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28.2.15

Reati ambientali non più puniti?

Nonostante in Italia venga commesso un reato ambientale ogni 43 minuti, il Governo Renzi sembra non preoccuparsene. Anzi, è intenzionato ad adottare misure che renderebbe ancora più facile per i delinquenti distruggere l’ambiente e le risorse naturali.
Con l’Atto di Governo n. 130 (Schema di Decreto Legislativo in applicazione della Legge delega 28 aprile 2014, n. 67) è stata proposta, infatti, l’introduzione nel Codice Penale di un nuovo articolo, il 131 bis relativo alla “Esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto”.
In base a questo nuovo articolo i giudici potranno decidere di non applicare la pena per tutti i reati puniti con una sanzione pecuniaria o con la reclusione sino a cinque anni. L’esenzione potrebbe trovare applicazione in relazione alla “particolare tenuità dell’offesa”, valutata in relazione alla “modalità della condotta”, alla “esiguità del danno o del pericolo” e alla “non abitualità del comportamento”. Una formulazione tanto generica da lasciare al giudice un’ampia discrezionalità nell’applicazione.
Al di là dell’assurdità di tale provvedimento in termini generali, vale la pensa ricordare che tra i reati puniti con la reclusione fino a cinque anni ci sono gran parte dei cosiddetti “reati ambientali”.
Come giustamente ha fatto notare la Presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi, “per comprendere la delicatezza ed i rischi del provvedimento basta riflettere sul fatto che quasi tutti i reati che tutelano l’ambiente e gli animali prevedono pene detentive non superiori a cinque anni o la sola pena pecuniaria. E non è meno grave il fatto che questa “non punibilità” si applicherebbe anche a molti reati posti a tutela del patrimonio culturale e delle aree protette, nonché a quelli in materia edilizia, ai reati in materia di caccia e sul maltrattamento degli animali o a tutela di valori e beni contenuti in convenzioni internazionali come quella di Washington. E non solo: la possibilità di esenzione della pena prevista nella nuova norma coinvolgerebbe anche i reati di “disastro innominato e di getto pericoloso di cose”, utilizzati fino ad oggi in assenza di una specifica normativa penale a tutela dell’ambiente”.
Va detto che la norma che si vuole introdurre prevede la possibilità di opposizione da parte della persona offesa dal reato, ma per i reati ambientali si tratta di una ben misera foglia di fico! Per la natura stessa dei beni tutelati dai reati ambientali, infatti, è sempre difficile, se non impossibile, individuare la persona titolata ad opporsi, né si può pensare che le associazioni ambientaliste possano essere presenti in tutti i tribunali d’Italia tutti i giorni a verificare le richieste di non punibilità.
Non possono sfuggire a nessuno gli enormi pericoli derivanti per i beni ambientali da questa nuova norma.
Al Governo l’obbligo di rimediare al rischio legato a questa nuova norma. Il WWF Italia si è rivolto all’Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia (capofila del provvedimento), oltre che agli Uffici Legislativi dei Ministeri dell’Ambiente e dei beni Culturali, chiedendo di escludere esplicitamente le disposizioni a tutela dell’ambiente e degli animali ed avanzando in tal senso la proposta di un apposito emendamento.

Lettera aperta di 18 Associazioni ambientaliste e di categoria per l’Area Marina Protetta “Torre di Cerrano”


L’annosa vicenda della violazione della legge istituiva dell’Area Marina Protetta di Torre di Cerrano da parte dei vongolari ha, fino ad oggi, sottratto tempo ed energie alle tante altre attività che l’AMP avrebbe potuto portare avanti.
Come già fatto lo scorso luglio con una apposita petizione, le scriventi Associazioni tornano a chiedere che l’AMP sia un effettivo strumento di protezione della biodiversità marina e di corretta promozione del territorio incentrata sulla green economy.
Al di là degli aspetti ambientali, balneatori, albergatori e commercianti che operano sul territorio risentono negativamente di determinati comportanti illegali che stanno arrecando seri danni all’immagine di un territorio e credono, oggi più che mai, che il turismo verde, non solo estivo, sia una possibile risorsa contro la crisi.
Più volte è stato fatto presente come, anche se con l’istituzione dell’AMP nel 2009 è stata ridotta la superficie utile alla pesca (riduzione peraltro molto limitata: solo 7 km sui circa 130 km di costa abruzzese), gli introiti dei vongolari non sono diminuiti, ma anzi sono aumentati (dati ufficiali IREPA) e sono ben più alti di molte altre categorie che non giovano né di aiuti pubblici né dell’utilizzo di aree pubbliche per l’espletamento delle loro attività.
La crisi sta colpendo duramente molte categorie imprenditoriali che meritano la giusta considerazione da parte di Regione, Amministratori locali ed AMP. Il Parco del Cerrano è stato istituito dal Parlamento e dal Governo con il consenso dei rappresentanti delle comunità locali: queste però vogliono che il Parco sia uno strumento di tutela e promozione del territorio, attento alle esigenze di tutti gli operatori presenti e non di una sola categoria.
Le Associazioni scriventi tornano a chiedere all’AMP ed agli Enti pubblici interessati, Regione Abruzzo in primis, un maggiore impegno nella condivisione delle scelte ed una maggiore attenzione alle richieste di quanti, in maniera pacifica e rispettosa, si sono sempre battuti per rendere questo tratto di mare – l’unico protetto di tutta la regione e l’unico nell’Adriatico con fondale sabbioso – una vera risorsa.
Le Associazioni firmatarie chiedono con forza di essere parte attiva nella stesura del nuovo Regolamento di cui si sta dotando l’AMP che deve essere redatto attraverso opportuni percorsi di condivisione e partecipazione.
Le Associazioni tornano pertanto a ribadire le richieste già fatte nella petizione del luglio scorso.

Per quanto riguarda invece le ultime novità apprese dalla stampa, le Associazioni giudicano in maniera positiva l’impegno con cui l’Assessore regionale alla Pesca, Dino Pepe, intende seguire la vicenda del rispetto della normativa di tutela dell’AMP, ed esprimono soddisfazione per l’annuncio con il quale il COGEVO avrebbe dichiarato la propria volontà di non entrare nell’AMP con le turbosoffianti, ma, al fine di garantire quella chiarezza che a volte nel passato è mancata, tornano a ribadire: 
  1. il non ingresso delle turbosoffianti nell’AMP non è una concessione dei vongolari, ma semplicemente il rispetto della normativa vigente che fino ad oggi è stata violata dal COGEVO in maniera sistematica e volontaria; 
  2. fino ad oggi la giustizia amministrativa, alla quale si è rivolto il COGEVO (riportando solo sconfitte), ha ribadito la necessità della piena tutela dell’AMP come peraltro ha fatto anche il Consiglio comunale di Pineto con apposita delibera consiliare; 
  3. prima di qualunque trattativa il COGEVO avrebbe dovuto rinunciare al ricorso contro l’istituzione dell’AMP perché una trattativa seria parte dal reciproco riconoscimento; 
  4. la ricerca di “strumenti di pesca compatibili” con un parco marino deve partire da dati oggettivi: non può essere consentito nessun tipo di strumento che possa arrecare danni o alterare l'equilibrio dei fondali marini. Non è sufficiente cambiare il nome alle turbosoffianti in “barche per la pesca artigianale con rastrelli” perché diventino compatibili! La distruzione dei fondali marini, che caratterizza ormai le aree esterne al Parco, non potrà mai essere consentita all’interno dell’AMP: anzi, come testimoniano numerosi studi scientifici, andrebbero imposti strumenti meno impattanti in tutte le aree di pesca al fine di rendere più sostenibile lo sforzo di pesca; 
  5. qualunque soluzione si potrà adottare dovrà garantire la conservazione dell’habitat presente nel Sito di Interesse Comunitario “Torre del Cerrano” della Rete Natura2000 dell’Unione Europea denominato “Banchi di sabbia a debole copertura permanente di acqua marina”. 
Pineto-Silvi, 28 febbraio 2015

Italia Nostra – Giancarlo Pelagatti
Lega Navale Pineto – Cristiano Aretusi
LIPU – Stefano Allavena
Mare Vivo – Paola Barone Barbuscia
Touring Club Italiano – Elio Torlontano
WWF – Luciano Di Tizio
Centro Studi Cetacei – Vincenzo Olivieri
Ass. Volontariato e Protezione Civile Pubblica Assistenza PROS Pineto – Anselmo Candelori
Comitato Pro Corfù – Filippo D'Agostino
ProVomano – Paolo Moscone
Tecnolenza Adriatica (FIPSAS) – Andrea Secone Seconetti
Associazione Albergatori Silvi – Leone Vallescura
Associazione Commercianti e Artigiani di Pineto – Biagio Iezzi
Associazione Commercianti Silvi – Daniela Di Febo
Balneatori Associati Pinetesi – Mauro Pavone
NAPA Nuova Associazione Pinetesi Albergatori – Pio Pavone
Coop. Balneatori Pineto e Roseto – Ariano Martella
FIBA/Confesercenti – Giuseppe Susi

25.2.15

Quando gli animali attraversano la strada

 
Domani, giovedì 26 febbraio alle ore 18:30, a Teramo, presso il Jerry Thomas Wine Bar in via Nazario Sauro n. 94, ci sarà il nuovo appuntamento con gli “Aperitivi scientifici” del WWF.
L’incontro, dal titolo “Fauna on the road. Come gli animali superano gli ostacoli sul loro cammino”, vedrà la partecipazione della dott.ssa Serena Ciabò, Ecologa dell’Università degli Studi dell’Aquila e tratterà il tema dell’interferenze tra gli animali selvatici e le strade.
Uno degli elementi artificiali di maggior contatto tra uomo e animali è costituito indubbiamente dal reticolo viario che si interseca in modo capillare con la rete ecologica provocando la frammentazione degli habitat.
Ma i problemi non sono solo ecologici. Un altro degli effetti più eclatanti è sicuramente il verificarsi di incidenti: ogni anno in Italia, oltre un milione e mezzo di animali vengono uccisi dalle auto e centinaia sono le persone che rimangono ferite in incidenti, in alcuni casi anche letali. Tutto ciò provoca gravi problemi in termini di sicurezza, spesa pubblica, controversie per i risarcimenti e conservazione della biodiversità.
La disciplina che si occupa di studiare tale fenomeno e di trovare soluzioni è la “road ecology”. Nel corso dell’incontro verranno illustrate le basi della “road ecology”, concentrando l’attenzione su come gli animali si spostano e su come si interviene sui tracciati viari per limitare gli incidenti e mantenere la continuità ambientale.
Una materia innovativa per un problema in crescita, soprattutto in una regione come l’Abruzzo, caratterizzata da un importante patrimonio di biodiversità.
Gli “Aperitivi scientifici” del WWF sono un modo per affrontare tematiche ambientali di grande interesse, unendo il piacere della conoscenza con quello di un buon bicchiere di vino. 

21.2.15

Discarica di Coste Lanciano sul fiume Tordino: infinita fonte di veleni


La stagione balneare è alle porte e, mentre quasi tutti sono distratti da altre faccende, qualcuno inizia a preoccuparsi dello stato delle spiagge.
Come ormai accade da diversi anni, materiale di ogni tipo, quasi mai di origine naturale, si sta accumulando sulla battigia.
Ma chi è il colpevole delle montagne di rifiuti che invadono le nostre spiagge e, purtroppo, i nostri fondali? Non, come qualcuno arriva incredibilmente ad affermare, le associazioni ambientaliste che hanno solo un ruolo di denuncia e di collaborazione, non certo istituzionale; non la natura matrigna che restituisce semplicemente quello che noi buttiamo; non solo qualche criminale che sversa materiale inquinante nei nostri fiumi.
No, il vero colpevole è l’indifferenza. L’indifferenza delle nostre Istituzioni che, tra pianificazioni strategiche, contratti di fiume, patti ed accordi vari, si sono dimenticate che sulle sponde dei nostri fiumi giacciono, ben note, ma (colpevolmente o incoscientemente) dimenticate, delle autentiche bombe ecologiche che continuano, lentamente ed inesorabilmente, ad inquinare i nostri fiumi ed il nostro mare.
È il caso della discarica di Coste Lanciano sul Tordino nel Comune di Roseto degli Abruzzi, che ad ogni pioggia appena più copiosa del solito, viene erosa dal fiume che porta in mare plastica e rifiuti pericolosi di ogni genere, considerato che all’epoca in cui fu realizzata questa discarica, non esisteva la raccolta differenziata, e nei rifiuti finivano pile, vernici, materiali chimici, ecc.. 
Ma Coste Lanciano non è l’unica fonte di inquinamento. Altre discariche, anch’esse note alle Autorità, costellano i nostri territori, avvelenando terra e acqua.
Ma forse per qualcuno è meglio far finta di non vedere, non intervenire con azioni concrete, non individuare fondi adeguati per risolvere il problema una volta per tutte.
Intanto giugno si avvicina e quando andremo al mare assisteremo al solito balletto dei bollettini ARTA sull’inquinamento, si griderà allo scandalo con un rimpallo di responsabilità patetico e ipocrita. E se invece, almeno per una volta, si agisse in maniera più seria?
Del resto il problema è noto, la soluzione anche. Cosa aspettiamo?

Claudio Calisti
Presidente WWF Teramo

20.2.15

Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata (e l’Orso scompare!).

La frase di Tito Livio "mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata", esprime molto bene la situazione che spesso ci troviamo a vivere relativamente alla salvaguardia dell’Orso bruno Marsicano.
Da anni il WWF e l’Associazione “Salviamo l’Orso” hanno denunciato il crescente rischio per l’Orso marsicano, minacciato nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise da un’infezione di tubercolosi bovina ormai presente nell’area da oltre due anni. Una infezione che ha già causato la morte di un’Orsa nel marzo 2014 anno e probabilmente di altra fauna selvatica.
Dopo un nuovo recente comunicato dell’Associazione “Salviamo l’Orso” sono arrivate le dichiarazioni al TGR Abruzzo del Direttore del Servizio Sanità Animale della ASL, dott. Luigi Imperiale, secondo il quale la fonte dell’infezione sarebbero gli ungulati selvatici (cervi e cinghiali), a suo dire vero e proprio serbatoio di potenziali infezioni. Il dott. Imperiale ha anche affermato che mancano dati di monitoraggio sulla fauna selvatica, che gli allevamenti sono tutti controllati ed indenni e che l’obiettivo, più o meno recondito, di chi denuncia questa situazione sarebbe quello di vietare il pascolo nel Parco con conseguenze drammatiche per 15 famiglie di allevatori.
Le Associazioni WWF Abruzzo, LIPU Abruzzo, Mountain Wilderness Abruzzo, Pro Natura Abruzzo e Salviamo l’Orso sono immediatamente intervenute, partendo da una semplice constatazione: se le dichiarazioni del dott. Imperiale fossero tutte attendibili le tesi da lui sostenute si annullerebbero a vicenda. Se come si afferma mancano o sono insufficienti i dati sui selvatici (detto per inciso: la competenza è comunque della ASL!) come si può poi sostenere che proprio i selvatici siano i vettori della infezione? Inoltre se anche così fosse, i pascoli del Parco sarebbero infetti e quindi il bestiame domestico che li frequenta ne sarebbe immediatamente contagiato e pertanto non sarebbe indenne da TBC e da altre zoonosi!
In realtà ad oggi il batterio della TBC… bovina (il nome dovrà pure significare qualcosa!) è stato isolato dalla stessa ASL a Gioia dei Marsi nel 2011 e sino ad oggi solo in un numero imprecisato di vacche vitelli e tori.
Se la fauna selvatica viene infettata, cosi come è avvenuto nel caso dell’Orsa morta a Sperone nel Comune di Gioia dei Marsi (Aq), la fonte dell’infezione è pur sempre il bestiame domestico, come dimostrato da numerose pubblicazioni note a tutti gli addetti ai lavori.
Del resto i laboratori di Brescia dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna hanno certificato che il batterio isolato nel bestiame nel 2012 è lo stesso responsabile della morte dell’Orsa nel 2014.
E il Ministero della Salute dal giugno scorso e con note successive ha chiesto la chiusura del pascolo nell’area infetta. Cosa questa mai avvenuta: anzi, a quanto pare, sembra che il Comune di Gioia dei Marsi, il Servizio Sanità Animale della Regione Abruzzo e la ASL sembrano intenzionati ad autorizzarlo nuovamente la prossima estate.
Come può essere giustificato un tale atteggiamento persino alla luce delle dichiarazioni di chi continua a dire che fonte dell’infezione sarebbe la fauna selvatica? Se cosi fosse sarebbe addirittura ancora più urgente un’immediata moratoria sul pascolo in tutta l’area per bonificarla e bisognerebbe attuare una campagna di cattura degli ungulati selvatici per monitorarne lo stato sanitario.
Il guaio dell’Orso è che chi dovrebbe agire con rapidità e decisione passa il tempo a rimpallarsi le responsabilità non adottando quelle misure che sono invece inderogabili.

18.2.15

L’Italia maggior consumatore europeo di pesticidi

 
Un micidiale cocktail di 175 pesticidi viaggia nelle acque italiane superficiali e sotterranee. Lo ha rilevato l’Ispra - l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale - nel Rapporto da poco pubblicato, confermando di fatto quanto già scritto dalla rivista Science, che indica il nostro Paese come il maggior consumatore di pesticidi per unità di superficie coltivata dell’Europa occidentale, con un consumo pari a 5,6 chili per ettaro ogni anno. Un valore doppio rispetto a quelli della Francia e della Germania.
Il dato, come sottolinea l’Ispra, continua ad essere molto alto sia per quanto riguarda il numero di fitosanitari rinvenuti sia che per la quantità di punti contaminazione.
Nel 2012, anno di riferimento della ricerca Ispra, nelle acque superficiali il 17,2% dei punti monitorati presenta concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali. Cresce anche la varietà delle sostanze riscontrate: 175 tipologie di pesticidi nel 2012 a fronte dei 166 del 2010 e di 118 del biennio 2007-2008. E le sostanze che più spesso hanno determinato il superamento sono il glifosate, il metolaclor, il triciclazolo, l’oxadiazon, la terbutilazina.
L'allarme è al centro del Tavolo delle Associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica che sono tornate a riunirsi sul tema del Piano di Azione Nazionale sull’utilizzo sostenibile dei pesticidi previsto dalla direttiva europea del 2009 e adottato in Italia solo nel 2014.
Il Piano italiano non contiene proposte concrete per tutelare la salute dei cittadini e dell’ambiente. Non è prevista una sensibile riduzione delle sostanze chimiche in uso, ma solo l’obbligo dal novembre 2015 di rispettare ciò che andrebbe rispettato per legge, ossia le prescrizioni contenute sulle etichette degli agrofarmaci.
Il rischio è che le multinazionali della chimica continuino a condizionare l’applicazione delle politiche europee nel nostro Paese e la destinazione di miliardi di euro di soldi pubblici che verranno spesi da qui al 2020 con l’applicazione della PAC, la politica agricola comunitaria. La stessa nuova programmazione dei Programmi di Sviluppo Rurale dalle Regioni per le misure agroambientali rischia di essere destinata sempre più a pratiche agronomiche che prevedono l’uso massiccio di pesticidi. Bisogna invece favorirne la reale riduzione principalmente attraverso la conversione al biologico, premiando quelle aziende agricole in grado di fare a meno dei pesticidi e che producono benefici per tutti: cibo sano, tutela dell’ambiente e della biodiversità agricola e naturale.
Il Tavolo chiede che i provvedimenti in attuazione del PAN seguano un iter trasparente visto che riguardano temi fondamentali per tutti i cittadini come la tutela della salute delle persone e dell’ambiente, che dovranno essere in primo piano per il nuovo periodo della programmazione dei fondi comunitari. Per questo il tavolo delle Associazioni ha chiesto un incontro al Ministro dell’Agricoltura e alle Regioni ma le lettere inviate all’inizio di dicembre non hanno ricevuto ancora nessuna risposta.

Del Tavolo fanno parte: WWF, AIAB, Associazione per l'Agricoltura Biodinamica, FAI, Federbio, Firab, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Slowfood, Touring Club Italiano, Associazione Pro Natura, SIEP, UpBio.

17.2.15

Salvaguardare il patrimonio arboreo e la fauna che ospita


Quante volte capita nelle nostre città di vedere intere alberature distrutte da tagli indiscriminati fatti passare per potature?
E quante volte le stesse piante su cui si è intervenuti in maniera così dissennata dopo poco tempo vengono abbattute perché ormai incapaci di riprendersi?
Il WWF Teramo, che continuamente riceve segnalazioni al riguardo da parte di cittadini, ha inviato una nota a tutti i Sindaci dei Comuni della provincia per raccomandare maggiore attenzione negli interventi di potatura che periodicamente vengono condotti.
Nella nota, indirizzata anche all’Amministrazione Provinciale di Teramo ed al Comando provinciale del Corpo Forestale dello Stato, l’Associazione ha evidenziato il valore culturale, ambientale e paesaggistico delle alberature di tutto il territorio provinciale quale patrimonio della collettività meritevole di tutela e conservazione.
Gli alberi ed il verde urbano, sia in spazi pubblici che privati, producono numerosi “servizi ecosistemici” per la cittadinanza, contribuendo a ridurre l’inquinamento ed il rumore, migliorando il microclima e perfino incidendo sul bilancio energetico delle nostre case, con positivi effetti sui cambiamenti climatici.
Le piante - compresi cespugli e siepi - devono quindi essere tutelate, valorizzate e gestite con cura, incrementandone la presenza dove possibile.
I benefici offerti dalle piante sono direttamente proporzionali al volume delle loro chiome, per cui se gli alberi vengono potati in modo non corretto, la loro efficacia diminuisce moltissimo.
Con i tagli indiscriminati effettuati si perdono le funzioni ricreative, di abbellimento del paesaggio, nonché la possibilità di rifugio avifauna ed altra fauna minore.
Effettuare potature in piena primavera o in estate, ad esempio, significa compromettere la vita stessa dell’albero ormai in piena fase vegetativa. Le potature sono interventi da pianificare per la stagione tardo autunnale ed invernale, ma che, probabilmente per ragioni economiche, non vengono mai eseguite nella stagione giusta.
E qualsiasi intervento di potatura della vegetazione, quando necessario per la salute degli alberi o per reali motivi di sicurezza, dovrebbe essere effettuato salvaguardando le specie nidificanti presenti ed evitando di arrecare loro disturbo nel periodo riproduttivo e dell’involo.
La primavera e l’estate (in particolare da marzo a luglio) rappresentano le stagioni più importanti per la vita degli animali selvatici in quanto coincidono con la fase riproduttiva a cui poi segue una fase altrettanto delicata nel corso della quale i nuovi nati devono affrontare numerose difficoltà in un ambiente molto spesso profondamente diverso da quello naturale.
I tagli e le potature comportano problemi non solo per le piante interessate, ma anche per tutte le aree verdi delle immediate vicinanze: il disturbo ed il rumore, infatti, determinano l’abbandono dei siti di nidificazione e di riproduzione vicini.
In passato nei comuni era presente personale che sapeva come gestire la vegetazione: oggi tutto questo è scomparso e spesso gli interventi vengono effettuati senza alcun supporto tecnico da parte di esperti.
Per il WWF è necessario invertire la rotta: una corretta gestione del patrimonio arboreo rappresenta un modo per rendere le nostre città più belle oltre che un modo per risparmiare denaro poiché una buona cura fa evitare di spendere denaro pubblico per successivi interventi riparatori e nuove piantumazioni.

16.2.15

Tutelare il fratino sulle spiagge d'Abruzzo: il WWF scrive a tutti i comuni costieri


Il WWF Abruzzo ha inviato una nota ai sindaci dei comuni costieri abruzzesi (Alba Adriatica, Casalbordino, Città Sant’Angelo, Fossacesia, Francavilla al Mare, Giulianova, Martinsicuro, Montesilvano, Ortona, Pescara, Pineto, Rocca San Giovanni, Roseto degli Abruzzi, San Salvo, San Vito Chietino, Silvi Marina, Torino di Sangro, Tortoreto e Vasto) con la quale ha segnalato l’urgenza di approvare entro il mese di marzo 2015 un apposito atto che, ai sensi dell’art. 1 della Legge regionale n. 19/2014, limiti l’accesso dei cani (e più in generale agli animali da affezione) sulle spiagge dove è stata riscontrata la presenza del Fratino (Charadrius alexandrinus).
Si tratta di un provvedimento di particolare importanza poiché una delle cause del decremento di questa specie, particolarmente meritevole di protezione ai sensi della Direttiva 409/79/CEE “Uccelli”, è proprio la distruzione dei nidi posti sugli arenili da parte dei cani.
“L’obiettivo è quello di contemperare l’interesse dei proprietari dei cani e di altri animali da affezione ad andare sulla spiaggia con l’interesse generale sulla tutela di una specie così importante”, dichiara Luciano Di Tizio, Delegato Abruzzo del WWF Italia. “Sono anni che come WWF, insieme ad altre associazioni e con l’Area Marina Protetta di Torre del Cerrano mettiamo in atto azioni di tutela e monitoraggio per questa specie. Attraverso semplici precauzioni possiamo salvaguardare uno degli uccelli simbolo del nostro litorale. Con la nostra lettera abbiamo anche ricordato ai sindaci di prestare grande attenzione ai lavori di pulizia delle spiagge, fornendo indicazioni al riguardo ai proprietari degli stabilimenti balneari: all’inizio della bella stagione vengono infatti distrutti decine di nidi di questi uccelli durante le azioni di pulizia delle spiagge condotte con mezzi meccanici. Negli ultimi anni la sensibilità sta fortunatamente aumentando e riusciamo a trovare forme di collaborazione con i proprietari degli stabilimenti balneari, ma c’è ancora molto da fare e tutti devono essere sensibilizzati”.

7.2.15

Scompare il suolo italiano: 90 ettari al giorno cementificati

Nel nostro Paese, negli ultimi 50 anni, il suolo è stato consumato ad un ritmo di 90 ettari al giorno (circa 10 metri quadri al secondo) di conversione urbana. Se continua così nei prossimi 20 anni ci giocheremo altri 660.000 ettari (un quadrato di 80 km di lato, una superficie ampia quasi quanto il Friuli Venezia Giulia).
Il territorio ricoperto dal cemento in Italia dal secondo dopoguerra è quadruplicata ed oggi si valuta intorno al 7,5% della superficie nazionale, contribuendo a rendere più precario l’equilibrio idrogeologico, dissipando le nostre risorse naturali e amplificando i fenomeni estremi causati dai cambiamenti climatici.
Non si arresta il consumo di suolo nel nostro Paese come emerge dal recente Report del WWF “Land transformation in Italia e nel mondo: fermare il consumo del suolo, salvare la natura, riqualificare le città”. 
L’indice di urbanizzazione pro-capite a livello nazionale è passato in 50 anni dai 120 metri quadrati per abitante agli oltre 370 attuali. Ma in alcune aree del Paese, come emerge da una ricerca coordinata dal professor Bernardino Romano dell’Università dell’Aquila la situazione è ancora più allarmante: una delle regioni più dinamiche del paese, la Lombardia, ha raggiunto i 719 metri quadrati per abitante (quasi 3,5 volte rispetto a quello rilevato negli Anni ‘50), un valore doppio di quello medio italiano ed europeo. Nei comuni costieri adriatici negli ultimi 50 anni la cementificazione e l’urbanizzazione lineare dei nostri litorali hanno avuto uno sviluppo di quasi 10 km/anno.
Da oggi il report è disponibile e scaricabile gratuitamente dal sito del WWF (www.wwf.it). Si tratta del lavoro collettivo ed antologico più aggiornato in Italia sulle cause del consumo di suolo e sulle risposte più avanzate per contenerlo nel nostro Paese e nel mondo.
Bisogna intervenire urgentemente perché stiamo assistendo ad una perdita costante e progressiva di risorse naturali, come viene confermato dall’assedio della Rete Natura 2000 (le aree tutelate dall’Europa): se si prende in considerazione un’area di prossimità di 1 km di larghezza intorno ai siti protetti si registra dagli Anni ’50 ad oggi un netto aumento della densità di urbanizzazione passata dal 2,7% al 14%.
In Italia finalmente esiste un confronto parlamentare su una proposta di legge di iniziativa governativa che definisce il suolo bene comune e risorsa non rinnovabile. Il WWF tuttavia sottolinea come sia ormai passato un anno dall’inizio della discussione alla Camera e nel frattempo i cittadini italiani e le Regioni attendono invano indicazioni valide su tutto il territorio nazionale che il Parlamento deve dare al più presto.
Il WWF propone l’obiettivo del consumo netto di suolo pari a zero per il 2050. 
Il dibattito sul contenimento del consumo del suolo e la rigenerazione urbana è al centro dell'attenzione non solo in Italia, ma anche in Europa e nel mondo. E su scala globale è aperta la riflessione sulle shrinking cities (città in contrazione), sulla crucialità degli usi del suolo in competizione tra loro (in particolare il rischio relativo al cosiddetto Land grabbing, accaparramento della terra), sul potenziamento della biodiversità nelle aree urbane o sulla progettazione del verde, dalla Green Grid (rete verde) di Londra al Green Infrastructure Plan di New York.
L'ebook presentato dal WWF è la seconda edizione del Report “Riutilizziamo l’Italia”. Nel 2013 il WWF aveva coinvolto una Rete di 27 docenti di 12 diversi atenei per un dossier di 230 pagine dal titolo "Dal censimento del dismesso scaturisce un patrimonio di idee per il Belpaese”. Al nuovo lavoro hanno collaborato 40 docenti di 12 diversi atenei (Politecnico di Bari e Politecnico di Milano, Università di Camerino, Firenze, L’Aquila, Messina, Napoli, Reggio Calabria, Roma Tor Vergata, Roma Tre, Torino, Venezia).

5.2.15

3,6 milioni di euro per il Vomano: ma si deve agire sulle cause del dissesto

Il Fiume Vomano sarà interessato da un maxi investimento di 3 milioni e 600 mila euro in arrivo dal “Piano straordinario diretto a rimuovere situazioni ad alto rischio idrogeologico” del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
A leggere il tipo di interventi proposti, però, emerge chiaramente che si continua a cercare di arginare gli “effetti”, piuttosto che bloccare le “cause” del rischio idrogeologico lungo questo fiume.
Si parla di costruire nuove opere di “arginatura” che dovrebbero mettere in sicurezza aree abitative ed industriali sorte lungo il fiume che hanno causato il progressivo restringimento degli alvei, e di costruire canali ed ulteriori opere che dovrebbero salvaguardare dal rischio erosione i manufatti realizzati sempre lungo il fiume.
Non è certo la prima volta che si opera in questo modo. E gli interventi degli anni passati, pur costati miliardi di lire, prima, e milioni di euro, dopo, non hanno prodotto reali miglioramenti.
Pur ritenendo opportuno intervenire in zone dove possibili ondate di piena potrebbero causare pericolose ripercussioni sugli abitati limitrofi, va sottolineato che si continua a commettere l’errore di ragionare per brevi tratti dei corsi d’acqua, invece di lavorare su tutto il bacino. Ma soprattutto non si fa nulla per fermare le cause di esondazioni ed erosione ed anzi si continuano ad autorizzare opere che, in dispregio delle leggi di tutela (vedi Legge Galasso e continui aggiramenti delle indicazioni del PAI), sorgono ancora oggi lungo i fiumi.
Il problema delle esondazioni, del Vomano come di tutti gli altri corsi d’acqua teramani, è dovuto al fatto che ci sono intere aree edificate in stretta vicinanza all’alveo fluviale le quali, in caso di piena, si allagano semplicemente perché il fiume rioccupa i propri spazi naturali.
Il problema dell’erosione (che nel fiume Vomano ha causato la formazione di veri e propri canyon alti fino a 15 metri), è dovuto all’aver sottratto per anni materiale solido dal fondo dei fiumi e dai rilasci dalle centrali ENEL di enormi quantità di acqua tutte concentrate in determinati momenti.
Preoccupa poi la volontà di intervenire sulla zona della foce del Vomano. Questa zona è un’oasi di protezione della Provincia di Teramo perché importantissima per la biologia di molte specie migratorie che risiedono attualmente sul bosco in destra idrografica con una colonia di cormorani ed aironi cenerino di oltre 150 animali.
Fino a quando si continuerà ad agire così si sprecheranno soldi e si causeranno gravi danni ambientali, senza incidere concretamente sulle situazioni di pericolo.
Per il WWF va decisamente cambiata strategia: si devono mettere in atto soluzioni immediate ed un piano di più ampio respiro su tutto il bacino del Fiume Vomano che, nel rispetto dell’ecosistema fluviale, siano realmente capaci di incidere sulle cause che hanno determinato il dissesto.
Nel corso degli anni sono state avanzate proposte che i nostri amministratori hanno sempre rifiutato di percorrere, anche quando erano state inserite negli strumenti di pianificazione.
È arrivato il momento di attuare una politica di reale recupero dei corsi d’acqua teramani.