14 ottobre

25.11.11

In piazza per l'acqua e la democrazia

Il WWF Italia, componente del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, aderisce alla Manifestazione nazionale “In piazza per l’acqua, i beni comuni, la democrazia” che si terrà a Roma sabato 26 novembre dalle ore 14 in Piazza della Repubblica.
Sembra paradossale, ma in Italia si deve andare in piazza anche quando la volontà dei cittadini è stata espressa in maniera chiarissima.
Nonostante oltre il 95% dei votanti ai referendum del giugno scorso, in maniera plebiscitaria, si è espresso contro la privatizzazione dell’acqua, ad oggi, se si esclude l’esperienza del Comune di Napoli, culminata con l’istituzione del primo Assessorato ai Beni Comuni in Italia, in nessun posto è stato avviato il processo di ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico, né tantomeno si sono date indicazioni per l’eliminazione dalle tariffe pagate dalle famiglie di quel 7% (che in molti casi è di gran lunga maggiore) su cui si basa il profitto dei privati.
Così dalla straordinaria vittoria del 12 e 13 giugno è necessario tornare in piazza per chiedere con forza il rispetto del risultato referendario.
Un appuntamento decisivo, quello della manifestazione nazionale di sabato prossimo, in cui anche il WWF scenderà in piazza insieme al popolo dell’acqua non solo in difesa dell’acqua bene comune, ma anche della democrazia che rischia di essere messa fortemente in discussione dal mancato rispetto del voto di oltre 26 milioni di italiane ed italiani. E sarà anche l’occasione per ribadire che uguale intransigenza l’avremo nel chiedere il rispetto del voto degli italiani contro l’energia nucleare!
Il WWF, anche in vista di appuntamenti cruciali come la Conferenza sui cambiamenti climatici di Durban (28 novembre – 9 dicembre 2011) e del Summit ‘Rio + 20’ sullo Sviluppo Sostenibile (22 giugno 2012) ritiene fondamentale richiamare l’attenzione del dibattito nazionale e internazionale su una risorsa come l’acqua, fondamentale per gli ecosistemi e la sicurezza del territorio.
È sotto gli occhi di tutti come una gestione scellerata del nostro territorio e la mancanza di misure per contrastare i cambiamenti climatici stanno presentando un conto pesantissimo in termini di vite umane e di danni alle case ed infrastrutture. È ora di modificare radicalmente questo assurdo modello di insostenibile sviluppo che rappresenta una delle cause della crisi mondiale che sta colpendo l’intero Pianeta.

19.11.11

Inaugurato Ecocentro a Pineto








Pineto si differenzia. Venerdi 18 novembre, alle ore 10.00, è stato inaugurato l’Ecocentro, una piattaforma di circa 3.500 mq attrezzata per lo stoccaggio dei rifiuti urbani differenziati che ospita al suo interno una vera e propria “scuola ambientale”.

All'inaugurazione ha partecipato il WWF con una serie di laboratori didattici per i ragazzi delle scuole di Pineto presenti all'iniziativa.

15.11.11

Festa per Amnesty International e WWF



Quest’anno, due delle principali organizzazioni internazionali non governative festeggiano i loro primi 50 anni di vita.
Amnesty International e WWF, infatti, sono entrambe nate nel 1961 e da mezzo secolo sono impegnate nella difesa dei diritti civili e dell’ambiente in ogni parte del mondo.
In 50 anni queste due associazioni hanno raggiunto moltissimi obiettivi, potendo contare sull’appoggio di decine di migliaia di volontari e su milioni di sostenitori che finanziano campagne e progetti in tutti i Paesi.
Per celebrare questa importante ricorrenza le realtà teramane di Amnesty International e WWF hanno organizzato per giovedì 17 novembre, a partire dalle ore 20, presso il pub King Arthur in via Coste di Sant’Agostino a Teramo una cena con musica live con alcuni protagonisti del panorama musicale della nostra città: Marina De Carolis e Remo Leonzi, che presenteranno il loro spettacolo “Poesia in musica” e, a seguire, il gruppo “The Swollencheek”.
Una serata di divertimento e musica per celebrare i risultati raggiunti ed annunciare le prossime iniziative.
Per prenotazioni ed informazioni è possibile chiamare ai numeri: 320.8532740 e 392.4727840.


Scheda AMNESTY INTERNATIONAL
“Un mondo dove i diritti sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dagli altri documenti sulla protezione internazionale siano riconosciuti, garantiti e tutelati”: è questa la missione di Amnesty International.
Il 28 maggio 1961, l’avvocato inglese Peter Benenson, scrisse un articolo sul quotidiano di Londra “The Observer” per denunciare l’episodio di due studenti portoghesi arrestati semplicemente per aver brindato alla libertà e contemporaneamente lanciò un appello alle “persone comuni” perché si mobilitassero.
Numerosi altri organi d’informazione nel mondo ripresero l’articolo, ben presto molte persone collaborarono… fu così che nacque Amnesty International, un movimento in continua crescita che nel 1977 ha ricevuto il premio Nobel per la pace per “aver contribuito a rafforzare la libertà, la giustizia e conseguentemente anche la pace nel mondo”.
Oggi Amnesty è presente in 150 paesi (in Italia dal 1975) e conta 2,8 milioni di soci, gli unici soggetti cui Amnesty risponde tenuto conto che non accetta finanziamenti da governi, partiti politici e gruppi religiosi per poter mantenere la sua indipendenza nella scelta delle attività e delle azioni da compiere sulla base di una sempre attenta attività di ricerca.
Nel 2010 anche a Teramo si è costituto un nuovo gruppo di attivisti di Amnesty International che da subito si è impegnato nel realizzare numerose attività tese alla sensibilizzazione e mobilitazione dell’opinione pubblica sul rispetto dei diritti umani. Nel corso del 2010 e del 2011 a Teramo e provincia sono stati allestiti punti informativi per la raccolta di firme e fondi in occasione di feste, concerti ed eventi in genere, sono stati organizzati reading teatrali e proiezioni di film, principalmente sui diritti dei migranti e dei rifugiati, sull’abolizione della pena di morte e della tortura, sulla violenza domestica.
A partire dall’anno scolastico 2011/2012 sono stati avviati incontri per progetti da realizzarsi all’interno delle scuole al fine di promuovere l’educazione ai diritti umani.


Scheda WWF
“Costruire un futuro in cui l’uomo possa vivere in armonia con la natura”: è questa la missione del WWF, la più grande organizzazione mondiale per la conservazione della natura.
Nata nel 1961, è oggi presente nel mondo con ben 24 organizzazioni nazionali, 5 organizzazioni affiliate e 222 uffici di programma in 96 paesi.
Il WWF Internazionale, la cui sede è a Gland, in Svizzera, è strutturato in Uffici nazionali che operano nei singoli Paesi in modo indipendente, ma in coerenza con i programmi e gli obiettivi posti dal WWF Internazionale. Oltre alle sedi nazionali, il WWF opera anche attraverso “Uffici di programma” mirati alla realizzazione di specifici progetti di conservazione spesso transnazionali.
Ogni anno conta sul contributo di oltre 5 milioni di sostenitori in tutto il mondo e con il loro aiuto
porta avanti la sua “missione” attraverso più di 2.000 progetti per la tutela della biodiversità e la concreta attivazione di modelli di sostenibilità.
In Italia il WWF è presente dal 1966 su tutto il territorio nazionale con centinaia di strutture e conta oggi oltre 400.000 aderenti, tra soci e sostenitori.
In provincia di Teramo il WWF opera dai primi Anni ’70 ed in circa 40 anni di vita ha portato avanti tantissime iniziative attraverso i suoi volontari: dalle battaglie in difesa dei fiumi all’impegno per la nascita di nuove aree protette, dalla difesa del Gran Sasso d’Italia all’organizzazione di campi estivi, dall’educazione ambientale nelle scuole alle manifestazioni contro la caccia, dalla propaganda referendaria sui quesiti ambientalisti alla stampa di bollettini locali di informazione.Oggi il WWF nel teramano gestisce l’Oasi dei Calanchi di Atri con un centro visita ed un centro di educazione ambientale, oltre al Centro di Documentazione Ambientale di Teramo che ospita circa 2500 pubblicazioni su tematiche ambientali. È poi in fase di realizzazione un nuovo Centro di Educazione Ambientale a Cortino nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

12.11.11

Nuove richieste per ricerche di idrocarburi in provincia di Teramo

Sono stati pubblicati sul BURA gli avvisi per l’attivazione della procedura di verifica di assoggettabilità alla Valutazione di Impatto Ambientale su due istanze di permesso di ricerca di idrocarburi in provincia di Teramo.
La prima istanza riguarda l’area denominata “Villa Carbone” ed interessa i Comuni di Mosciano Sant’Angelo, Teramo, Cermignano, Cellino Attanasio, Canzano, Castellalto, Notaresco e Bellante.
La seconda istanza riguarda l’area denominata “Villa Mazzarosa” ed interessa i Comuni di Roseto degli Abruzzi e Pineto.
Entrambe le richiesta sono state avanzate dalla Medoilgas Italia S.p.A. con sede in Roma.
Dalla data di pubblicazione sul BURA (venerdì 11 novembre) decorrono 45 giorni entro i quali chiunque (Amministrazioni Comunali, Enti, Associazioni, privati cittadini e portatori di interesse) può presentare, in forma scritta, istanze, osservazioni o pareri sull’opera alla Direzione Parchi, Territorio, Ambiente, Energia – Servizio Tutela, Valorizzazione del Paesaggio e Valutazioni Ambientali – Ufficio Valutazione Impatto Ambientale della Regione Abruzzo.
Il WWF auspica che gli Enti locali il cui territorio è interessato dalle due istanze procedano ad un’attenta analisi delle richieste ed intervengano già in questa fase, affiancando le associazioni ed i comitati ambientalisti che costantemente producono studi ed osservazioni sulle continue richieste di ricerca di idrocarburi che interessano l’Abruzzo.

Amaro ventennale per le aree protette


Nella Legge di Stabilità 2012 si fotografa la debacle del Ministero dell’Ambiente sulle Aree Protette, fiore all’occhiello della protezione delle natura del nostro Paese. E questo avviene proprio nel 2011, anno del ventennale della legge quadro sulle aree protette (Legge n. 394/1991).

“Ci troviamo di fronte ad un cocktail micidiale che rischia di ammazzare le aree protette nazionali - denuncia Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia -, composto dal combinato disposto della riduzione della metà dei fondi destinati ad interventi dai parchi nazionali(dai 7 milioni di euro previsti per il 2012 dalla Legge di Stabilità 2011, ai 3,5 milioni di euro della Legge di Stabilità 2012), dalla riduzione di un terzo dei fondi previsti nel bilancio del Ministero per le aree marine protette (che nella Legge di Stabilità 2011 ammontavano a 5,5 milioni circa) che rischia di portare alla chiusura di 10 parchi marini nazionali su 29 e dalla mancata correzione della norma della manovra correttiva 2010 (art. 6, c. 2 del dl 78/2010, convertito nella legge 122/2010) nella quale si stabilisce che i presidenti (e quindi anche i commissari) dei parchi debbano svolgere un ruolo pubblico di alta responsabilità gratuitamente. Ciò avviene quando si doveva uscire dai numerosi commissariamenti in atto e quando sono in scadenza le nomine ministeriali, d’intesa con le Regioni, di numerosi presidenti di parco, carica per la quale, vista la gratuità, sarà difficile trovare persone competenti che si assumano delicate responsabilità amministrative. Ne esce un quadro desolante della capacità politica di influire sulle scelte del Governo da parte del Ministero dell’ambiente, ma anche della “sensibilità ambientale” del Governo dimissionario in carica. Solo i 25 parchi nazionali terrestri potranno vivacchiare senza però capacità di intervento, essendo garantiti solo i fondi per il loro funzionamento ordinario”.
A conferma della marginalità del tema ambiente il WWF rileva che la Legge di Stabilità 2012 destina ad interventi in campo ambientale la misera cifra di 43,697 milioni di euro (per pagare gli interventi sulla difesa del mare, sulle aree protette, sulla CITES convenzione internazionale per le specie in via di estinzione e le attività dell’ISPRA, l’istituto di ricerca del Ministero) equivalenti allo 0,7% del totale della manovra (da 5,653 miliardi di euro nel 2012), cifra che raggiunge quota 2,1% se si aggiungono, impropriamente, i 75,833 milioni di euro previsti in Tabella B quale accantonamento (come si sa puramente figurativo) per la difesa del suolo (v. punto 3).
Tanto per fare un paragone significativo, mentre si lasciano morire l’ambiente e il territorio, in assenza di una vera politica industriale, il Governo Berlusconi decide di continuare però a destinare cifre rilevantissime alle grandi opere (l’unica politica “di sviluppo” contenuta nella Legge di Stabilità 2012), ignorando quanto conferma lo stesso Centro Studi della Camera dei Deputati che nel suo VI Rapporto sull’attuazione della Legge Obiettivo (settembre 2011) sancisce il fallimento della politica sulle infrastrutture strategiche, denunciando che dal 2001 sono state completate opere del valore pari all’1% al valore dell’intero programma (4,4 miliardi di euro su un totale di 367 miliardi di euro per 390 opere). Alle infrastrutture strategiche, che tali non sono visto l’elevatissimo numero degli interventi previsti per soddisfare esigenze clientelari dei potentati locali, nel ddl sulla Legge di Stabilità 2012 vengono destinati complessivamente 1.543,920 miliardi di euro (opere della legge Obiettivo e linee ad AV ferroviaria) che equivalgono al 27,3% del valore complessivo della manovra!
Questo dimostra, sottolinea il WWF, come si perseguano ancora vecchie politiche economiche che non sono capaci di vedere il futuro del Paese, mentre nel contempo si continua a si dissipare il patrimonio naturale italiano, che costituisce parte della ricchezza della nazione.

11.11.11

Quale futuro per Atri?

Nei giorni scorsi alcune testate giornalistiche hanno riportato le critiche espresse dall’APTA, neonata associazione di professionisti e tecnici atriani, in merito alla scelta del Comune di Atri di adottare strumenti di pianificazione che puntino ad un maggior rispetto del territorio.
L’intervento dell’APTA offre l’occasione per rilanciare un utile dibattito sulla gestione del territorio.
Il WWF non trova condivisibili le critiche sollevate, ritenendo, al contrario, che sia giunta l’ora di porre un freno al continuo consumo di territorio che caratterizza da anni la nostra provincia, al pari del resto d’Italia: un’irrazionale distruzione di suolo che viene “invaso” da costruzioni ed infrastrutture nate spesso in variante agli strumenti pianificatori. Dal 1956 al 2001 la superficie urbanizzata del nostro Paese è aumentata del 500% e dal 1990 al 2005 siamo stati capaci di modificare oltre 3,5 milioni di ettari, cioè una superficie grande quasi quanto il Lazio e l’Abruzzo messi insieme.
Tutto questo determina una pesante trasformazione di aree verdi con conseguente impermeabilizzazione del suolo che poi, come si è avuto modo di vedere in questi giorni, provoca gravi eventi calamitosi in caso di forti piogge.
Senza considerare che la costruzione al di fuori di centri abitati comporta la necessità per le amministrazioni comunali di creare e provvedere alla manutenzione di infrastrutture che costano moltissimo alla collettività sia in termini economici sia in termini ambientali e paesaggistici.
Ipotizzare una pianificazione a “consumo zero di territorio” è, quindi, una strada assolutamente da perseguire, in particolare in un Comune come Atri che ha mantenuto negli ultimi 40 anni una popolazione pressoché costante nonostante si sia continuato a costruire, privilegiando però la realizzazione di veri e propri quartieri dormitorio privi di aree di aggregazione (aree verdi, piazze, ecc.): un’esplosione di periferie lungo le arterie stradali a veloce scorrimento (come la strada provinciale per Silvi) a cui ha corrisposto lo spopolamento del centro storico, uno dei più belli d’Italia.
Va poi evidenziato come proprio il territorio atriano, caratterizzato dai noti fenomeni erosivi, richieda una particolare cura e attenzione nella gestione del suolo.
Secondo i dati contenuti nel Piano di Assetto Idrogeologico della Regione Abruzzo, il Comune di Atri è il quinto comune d’Abruzzo per estensione di superfici classificate a vario titolo pericolose (P1 P2 P3), è ancora il quinto per superfici classificate a pericolosità elevata ed è addirittura il primo per superfici classificate a pericolosità molto elevata (10,53 kmq pari al 12% della superficie comunale). Per quanto riguarda il rischio, il comune di Atri si piazza ai primissimi posti in Abruzzo per tutte le categorie di rischio (R1 R2 R3 R4) e la superficie classificata a vario titolo rischiosa è di 26,77 kmq pari al 29% dell’intero territorio comunale.
Del resto, una scelta di conservazione del territorio non si traduce nell’ingessamento dello stesso, anzi! Contrariamente a quanto affermato dall’APTA, la tutela non rischia di “impedire la modernizzazione del territorio, appiattendo idee e progetti”, ma anzi può essere un motore di crescita economica. Ad essere vecchia è invece proprio l’idea che lo sviluppo possa venire solo dal cemento e dall’asfalto. La vera modernizzazione di una città viene dall’inventarsi nuovi modi di sviluppo urbanistico, rispettoso dell’ambiente che ci circonda e delle nostre tradizioni.
La strada da percorrere, per il WWF, è quella di recuperare gli stabili abbandonati, riqualificare le aree dismesse, riportare la vita nei centri storici impedendo il proliferare di centri commerciali che allontanano i cittadini dalle strade e dalle piazze cittadine per farli rinchiudere in veri e propri non-luoghi finalizzati solo ad incentivare l’acquisto ed il consumo di oggetti il più della volte inutili.
Bene ha fatto, quindi, l’Amministrazione Comunale di Atri a scegliere la strada del “consumo zero di territorio” ed il WWF auspica che questo possa presto tradursi in scelte concrete, così come sta accadendo in tanti altri comuni italiani.

Riserva del Borsacchio: solite cattive abitudini

Non c’è niente di nuovo sotto il sole.
Cambiano le compagini amministrative. Si avvicendano sindaci ed amministratori, ma non cambiano le cattive abitudini. Nei quasi sette anni ormai trascorsi da quando la Riserva Naturale del Borsacchio è stata istituita con legge regionale, si sono dati il cambio tre governatori regionali (Pace, Del Turco, Chiodi), due presidenti di provincia (D’Agostino e Catarra), due sindaci (Di Bonaventura e Pavone), eppure non è stato nominato l’organismo di gestione, peraltro gratuito, dell’area naturale protetta, non è stato adottato un piano di assetto naturalistico (PAN) degno di questo nome e non è stata neppure apposta lungo i confini della riserva e sulle strade di accesso la segnaletica prescritta.
In compenso, grazie a cotanta inettitudine amministrativa, i territori e le popolazioni sono tenuti ostaggio di norme di salvaguardia che, provvisorie sulla carta, rimangono in vigore non si sa per quanto tempo ancora. I finanziamenti che la Regione Abruzzo ha assicurato a tutte le altre Riserve in questi anni, a Roseto non sono arrivati perché un organo di gestione non c’era. In sette anni abbiamo perso quasi un milione di euro. E la Riserva continua ad essere solo un problema insoluto, non un’opportunità di sviluppo economico, ambientale e turistico.
Negli ultimi giorni le precipitazioni che hanno causato lutti e distruzioni in altre parti d’Italia, hanno dato occasione di evidenziare che anche i nostri corsi d’acqua richiedono controlli necessari ad evitare straripamenti, compreso il Borsacchio. Eppure il nostro Presidente della Provincia non si è ricordato, neppure dopo questo segnale di allarme, di dover nominare l’organo di gestione della Riserva, necessario per occuparsi anche di questo oltre che di tutto il resto che riguardi l’area protetta.
Il Sindaco di Giulianova ha preso la parola solo per dire che l’inclusione del territorio giuliese nel perimetro della Riserva sarebbe stata la causa della mancata realizzazione del contratto di quartiere dell’Annunziata.
Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito.
Ecco, i nostri amministratori non hanno fatto il loro dovere compiendo, nei tempi dettati dalla legge, le scelte necessarie, e la colpa di chi è? Ma naturalmente di chi ha cercato di proteggere e custodire il territorio per lasciarlo, bello come Dio lo ha fatto, alle future generazioni!

Avv. Fabio Celommi

Presidente Comitato Riserva Naturale Regionale Guidata Borsacchio

8.11.11

Abruzzo a rischio!

Gran parte dell'Abruzzo è a rischio idrogeologico, ma le risorse vanno per le strade e le grandi opere di cemento. Gran parte degli argini sono di fatto abbandonati e mancano addirittura dati attendibili sulle portate dei fiumi. Per quanto riguarda le frane in Abruzzo quasi 17.000 siti sono a rischio con oltre 1.500 kmq di superficie con dissesti.

I punti più critici per i fiumi, secondo il Piano Stralcio per la Difesa dalle Alluvioni della Regione, sono Popoli sull’Aterno-Pescara, Pineto sul Vomano e Castel di Sangro sul Sangro. Inoltre molti comuni costieri del teramano sono a forte rischio per bacini minori, come il Cerrano e il Calvano, che in pochi minuti possono portare a valle grandi quantità di fango.

Circa 300 ponti, secondo uno studio della Regione del 2004, sono in gravissimo stato di conservazione, interessati da frane e necessitano di interventi di manutenzione.

In Abruzzo si continua a progettare ed a costruire in aree a fortissimo rischio di esondazione spendendo decine di milioni di euro di fondi pubblici. Basti pensare al progetto ANAS per la variante Sud di L’Aquila, del costo di circa 30 milioni di euro, localizzata in gran parte nell’area di esondazione del fiume Aterno.

Sul Saline, invece di rifare gli argini, in larga parte compromessi, si spendono oltre 15 milioni di euro per tre nuovi ponti e strade lungofiume in parte a rischio di esondazione.

E proprio in questi giorni è in corso l’iter per la realizzazione di nuovi centri commerciali a fianco al Megalò a Chieti scalo in parte in aree a rischio sul Fiume Pescara.

Per prevenire danni e lutti basterebbe fare poche cose di buon senso.

Non costruire in aree a rischio frana o a rischio esondazione.

Dare risorse all’Autorità di bacino per identificare con modelli matematici le aree a rischio per tutti i fiumi (e non solo per i principali) e per aggiornare i dati su portate e stato degli argini.

Conservare le poche aree rimaste libere lungo i corsi d’acqua e destinarle a servitù idraulica per far espandere i fiumi in caso di piena.

Intervenire sugli argini per spostarli il più possibile lontano dal letto ordinario del fiume: oggi gran parte dei fiumi della regione sono stretti tra argini con sezioni del tutto insufficienti. Si insiste nell’alzare gli argini per stare al sicuro e magari costruire, come si sta facendo a Marina di Città Sant’Angelo, dimenticando che quasi tutte le tragedie italiane i problemi sono derivati dal cedimento degli argini. E quando cade un argine l’onda arriva nelle case in pochi minuti. Le ragioni per cui gli argini cedono per mancanza di manutenzione (devono essere liberi da vegetazione e percorribili per ispezioni), perché sono realizzati troppo a ridosso dell’alveo e non reggono l’erosione delle piene.

Evitare la “ripulitura dei fiumi”. Togliere la vegetazione non fa altro che aumentare la velocità delle acque. I fiumi diventano “proiettili” sparati verso valle ed aumenta la capacità erosiva sugli argini.

Si tratta di concetti di base che si trovano in tutti i testi universitari, ma che ancora faticano a trovare ascolto negli amministratori e in molti tecnici che operano sui fiumi abruzzesi.

Le sistemazioni di frane e fiumi dovrebbero essere fatte con interventi di ingegneria naturalistica che assicurano il territorio mantenendo la sua qualità ambientale.

E, infine, vanno formati i cittadini: dobbiamo scegliere le nostre abitazioni sulla base del grado di rischio di una determinata area e non solo per l’estetica dell'edificio. Inoltre devono programmarsi esercitazioni, almeno nei comuni a maggiore rischio, perché il tipo di comportamento che una persona tiene in momenti di emergenza è uno dei fattori chiave per ridurre almeno il numero di vittime.

Il WWF richiama, quindi, gli amministratori a scegliere tra le vere priorità del paese quando si tratta di spendere i pochi fondi a disposizione.

In Abruzzo si continua a scommettere su grandi opere da veri megalomani, come la strada pedemontana Abruzzo-Marche che per il solo tratto da Capsano (frazione di Penna Sant’Andrea) a Bisenti prevede la spesa di 180 milioni di euro di fondi pubblici (e 173 milioni di euro per il tratto Guardiagrele-Val di Sangro)!

La stessa “sbornia da cemento” contraddistingue il Piano Regionale dei Trasporti in gestazione presso la Regione, tutto fatto di megatunnel sotto le montagne, pedemontane, circonvallazioni e complanari.

Addirittura è notizia di oggi che alcuni amministratori vogliono farsi finanziare con decine di milioni di euro il cosiddetto “periplo del Gran Sasso” con opere faraoniche a base di cemento come la strada da Castelli a Rigopiano, con gravissimi problemi idrogeologici.

E tutto mentre alcuni sindaci segnalano l’abbandono di importanti tratti di argini fluviali con progetti di manutenzione fermi per mancanza di denaro.

Un buon padre di famiglia saprebbe cosa finanziare. I nostri amministratori?

50 anni, ma non li dimostrano!



Siete tutte/i invitate/i...

7.11.11

Le vie dell’acqua sono infinite

L’Oasi WWF Calanchi di Atri ha aderito al progetto DESS (Settimana di Educazione allo Sviluppo Sostenibile), promosso dall’UNESCO, per sensibilizzare i cittadini di oggi e di domani sul tema dell’acqua, come bene comune, risorsa da tutelare e da conoscere.
Il titolo del progetto è “Le vie dell’Acqua sono infinite” e consiste in un concorso per le scuole primarie e secondarie di primo grado appartenenti alle “Terre del Cerrano”, nello specifico i comuni di Atri, Pineto, Roseto degli Abruzzi e Silvi.
Gli alunni che aderiranno all’iniziativa dovranno realizzare un elaborato, nella forma di un racconto, di un video, di una locandina o di un dipinto, su diversi sotto-temi legati all’Acqua.
Il bando del concorso è disponibile all’indirizzo e-mail info@riservacalanchidiatri.it o sulla homepage del sito www.riservacalanchidiatri.it/.
La data ultima per iscriversi al concorso è il 6 dicembre 2011.
Il materiale informativo per la realizzazione del progetto sarà fornito dagli educatori del Centro di Educazione Ambientale “Calanchi di Atri”.
I vincitori del concorso saranno premiati con una visita gratuita all’interno della Riserva Naturale Regionale Oasi WWF “Calanchi di Atri” in occasione della Festa della Primavera, il 21 marzo 2012.
Maggiori informazioni ad info@riservacalanchidiatri.it o al numero 085.8780088.

6.11.11

Non avete nessun diritto di piangere!

Voi che vi riempite la bocca di parole trite e ritrite: “crescita, sviluppo, competitività”. Ripetute come un mantra per nascondere il vuoto delle vostre idee. Dogmi imparati come scolaretti per essere promossi dalle maestrine di Confindustria e dei mercati finanziari.
Non avete nessun diritto di piangere! Voi che quando siete seduti sulle comode poltrone a Porta a Porta vi lanciate, l’uno contro l’altro le medesime ricette stantie: “Dobbiamo rilanciare le grandi opere, dobbiamo far ripartire l’edilizia, ci vuole un nuovo piano casa, forse anche un nuovo condono”.
Non avete nessun diritto di piangere! Voi che con il fazzoletto verde nel taschino avete chiesto il voto per difendere la pianura padana da invasioni di ogni genere e poi dagli assessorati comunali, provinciali e regionali avete vomitato sulle campagne padane la vostra porzione di metri cubi di cemento, insieme a tutti gli altri.
Non avete nessun diritto di piangere! Voi che avete giurato fedeltà alla Costituzione ma poi non ne rispettate l’art. 9: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”, e approvate piani regolatori che hanno come unico obiettivo quello di svendere il territorio e di fare cassa con gli oneri di urbanizzazione.
Non avete nessun diritto di piangere! Voi che, con l’arroganza di chi non ha argomenti, denigrate chiunque si opponga alla vostra furia predatoria di saccheggiatori del territorio. Voi che, con il risolino di chi è sicuro del potere che detiene, ridicolizzate tutti i giorni i comitati, gli ambientalisti, le associazioni, i cittadini, che mettono in guardia dai pericoli e dal dissesto idrogeologico creati dalle vostre previsioni edificatorie.
Non avete nessun diritto di piangere! Voi che siete la concausa delle catastrofi alluvionali, dovute alla sigillatura e all’impermeabilizzazione della terra operate dalle vostre espansioni urbanistiche, dai vostri centri commerciali, dai vostri svincoli autostradali. Voi che avete costruito il vostro consenso grazie alle grandi speculazioni edilizie, ai grandi eventi, alle grandi opere o anche alla sola promessa di realizzarle.
Non avete nessun diritto di piangere. Nessun diritto di piangere le dieci vittime dell’ennesima alluvione ligure. Né le vittime di tutte le precedenti catastrofi causate anche dalla vostra ideologia. Perché voi, iscritti e dirigenti del Partito del Cemento, siete i veri estremisti di questo paese.
Siete i veri barbari di questo nostro paese. Siete la vera causa del degrado ambientale, della violenza al paesaggio e dello sprofondamento del paese nel fango.
No. Non avete nessun diritto di piangere.
E gli italiani dovrebbero cominciare a fischiarvi e cacciarvi dai funerali. E gli italiani dovrebbero smettere di pregare davanti alle vostre altissime gru, totem di un modello di sviluppo decotto e decadente, che prima di collassare, rischia di annientare i beni comuni di questi Paese, di questo pianeta.

Domenico Finiguerra

Sindaco di Cassinetta di Lugagnano (MI)

“L’Aquila: a che punto siamo?”

Il blog “La Gramigna” del WWF di Teramo aderisce alla campagna “L’Aquila: a che punto siamo?”.
Una domanda che ha un testimonial d’eccezione, la famosa Mafalda creata da Quino, la piccola contestatrice, bambina che da quarantasette anni non manca, con le capacità di osservazione e di spontaneità tipiche dei bambina, di “fare le pulci” ai grandi, alle loro dimenticanze, alle loro ipocrisie anche veniali.
Ed è lei, su possibilità di utilizzo permessa dallo stesso suo creatore, a farsi portavoce della domanda soprattutto ai mezzi di comunicazione, nella campagna a favore di un’informazione che non sia solo amplificata al momento in cui qualcosa accade, ma prosegua come a voler controllare e, soprattutto, comunicare a tutti.
Una campagna che parte da Ivan Giovannucci, agente letterario di autori quali lo stesso Quino, il premio Andersen miglior autore completo 2011 Andrea Valente, Grazia Nidasio, Carlo Carzan, nonché coinvolto in diversi progetti culturali di respiro nazionale, con l’agenzia letteraria Caminito.
La campagna mira a fare in modo che i giornali, le radio, le tv, ma anche i blog sensibili all’argomento possano quotidianamente informare, anche solo attraverso un trafiletto di poche righe, su qualcosa che è stato fatto o che ancora resta da fare a L’Aquila e nell’Abruzzo che ancora non si è rialzato dal terremoto del 6 aprile 2009.
Un’idea che a Giovannucci è venuta proprio dopo una visita a L’Aquila nell’agosto scorso. “Addentrandosi per le strade dell’Aquila, il cui bellissimo centro storico è stato raso al suolo dal terremoto – spiega Giovannucci – si ha l’impressione di essere a Pompei o a Ercolano. Non ci sono voci, non ci sono persone. Solo una città totalmente distrutta e puntellata. Dove oltre la metà delle strade è chiusa da transenne di ferro che annunciano la “zona rossa”, il divieto di accesso, con qualche soldato che vigila in silenzio. E a terra ancora mattoni, lastre di marmo. Come se il tempo si fosse fermato. È questa la città che vogliamo consegnare ai bambini aquilani nati nel 2009 che avranno vent’anni nel 2029?”.
“Dentro le case disabitate – prosegue Giovannucci – sventola un calendario o si intravede parte del mobilio. Dentro le vetrine dei negozi vuoti si vedono calcinacci e oggetti riversi a terra. Per le strade manifesti e scritte ‘rivogliamo la nostra città’. Mentre l’orologio della chiesa di una piazzetta dietro il corso segna le tre e mezza, l’ora della notte in cui la terra cercò di scrollarsi di dosso un’intera città”.
L’idea della campagna è arrivata cercando di capire che cosa il suo ideatore avrebbe potuto fare per non dimenticare tutto questo, ma, al contrario, per far conoscere.
E, da comunicatore, ha deciso di provare a lanciare l’idea a tutti gli altri comunicatori italiani che vogliano raccoglierla. Dedicando quotidianamente uno spazio, anche piccolo, a quando resta da fare e anche a quanto è stato fatto e si farà a L’Aquila.
E Mafalda, con la sua semplicità, è proprio il personaggio adatto a chiedere a voce alta: “L’Aquila: a che punto siamo?”. Una piccola testimonial d’eccezione, la cui immagine può essere utilizzata da tutti coloro che, sposando lo spirito di informazione alla base di tutto questo, potranno utilizzare come logo per spiegare, appunto, a che punto siamo.
Anche noi de “La Gramigna”, nel nostro piccolo, proveremo a ricordare con costanza quanto si sta facendo e, soprattutto, quanto non si sta facendo a L’Aquila.

5.11.11

Un'occasione da non perdere


È stato pubblicato sul B.U.R.A. n. 66 del 22/11/2011 il Bando per l’assegnazione dei finanziamenti relativi alla realizzazione degli interventi previsti dal Terzo, Quarto e Quinto Programma Annuale di Attuazione del Piano Nazionale della Sicurezza Stradale.
L’importo complessivo è pari ad € 4.323.687,55 a titolo di cofinanziamento di interventi coerenti con le finalità e i contenuti indicati nel Terzo, Quarto e Quinto Programma Annuale di Attuazione.
“Tra gli interventi - dichiara il Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano (CCiclAT) - ci sono anche piani, programmi e interventi per migliorare la sicurezza della mobilità ciclopedonale sia attraverso una opportuna regolamentazione del traffico, sia attraverso la creazione di percorsi protetti e riservati”.
“Il bando - continua il CCiclAT - attribuisce un'elevata priorità alle proposte che prevedono la creazione di ampie aree protette o una rilevante estensione delle superfici stradali riservata esclusivamente alla mobilità ciclopedonale o, ancora, la creazione di una ampia rete di percorsi ciclopedonali protetti o con esclusione del traffico motorizzato da tutta la sede stradale. Si tratta, quindi, di una opportunità che le amministrazioni non devono lasciarsi sfuggire, per creare, finalmente, reti di percorsi ciclabili sia per la sicurezza stradale che per la mobilità sostenibile”.
“Il bando - sottolinea il Coordinamento - prevede che possano presentare proposte per accedere ai cofinanziamenti le Province e i Comuni, in forma singola o associata. Sarebbe quindi opportuno che la Provincia di Teramo coordini i vari Comuni per realizzare, finalmente, una rete ciclabile provinciale che possa ottimizzare le risorse sul tutto il territorio teramano”.
La documentazione integrale del Bando di cui al presente Avviso è acquisibile presso il Servizio Infrastrutture Strategiche, Pianificazione e Programmazione del Sistema dei Trasporti –- Viale Bovio n. 425 – 65124 Pescara. Il Bando è altresì reperibile sul Sito Internet della Regione Abruzzo al seguente URL: https://mail2.mclink.it/Redirect/gare.regione.abruzzo.it/.

4.11.11

Emergenza Ambiente Abruzzo in Cina con Maria Rita D'Orsogna

Il 7 novembre Maria Rita D'Orsogna racconterà la nostra battaglia abruzzese in Cina!