 24 parchi nazionali sono in condizione precaria (come denunciato dagli ambientalisti il 2 novembre scorso) per mancanza, a seconda dei casi, di presidenti, consigli direttivi, direttori, facendo mancare un presidio pienamente operativo di tutela e legalità al Sud in aree protette come il Vesuvio, il Cilento e la Sila. Mentre si smembra un parco nazionale storico come lo Stelvio (che nel 2015 ha compiuto 80 anni) ad un condominio tra Regione Lombardia e le Province autonome di Trento e Bolzano.
Il nostro presente e il nostro futuro restano ancora lastricati di buone intenzioni. Il Paese resta in attesa del fantomatico “Green Act”, annunciato dal premier nel gennaio 2015 che dovrebbe portare ad una revisione delle scelte economiche, partendo dalle evidenze scientifiche sul cambiamento climatico del Quinto rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) e su cui sta ancora lavorando con una certa fatica il Ministero dell’Ambiente, sollecitato da 16 delle principali Associazioni ambientaliste, tra cui il WWF, che da tempo hanno presentato le loro proposte nell’ “Agenda ambientalista per la riconversione ecologica del Paese”.
È stato finalmente approvato, dopo due anni di attesa, il Collegato Ambientale alla Legge di Stabilità 2014. Il WWF ha partecipato direttamente all’elaborazione degli articoli per istituire finalmente un Comitato Nazionale per il Capitale Naturale, che redigerà un report annuale, e il Catasto dei sussidi ambientalmente favorevoli e sfavorevoli, ma accanto a queste disposizioni condivisibili è stata approvata anche una norma che scardina la Valutazione di Incidenza su progetti che vanno ad incidere sulla Rete Natura 2000, creata proprio per tutelare specie e habitat unici in Europa.
Sulle grandi scelte infrastrutturali, condizionate da norme e procedure “criminogene” (la definizione è del presidente dell’Autorità Anticorruzione Cantone) come ha dimostrato l’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma “Sistema” (scoppiata nel marzo 2015), si dedica l’8% della manovra 2016 (2,8 miliardi di euro, su 35 miliardi) e il Presidente del Consiglio dei Ministri Renzi, lo scorso 6 novembre, ha pensato bene di rilanciare, in una delle aree a più elevato rischio sismico del Mediterraneo, il ponte sullo Stretto di Messina, madre di tutti gli sprechi (l’ultimo progetto è valutato in 8,5 mld e in questi anni sono stati spesi oltre 283 mln di euro in studi e progettazioni inutili). Questo mentre il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Delrio, grazie anche alla paziente azione di lobby del WWF, ha appoggiato una modifica della legge delega sul Codice Appalti che prevede il superamento della legge Obiettivo e delle procedure speciali di Valutazione di Impatto Ambientale, che ancora oggi favoriscono lo scempio del nostro territorio.
Il territorio è posto sotto minaccia anche dalle scelte, fortemente contestate dal WWF, compiute dalla riforma “Madia” della Pubblica Amministrazione, approvata l’estate scorsa (legge 8 agosto 2015 n. 124) che ha introdotto il “silenzio-assenso” nei processi autorizzativi rendendo irrilevante il parere reso dalle pubbliche amministrazioni a tutela del paesaggio, dei beni culturali e dell’ambiente e che ha consentito che le Conferenze di Servizi si possano concludere con voti “a maggioranza”, quasi fossero “parlamentini” e non organi decisori in cui considerare serenamente i pareri tecnici prevalenti. E il disegno di legge governativo sul consumo del suolo, per porre un limite alla cementificazione che divora ancora 83 ettari al giorno del Belpaese (secondo la ricerca “Terra Rubata” del WWF), atteso dal 2012, è impantanato in Parlamento, mentre il Governo aveva promesso che sarebbe stato approvato entro la chiusura dell’EXPO 2015 nell’ottobre scorso.
L’ottima notizia della storica approvazione il 19 maggio 2015 della normativa sugli ecoreati (che ha introdotto le nuove fattispecie di Inquinamento e Disastro ambientale), fortemente voluta dagli ambientalisti, con in prima fila il WWF, e l’avvio di un processo che porterà all’eliminazione dei richiami vivi per la caccia vengono depotenziati dallo scioglimento, previsto sempre nella legge Madia, del Corpo Forestale dello Stato (che nelle intenzioni del Governo sarà accorpato all’Arma dei Carabinieri) e da quanto stabilito dalla legge sugli enti territoriali del 6 agosto 125/2015, conversione del decreto legge 78/2015, che disperde le guardie provinciali, tra Regioni, Aree metropolitane e Comuni. Proprio quando sarebbe necessario rafforzare e rilanciare la vigilanza ambientale, la si lascia nel caos, con il rischio che nel nostro Paese la facciano da padroni ecofurbi, ecomafie e bracconieri.

29.12.15

In difesa delle Riserve regionali, in difesa del nostro futuro!





 
Questa mattina si è svolto un sit-in di rappresentanti di Associazioni ambientaliste, operatori delle Riserve regionali e amministratori locali davanti al Consiglio regionale in difesa delle aree protette regionali.
Le Riserve abruzzesi, infatti, sono in serio pericolo a causa dell’incertezza sui fondi messi a disposizione per la gestione ordinaria 2016. Il bilancio regionale è entrato in Consiglio senza che si sapesse con quale somma saranno finanziate le Riserve.
Si sa solo che ci saranno tagli per tutti i capitoli.
Per le Riserve Regionali sarebbe il terzo taglio consecutivo dopo quello del 2014 (meno 14%) e del 2015 (meno 7,5%): un ulteriore taglio metterebbe in crisi un sistema già in difficoltà, abbassando le azioni di conservazione (già sottodimensionate rispetto alle reali necessità), la qualità dei servizi offerti ai turisti e le attività per i residenti. Vorrebbe dire chiudere sentieri e strutture, licenziare personale, non garantire monitoraggi, bloccare la progettazione europea, ecc.
Nel corso della mattinata i rappresentanti delle Associazioni hanno incontrato diversi consiglieri di maggioranza e opposizione spiegando le ragioni della protesta. Sembrerebbe che la somma stanziata sia la stessa dello scorso anno, ma in realtà sarebbe inferiore perché andrebbe poi divisa tra un numero maggiore di Riserve, nel frattempo cresciute. È stato anche annunciato un emendamento per aumentare i fondi, ma non vi è certezza che sarà approvato.
La discussione sul bilancio 2016 in Consiglio regionale sta andando avanti. I rappresentanti di Associazioni e Riserve continuano a presidiare il Consiglio che potrebbe proseguire anche nella giornata di domani.
Le Riserve Regionali hanno da tempo avviato un confronto con l’Assessorato regionale ai Parchi per ridefinire il sistema, migliorandolo e garantendo così continuità e omogeneità di azione su conservazione, servizi offerti e gestione. Tutto ciò è indispensabile per compiere al meglio il ruolo che nel tempo, con impegno, professionalità e volontariato, chi opera nelle Riserve ha consolidato nel contesto regionale a completamento del lavoro fatto dai Parchi Nazionali.
Le Riserve abruzzesi, oltre a fare conservazione della Natura, rappresentano un’alternativa credibile e funzionante di valorizzazione del territorio; costituiscono il volano di un’altra economia legata al turismo-natura, all’enogastronomia, all’agricoltura multifunzionale; sono un presidio sociale nelle zone dell’interno abbandonato e un’utopia concreta sulla costa; svolgono una funzione pubblica di tutela dei beni comuni, contribuendo a far sì che la Regione Abruzzo rispetti Direttive Europee (vincolanti esattamente come l’obbligo di pareggio di bilancio) e Convenzioni Internazionali sottoscritte dall’Italia.
Le Riserve Regionali nel 2015 sono costate ad ogni abruzzese 1,15€, meno di un cappuccino (1.529.870€/1.328.000abruzzesi = 1,15€/abruzzese).
Con solo 1,50€ per abruzzese (2 milioni in totale) si potrebbero garantire servizi migliori ai cittadini, mantenere un buon livello di tutela per specie e habitat, dare dignità ai lavoratori.
Le Riserve chiedono da tempo un Piano Triennale che individui obiettivi e servizi, definendo criteri nuovi per l’attribuzione delle risorse che premino le realtà migliori, capaci anche di attirare altri finanziamenti grazie alla progettazione di rete e/o europea. Avere un Piano Triennale con la certezza del finanziamento permetterebbe di conoscere le somme con cui poter co-finanziare i progetti europei e programmare gli interventi, dando la possibilità di investire e garantendo maggiore stabilità alle Cooperative e alle Associazioni che, fino ad oggi, hanno assicurato la tenuta del sistema anticipando le somme per la gestione con rischi a loro carico e a carico di chi lavora nelle Riserve.
Investendo in questo settore la Regione Abruzzo contribuisce a risollevare la situazione economica. Le Riserve da sole, ovviamente, non sono sufficienti, ma senza Riserve, senza un vero sistema di aree protette, l’Abruzzo avrà maggiori difficoltà a uscire dalla crisi economica.
Di fronte a una crisi strutturale come quella che stiamo vivendo bisogna cambiare modello socio-economico, non solo aggiustare i conti. Bisogna fare delle scelte e, attraverso una strategia condivisa, mettere in campo una programmazione per obiettivi che consenta di raggiungere livelli di benessere durevoli, sostenibili e diffusi a scala locale.
Senza queste scelte l’Abruzzo Regione Verde, l’Abruzzo Regione dei Parchi resteranno non solo uno slogan, ma diventeranno tristemente un ossimoro.
Bloccare Ombrina e la deriva petrolifera è importante, ma non basta! Bisogna avere un’idea nuova di sviluppo.

23.12.15

Il "mistero" dei fondi per le riserve naturali regionali

Per la prima volta in quasi 20 anni la Regione Abruzzo, nell'ambito delle audizioni relative alla sessione di bilancio, non ha neppure comunicato quale sarà il contributo assegnato alle Riserve Naturali Regionali per il 2016.
“Una scelta – denunciano i responsabili regionali di WWF, Legambiente e Ambiente e/è Vita – irresponsabile e inaccettabile, soprattutto se dovesse nascere dalla volontà di nascondere l’ennesimo taglio a un settore che è stato lasciato negli ultimi anni in progressivo abbandono”.
Tutto nasce, dopo le ricorrenti “voci” relative a un'ulteriore irresponsabile riduzione degli stanziamenti per le Riserve regionali, dalla audizione che c’è stata martedì in Prima Commissione fra i rappresentanti delle Riserve Naturali e i consiglieri regionali presenti. Una seduta caotica, dispersiva, quasi alienante, caratterizzata da un confronto privo dei necessari contenuti poiché l'Amministrazione Regionale non ha inteso far conoscere la somma assegnata per il 2016 alle aree protette. A fronte di richieste specifiche inoltrate dagli ambientalisti presenti, si è alzato un impenetrabile muro di gomma che ha reso impossibile una qualsiasi discussione concreta. Una scelta sconcertante e senza precedenti nella storia di quella che ha scelto per se stessa la definizione di Regione Verde d'Europa.
Un episodio che ben si allinea con la destrutturazione di un settore e di un "sistema" che ha contribuito a far conoscere l'Abruzzo nel mondo e che ha arricchito esponenzialmente l'immagine della Regione oltre che sostenuto un non secondario settore della sua economia. Non bisogna dimenticare infatti che le Riserve regionali hanno già subito una decurtazione del contributo annuale rispettivamente del 14% e 7,50% negli ultimi due esercizi di bilancio, che non percepiscono fondi straordinari dal 2013, che non hanno partecipato ai tavoli di concertazione della Programmazione Unitaria 2014/2020, che la Regione Abruzzo è in procedura di preinfrazione per il VINCA, che l'Ufficio regionale Conservazione della Natura è stato di fatto smantellato, che il Parco Regionale Sirente Velino non conosce la propria dotazione finanziaria annuale, non ha il Piano del Parco, è privo di organi direttivi e attende da mesi una riforma al momento solo annunciata.
Come se non bastasse, a tutto questo si aggiungono i tagli ai Centri di Educazione Ambientale risconosciuti di interesse regionale; la mancata erogazione dei fondi agli orti botanici riconosciuti; la continua presentazione di proposte di legge devastanti per il settore ambientale e la tutela della biodiversità.
In ragione di quanto esposto appare ovvia la crescente preoccupazione della "rete delle riserve" che non può contare su elementi certi per la programmazione operativa del 2016 e che non sa se riuscirà a garantire in futuro i livelli occupazionali del 2015.
Le Associazioni ambientaliste e le Riserve avevano avviato un confronto costruttivo con la Regione cercando di far nascere un percorso condiviso. In una audizione in Conferenza dei Capigruppo in ottobre e in una prima audizione in Commissione Bilancio nelle settimane passate, erano state formalizzate proposte concrete che qui di seguito sintetizziamo:
creazione di un capitolo di bilancio dedicato alle Riserve Regionali;
assegnazione di un contributo ordinario complessivo per tutte le Riserve per l'annualità 2016 di almeno due milioni di euro;
previsione di non variazione, su scala almeno triennale, del contributo ordinario attributo alle Riserve;
assegnazione e trasferimento, a margine di rendicontazione, del contributo ordinario nei primi due mesi di ogni annualità di esercizio e non con gli attuali enormi ritardi;
assegnazione alla Riserve, a titolo di fondi straordinari, di assi della Programmazione Unitaria 2014-2020;
partecipazione di rappresentanti delle Riserve ai tavoli di concertazione e partenariato per la redazione del redigendo Masterplan regionale;
previsione nel Masteplan regionale di fondi dedicati alle aree protette e in particolare alle Riserve Regionali;
implementazione delle dotazione di personale dell'Ufficio regionale Parchi e Riserve;
previsione di fondi per orti botanici ( in riferimento alla legge regionale di settore) e Centri di Educazione Ambientali riconosciuti ai sensi della L.R. 122/99 e s.m.i.
dare corso, da parte del settore Ambiente affidato al Sottosegretario Mazzocca, agli adempimenti amministrativi previsti dalla Lr.122/99 e s.m.i. e nello specifico: stesura del Piano Triennale di Educazione Ambientale, nomina del CREA e previsione di sostegno finanziario per CEA in considerazione del taglio dei Fondi Fas precedentemente assegnati.
La risposta, senza neppure entrare nel merito delle richieste, è stata un irragionevole e assurdo: “non possiamo comunicare i dati”. A questo punto per l’importante fetta di tutela e valorizzazione della natura rappresentata dalle Riserve regionali è allarme rosso che costringerà le associazioni e le Riserve stesse alla mobilitazione. Abbiamo organizzato una cabina di regia per far fronte all’emergenza, saremo presenti con un presidio in consiglio regionale e vigileremo per la tutela del patrimonio regionale abruzzese così come per la tutela e la valorizzazione delle Riserve che rappresentano esse stesse un importante patrimonio per la collettività e per l’economia dei territori.
Chiediamo a tutti i consiglieri regionali, di maggioranza e di opposizione, di riconoscere l’importanza delle Riserve e di impegnarsi immediatamente perché non ci siano ulteriori tagli alla dotazione finanziaria per il prossimo anno e in tempi brevi perché si esca una volta per sempre dalla politica della improvvisazione iniziando finalmente a programmare a livello pluriennale nel settore della tutela e della valorizzazione della natura.

Luciano Di Tizio, Delegato Abruzzo WWF Italia
Giuseppe Di Marco, Presidente regionale Legambiente Abruzzo
Patrizio Schiazza, Segretario Regionale Ambiente e/è Vita Abruzzo

22.12.15

Legge di riordino ferma e tagli alle aree naturali protette

 
"Abruzzo, regione verde d’Europa" non può essere solo uno slogan: i nuovi ulteriori tagli ai fondi per le Riserve Regionali dopo quelli del 2014 (-14%) e del 2015 (-7,5%) è inaccettabile.
Il Parco Regionale Sirente-Velino è stato instituito nel lontano 1989, da oltre un quarto di secolo. Eppure non riesce tuttora a decollare né semplicemente ad approvare il proprio Piano di Assetto. Una situazione semplicemente inaccettabile che la Regione dimostra di voler risolvere attraverso la presentazione da parte della Giunta di un disegno di legge che, esprimendo nelle sue linee generali una nuova ipotesi di gestione, potrebbe rappresentare un punto di svolta, liberando finalmente il Sirente Velino dai condizionamenti localistici, dettati da miopi visioni clientelari e assistenziali, che lo hanno in questi anni sempre ingessato. La proposta di legge è certamente migliorabile e dovrà comunque passare, prima dell’approdo in aula, attraverso un serio confronto con il territorio e con i portatori di interesse ben al di là del solo perimetro protetto.
Il Parco regionale è infatti un patrimonio dell’intero Abruzzo che può rappresentare un formidabile volano per il rilancio sociale ed economico di chi lo abita, purché non venga considerato - come troppo spesso è accaduto in questi anni - soltanto come una smunta mucca da mungere.
Un atteggiamento sbagliato e dannoso per la tutela ambientale e per le popolazioni locali che tuttavia persiste: il disegno di legge è fermo da mesi in commissione consiliare a causa di una serie di proposte di emendamento, in gran parte inaccettabili e a volte persino contrarie a norme di legge nazionali e regionali, che sembrano puntare al solo obiettivo di snaturarne i contenuti innovativi per ridurre l’area protetta a una sorta di nuova comunità montana.
Le associazioni WWF, Legambiente, Ambiente e/è Vita, Archeoclub, Pro Natura, FAI, Lipu e Italia Nostra, consapevoli dell’importanza del patrimonio naturalistico, paesaggistico e culturale del territorio del Sirente-Velino e delle esigenze delle sue popolazioni, chiedono che:
  • sia approvato finalmente il Piano del Parco, il cui testo è pronto da anni, accelerando al massimo il confronto con le comunità locali;
  • ricominci l’iter per l’approvazione della nuova legge sul cui contenuto sono pronte a discutere e a confrontarsi;
  • vengano ricostituiti, sulla base della nuova legge, nuovi organi gestionali;
  • venga riorganizzata la pianta organica e adeguata la dotazione finanziaria per garantire un ottimale funzionamento dell’Ente.
Respingendo decisamente e vigorosamente ogni tentativo di emendamenti che minerebbero l’esistenza stessa del Parco Sirente-Velino, le Associazioni propongono l’apertura di un tavolo di confronto per addivenire rapidamente alla definizione della nuova disciplina.
I valori del Parco Sirente-Velino (unico parco regionale e patrimonio di tutti gli abruzzesi) sono tali che, qualora dovesse invece protrarsi l’attuale e troppo lunga fase di immobilismo dettata da inadeguatezze normative, varrebbe la pena chiedere al Governo di farne un Parco nazionale.
WWF, Legambiente, Ambiente e/è Vita, Archeoclub, Pro Natura, FAI, Lipu e Italia Nostra chiedono inoltre che la Regione dimostri con i fatti di “credere” nella tutela dell’ambiente e di comportarsi di conseguenza.
Dopo quelli del 2014 (-14%) e del 2015 (-7,5%) sono stati infatti già annunciati ulteriori tagli ai fondi per le Riserve Regionali. Sarebbe, se le voci trovassero malauguratamente conferma, il terzo anno consecutivo nel quale il Governo abruzzese taglia risorse a un settore strategico per la propria economia. Tagli che metterebbero in ginocchio il Sistema delle Aree protette, compromettendo seriamente il livello dei servizi offerti, la tutela della biodiversità e gli effetti benefici sul turismo, l'enogastronomia e l'agricoltura di qualità. Le Riserve hanno retto grazie alla passione di chi ci lavora, al supporto del volontariato delle Associazioni, e soprattutto grazie all'impegno e alle anticipazioni economiche fatte dalle Cooperative. È necessario dare stabilità a un sistema precario anche tramite un piano triennale che definisca obiettivi e fabbisogni effettivi e rimetta al centro della politica regionale quello che rappresenta un settore fondamentale per il benessere dell’Abruzzo, senza dimenticare che le Aree Protette giocano un ruolo fondamentale anche per il rispetto degli obblighi europei derivanti dalla Rete Natura 2000 per cui l'Abruzzo è, per i suoi ritardi, in procedura di pre-infrazione.
Il Parco Sirente-Velino e le Riserve regionali possono e devono rappresentare, di concerto con gli agricoltori e gli operatori del turismo, un valore aggiunto per un territorio che ha scelto una linea di economia verde per il proprio futuro e che deve insistere convinto su questa strategia.

13.12.15

COP21 di Parigi: per il WWF il mondo è pronto a passare all'energia rinnovabile


Ieri a Parigi i governi hanno messo a punto un accordo globale sul clima che getta le basi per un impegno a lungo termine per combattere i cambiamenti climatici. Per il WWF ora serve uno sforzo maggiore per assicurare il cammino che limiti il riscaldamento a 1,5 gradi. Questo nuovo accordo dovrebbe essere continuamente rafforzato e i Governi dovranno realizzare azioni a tutti i livelli per la riduzione delle emissioni, realizzare la transizione energetica e proteggere i paesi più vulnerabili. I colloqui di Parigi hanno favorito importanti impegni da parte di governi, città e imprese che hanno mandato un chiaro segnale: il mondo è pronto per passare all’energia pulita e rinnovabile.
La COP21 di Parigi era partita sullo slancio degli impegni nazionali sul clima portati da oltre 180 Paesi, dei discorsi appassionati di più di 150 capi di stato e governi e delle mobilitazioni senza precedenti, in tutto il mondo, di centinaia di migliaia di cittadini per chiedere un’azione forte sul cambiamento climatico.
Dopo due settimane di negoziati, i governi hanno raggiunto un accordo che rappresenta un buon punto di partenza per fissare l’obiettivo di lungo termine. Questo deve urgentemente essere rafforzato e completato con un’azione forte nel breve termine se vogliamo avere qualche speranza di raggiungere l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale ben al di sotto di 2gradiC o 1,5gradiC. Inoltre, il finanziamento per l'adattamento, per le perdite e i danni e la crescente riduzione delle emissioni dovrebbe essere il primo punto all’ordine del giorno dopo Parigi.
Mentre l'accordo di Parigi si pone come prospettiva il 2020, la scienza ci dice che, per raggiungere l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1.5°C o ben al di sotto 2°C, le emissioni devono raggiungere il picco prima del 2020 e da allora in poi diminuire drasticamente. Gli impegni attuali forniscono circa la metà di ciò che è necessario, abbiamo bisogno di ridurre le emissioni di altre 12-16 gigatonnellate di CO2.
“La conferenza sul clima di Parigi non ha solo prodotto un accordo – ha detto Donatella Bianchi, presidente del WWF Italia – ma ha lanciato un segnale che sprona la comunità globale verso una collaborazione su larga scala per affrontare il problema climatico. Parigi ha raccolto e rilanciato i segnali che arrivano da tutto il mondo: oltre 1000 città si sono impegnate a utilizzare il 100% di energia rinnovabile, in Africa è nato un progetto ambizioso per sviluppare le risorse di energia rinnovabile entro il 2020, l’India ha lanciato l’International Solar Alliance, che comprende più di 100 paesi e mira ad affrontare allo stesso tempo l’accesso all’energia e il cambiamento climatico. Occorre sviluppare proprio questo tipo di iniziative, ognuno nel proprio Paese e in collaborazione tra i Paesi, per far decollare l’accordo di Parigi. Abbiamo bisogno anche di porci obiettivi ambiziosi e strategie per attuarli: da domani, insieme a tutta la società civile, chiederemo una vera strategia per il clima per l’Italia, in tutti i settori ”.
“L’accordo di Parigi rappresenta un’importante pietra miliare – dice Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia- Abbiamo fatto progressi, ma il lavoro non è ancora ultimato. Una volta a casa dovremo lavorare per rafforzare le azioni a livello nazionale sollecitate da questo accordo. Abbiamo bisogno di garantire che nuove iniziative vengano messe in atto dai governi, dalle città, dalle aziende e dai cittadini, in collaborazione tra loro, perché il taglio delle emissioni sia ancora più radicale, per sostenere la transizione energetica nelle economie in via di sviluppo e per proteggere i più poveri e vulnerabili. Le nazioni devono quindi tornare il prossimo anno con un obiettivo: aumentare e rafforzare rapidamente gli impegni presi oggi.
“Stiamo vivendo un momento storico –continua Midulla- Stiamo assistendo all’inizio di una transizione globale verso l’energia rinnovabile. Allo stesso tempo, però, stiamo già subendo gli impatti drammatici del cambiamento climatico in atto. Da Parigi arriva un forte segnale per tutti - l’era del combustibile fossile si sta chiudendo”.
In occasione della chiusura della COP21 il WWF ha prodotto un nuovo video inedito che evidenzia il forte ruolo rappresentato dalla società civile per spingere verso un Accordo sul clima efficace. Il video rilancia il prossimo appuntamento globale sul clima del WWF – EARTH HOUR 2016 previsto il prossimo 16 marzo che vedrà una grande ola di buio per un’ora in tutto il pianeta.

12.12.15

Il WWF in Abruzzo

Da sx: Luciano Di Tizio, Delegato WWF Abruzzo, Claudio Calisti, Presidente WWF Teramo, Nicoletta Di Francesco, Presidente WWF Chieti-Pescara, Fabrizia Arduini, Presidente WWF Zona Frentana e Costa Teatina, Tiziano Collacciani, Presidente WWF Montano, e Dante Caserta, Vicepresidente WWF Italia.
Questa mattina a Pescara presso il Centro Servizi del Volontariato è stata presentata la nuova organizzazione del WWF in Abruzzo. Con il Delegato regionale, Luciano Di Tizio, erano presenti i quattro Presidenti delle Organizzazioni locali WWF, Fabrizia Arduini del WWF Zona Frentana e Costa Teatina, Claudio Calisti del WWF Teramo, Tiziano Collacciani del WWF Abruzzo Montano e Nicoletta Di Francesco del WWF Chieti-Pescara.
“La struttura che abbiamo messo a punto - ha dichiarato Luciano Di Tizio - consolida l’incisività del WWF in Abruzzo, dove la nostra associazione è attiva sin dai primi anni ’70 del secolo scorso, e arriva a valle di un processo di rinnovamento avviato anche a livello nazionale per una presenza più organica sul territorio attraverso il volontariato. Oggi il WWF, grazie ai suoi ecovolontari, è operativo in tutta la regione e si occupa delle principali vertenze ambientali, senza trascurare l’impegno diretto in operazioni di conservazione per specie e habitat di interesse europeo grazie alle nostre Oasi”.
La nuova organizzazione copre tutte le province abruzzesi e si affianca a un sistema di Oasi naturalistiche formato da 4 riserve regionali gestite dall’Associazione: l’Oasi del Lago di Penne (PE), l’Oasi del Lago di Serranella nei tre Comuni di Altino (CH), Casoli (CH) e Sant’Eusanio del Sangro (CH), l’Oasi delle Gole del Sagittario ad Anversa degli Abruzzi (AQ), l’Oasi dei Calanchi di Atri (TE), alle quali si aggiunge l’Oasi delle Cascate del Rio Verde a Borrello (CH) con cui il WWF collabora attivamente. Un sistema che si avvale del lavoro di tante persone che operano anche attraverso un’apposita struttura regionale, l’Istituto Abruzzese Aree Protette.
Il WWF è anche impegnato nella vigilanza ambientale attraverso un Nucleo regionale di Guardie volontarie con sede a Lanciano e particolarmente attivo in provincia di Chieti e in provincia di Pescara.
È inoltre significativa la presenza del WWF nel campo dell’educazione ambientale attraverso una stretta collaborazione con quattro Centri di Educazione Ambientale regionali: il CEA “Monti della Laga” di Cortino (TE) nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, il CEA di Anversa degli Abruzzi (AQ), il CEA dei Calanchi ad Atri (TE) e il CEA “Antonio Bellini” a Penne (PE). A questi si affiancano il Centro di Documentazione Ambientale “La Gramigna” a Teramo - con una biblioteca che vanta oltre 2.000 pubblicazioni a tema ambientale e l’intero archivio dei documenti del WWF Abruzzo - e il Laboratorio per le Aree Protette e lo Sviluppo Sostenibile di Penne (PE), nato nella locale Oasi WWF anche in collaborazione con Federparchi.
“A settembre - continua Di Tizio - abbiamo organizzato un’assemblea regionale con la partecipazione di oltre 70 attivisti da tutta la regione per pianificare le prossime attività. Abbiamo scelto così i principali temi di cui ci occuperemo nel prossimo anno. Ovviamente sono tantissime le emergenze ambientali su cui stiamo lavorando e continueremo a lavorare. Il nostro primo impegno è per la conservazione della straordinaria biodiversità dei nostri territori: l’Abruzzo presenta una ricchezza naturalistica straordinaria per salvaguardare la quale è nato un sistema di aree naturali protette quasi unico in Europa che è chiamato a proporre anche modelli di sviluppo sostenibile. Nonostante questo habitat prioritari e specie importanti come l’Orso Marsicano sono ancora oggi a serio rischio di scomparsa: è necessario rafforzare il sistema di tutela e mettere a punto proposte concrete per valorizzare determinate aree senza distruggerle. Vi è poi il tema della deriva petrolifera che da anni stiamo combattendo e che vede tutto l’Abruzzo impegnato in un braccio di ferro con il Governo nazionale intenzionato a trasformare il nostro mare e il nostro territorio in un distretto petrolifero. La battaglia contro l’estrazione di petrolio dal mare abruzzese è anche una battaglia di coerenza contro i cambiamenti climatici in atto. E come terza principale linea di azione ci sarà l’attenzione al territorio: i fiumi abruzzesi presentano un grado di inquinamento elevatissimo che si ripercuote sulla qualità delle acque del mare; al tempo stesso l’aggressione del cemento ai corsi d’acqua, nei cui alvei si continua a costruire, e la realizzazione di infrastrutture in aree delicate del territorio contribuisce a creare un pesante dissesto idrogeologico che ad ogni nuova pioggia rappresenta un serio pericolo per edifici e persone”.
Alla conferenza stampa era presente anche Dante Caserta, abruzzese e vicepresidente del WWF Italia. “Il 2016 - ha dichiarato - sarà un anno molto importante: festeggeremo infatti i primi 50 anni del WWF in Italia. Mezzo secolo di storia importante per la natura di questo Paese con tanti traguardi raggiunti ma anche con tanti ancora da raggiungere. Oggi più che mai dobbiamo essere in grado di rispondere alle nuove esigenze locali senza perdere di vista le grandi azioni a livello planetario che, come organizzazione mondiale, portiamo avanti. Del resto i temi ambientali sono estremamente complessi e non possono essere affrontati solo a scala locale. L’esempio tipico è proprio quello della deriva petrolifera che sta colpendo l’Abruzzo: come WWF siamo fortemente impegnati a contrastare le piattaforme davanti alle nostre coste, ma lo facciamo agendo contemporaneamente a livello nazionale e internazionale per una politica energetica basata sul risparmio, sulla messa in efficienza dei processi produttivi e sulle fonti alternative a quelle fossili, per un modello di mobilità che incentivi mezzi alternativi alle auto private e trasformi le nostre città in luoghi più vivibili e meno inquinati. Ecco, questi e non solo questi sono gli obiettivi del WWF e l’Abruzzo si è riorganizzato al meglio per partecipare all’attività mondiale, nazionale e locale dell’associazione nell’interesse dell’ambiente e di tutti i cittadini”.

Le quattro Organizzazioni WWF in Abruzzo

9.12.15

Leggenda metropolitana: i lupi di Alberto di Monaco sul Gran Sasso

Torna ad avere rilievo sulla stampa l’ormai datata leggenda  metropolitana sul ripopolamento di lupi, questa volta sul Gran Sasso, con animali provenienti “dai Carpazi o dall’est europeo e "presumibilmente più aggressivi” ad opera di una “fondazione olandese tra i cui soci spicca anche Alberto di Monaco”. Una notizia, dobbiamo sottolinearlo per l’ennesima volta, totalmente infondata.
"Si tratta - dichiara il delegato Abruzzo del WWF Italia Luciano Di Tizio - di una leggenda, in tutto e per tutto paragonabile a quella delle vipere che verrebbero lanciate addirittura da elicotteri, per iniziativa, secondo le varie versioni della stessa infondata storiella, di volta in volta da Forestale, WWF o altri ambientalisti, tartufai che vogliono tutelare le loro zone di ricerca e quant’altro suggerisca la fantasia. Queste due leggende metropolitane sono note da decenni e periodicamente tornano in auge, sempre sulla base di “si dice” o di immagini che non provano alcunché. La foto circolata in questi ultimi giorni in cui si vedono 25 animali in fila indiana, ad esempio, proverebbe che sono stati avvistati 25 lupi (un numero eccezionale per l’Abruzzo), ma non certo che si tratti del frutto di un ripopolamento e meno che mai che si tratti di individui provenienti dai Carpazi. Tutto questo tralasciando il fatto che la cattiva qualità rende difficile stabilire dove sia stata scattata l’immagine e persino quali animali vi siano ritratti".
Non vi sono mai stati interventi di ripopolamento con lupi provenienti dall’est europeo o da altri Paesi. Il Lupo, specie a serio rischio estinzione in Italia negli anni ’70, ha visto semplicemente aumentare il proprio numero e lo spazio occupato perché ne è stata saggiamente e giustamente vietata la caccia, perché sono aumentate le sue prede e per la minore presenza dell’uomo in montagna. Dal nucleo storico che sopravviveva in Abruzzo e Calabria, il Lupo ha “riconquistato” gran parte dell’Appennino arrivando fino alle Alpi, ricongiungendosi con la popolazione balcanica. Ancora oggi è tuttavia una specie che ha la necessità di essere tutelata, dal bracconaggio, dal rischio di incrocio con i cani vaganti e, purtroppo, anche da notizie allarmistiche e infondate.
Tra l’altro una associazione di fotografi naturalisti, Studium Naturae, ha pubblicato sul web la presunta immagine satellitare dei 25 lupi abruzzesi sovrapponendola a un fotogramma del documentario BBC “Frozen Planet” che appare praticamente identico.
 

7.12.15

Venerdì 18 dicembre: Assemblea WWF Teramo

Pubblichiamo la convocazione dell'assemblea del WWF Teramo.

Salve a tutte e a tutti,
ai sensi dello statuto è convocata l’Assemblea dell'Associazione WWF Teramo in prima convocazione per il giorno giovedì 17 dicembre 2015 alle ore 6.00 a Teramo presso la sede dell’Associazione in Via De Vincentiis e all'occorrenza, in seconda convocazione, per il giorno venerdì 18 dicembre 2015 alle ore 21.30 presso lo stesso luogo con il seguente ordine del giorno:
1. Attività 2015
2. Programma e bilancio preventivo 2016
3. Rinnovo cariche sociali
4. Varie ed eventuali

In merito al terzo punto all’odg, vi ricordo che è necessario rinnovare un componente del Consiglio direttivo. Tutti i soci possono candidarsi. Resto a disposizione per fornire ogni ulteriore chiarimento.
Qualora non si possa partecipare, è possibile delegare un socio. Ogni socio può ricevere al massimo una delega.

Cordiali saluti.

Il Presidente Claudio Calisti

5.12.15

Il capitale naturale della costa

 
Lunedì 7 dicembre, alle ore 18, in occasione del terzo anniversario della creazione del blog “Noi Cerrano”, presso la Biblioteca dell’Agenzia Regionale per la Promozione Culturale “F. Di Giampaolo”, a Pescara in via Tiburtina 97/25, si terrà l’iniziativa dal titolo: “Il Capitale naturale della costa”, un'occasione per riflettere sulle potenzialità della salvaguardia della natura nel contesto costiero abruzzese.
Durante l’iniziativa verranno proiettati i documentari “Cerrano: la natura si svela” e “Vite Parallele”, realizzati da Francesco Verrocchio, Mario Cipollone e Alberto Miccadei, giovani attivisti abruzzesi del WWF e Guide del Cerrano, nonché curatori del blog “Noi Cerrano”.
Verrà inoltre presentato anche il blog “Vallelunga, un’oasi incantevole con troppo cemento attorno”, dedicato a una delle poche spiagge libere di Pescara.
L’iniziativa vedrà la presenza di Francesco Verrocchio, Mario Cipollone e Alberto Miccadei, ed è organizzata con il patrocinio dell’Area Marina Protetta Torre del Cerrano, del Centro Studi Cetacei e del WWF Chieti-Pescara e WWF Teramo.
Ingresso Libero.

3.12.15

In arrivo le bollette della Befana!

Pubblichiamo il comunicato congiunto di Adusbef, Codici Associazione Consumatori, Greenpeace, Italia Solare, Kyoto Club, Legambiente e WWF
A Parigi i leader sono tutti chiamati a ridurre le emissioni e attuare politiche globali di efficienza e razionalità al consumo. In Italia, nonostante le dichiarazioni del premier Renzi sui risultati ottenuti dall’Italia in materia di riduzione di emissioni, si sostengono i consumi dei combustibili fossili grazie alla bolletta della Befana emanata dal collegio presieduto da Guido Bortoni.
La delibera 582/2015 del 2 dicembre 2015, varata durante la COP21 di Parigi, istituisce in Italia il principio secondo il quale chi più consuma meno paga; attraverso il bonus sociale, con un minimo contributo economico, si disincentiva l’efficienza energetica per le fasce di popolazione meno abbienti. Anziché spingerle a risparmiare energia si cerca di aumentarne i consumi.
La Bolletta della Befana non fa nient’altro che spostare i costi di rete da coloro che consumano molto a coloro che risparmiano energia. Senza valutare la congruità dei costi vengono riconosciuti ai grossisti e ai distributori di energia elettrica più soldi chiedendoli a chi risparmia sulla bolletta, con la scusa di incentivare pompe di calore e piastre a induzione, cosa che si potrebbe fare con altri metodi. Il solito regalo alle lobby dei combustibili fossili.
L’Autorità distrugge così qualsiasi possibilità di risparmio e uso razionale dell’energia. Essa infatti avvia la graduale riforma delle tariffe applicate ai clienti domestici, a partire dal I° gennaio 2016 e che arriverà a regime il I° gennaio 2018.
Questa riforma costerà in media a ogni italiano circa 100 € all’anno, senza neppure la possibilità di risparmiare tramite comportamenti virtuosi. Pagheranno meno solo i grandi spreconi di energia, non importa se con nucleo familiare numeroso o meno, in quanto i costi saranno parametrati più alla potenza impegnata che all’energia consumata.
Le Associazioni scriventi hanno presentato solo pochi giorni fa una proposta alternativa che permette di stabilizzare la tariffa D1, ovvero la tariffa che prevede l’ottenimento di benefici sui costi di rete solo se si mette in atto un comportamento virtuoso. Si potrebbe così incentivare un qualsiasi intervento per efficientare i consumi, spingendo a non sprecare ma a usare con raziocinio l’energia. Questa proposta ha preso quindi il nome di “Tariffa proporzionale”.
Quella dell’Autorità è invece una riforma che aumenta i costi dell’energia elettrica, incoraggia il consumo di energia prevalentemente da fonti fossili prelevata dalla rete, pregiudica gli investimenti già effettuati per impianti di autoconsumo e per l’efficienza energetica, non è conforme né alla legge delega né alle direttive comunitarie, ma soprattutto non influenza per nulla il comportamento del consumatore, che non avrà alcun interesse nell’assumere comportamenti virtuosi.
Daremo battaglia su ogni fronte: annunciamo da subito un ricorso al TAR per stoppare una riforma dannosa per le tasche degli italiani, per l’ambiente e quindi per la salute.

Domani a Teramo si parla di clima

 
Tornano gli “Aperitivi scientifici” del WWF Teramo, la serie di appuntamenti divulgativi dell’Associazione ambientalista.
Alle ore 18 di venerdì 4 dicembre presso il Bar San Matteo, in Largo San Matteo 1 a Teramo, si terrà un incontro con Luca Mennella, meteorologo presso il Servizio Meteo Nazionale.
Si parlerà ovviamente di clima e il titolo dell’incontro è “E ora in onda… il clima del futuro. Riscaldamento globale e ruolo antropico”.
“Proprio nei giorni in cui a Parigi i rappresentanti di tutti gli Stati del mondo si confrontano sul tema dei cambiamenti climatici”, dichiara Claudio Calisti, Presidente del WWF Teramo, “abbiamo voluto organizzare un momento divulgativo per illustrare cosa sta succedendo al clima del nostro Pianeta e i pericoli che corriamo a causa dell’innalzamento della temperatura. È importante conoscere i dati scientifici su cui ci si sta confrontando a livello nazionale e internazionale e comprendere quelle che possono essere le ripercussioni sull’ambiente e sulla nostra vita”.
L’iniziativa di venerdì 4 dicembre si inserisce nella campagna clima del WWF Italia e nel corso dell’incontro sarà possibile sottoscrivere la petizione nazionale con la quale si chiede al Governo Renzi di avviare un piano di chiusura delle centrali a carbone che rappresenta il combustibile fossile più pericoloso per l’ambiente e la salute, tanto che si calcola che in Europa la combustione del carbone provoca ogni anno oltre ventimila morti premature!

2.12.15

In bici o a piedi, per il clima il WWF Teramo c'è sempre!

Lo scorso finesettimana il WWF Teramo è stato in campo per il clima.
Sabato nella manifestazione "In bici per il clima!" che ha attraversato le vie del centro di Teramo e domenica a Roma nella grande "Marcia per il clima" organizzata in contemporanea con altre centinaia di piazze di tutto il mondo in occasione dell'avvio della COP21 di Parigi.