5x1000/

30.4.15

L'Adriatico in pericolo.


Le Associazioni WWF, Legambiente, FAI, Italia Nostra, LIPU, Arci e Marevivo (riunite nel coordinamento “No Petrolio – Sì Parco”) hanno presentato a Pescara le osservazioni sulla Valutazione Ambientale Strategica - VAS del Piano del Governo Croato per la ricerca e la produzione di idrocarburi offshore nel Mar Adriatico firmate da WWF, Legambiente, Greenpeace e Marevivo.
Non a caso per la presentazione è stata scelta Pescara, in una regione come l’Abruzzo che è oggi al centro della mobilitazione di massa nel versante adriatico italiano contro gli appetiti dei petrolieri.
Ci sono voluti 6 mesi dall’inizio della VAS (dal 25 agosto 2014 al 26 febbraio 2015) perché l’Italia e la Croazia si mettessero d’accordo per fare una valutazione transfrontaliera, come chiede l’Europa, sul Piano/Programma di ricerca di idrocarburi in Mare Adriatico preparato dal Governo della Croazia. Un Piano che riguarda ben 29 zone (distribuite in un’area di circa 37 mila kmq) dove fare ricerca e trivellazioni.
Le osservazioni (composte da un documento di 70 pagine + due allegati rispettivamente sulle aree protette e su SIC e ZPS) sono state inviate al Ministero dell’Ambiente e alle Regioni in questi giorni, nei termini previsti per le consultazioni (da notare che non sono stati garantiti 60 giorni utili, ma solo 45).
Ma le informazioni fornite ai cittadini italiani, nell’ambito della procedura VAS, non sono sufficienti e credibili su un’operazione che, viste le correnti dominanti da est ad ovest, minaccia il turismo e la pesca italiani, e mette a rischio il patrimonio naturale di 112 aree protette dalle norme italiane e comunitarie, tra cui 6 aree marine protette (Riserva naturale marina di Miramare nel Golfo di Trieste, Riserva naturale marina delle Falesie di Duino, Riserva naturale marina della Valle Cavanata, Riserva naturale marina della Foce dell’Isonzo, Riserva naturale marina Isole Tremiti, Area marina protetta Torre del Cerrano), 1 parco nazionale (Parco nazionale del Gargano), 10 parchi regionali (tra cui i parchi regionali del Delta del Po di Veneto e Emilia Romagna, il Parco del Conero e il Parco Palude e Bosco di Rauccio, Parco Costa Otranto – S. Maria di leuca – Bosco Tricase), 31 riserve naturali statali e regionali, e 65 siti della Rete Natura 2000 distribuiti nella fascia costiera e nelle acque territoriali italiane.
In primo luogo è stato sottolineato come sia stata depositata solo una sintesi di appena 3 pagine del Piano Programma croato e come risulti comunque evidente che il Rapporto ambientale sia stato costruito “a valle” del Piano, in contrasto con quanto previsto dalla normativa comunitaria.
Una circostanza questa, che assommata alle carenze e omissioni del Rapporto Ambientale sui sistemi ambientali coinvolti e sui possibili rischi per gli ecosistemi porta a dire alle quattro associazioni WWF, Legambiente, Greenpeace e Mare Vivo che la documentazione depositata non risponde a quanto richiesto dalla Direttiva VAS (Direttiva 2001/42/CE), ma nemmeno agli obblighi derivanti dalla Direttiva Habitat (92/43/CEE) che chiede la Valutazione di incidenza a tutela della Rete Natura 2000.
A rischio sono le attività economiche fondamentali per lo sviluppo della costa adriatica italiana quali il turismo e la pesca, rilevano le quattro Associazioni.
Le località costiere delle regioni del Nord Italia che si affacciano sull’Adriatico assorbono la metà delle presenze balneari e dei relativi consumi turistici nazionali (127.493.000 presenze l’anno in strutture ricettive ed abitazioni private) che generano 10 miliardi di euro in spese per beni e servizi l’anno (dati Unioncamere 2014).
Per gli effetti sulla pesca le Associazioni ricordano che l’Adriatico è uno degli ecosistemi più produttivi del Mediterraneo e che l’inquinamento provocato dalle attività offshore mette a rischio specie ittiche di pregio, molluschi e crostacei: il Rapporto GOOMEX, uno delle indagini più complete esistenti al mondo sugli impatti tossici delle attività petrolifere sui pesci, condotto nelle acque costiere del’Alabama, conferma che, a causa degli scarti delle piattaforme petrolifere, le concentrazioni di mercurio riscontrate nei pesci sono 25 volte superiori alla norma.
Nelle Osservazioni delle Associazioni ambientaliste, viste le brezze dominanti in Adriatico, si rileva che l’inquinamento atmosferico provocato dalle emissioni derivanti dalle attività routinarie delle piattaforme offshore rischiano di far arrivare sui centri costieri italiani, nell’arco di 12 ore, emissioni inquinanti di ossidi di zolfo e di ossidi di azoto e di gas climalteranti, come il metano e la CO2.
Nel caso di un oil spill, sversamento di petrolio, provocato da una salita veloce e incontrollata dei fluidi dai pozzi (blowout), le zone più colpite in inverno e primavera sarebbero le regioni italiane dell’Adriatico settentrionale e centrale, mentre in estate e autunno il rischio maggiore lo correrebbe l’Adriatico centrale. Per incidenti che, al contrario di quanto sostengono i petrolieri, non sono così rari, visto che a partire dal 1955 in tutto il mondo si sono avuti 573 eventi dovuti a blowout (fonte SINTEF Offhsore Blowout Database).
Per non parlare degli sversamenti legati alle attività ordinarie anche in fase di ricerca di fluidi di perforazione e di acque di drenaggio oleose che mettono a rischio il plancton e tutte le specie marine.
Nella fase di ricerca, ricordano gli ambientalisti, elevati sono i pericoli per i pesci, ma soprattutto per i cetacei, con danni all’apparto uditivo e conseguenze fisiche anche letali, legati all’uso per la ricerca geosismica di airgun che provocano esplosioni di onde acustiche di forte potenza, obbligando le specie marine a risalite repentine con il rischio di emboli mortali, come confermato anche nel 2012 da ISPRA, l’istituto di ricerca del Ministero dell’Ambiente, dalle ricerche di Gianni Pavan, docente di bioacustica all’Università di Pavia e come denunciato da una lettera inviata al presidente USA Obama firmata da 75 scienziati di fama internazionale di tutto il mondo (tra cui, tra gli italiani, Giuseppe Notarbartolo di Sciara).
Nel Rapporto Ambientale presentato dal Governo Croato, infine, denunciano gli ambientalisti, pur riconoscendo il potenziale pericolo derivante da tsunami, terremoti e altri fenomeni correlati, non viene presentata alcuna analisi di rischio, cosa che ancora una volta inficia la validità del Piano/Programma sottoposto a VAS transfrontaliera.
Tra le mancanze più gravi sull’argomento si segnala che: nella serie storica prodotta si prende in considerazione solo il modesto maremoto del 1979, che ha provocato comunque gravi danni in Montenegro e in Albania, mentre eventi ben più devastanti sono avvenuti nel 1511 nel nord est dell’Adriatico orientale e nel 1627 nella zona centro-sud dell’Adriatico occidentale; si omette che la “microplacca Adriatica” è stata identificata da studi recenti come zona attiva di collisione tettonica; non vengono prodotti studi approfonditi sui sistemi di faglie, dimenticando, ad esempio, che la faglia attiva di Tolmin Ijdria, nonostante si muova lentamente, ha generato un terremoto di Magnitudo 6.8 nel 1511.
Un’ultima considerazione. Il Governo italiano, che pure ha chiesto ed ottenuto questa VAS transfrontaliera su Piano di ricerca croato, non ha mai sottoposto ad una VAS complessiva le decine e decine istanze e richieste di ricerca ed estrazione che ormai riguardano il mare italiano.
Si tratta di un ulteriore elemento che giustifica l’opposizione alla deriva petrolifera che sta colpendo l’Abruzzo e l’Italia tutta.

Il gruppo di lavoro che ha prodotto le Osservazioni degli ambientalisti ha visto il contributo volontario di 12 tra docenti universitari ed esperti delle associazioni nelle varie materie: Stefano Lenzi, responsabile Ufficio relazioni istituzionali WWF Italia (coordinamento e editing Osservazioni); Luigi Agresti, Area Rete e Oasi WWF Italia; Fabrizia Arduini, WWF Abruzzo; Lelio Del Re, esperto pesca; Piero Di Carlo, Università degli studi dell’Aquila; Carmelo Fanizza, biologo marino; Roberto Furlani, responsabile Turismo WWF Italia; Gigi Ghedin, responsabile banca dati territoriali e GIS WWF Italia; Alessandro Giannì, direttore Campagne Greenpeace Italia; Anna Giordano, responsabile Policy Rete Natura 2000 WWF Italia; Loredana Pompilio, Università degli studi di Chieti/Pescara; Francesco Stoppa, International Seismic Safety Organization (ISSO) e Università degli studi di Chieti/Pescara; Maria Rosa Vittadini, IUAV; Giorgio Zampetti, responsabile scientifico Legambiente nazionale.

Questa sera parliamo di mare


27.4.15

Grande successo per la Spiaggia del Fratino e del Giglio di mare

Una gran bella giornata con tanti amici per festeggiare la nascita della Spiaggia del Fratino e del Giglio di mare ad Alba Adriatica.
Ora speriamo che l'Amministrazione comunale di Alba Adriatica continui nel suo impegno per la tutela di questo spazio di spiaggia e che gli altri comuni costieri seguano il suo esempio.



 

21.4.15

Nasce ad Alba Adriatica la spiaggia del Fratino e del Giglio di mare

Foto di Davide Ferretti
Venerdì 24 aprile, organizzato dal WWF Teramo, dal Comune di Alba Adriatica e dall’Area Marina Protetta “Torre di Cerrano”, si terrà il Fratino day, una giornata di volontariato e di educazione ambientale per la tutela di questo piccolo uccello limicolo che nidifica sulle nostre spiagge e che è protetto da leggi nazionali e convenzioni internazionali.
Nel corso della giornata, alla quale prenderanno parte i ragazzi dell’Istituto Comprensivo di Alba Adriatica, verrà delimitato un tratto di spiaggia dove è stata segnalata la presenza del Fratino (Charadrius Alexandrinus) e del Giglio di mare (Pancratium Maritimum), elementi che un tempo caratterizzavano la costa abruzzese e che oggi sono in forte diminuzione a causa dell’azione dell’uomo. I volontari del WWF e gli operatori dell’Area Marina Protetta “Torre di Cerrano” guideranno insegnanti ed alunni delle classi aderenti alla scoperta dell’habitat costiero anche attraverso un’operazione di pulizia della spiaggia condotta senza mezzi meccanici proprio al fine di tutelare le presenze di fauna e flora.
Con l’occasione sarà così creata la “Spiaggia del Fratino e del Giglio di mare”, un elemento di tutela e valorizzazione che potrà caratterizzare ulteriormente l’offerta turistica di Alba Adriatica.
“Su suggerimento del WWF Teramo”, dichiara Fabiola Carusi, referente del WWF Abruzzo per le iniziative a tutela del fratino, “il Comune di Alba Adriatica, nell’ambito del progetto “Salvafratino 2015” portato avanti dall’Area Marina Protetta “Torre di Cerrano”, ha destinato un tratto di spiaggia libera tra lo stabilimento Copacabana e lo stabilimento Marechiaro alla tutela del Fratino e del Giglio di mare, visto l’elevato valore conservazionistico determinato dalla presenza di entrambe le specie e di habitat legati alla riproduzione del Fratino. Si tratta di un’iniziativa molto importante, sia per la tutela del tratto in questione, sia perché speriamo che possa essere da stimolo a tutti gli altri comuni costieri abruzzesi ai quali, all’inizio di marzo, il WWF ha inviato una lettera per invitarli ad assumere azioni di tutela per il Fratino”.
Il Comune di Alba Adriatica ha aderito da subito alla proposta del WWF. Il Sindaco, Tonia Piccioni, ha dichiarato: ”Il progetto di tutela del Fratino, nato il collaborazione col WWF, è per l’Amministrazione che rappresento un vero motivo d’orgoglio, poiché la riqualificazione dell’ambiente e la tutela della fauna e della flora autoctone sono tra gli obiettivi del nostro progetto amministrativo. Questa iniziativa, anche con la partecipazione degli istituti scolastici albensi, contribuisce a valorizzare l’ambiente e a promuovere un nuovo turismo ecocompatibile”.
Per quanto riguarda l’Area Marina Protetta “Torre di Cerrano”, il “Fratino day” di Alba Adriatica si inquadra nel progetto “Salvafratino 2015” che tende a tutelare questa specie non solo all’interno del perimetro dell’area protetta, ma anche in tutto il litorale limitrofo.
“Dall’avvio del progetto nel 2011, la popolazione nidificante di Fratino è aumentata di anno in anno”, ha dichiarato il Presidente dell’AMP, Benigno D’Orazio. “L’incremento è dovuto non solo all’attività condotta dalle Guide del Cerrano e da numerosi volontari, che da marzo a luglio hanno periodicamente indagato le spiagge della provincia di Teramo al fine di individuare e proteggere i nidi della specie, ma anche ad una efficace educazione ambientale attuata durante le visite alla Torre, gli incontri con gli operatori del settore turistico, le lezioni con le scuole, ecc. Obiettivo di questa iniziativa è proprio quello di diffondere le buone pratiche pure al di fuori dei confini dell’AMP; il nostro know how incontra così l’esperienza del WWF e la progettualità del Comune di Alba, impegnato a sostenere una politica attenta e rispettosa dell’ambiente”.
L’appuntamento con il “Fratino day” è fissato per le ore 9 di venerdì 24 aprile presso il Lungomare Marconi di Alba Adriatica alla Rotonda antistante lo stabilimento Copacabana.

20.4.15

Fratino day: non mancate!


Convocazione Assemblea dei soci dell'Associazione WWF Teramo

Salve a tutte e a tutti,
ai sensi dello statuto è convocata l’Assemblea dell'Associazione WWF Teramo in prima convocazione per il giorno lunedì 27 aprile 2015 alle ore 6.00 a Teramo presso la sede dell’Associazione in Via De Vincentiis e all'occorrenza, in seconda convocazione per il giorno lunedì 27 aprile 2015 alle ore 18.00 presso lo stesso luogo con il seguente ordine del giorno:

1. Relazione del Presidente sulle attività del 2014
2. Presentazione ed approvazione bilancio consuntivo 2014
3. Presentazione ed approvazione programma 2015 e bilancio preventivo
4. Nuovo Accordo con il WWF Italia
5. Rinnovo cariche sociali
6. Varie ed eventuali

In merito al sesto punto all’odg, vi ricordo che tutti i soci possono candidarsi alla carica di componente del Consiglio Direttivo dell’Associazione.
Il Consiglio Direttivo è formato da 5 componenti al cui interno viene poi eletto il Presidente.
Resto a disposizione per fornire ogni ulteriore chiarimento.

Cordiali saluti.
Il Presidente Claudio Calisti

Come nasce una campagna di comunicazione per il 5x1000


La campagna di comunicazione WWF per il 5x1000 del 2015 "Fatti della stessa natura" è stata progettata dagli studenti di RUFA_ Rome University of Fine Arts. 52 giovani creativi hanno messo alla prova le loro capacità, impostando una comunicazione innovativa e dinamica, finalizzata a raccogliere risorse necessarie alla salvaguardia del pianeta e delle specie animali a rischio di estinzione, coordinati dai docenti di Advertising Mario Rullo e Claudio Spuri.


Il risultato del lavoro è stato sorprendente: tutte le proposte dei ragazzi erano di grande valore e la scelta è stata difficile. Alla fine il WWF ha selezionato la proposta di Chiara Tedone, Giulia Martino e Marco Vinci, che hanno quindi curato la produzione della campagna in tutti i singoli aspetti: art direction, copywriting, shooting, postproduzione e creazione degli esecutivi.
Oltre alla soddisfazione di veder diffuso il proprio lavoro sui canali nazionali, gli studenti parteciperanno attivamente al messaggio WWF diventando dei veri e propri giovani testimonial dell’associazione. È questo il significato della collaborazione per il WWF: dare voce ai più giovani, vedere il mondo attraverso i loro occhi e trasferire un messaggio di speranza che viene proprio da coloro che, tra qualche anno, avranno le redini del pianeta.
Il visual della campagna creativa mostra un folto gruppo di persone disposte in modo da formare l’immagine del Panda, con una modalità simile a quella utilizzata in iniziative di Flash Mob.
Questa mobilitazione segnala la necessità di lavorare tutti insieme per raggiungere un grande risultato: costruire un mondo in armonia con l’ambiente e il claim “Fatti della stessa natura” sottolinea il concetto della condivisione dello stesso destino tra uomo e specie animali ma dice anche che noi “siamo” natura: proteggerla vuol dire proteggere noi stessi, il nostro futuro su questo pianeta.
Grazie (anche) al 5 per mille il WWF è in grado di oggi di sostenere il costo di gestione di oltre 100 Oasi, di promuovere campagne di sensibilizzazione come “STOP ai Crimini di natura”, che ha portato il tema in primo piano nel dibattito politico, con tanto di proposta di legge sugli ecoreati, e difendere il territorio italiano con azioni puntuali, oppure per diffondere, soprattutto tra i bambini, il messaggio dell’importanza di salvare la natura e l’ambiente, e per dare supporto alle nostre guardie contro il bracconaggio, gli inquinamenti, la distruzione del territorio.
Dire che il 5x1000 destinato al WWF serve per proteggere la Natura equivale a dire che la società non è capace o abbastanza attrezzata per farlo. Il vero costo del 5 per mille quindi è di non darlo. Il Pianeta oggi più che mai ha bisogno del tuo sostegno, e non darlo ci costa molto di più’ dichiara il WWF Italia.
La campagna verrà ora diffusa attraverso annunci stampa, affissioni stradali, banner web e attività sui social network.

17.4.15

No Ombrina – Sì parco: nasce un coordinamento delle associazioni ambientaliste


Quanto sta avvenendo in Abruzzo è esemplificativo del conflitto esistente in Italia e nel mondo tra l’affermarsi di uno futuro realmente sostenibile e il proseguire sul cammino del consumo insensato delle risorse.
Nella nostra regione si stanno confrontando due modelli di sviluppo: uno legato alla tutela e alla vera valorizzazione del territorio, esemplificato dalla nascita di una grande area naturale protetta sulla costa teatina, l’altro ancorato allo sfruttamento delle risorse, rappresentato dalle decine e decine di richieste di estrazioni petrolifere a terra e a mare.
In occasione della presentazione di ieri a Pescara del dossier “La costa delle trivelle. Dati e numeri sulla deriva petrolifera in Abruzzo”, le Associazioni ARCI, CAI, FAI, Italia Nostra, Legambiente, Lipu e WWF – da sempre impegnate contro la petrolizzazione dell’Abruzzo e per la nascita di una grande area protetta sulla costa teatina – hanno dato vita ad un coordinamento interassociativo.
Attraverso questo coordinamento, ogni singola associazione intende continuare e rafforzare il proprio impegno per fermare la deriva petrolifera nella nostra regione e per disegnare una strategia comune di uscita dal petrolio.
In un’ottica di partecipazione e difesa dei beni comuni, il Coordinamento organizzerà attività sul territorio e sosterrà tutte le iniziative contro la petrolizzazione e per una concreta tutela del territorio e del mare abruzzese.

15.4.15

Siamo la costa delle trivelle?

I rappresentanti delle Associazioni che oggi hanno presentato il dossier "La costa delle trivelle"
Questa mattina a Pescara i rappresentanti regionali delle Associazioni WWF, Legambiente, Italia Nostra, LIPU, FAI, CAI e ARCI hanno presentato il dossier “La costa delle Trivelle. Dati e numeri sulla deriva petrolifera abruzzese” che fotografa la complessa situazione degli idrocarburi sul territorio regionale e nel mare antistante la costa abruzzese.
Da quando nel febbraio 2009 WWF e Legambiente prepararono il primo dossier sulla petrolizzazione in Abruzzo, le Associazioni ambientaliste hanno continuato a seguire l’evolversi delle istanze e delle concessioni di ricerca di idrocarburi. In un determinato momento ben il 51,7% dell’Abruzzo è stato interessato da istanze di ricerca ed estrazione di idrocarburi e stessa sorte è toccata a 6.241,15 kmq di mare antistante la sua costa.
Grazie all’impegno e al lavoro di personalità come la Prof.ssa Maria Rita D’Orsogna, di Associazioni, di comitati, di cittadini e di alcuni enti locali negli ultimi anni è stato messo in campo un ampio movimento che si è opposto in tutti i modi alla deriva petrolifera abruzzese, riportando anche importanti vittorie.
Oggi l’Abruzzo continua ad essere una regione “occupata” dai petrolieri: 
  • 2.213,05 kmq di territorio abruzzese sono interessati da permessi di ricerca. 
  • 441,29 kmq di territorio abruzzese sono interessati da concessioni di coltivazione. 
  • 101,03 kmq di territorio abruzzese sono interessati da concessioni di stoccaggio.
Cui si aggiungono: 
  • 35,72 Kmq di territorio abruzzese sono interessati da istanze per concessione di coltivazione. 
  • 1.018,00 kmq di territorio abruzzese sono interessati da istanze per concessioni di stoccaggio. 
  • 4.222,80 Kmq di territorio abruzzese sono interessati da istanze per permessi di ricerca.
Su diverse migliaia i chilometri quadrati di mare antistante la costa abruzzese sono inoltre ancora esistenti un gran numero di titoli per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi.
Le recenti vicende di Ombrina Mare e di Elsa 2 hanno riportato all’attenzione di tutti il reale pericolo che la nostra regione corre di diventare un vero e proprio distretto petrolifero, così come prevede la strategia energetica del Governo nazionale che, attraverso una serie di provvedimenti – ultimo dei quali il Decreto Sblocca Italia – sta semplificando tutte le procedure per le autorizzazioni di idrocarburi, depotenziando totalmente il ruolo di regioni ed enti locali.
Tutto questo mentre a livello mondiale il petrolio è sull’orlo del picco. Si è arrivati al punto in cui è stata estratta e bruciata la parte “facile” a disposizione. Quello che resta è petrolio “difficile”, costoso e spesso di bassa qualità.
Il 2015 sarà un anno molto importante. Potrebbe infatti segnare l’inizio del declino dei combustibili fossili se ci sarà un buon accordo sul clima alla COP21 di Parigi a dicembre.
In Italia l’indifferenza della politica verso il clima, l’ecologia e i beni comuni è sconcertante. Sono 17,5 i miliardi di euro pubblici spesi nel solo 2014 a sostegno di fonti climalteranti tra sussidi ed esenzioni al trasporto, sussidi diretti alle centrali da fonti fossili, sconti ed esenzioni per le imprese energivore, finanziamenti per strade e autostrade, sussidi alle trivellazioni, di cui nessuno, all’interno del dibattito politico italiano, fa parola, Piano di Strategia Energetica Nazionale 2013 compreso.

Che cosa chiediamo?
Urge una politica pubblica di transizione che sappia accompagnare le trasformazioni in atto e che aggredisca i problemi ambientali irrisolti.
I parlamentari abruzzesi – in particolare quelli di maggioranza che hanno possibilità di far valere le proprie ragioni presso il Governo – non hanno fino ad oggi messo in atto una strategia minimante efficace.
Il Consiglio regionale non riesce ad approvare una risoluzione unitaria per contrastare il pericolo derivante da Ombrina Mare dopo il via libera della Commissione VIA nazionale.
E pochi Comuni tengono ferma la perimetrazione del Parco della Costa Teatina, baluardo delle nostre risorse, paesaggi, vocazioni e talenti, nonché prezioso elemento di difesa contro la petrolizzazione.
Questa situazione va sbloccata. Bisogna rendere evidente, a tutti i livelli, che l'azione da porre in essere è irrinunciabile, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico, sociale e culturale.
A tal fine, le Associazioni ambientaliste chiedono:
  • ai Parlamentari abruzzesi di non approvare provvedimenti – come hanno fatto coloro che hanno votato a favore del Decreto Sblocca Italia – che mettono in pericolo il territorio regionale, ma di produrre un GREEN ACT utile all’Italia e all’Abruzzo, che corregga lo Sblocca Italia, cancelli la deriva petrolifera e gli incentivi alle fossili e sia attenta ai cambiamenti climatici;
  • alla Regione di mettere in campo un’azione continua ed efficace per contrastare la deriva petrolifera che ci sta investendo. Di supportare un GREEN ACT territoriale volto a definire, tra l’altro, un piano energetico regionale incentrato su un giusto mix di fonti rinnovabili, un piano sulla mobilità sostenibile, paesaggio, turismo e agricoltura di qualità, bonifiche, prevenzione del dissesto idrogeologico e consumo di suolo, nonché azioni per l’adattamento e le mitigazioni climatiche. Impostare una task-forse di esperti, più volte da noi sollecitata, che sia in grado di supportarla nelle azioni su indicate e nel contrasto al diffondersi delle richieste delle multinazionali del petrolio. Vi è bisogno di un gruppo che raccolga competenze trasversali e complementari, capace di elaborare e attuare una strategia integrata;
  • ai Comuni, in generale, e specificatamente a quelli dell’area della costa teatina, di mettere in campo politiche concrete che guardino alla rigenerazione dei tessuti urbani e alla riqualificazione ed efficienza energetica del proprio patrimonio edilizio esistente, pianificare uno sviluppo urbanistico prevenendo la salvaguardia del terreno agricolo e degli spazi verdi e bloccando l’espansione urbanistica incontrollata. Ripensare una mobilità nuova e sostenibile, un turismo che impatti positivamente con le economie del territorio e che tenga insieme cultura, natura e agricoltura, sviluppare una nuova cultura della cura e manutenzione del territorio in un ottica di smart city.
Contenuti che trovano una naturale coesistenza e vengono rafforzati e valorizzati dall’istituzione del Parco della Costa Teatina e che necessitano di un approccio credibile e serio da parte di tutti i sindaci che sono chiamati a un atto di responsabilità nel supportare la rapida chiusura della sua perimetrazione, al fine di giungere finalmente alla creazione di questa area protetta attesa da 15 anni.
Gli abruzzesi, fuori e dentro le associazioni, hanno già dimostrato in tanti modi la propria contrarietà alla petrolizzazione della nostra regione. Lo hanno fatto attraverso centinaia di incontri e grandi manifestazioni, ma anche intervenendo in maniera sistematica nelle fasi delle valutazioni di impatto ambientale dei singoli progetti e continueranno nella lotta.
È tempo di costruire un disegno strategico nuovo per l'Abruzzo e ci auguriamo che la politica (parlamentari, consiglieri regionali e sindaci) si assuma le proprie responsabilità e faccia finalmente la scelta giusta per il nostro futuro. In particolare ce lo si aspetta da chi, votato, si è impegnato in campagna elettorale a difendere il territorio ed il mare abruzzese. È ora che la politica faccia la sua parte e che gli impegni presi in campagna elettorale si traducano in azioni concrete ed efficaci.


14.4.15

Agricoltura chimica in perdita, ma si continua ad investire sui pesticidi


Nel 2013 l’agricoltura convenzionale ha perso il 4% di occupazione e di reddito aziendale. Nello stesso periodo, secondo i dati del rapporto INEA sullo stato dell’agricoltura presentato alla fine del 2014, sono aumentati drammaticamente i costi di produzione per l’uso di concimi (+8,8%) e pesticidi (+2,3%).
La chimica non aiuta il reddito degli agricoltori, ma il governo italiano si limita a programmare un “uso sostenibile” dei pesticidi invece che puntare sull’alternativa biologica. A denunciarlo è il Tavolo contro i pesticidi, di cui fanno parte 16 associazioni nazionali ambientaliste e dell’agricoltura biologica, in occasione del convegno che si tiene oggi al CNR sul “Piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari coordinamento, ricerca e innovazione”, a cui partecipano rappresentati di tutti i ministeri interessati.
“L’attuale impostazione del Piano di Azione Nazionale - dichiara la portavoce delle associazioni Maria Grazia Mammuccini - consente ai Programmi di Sviluppo Rurale di considerare sullo stesso piano l’agricoltura biologica, quella integrata ed altri metodi come quello conservativo, che fanno uso di prodotti chimici di sintesi. Insomma si investono soldi pubblici per finanziare pratiche che fanno uso massiccio di pesticidi probabilmente cancerogeni per l’uomo, come il glifosato. Un’azione inammissibile”. 
“Con queste premesse, il Piano nazionale fa sì che la quasi totalità delle risorse dei Programmi di Sviluppo Rurale destinate ad assistenza tecnica e formazione vengano assorbite per la formazione dei produttori e di tutte le maestranze sempre e principalmente sull’uso sostenibile di potenziali cancerogeni. Certificati di abilitazione per utilizzatori, distributori e consulenti, patentini e riconoscimenti vari appesantiranno ancora di più la burocrazia che grava sugli agricoltori. Così - continua la portavoce del Tavolo - rischiamo che non ci sia nessuna risorsa a disposizione per sostenere la conversione verso il biologico e il biodinamico che non fanno uso di pesticidi, aumentano il reddito degli agricoltori e creano maggiore occupazione per i giovani”.
Il nostro Paese - secondo un rapporto dell’ISPRA del febbraio 2015 – è il maggiore consumatore tra quelli dell’Europa occidentale di pesticidi per unità di superficie coltivata, con valori doppi rispetto a quelli della Francia e della Germania. Molto alto anche il numero delle sostanze di cui si trovano importanti tracce nelle acque: 175 tipologie di pesticidi nel 2012 a fronte dei 166 del 2010 e di 118 del biennio 2007/08. E le sostanze che più spesso hanno determinato il superamento sono il glifosato e i suoi metaboliti, il metolaclor, il triciclazolo, l’oxadiazon, la terbutilazina. Per quanto riguarda il glifofosato, le associazioni tornano a chiedere al governo di mettere al bando il pericoloso pesticida dichiarato “probabile cancerogeno” per l’uomo dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) solo poche settimane fa.

Del Tavolo contro i pesticidi fanno parte: Aiab, Associazione per l'Agricoltura Biodinamica, FAI, Federbio, Firab, Italia Nostra, ISDE – Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu, PAN Italia, Slowfood, Terra ​Nuova, Touring Club Italiano, Associazione Pro Natura, SIEP, UpBio, WWF.

4.4.15

L'avventura di un capriolo...

Questa mattina è stato liberato dal Corpo Forestale dello Stato nell'Oasi WWF - Riserva regionale dei Calanchi di Atri un esemplare di capriolo.
L'animale era stato incredibilmente pescato a mare davanti a Giulianova da una imbarcazione di pescatori.
Il capriolo era stato segnalato lungo il Fiume Tordino ed è arrivato a mare dove ha continuato a nuotare verso il largo fino a quando non è stato recuperato dai pescatori di un'imbarcazione che all'inizio lo avevano scambiato per un tronco.
Una volta in porto, l'animale è stato consegnato dai pescatori agli agenti della Forestale che, dopo aver accertato che era in buona salute, lo hanno liberato presso l'Oasi WWF.






Leggende metropolitane: le vipere volanti


2.4.15

Assemblea a Pescara contro la cancellazione del CFS


Oggi a Pescara una grande assemblea di sindaci, parlamentari, rappresentanti delle associazioni ambientaliste e dei sindacati contro la cancellazione del Corpo Forestale dello Stato.

Orso Marsicano, presentazione del volume di Cambone & Isotti a Teramo


Domani, venerdì 3 aprile alle ore 17:30 a Teramo, presso la sala consiliare della Provincia di via G. Milli n. 2, WWF e CARSA Edizioni presentano il libro fotografico “Orso Marsicano” di Alberto Cambone e Roberto Isotti.
Gli Autori illustreranno il lavoro e le emozioni che sono dietro questo splendido volume di CARSA Edizioni.
La pubblicazione, frutto di 15 anni di lavoro, nasce dalla passione che ha guidato i due fotografi in questa straordinaria avventura alla scoperta di una specie simbolo della biodiversità italiana ed europea. Numerose spedizioni, migliaia di ore di preparazione, studio e appostamento, decine di migliaia di scatti fotografici: sono questi alcuni dei numeri che hanno permesso la creazione del primo libro fotografico interamente dedicato all’Orso bruno marsicano.
La presentazione, che è organizzata anche dal Centro di Documentazione Ambientale “La Gramigna” di Teramo e dal Centro di Educazione Ambientale “Monti della Laga” di Cortino con il patrocinio della Provincia di Teramo, vedrà la partecipazione, oltre che dei due Autori, di Renzo Di Sabatino, Presidente della Provincia di Teramo, Dante Caserta, Consigliere nazionale WWF Italia, e Giovanni Tavano, Amministratore Delegato CARSA Edizioni.
L’incontro sarà anche l’occasione per fare il punto sulla tutela dell’Orso bruno marsicano. Si calcola che oggi restano in vita circa 50 orsi marsicani costantemente a rischio estinzione a causa del bracconaggio e della riduzione del loro habitat naturale.
L’iniziativa si inquadra nella campagna “Crimini di Natura” (http://criminidinatura.wwf.it/) promossa dal WWF Italia per la tutela delle specie a rischio. Bracconaggio, traffico illegale di specie, deforestazione, pesca illegale sono un business da 213 miliardi di dollari che alimenta il traffico di droga e di armi, il terrorismo e le guerre che affliggono tanti Paesi in via di sviluppo in Asia e in Africa. Sono questi i crimini di Natura: sanguinose rapine che sottraggono al nostro Pianeta enormi risorse naturali ed economiche su cui fondare un futuro migliore.

No alla cancellazione del Corpo Forestale dello Stato

Momento della manifestazione a Roma del 31 marzo contro la cancellazione del Corpo Forestale dello Stato
Il Corpo Forestale dello Stato non è solo un corpo di polizia di repressione dei reati ambientali, perché opera nei campi della gestione delle aree naturali protette, della prevenzione anti incendio, dell’educazione ambientale e della ricerca scientifica. 
L’ipotesi di accorpamento alla Polizia di Stato tramite legge delega non considera che molte di queste funzioni sono poi strettamente legati ai parchi nazionali che godono dei servizi del Corpo Forestale anche in relazione all’utilizzo dei beni demaniali che vengono gestiti dai parchi per conto del Ministero delle politiche agricole e forestali.
Il rischio che si corre è che serviranno altre disposizioni normative per regolamentare queste ulteriori funzioni e che quindi, nella migliore delle ipotesi, questi servizi rimarranno quantomeno sospesi se non abbandonati.
Il provvedimento voluto dal Governo ha due obiettivi dichiarati: tagliare i costi ed aumentare l’efficienza. 
I costi non verranno però ridotti, ma rischiano anzi di aumentare: il WWF ha più volte ricordato che il CFS rappresenta il 3% di tutte le forze di polizia ed il 90% del suo costo è per il personale. Il trasferimento dei servizi oggi della Forestale ad altra amministrazione aumenterà i costi poiché si perderà l’economia di scala oggi garantita.
Riguardo l’efficienza, il primo obiettivo da porsi è quello di avere un vero e proprio corpo di Polizia ambientale unendo e coordinando le molte attività che vari enti fanno in questo settore. 
Oggi il primo obiettivo sarebbe quello di non disperdere le polizie provinciali ed unirle in una strategia nazionale. Secondo il WWF questa potrebbe coincidere con una riforma innovativa del CFS e con un suo rafforzamento, senza aumentarne i costi perché le polizie provinciali trasferite alle Regioni sarebbero sempre sul bilancio della Pubblica Amministrazione.
Nella campagna STOP AI CRIMINI DI NATURA, lanciata lo scorso ottobre, il WWF aveva già sollevato il problema mettendo un esplicito richiamo nella petizione online già sottoscritta da più di 55.000 persone per "precise garanzie per il mantenimento ed il rafforzamento del Corpo Forestale dello Stato": per firmare la petizione http://criminidinatura.wwf.it/cosa-facciamo/petizione.php.