14 ottobre

23.12.12

Caccia: nuova sberla per la Regione Abruzzo!

Il WWF interviene sull’ennesima bocciatura rimediata davanti alla Corte Costituzionale dalla Regione Abruzzo in materia di caccia. La Corte con la sentenza n. 310/2012, depositata il 20 dicembre 2012, ha bocciato la Legge Regionale n. 43/2011 con la quale il Consiglio regionale aveva prorogato a gennaio la caccia al Cinghiale. La Corte ha censurato sia la procedura seguita, per aver approvato la norma con Legge regionale e non con atto amministrativo di Giunta, sia i contenuti della stessa in quanto si è prorogata la caccia al cinghiale oltre i limiti previsti dalla norma nazionale.
Dichiara Dante Caserta, vicepresidente nazionale del WWF: “Ormai abbiamo difficoltà a tenere il conto delle bocciature rimediate davanti ai giudici da parte di questa amministrazione regionale. Siamo a due sentenze delle Corte Costituzionale su altrettante leggi, cinque pronunce del TAR sui calendari venatori, una ordinanza del Consiglio di Stato: questa è la cosiddetta gestione dell'attività venatoria in Abruzzo. È un fallimento completo a danno del patrimonio collettivo costituito dalla fauna. Nonostante i nostri appelli e i nostri documenti inviati in questi anni neanche l'evidenza dei fatti e le censure ottenute ad ogni livello della Magistratura hanno fatto cambiare strada ai nostri amministratori. Purtroppo alcune di queste sentenze arrivano a prelievi già realizzati in maniera illegittima. Ormai ci rimane un'ultima strada giudiziaria da percorrere, quella della Corte dei Conti a cui presto invieremo un dossier su tutta la materia. Riteniamo che chi ripetutamente stravolge le leggi per favorire i cacciatori a scapito della tutela della fauna selvatica deve risponderne direttamente anche perché impegna per mesi e mesi le strutture e i funzionari che hanno un costo sostenuto da tutta la collettività”.

Guardie... & ladri di Natura

In Italia c’è chi è “ladro… di Natura” e chi invece, come le Guardie volontarie del WWF, sceglie per vocazione, passione e senso civico di difendere in prima persona la natura ed il territorio italiano contribuendo così a custodire il Bene Comune Natura ed a presidiare il nostro Paese contro i numerosi (uno ogni 43 minuti, secondo i dati 2010 del Ministero dell’Ambiente) e variegati reati ambientali (bracconaggio, pesca di frodo, discariche e cave illegali, incendi, inquinamento, abusivismo edilizio, maltrattamento e abbandono di animali ecc.).
È questa “l’Altra Italia”, quella del volontariato e dell’impegno civile in una terra maltrattata, raccontata dalla viva voce degli attivisti WWF sul campo nel nuovo dossier “Guardie …& Ladri di Natura – Viaggio nell’Altra Italia che difende i Beni Comuni”.
E se in una recente ricerca il 56% degli italiani ha dichiarato che ogni cittadino dovrebbe fare concretamente di più per l’ambiente, a prescindere dalle politiche di Stati e Governi (fonte SWG), le 300 guardie WWF rappresentano un vero e proprio “esercito” volontario - rigorosamente disarmato, ma con il titolo di Pubblico Ufficiale - di cui tutti possono diventare parte dopo un’apposita selezione e formazione: 50 nuclei per 15 regioni, dal Piemonte alla Sicilia, che da 25 anni prestano il proprio impegno per complessivamente 55.000 ore di servizio l’anno, collaborando fianco a fianco con le forze dell’ordine e contribuendo concretamente alle battaglie quotidiane che hanno segnato negli anni la storia del nostro territorio.
Dal vissuto quotidiano delle guardie WWF emerge un grande obiettivo comune: difendere la natura e la legalità ambientale, combattendo e prevenendo un malaffare fatto di oltre mille reati in materia di bracconaggio, inclusi quelli di pesca abusiva; oltre 700 persone denunciate, nel solo 2011 (secondo i dati del Corpo Forestale dello Stato); 16 morti e 48 feriti nella sola stagione venatoria 2012-2013 (dati Associazione Vittime della Caccia). Per comprendere la portata del fenomeno basti pensare che l’Italia, con poco più di 700.000 cacciatori, è il primo Paese esportatore al mondo di armi sportive, commerciali e munizioni.
Dalle testimonianze delle Guardie volontarie WWF, raccolte nella seconda parte del dossier, emergono alcuni casi, particolarmente eclatanti e significativi, che fotografano in Italia non solo una vasta gamma di reati ambientali ma anche alcuni interessanti fenomeni di carattere sociologico.
Tra questi, il cosiddetto turismo “venatorio” che porta diversi cacciatori padani, estimatori della cosiddetta “polenta e osei”, a spostarsi dalle regioni del Nord Italia in Calabria per cacciare illegalmente migliaia di uccelli da mangiare in alberghi e ristoranti complici di questo “rituale padano”. Passando dall’altra parte dello Stretto, in Sicilia, troviamo una realtà simile: il racket di uccelli canori (cardellini, verzellini e verdoni), usati come richiami vivi dai bracconieri per attirare le loro prede, che fornisce “pietanze illegali” ai ristoranti del Nord. Un fenomeno, quello delle “prede proibite” vendute ai ristoranti, che diventa per i cacciatori una vera e propria professione per sbarcare il lunario. Non solo, in Sicilia il commercio illegale di specie ha persino una vetrina all’aria aperta: il mercato rionale di Palermo dove, tra i banchi di Ballarò, si svolge la vendita abusiva di uccelli selvatici con un discreto giro d’affari, dove cardellini e altri piccoli uccelli costano dai 10 ai 1000 euro. Risalendo verso la Puglia, invece, scopriamo che a Brindisi c’è un crocevia di commercio illegale di specie protette provenienti dai Balcani, dalla Romania dal Delta del Danubio e non solo. Proprio grazie alle attività di controllo delle guardie WWF pugliesi è stata fermata una donna con due rare civette delle nevi, poi rivelatasi una delle più grandi trafficanti al mondo di animali esotici. Domina una spietata deregulation in Sardegna visto che nell’Isola, vero e proprio scrigno di biodiversità del Mediterraneo, manca un Piano Regionale Faunistico che regolamenti la caccia; elemento che offre un terreno fertile al cosiddetto “nomadismo venatorio”. In Campania l’attività dei “vigili col Panda” è un presidio a 360° di legalità sul territorio che - oltre alle attività di caccia e commercio illegale di fauna selvatica che raggiungono il loro apice durante i campi antibracconaggio di Ischia e Salerno - li ha portati a scoprire anche discariche, traffico e smaltimento illegale di rifiuti. Una piaga, quella dei reati ambientali connessi al ciclo dei rifiuti, comune anche al Lazio, che si aggiunge a quella dei numerosi incendi, scoppiati fino alle porte di Roma, che quest’anno hanno colpito la regione. Salvaguardia delle dune costiere, con tanto di ritorno del fratino, e lotta alla pesca illegale e alle relative strutture abusive, sono invece il fiore all’occhiello delle guardie del WWF Abruzzo. Al nucleo di guardie WWF delle Marche va il merito di aver individuato diversi depuratori cittadini non funzionanti e di essere riusciti a contrastare il fenomeno del bracconaggio sfruttando la normativa urbanistica, visto che le strutture usate dai cacciatori per gli appostamenti sono dei veri e propri abusi edilizi. Dall’Emilia Romagna arriva uno dei primi bilanci positivi: il numero dei cacciatori, nella sola provincia di Rimini, è diminuito da 12.000 negli anni ’80, ai 4.500 di attuali, anche a seguito delle condanne in tribunale dei bracconieri più incalliti. Quattro sanzioni amministrative su 10 controlli è invece la fotografia dell’illegalità ambientale in Umbria, mentre in Toscana, emerge che la presenza dei cinghiali, aumentati a dismisura negli ultimi anni, è in realtà dovuta proprio ai cacciatori che hanno importato nella regione animali provenienti dall’Est europeo, più grandi di dimensioni e più prolifici rispetto all’esemplare maremmano. Tra i risultati ottenuti in Liguria, l’aver smascherato la cattura di uccelli selvatici con la falsa scusa dello scopo scientifico e l’aver attivato per primi un sistema telematico per l’invio della notizia di reato alla Procura della Repubblica che sarà poi esteso a tutto il territorio nazionale. Tra i problemi da affrontare in Piemonte, il caso surreale di gare motociclistiche in aree naturali autorizzate dai Sindaci (a causa della recente modifica della Legge Regionale). Dalla Lombardia ci arriva il racconto del ‘fronte caldo’ delle Valli Bresciane, interessate proprio in questi giorni dall’“Operazione Paperopoli” sulla cattura illegale di anatre: i cacciatori hanno sostituito i richiami elettroacustici, vietati dalla legge e usati per far avvicinare le prede, con degli mp3, registrati sui telefoni cellulari, che riproducono il canto degli uccelli. Infine, il viaggio lungo lo Stivale attraverso l’attivismo ambientalista targato WWF approda in Friuli Venezia Giulia, dove le guardie WWF ci segnalano il triste fenomeno del bracconaggio “urbano” nelle aree verdi di città, dove le Guardie WWF hanno rinvenuto lacci per catturare uccelli, lepri ed altri piccoli mammiferi, usati probabilmente da persone in gravi difficoltà economiche per cibarsi.

COME SI DIVENTA UNA GUARDIA WWF?
Per diventare una Guardia WWF bisogna essere maggiorenni, senza precedenti penali, essere attivisti WWF almeno da un anno, partecipando alle attività delle proprie sezioni WWF regionali e locali. L’aspirante ‘vigile col Panda’ dovrà poi frequentare specifici corsi – organizzati dalle amministrazioni locali o della stessa Associazione – e, superato il relativo esame, potrà essere proposto al Coordinamento nazionale per l’avvio delle pratiche di nomina.

Torre di Cerrano nella Rete Natura2000


Nei giorni scorsi la Commissione Europea ha deliberato i nuovi Siti di Interesse Comunitario (SIC) nel quadro della Rete Natura 2000. Tra questi c’è anche l’Area Marina Protetta di Torre del Cerrano.
Si tratta del compimento di un processo di estrema importanza avviato dal Consorzio di Gestione dell’Area Marina Protetta Torre del Cerrano già nel 2010, immediatamente dopo l’istituzione, avendo chiara l'importanza di tale riconoscimento.
È un riconoscimento atteso su cui l’AMP Torre del Cerrano ha basato molto della propria attività di programmazione pluriennale.
Il Presidente dell’Area Marina Protetta, l’Avv. Benigno D’Orazio, ha spiegato: “Si tratta di un riconoscimento importante che assume un valore strategico nella prospettiva futura dell’ente. L’Unione Europea, infatti, nel nuovo sestennio di programmazione 2014-2020 ha previsto un binario preferenziale per lo stanziamento delle risorse economiche solo a quelle aree protette riconosciute nella rete Natura 2000 come appunto, da oggi, la nostra AMP”.
La rete comprende Siti di Interesse Comunitario, in forza della Direttiva “Habitat”, e Zone di Protezione Speciale, riconosciute in base alla Direttiva “Uccelli”.
Ne consegue che vari progetti già presentati (come ad esempio il Progetto C.al.it sulla tutela della costa, presentato sul Programma Life+, o un altro per il Piano di Gestione del SIC presentato sul programma di finanziamento specifico in materia della Regione Abruzzo) e tanti altri in fase di elaborazione avranno maggiori possibilità di accesso a fondi stanziati sia a livello comunitario che nazionale e regionale.
Infine non va sottottaciuto l’ulteriore promozione del turismo nel territorio, stante il carattere internazionale della Rete Natura 2000 e la sempre maggiore richiesta di turismo sostenibile da parte di operatori e vacanzieri.

Foto conclusiva di Borghi Attivi


Al termine del convegno "Borghi Attivi, la ricostruzione dalla partecipazione", alcuni dei tanti volontari ed animatori che hanno lavorato al progetto "Borghi Attivi"!

19.12.12

Domani, convegno finale Borghi Attivi


Domani, giovedì 20 dicembre 2012, dalle ore 15 si terrà a Teramo presso l’Aula Tesi della Facoltà di Scienze Politiche al Campus universitario di Coste Sant’Agostino, il convegno “Borghi Attivi, la ricostruzione dalla partecipazione” durante il quale saranno presentati i risultati del progetto “Borghi Attivi per lo Statuto partecipato dei luoghi” (www.borghiattivi.it), promosso dal WWF Teramo come capofila di una rete di associazioni locali, cooperative ed enti locali e finanziato dal bando per la Progettazione Sociale “Emergenza Abruzzo” dell’Associazione delle Casse di Risparmio Italiane.
Obiettivo del progetto è stato quello di coinvolgere le comunità locali di cinque paesi colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009 - Civitella Casanova, Fano Adriano, Fontecchio, Pescomaggiore (L’Aquila) e Santa Maria del Ponte (Tione) - in altrettanti percorsi di progettazione partecipata per elaborare uno “Statuto dei Luoghi” che riprende l’anglosassone “Village Design Statement” o VDS (in Italiano “Dichiarazione sul progetto del paese”), strumento nato ed applicato nel Regno Unito per far fronte a problemi ben noti: i cambiamenti economici e demografici e le nuove espansioni urbane tendono ad inglobare le aree rurali, portando alla perdita delle identità locali e paesaggistiche, allo sfaldamento delle comunità rurali ed all’estinguersi della loro visione del futuro, esattamente come sta accadendo a tanti abitanti dei paesi colpiti dal terremoto che oggi sempre di più si sentono “stranieri in casa”.
In oltre un anno di lavoro, attraverso decine e decine di incontri e manifestazioni, è stato chiesto ai cittadini dei paesi coinvolti ed a coloro che li hanno visitati durante le vacanze, di descrivere le proprie aspettative sulla ricostruzione sullo sviluppo di questi piccoli centri.
Nel convegno di domani saranno illustrati i risultati del lavoro svolto e saranno presentate cinque pubblicazioni realizzate (una per ciascun paese) con le Linee guida per lo sviluppo locale ed estetico elaborate con i contributi raccolti.
“Il processo attivato si è rilevato molto interessante”, dichiara Alessio di Giulio, coordinatore del progetto “Borghi Attivi” e responsabile del Centro di Educazione al Paesaggio “Torre del Cornone” di Fontecchio. “Sono molto rari i casi di progettazione partecipata in aree rurali e il progetto Borghi Attivi costituisce un unicum nel suo genere in quanto ha portato gli abitanti non solo a formulare richieste e rivendicazioni per gli enti locali, ma anche ad elaborare dal basso delle linee guida estetiche condivise per conservare e rafforzare l’identità e la bellezza dei borghi e del paesaggio”.
“Come WWF siamo soddisfatti dei risultati di questo progetto”, dichiara Dante Caserta, Vicepresidente WWF Italia. “All’inizio, vista anche la novità, vi è stata qualche difficoltà nel far partecipare le persone: è evidente che siamo poco abituati a queste forme di partecipazione che mirano a coinvolgere direttamente i cittadini nelle scelte da compiere. Con il passare del tempo, però, l’adesione è andata aumentando fino ad arrivare alla predisposizione di documenti partecipati. Ora si apre la parte più impegnativa: dare forza alle linee guida elaborate traducendole in strumenti di pianificazione reali. Da questo punto di vista registriamo positivamente che sia l’Amministrazione Comunale di Fontecchio che quella di Fano Adriano hanno già adottato le Linee guida relative ai loro paesi, mentre il Comune di Tione ha deciso di appoggiare le Linee guida adottate per la frazione di Santa Maria del Ponte. Confidiamo che anche le altre due realtà coinvolte facciano al più presto questa scelta”.

Con la bici sul treno, gratis!

Il trasporto gratuito delle biciclette sui treni è una realtà in diverse Regioni d’Italia.
Sulla costa adriatica Marche e Puglia hanno stipulato apposite convenzioni con Trenitalia, del costo di poche migliaia di euro, per permettere ai ciclisti di trasportare a bordo dei treni le proprie biciclette gratuitamente.
E per far si che anche la Regione Abruzzo stipuli una convenzione simile il Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano, di cui fa parte anche il WWF, ha scritto all'assessore Regionale Morra, per chiedere di intervenire per fare in modo che sulla linea adriatica si colmi, almeno in parte, il vuoto costituito da Abruzzo e Molise.
La presenza di un percorso ciclabile, la cosiddetta "Ciclovia Adriatica", da poco rilanciata dal progetto Ve.Le. - ciclovia Venezia Lecce - già realizzato in diversi tratti e con progetti in attesa di essere attuati (si pensi alla via verde della costa teatina), assumerebbe un maggior valore, anche ai fini turistici, se fosse possibile spostarsi, gratuitamente, su treno, su di una linea ferroviaria praticamente adiacente al percorso ciclistico.

16.12.12

Borghi Attivi. 20 dicembre 2012: a Teramo il convegno di chiusura



Si avvia alla conclusione il progetto "Borghi Attivi per lo Statuto partecipato dei luoghi”, promosso dal WWF Teramo e finanziato dal bando per la Progettazione Sociale “Emergenza Abruzzo” dell’Associazione delle Casse di Risparmio Italiane.
Giovedì 20 dicembre 2012, alle ore 15, presso l'Aula Tesi della Facoltà di Scienze Politiche Università di Teramo al Campus universitario di Coste Sant’Agostino si terrà il Convegno "Borghi Attivi. La ricostruzione dalla partecipazione" durante il quale saranno presentati i risultati di oltre un anno di lavoro condotto in cinque paesi abruzzesi (Civitella Casanova, Fano Adriano, Fontecchio, Pescomaggiore e Santa Maria del Ponte).

Programma della giornata
Saluti
Everardo Minardi, Dipartimento di teorie e politiche dello sviluppo sociale dell’Università degli Studi di Teramo
Giustino Vallese, Presidente Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Teramo
Massimo Pichini, Presidente Centro Servizi Volontariato di Teramo

Interventi
Alessio di Giulio, Centro di Educazione al Paesaggio “Torre del Cornone”: Il progetto “Borghi Attivi per lo Statuto partecipato dei luoghi”
Raffaele Di Marcello, Dottorato di ricerca "Sociology of Regional and Local Development" Università degli Studi di Teramo: "Partecipazione, condivisione e pianificazione. Quando il territorio è di tutti"
Carlo Ricci, Esperto in sviluppo locale per il Ministero per la Coesione Territoriale: "L'importanza della partecipazione nello sviluppo delle aree interne italiane"
Sabrina Ciancone, Sindaco di Fontecchio: "Piani di ricostruzione e processi partecipativi"

L’esperienza “Borghi Attivi” in cinque paesi colpiti dal terremoto del 2009
Donatella Toppeta, L’esperienza di Civitella Casanova
Vanessa Ponziani, L’esperienza di Fano Adriano
Teresa Ciambellini, L’esperienza di Fontecchio
Ernesto Marinetti, L’esperienza di Pescomaggiore
Marco Polvani, L’esperienza di Santa Maria del Ponte

Conclusioni
Pino Furia, Presidente WWF Teramo

Modera
Luciano Di Tizio, Presidente WWF Abruzzo

ImBottigliAmo

Con le cerimonie di premiazione, già svolte in due scuole di Chieti, si avvia a conclusione il progetto “InBottigliAmo” varato dalla Regione Abruzzo e dal WWF per favorire la riduzione dei rifiuti e in particolare delle bottiglie in plastica.
Sono stati coinvolti 1.000 alunni di 45 diverse classi (39 di scuola primaria; 6 di secondaria di primo grado) nelle province di Chieti e Pescara. In ogni classe una operatrice del WWF ha realizzato due incontri (tra il 5 ottobre e l’11 dicembre), ciascuno di 2 ore, per trasmettere l’importanza del “risparmio” e della salvaguardia delle risorse naturali a cominciare dall’acqua, per spingere i ragazzi ad interrogarsi sulle proprie abitudini, per creare la consapevolezza che ogni singolo comportamento è importante nella risoluzione delle problematiche ambientali.
Particolare attenzione è stata rivolta alle “4 R”, Riduzione, Riutilizzo, Recupero e Riciclaggio, che devono assumere una importanza decisiva nella vita quotidiana di ciascuno di noi se non vogliamo trovarci in un futuro non troppo lontano letteralmente sommersi dai rifiuti. In tal senso può fare molto il ritorno al consumo dell’acqua di rubinetto, sempre a disposizione, più controllata ed economica e che non comporta il consumo di grandi quantità di plastica.
I ragazzi, attraverso il gioco, hanno preso consapevolezza del problema, trasmesso indirettamente anche alle famiglie, com’era nello spirito del progetto.
Sono stati anche creati disegni di gruppo che avevano come tema i cicli naturali e quelli antropici. Per le attività sono stati utilizzati materiali di scarto, suggerendo così anche in questo modo il messaggio del recupero. Ciascuna classe ha anche prodotto un depliant messo a concorso con tutti quelli realizzati dalle altre scuole: i migliori, differenziati per le varie categorie scolastiche, scelti da una apposita giuria, saranno diffusi attraverso i canali telematici del WWF e utilizzate per altre campagne informative sul tema.
Nelle cerimonie conclusive a ogni ragazzo partecipante al Progetto è stata consegnata una bottiglietta “speciale”, con i simboli delle Regione e del WWF, in polietilene, completamente riciclabile, atossica, senza bisfenolo A (BPA free), da riutilizzare più e più volte, in sostituzione di quelle “usa e getta” delle acque minerali.
“La convinta adesione degli alunni, degli insegnanti e dei dirigenti scolastici – ha dichiarato il Presidente del WWF Abruzzo, Luciano Di Tizio – è la migliore ricompensa per gli sforzi che la nostra associazione compie ogni giorno in difesa dell’ambiente. Ringrazio la Regione e le tante scuole che ci hanno creduto: i mille ragazzi che hanno partecipato, ne sono certo, diventeranno ambasciatori di un corretto modo di vivere e attraverso il loro entusiasmo e la loro partecipazione potremo restituire alla Terra una concreta speranza per un futuro migliore”.

9.12.12

Acqua: proposta di legge regionale alternativa

Mercoledì 12 dicembre, alle ore 17:30, presso il Centro di Documentazione Ambientale WWF “La Gramigna”, in via De Vincentiis (Edificio Croce Rossa) a Teramo, il Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua proporrà ai partecipanti un confronto sulla proposta di legge regionale alternativa per il servizio idrico integrato.
Si tratta di un disegno di legge in linea con l'espressione dei 600.000 cittadini abruzzesi che il 12 e 13 giugno 2011 hanno decretato democraticamente l'acqua come bene comune non economico, poiché essenziale ed insostituibile.
La legge regionale attualmente in vigore sul Servizio Idrico Integrato risulta essere gravemente carente e insoddisfacente, poiché interamente basata sull’art. 23bis del decreto Ronchi, abrogato dal Referendum popolare e rinnegato dalla sentenza del 20 luglio 2012 della Corte Costituzionale. Nonostante questi argomenti, i vertici della Regione stanno procedendo con l’iter di approvazione della proposta di Regolamento di esecuzione della legge, tradendo così la volontà popolare.
Oltre questo, la particolare situazione gestionale che sta attraversando l’Abruzzo, tra disservizi, scandali e recupero crediti forzosi, richiede un cambiamento verso una gestione diversa, realmente pubblica e partecipata del bene comune acqua.
Organizzando appuntamenti di presentazione e di confronto in tutto il territorio abruzzese, vogliamo analizzare l’attuale situazione legislativa e gestionale della Regione Abruzzo del servizio idrico integrato per rilanciare l’iniziativa territoriale verso l’obiettivo della piena ripubblicizzazione del servizio.
Un rilancio che necessita di un rinnovato intreccio con tutte le forze di movimento, sociali, politiche, sindacali e istituzionali intenzionate a promuovere una gestione diversa, davvero partecipativa dei cittadini e dei lavoratori che garantisca un utilizzo del bene comune acqua davvero sostenibile e solidale.
La nostra proposta di legge riconosce l’acqua come bene comune non economico, da gestire pertanto con finalità sociali ed ambientali, senza scopi di lucro; propone la trasformazione delle attuali Società per Azioni in Consorzi di Servizi Sociali o in Aziende Speciali, di cui saranno protagonisti i Comuni, per garantire la gestione dell'intero ciclo con criteri di efficacia, trasparenza, equità sociale e solidarietà; prevede la ridefinizione degli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) in base ai bacini idrografici presenti nel nostro territorio, contro il criterio semplicistico di divisione in base al territorio provinciale; garantisce il diritto di ciascun individuo al quantitativo minimo vitale giornaliero, fissato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità in 50 litri al giorno per persona, grazie all’istituzione di un fondo regionale per il diritto all'acqua; obbliga alla pubblicazione periodica dei dati sulla qualità dell’acqua sui siti web di ASL e ARTA, dei verbali e delle deliberazioni adottate da assemblee e consigli di amministrazione sull’albo e sui siti web di Regione e Consorzi, nonché la previsione di reali forme di partecipazione negli organi istituzionali tramite rappresentanti di cittadini, forze sindacali, associazioni ambientaliste e dei consumatori, affinché sia garantita la trasparenza nella gestione del Servizio Idrico Integrato in Abruzzo.
Insieme possiamo farcela: partecipiamo e mobilitiamoci!

Mediterraneo Bollente



Il Mar Mediterraneo è particolarmente sensibile ai cambiamenti climatici che causano mutamenti meteorologici, biologici, ecologici e sociali. Dal cambiamento delle correnti all'arrivo degli uragani, dall'invasione delle specie aliene allo spostamento delle rotte dei grandi cetacei al crollo della pesca intensiva, all’acquacoltura selvaggia ed all’innalzamento del livello del mare: il “mare nostrum” non è più quello che conoscevano i nostri padri.
Martedì 11 dicembre 2012, alle ore 20,45, presso la Sala Polifunzionale del Comune di Pineto, in via Trieste, una serata sarà dedicata a questo tema con la proiezione del film “Mediterraneo Bollente”, di Eugenio Manghi, ed insieme all’autore sarà sviluppata una introduzione all’argomento a cura di Domenico Cimini del CETEMPS, Centro di Eccellenza di Telerilevamento e Modellistica numerica per la Previsione di eventi Severi, dell’Università degli studi dell'Aquila.
Il film è un invito, rivolto a tutte le culture mediterranee, a lavorare insieme, in pace, per la rinascita del nostro mare ed è stato realizzato grazie al supporto di CNR-Ismar, ENEA, Fondazione CIMA, Università di Pavia, Università del Salento, con la collaborazione dell’Università di Istanbul e dell’Istituto Oceanografico e Limnologico di Tel Aviv e con il patrocinio della Città di Venezia, di Federparchi e dell’Istituto Tethys.
L’ingresso è gratuito e l’invito è rivolto a tutti: adulti, bambini e anziani, ricercatori, studiosi e studenti, appassionati e curiosi. Il film è per tutti, particolarmente appassionante ed apprezzato ovunque presentato e proiettato.

7.12.12

Puglia e Marche approvano la legge sulla mobilità ciclistica. E l'Abruzzo?



Mercoledì 5 dicembre è stata una giornata storica per la mobilità ciclistica nella Regione Puglia. Il Consiglio regionale con procedura d’urgenza, infatti, ha approvato con 44 voti favorevoli e 3 astensioni la proposta di legge sugli “Interventi per favorire la mobilità ciclistica” presentata tempo fa dal Consigliere regionale Antonio Decaro ed avallata dall’Assessore alle Infrastrutture strategiche e Mobilità della Regione Puglia Guglielmo Minervini che così si è espresso: “Abbiamo avvertito la necessità di mettere ordine in una materia, quella della mobilità ciclistica, che negli ultimi anni ha subito uno sviluppo tumultuoso”.
Il 27 novembre scorso era stata la volta della Regione Marche, che ha approvato anch’essa una norma atta a favorire la mobilità ciclistica in regione, che ha seguito di poco la Regione Toscana, dotatasi di una norma regionale specifica in data 29 maggio 2012.
E così, altre tre regioni, dopo la Lombardia, prima in assoluta ad aver approvato una legge apposita (la n. 7/2009) hanno leggi regionali vigenti per lo sviluppo della mobilità in bicicletta.
E l’Abruzzo?
La proposta di legge, originariamente presentata nel 2010 (n. 144/2010) e stata poi modificata e ripresentata nel 2011 e nel 2012 (n. 283/2011 e 421/2012) per essere finalmente inviata al Consiglio delle Autonomie Locali, dopo una serie di modifiche consigliate dall'Ufficio Legislativo del Consiglio Regionale e un’audizione delle associazioni promotrici della mobilità ciclistica, per il parere di competenza.
Un lungo iter, quindi, per la norma abruzzese, alla quale, tra l’altro, si è in parte ispirata la norma pugliese. Un iter non ancora concluso, ma che, si spera, porterà a breve all’approvazione di una norma ormai necessaria per lo sviluppo, anche economico, della nostra regione.
Che l’utilizzo della bicicletta, sia per gli spostamenti urbani che per il cicloturismo, porti vantaggi alla collettività è un concetto che sta sempre più consolidandosi tra amministratori e cittadini. Lo dimostra il fatto che, quest’anno, il numero di biciclette vendute ha superato quello delle auto, e nascono sempre più associazioni ed iniziative per favorire la mobilità ciclistica. Occorre, però, un decisivo cambio di abitudini, soprattutto nella pianificazione delle nostre città e nei nostri territori, e la legge abruzzese, se approvata in tempi brevi, potrà contribuire alla necessaria crescita culturale e amministrativa che porterà alla diffusione delle due ruote in tutto l’Abruzzo.
In questi giorni, tra l'altro, fioriscono iniziative locali per la realizzazione di percorsi ciclabili, come i recenti finanziamenti della Regione Abruzzo per la sicurezza stradale a progetti che prevedono la messa in sicurezza di itinerari per ciclisti, o l’iniziativa del Comune di Pineto per la realizzazione di una ciclovia nella vallata del Vomano.
L’appello che il Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano lancia ai consiglieri regionali abruzzesi e “fare presto”, in modo che i benefici della norma si avvertano da subito.

2.12.12

No alla caccia a cervo e capriolo

Il WWF e l’associazione Animalisti Italiani nei giorni scorsi hanno depositato al Tribunale Amministrativo Regionale di L'Aquila un nuovo ricorso contro l'approvazione da parte della Giunta regionale della Regione Abruzzo di un regolamento che apre la strada alla caccia a cervo e a capriolo.
Il regolamento, contenuto nel documento “Indirizzi generali per la gestione delle popolazioni di Cinghiale e principi generali per la gestione delle popolazioni di Cervo e Capriolo”, era stato approvato dalla Giunta Regionale nel 2011, ma, stranamente, la delibera era stata pubblicata sul BURA solo il 26 settembre 2012 probabilmente per permettere l'immediata approvazione di ulteriori provvedimenti attuativi all'Amministrazione Provinciale di Pescara il 4 ottobre scorso (discussione poi rinviata a causa dei dubbi insorti tra gli stessi cacciatori). Alla pubblicazione sul BURA è seguita una forte presa di posizione da parte dell'opposizione in Consiglio Regionale sulle modalità di approvazione del documento che avrebbe leso le prerogative del Consiglio. I dubbi dell'opposizione hanno trovato conferma nel parere del Collegio per le Garanzie Statutarie della Regione che ha riaffermato la natura regolamentare del provvedimento e, quindi, la competenza del Consiglio Regionale e non della Giunta per la sua approvazione.
“La Giunta Regionale, a seguito del parere del Collegio, avrebbe dovuto immediatamente ritirare la delibera ammettendo di aver compiuto un passo falso”, dichiara Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia. “Abbiamo aspettato fino all'ultimo un ravvedimento operoso che non c'è stato e siamo stati costretti a depositare l'ennesimo ricorso al TAR in materia di caccia. È deprimente pensare quante risorse pubbliche – tra impegno dell'avvocatura, dei giudici e dei funzionari – si devono perdere per un provvedimento che non solo è stato censurato dal Collegio delle garanzie Statutarie, ma che ha visto anche una vera e propria sollevazione popolare dei cittadini abruzzesi che sono contrari alla mattanza di animali come cervo e capriolo. Il buon senso e la decenza avrebbero consigliato di evitare un inutile contenzioso visto che il provvedimento, a nostro avviso, è illegittimo non solo per la procedura di approvazione seguita, ma anche per i contenuti. Infatti vi sono evidenti contrasti con la Legge quadro sui parchi del 1991, visto che il regolamento prevede che siano le province ad autorizzare l'ingresso di cacciatori nelle aree protette in aperta violazione delle norme nazionali. Purtroppo il Presidente Chiodi ha perso un'occasione per richiamare il suo assessore Febbo ad una gestione della materia venatoria più attenta alla tutela degli interessi collettivi e non a quella delle parti più estremiste del mondo venatorio, dopo anni di sconfitte davanti a TAR, Consiglio di Stato e Corte Costituzionale”.
Ancora una volta il WWF ringrazia l'Avv. Michele Pezone che ha curato l'atto di ricorso e rivolge un appello ai cittadini abruzzesi affinché aiutino WWF ed Animalisti Italiani a sostenere le spese per tutti questi contenziosi che le due associazioni sono costrette ad affrontare per difendere la fauna abruzzese.

Biodiversamente a Teramo: il video