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30.3.11

A Giulianova si parla di rifiuti ed acqua pubblica

Segnaliamo due interessanti appuntamenti a Giulianova su rifiuti ed acqua.

Sabato 2 aprile alle ore 17 presso la sala convegni del Kursaal a Giulianova Lido il Cittadino Governante ha organizzato un incontro dal titolo "I rifiuti sono una risorsa. Le discariche e gli inceneritori non servono e fanno male". Partecipano Carla Poli, direttrice del Centro di Riciclo Vedelago, e Patrizia Gentilini, oncoematologa dell'Associazione Medici per l'ambiente.


Domenica 3 aprile alle ore 18 presso la sala del Belvedere a Giulianova alta, assemblea cittadina del Comitato promotore "2 sì per l'acqua bene comune" in vista del referendum del 12 e 13 giugno contro la privatizzazione dei servizi idrici.

28.3.11

Volontari al lavoro sulla spiaggia del Cerrano


Grande partecipazione di volontari e cittadini ieri all’Area Marina Torre del Cerrano per la giornata dell'emergenza spiaggia, dedicata alla pulizia dell'area protetta a partire dal tratto centrale più naturale compreso tra il Torrente Foggetta e il Torrente Cerrano. Erano presenti oltre 200 volontari e grazie a loro oggi su quella porzione di arenile non c'è più neanche una cicca di sigaretta a terra. L'evento è stato promosso dall'Area Marina Protetta con i Comuni di Pineto e Silvi in collaborazione con Anteo, Altura, Anab, Archeosub Hatria, ASI, Italia Nostra, FratelloMare, Leganavale, Legambiente, LIPU, Marevivo, SOA, Surfrider Foundation, Touring Club Italiano e WWF. L’iniziativa sarà ripetuta domenica 22 maggio 2011 per completare l'opera anche con l’azione dei sub per la pulizia dei fondali.

L'Ora della Terra a Teramo

26.3.11

Calendario escursionistico 2011


Parte domani, con un’escursione nelle riserve regionali della Lecceta litoranea di Torino di Sangro ed di Punta Aderci di Vasto, il tradizionale programma escursionistico del WWF Teramo in collaborazione con la Coop. Pacha Mama ed il Circolo Legambiente di San Benedetto. 12 nuove escursioni e viaggi di più giorni che permetteranno di conoscere alcune delle aree naturali protette più belle dell’Appennino centrale, oltre ad alcuni parchi in Puglia e Sardegna. Per informazioni ed iscrizioni si può scrivere a teramo@wwf.it.

Programma escursionistico 2011

27 marzo: Escursione naturalistico-marina nella Riserva della Lecceta litoranea di Torino di Sangro e nella Riserva di Punta Aderci

10 aprile: Escursione storico-naturalistica nell’Oasi WWF di Ninfa nel Lazio meridionale

1° maggio: Escursione storico-naturalsitica sul Monte Fiegni nel Parco nazionale dei Monti Sibillini

15 maggio: Escursione storico-paesaggistico-naturalistica nel Preappennino Acquasantano nel Parco nazionale dei Monti Sibillini

28 maggio/2 giugno: Viaggio turistico-escursionistico in Sardegna: Parco nazionale dell’Asinara, Parco nazionale della Maddalena, Parco regionale di Porto Conte e Monti della Gallura

12 giugno: Escursione tra le cascate e le rapide dei Monti della Laga

26 giugno: Escursione naturalistico-panoramica nel Parco regionale dei Monti Simbruini

11 settembre: Escursione storico-geologico-paesaggistica a Monte Bolza nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

25 settembre: Escursione storico-naturalistico-paesaggistica nel Parco regionale Srente-Velino

8/9 ottobre – Minitrekking nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e nel Parco nazionale della Majella

30 ottobre/1° novembre: Viaggio storico-naturalistico nel Parco nazionale del Gargano in Puglia

13 novembre: Escursione panoramica con pranzo finale nel Parco nazionale dei Monti Sibillini

La Riserva del Borsacchio, nonostante tutto, resiste!

Ancora una volta la Riserva Naturale del Borsacchio ha resistito agli attacchi di chi vorrebbe eliminare dal suo perimetro le aree più appetibili.
Nel corso dell’ultimo consiglio regionale, grazie all’azione portata avanti dai Consiglieri Regionali Maurizio Acerbo, Walter Caporale, Cesare D’Alessandro ed Antonio Saia fino a tarda notte, si è riusciti a bloccare la riperimetrazione della Riserva.
In occasione del dibattito in aula, Italia Nostra, WWF ed il Comitato Cittadino per la Riserva Naturale Regionale del Borsacchio avevano inviato a tutti i Consiglieri Regionali una nota nella quale, grazie ad una relazione tecnica prodotta dai Professori dell’Università de L’Aquila, Gianfranco Pirone e Giovanni Pacioni, hanno elencato le ragioni che impongono la conservazione di questa importante area, comprendente uno degli ultimi tratti di costa sabbiosa rimasti liberi dalla cementificazione.
La discussione in aula ha fatto emergere in maniera chiarissima come alcuni Consiglieri Regionali si siano trasformati in semplici portavoce delle istanze di alcuni proprietari di campeggio che vogliono a tutti i costi uscire dalla riserva. Questa volontà è molto strana: in tutte le aree protette, infatti, sono presenti campeggi.
Viene da chiedersi se non si sia l’interesse di trasformare le strutture esistenti. Risulta, infatti, che sono stati da tempo commissionati ad importanti società di progettazione della Capitale studi per la conversione dei bungalow dei campeggi in villette e miniappartamenti, così da poterli offrire sul mercato del residenziale, abbandonando definitivamente le attività di tipo ricettivo e turistico all’aria aperta. Tutto ciò a scapito del territorio e della collettività, che vi vive e lavora, e che nulla ha da guadagnare da altri appartamenti che non darebbero lavoro ed occupazione se non per il tempo strettamente necessario alla loro realizzazione.
È avvilente vedere Consiglieri Regionali, che dovrebbero rappresentare tutta la collettività, andare a prendere “suggerimenti” da coloro che portano avanti esclusivamente i propri interessi personali. Consiglieri che, anziché preoccuparsi della tutela degli interessi comuni e della salvaguardia di una Riserva Naturale che lo stesso Consiglio Regionale ha istituito, cercano invece di accontentare chi vuole speculare sugli ultimi tratti di costa rimasta libera.
Italia Nostra, WWF ed il Comitato Cittadino per la Riserva Naturale Regionale del Borsacchio ancora una volta si rivolgono ai Consiglieri Regionali ed al Presidente Chiodi affinché essi tutelino gli interessi di tutti e, nel farlo, tutelino la loro stessa dignità di rappresentanti di tutti gli abruzzesi, smascherando le mire di quei pochi che ambiscono ad arricchirsi a costo di esaurire e consumare irreversibilmente il territorio e le opportunità di crescita, sviluppo e occupazione.
Nella foto il consigliere regionale Maurizio Acerbo

Golf e macerie

Recentemente è stato presentato un Protocollo d'Intesa firmato presso Palazzo Chigi che dovrebbe aprire la porta alla "rinascita" del comprensorio aquilano dopo il terremoto del 6 aprile.
A leggere il documento la realtà sembra molto diversa.
Pubblichiamo il documento di costituzione di un ampio coordinamento sulla vicenda che si è recentemente costituito a L'Aquila e di cui fa parte anche il WWF.

LE RISORSE DESTINATE ALLA RICOSTRUZIONE POST SISMA NON DEVONO ESSERE DIROTTATE SU INTERVENTI DI DISTRUZIONE DEI TERRITORI PROTETTI

Dopo la prima e partecipatissima assemblea del 23 febbraio scorso, sono tornate a riunirsi le Associazioni Ambientaliste Abruzzesi, congiuntamente ai Comitati di cittadini impegnati sulle problematiche della ricostruzione.
All’ordine del giorno l’analisi delle azioni da mettere in atto per contrastare la serie di progetti devastanti e anacronistici, tirati fuori da vecchi cassetti, a scapito della biodiversità e del paesaggio di zone di particolare pregio del territorio aquilano.
Devastanti perché prevedono prioritariamente la modifica permanente del territorio con infrastrutture sciistiche e campi da golf nel cuore del sistema delle aree protette dell’Appennino, in aree ricchissime di biodiversità e risorse ecologiche e per questo ricadenti in zone SIC e ZPS, sottoposte anche a tutela da Direttive Comunitarie. Nessuna considerazione, neanche un accenno alla tutela delle specie animali e vegetali, nonché degli habitat prioritari.
Anacronistici perché in tali progetti non vi è alcuna novità o analisi delle reali condizioni ed esigenze del territorio, ma solo vecchi progetti più volte bloccati e che oggi si vuole far approvare con procedure di urgenza.

IL PROTOCOLLO D’INTESA SOTTOSCRITTO A ROMA, PALAZZO CHIGI, IL 17 FEBBRAIO 2011
Il Protocollo delinea in premessa, coerentemente con il QRR (Quadro Regionale di Riferimento) della Regione Abruzzo, una serie di azioni per la valorizzazione ambientale e agrosilvopastorale. Di fatto, poi, queste non trovano la conseguente declinazione programmatico-finanziaria, e si propongono come prioritarie e realizzabili solo le infrastrutture sciistiche ed i campi da golf. Il cemento ed il movimento terra sono, di fatto, l’unico motore del protocollo.
Seppure il Protocollo, sempre e solo in premessa, confermi una necessaria azione di recupero dei Centri Storici, di fatto non ne dichiara la priorità, né le modalità. L’Intesa sembra unicamente rivolta a sottrarre energie programmatiche, e soprattutto fondi, alla più urgente necessità di ricostruzione dei Centri storici. Interventi più volte annunciati, e mai realizzati, a forte impatto ambientale e paesaggistico, sono oggi riproposti grazie alla disponibilità dei fondi per la ricostruzione del cratere.
Le proposte non sembrano neanche rispondere alle reali necessità di lavoro accentuate nel post-sisma. Manca una visione organica dello sviluppo turistico del territorio, e in particolare manca qualsiasi riferimento alle infrastrutture viarie e ferroviarie del comprensorio, né ci si preoccupa del rilancio mirato, anche attraverso la Zona Franca, del sistema delle aree produttive ASI/NSI.

LE CRITICITÀ RILEVATE
Le ipotesi di “sviluppo” delineate nel Protocollo appaiono in palese contrasto con il quadro programmatico e pianificatorio vigente a tutti i livelli istituzionali: dalla Legge 394 (Legge quadro sui Parchi) ai Decreti istitutivi delle aree protette, dalla Regione alle Provincie ed agli stessi strumenti urbanistici comunali. Tutti gli interventi, ancorché appena delineati, sono in palese contrasto con gli strumenti vigenti; per il loro devastante impatto abbisognano, inoltre, di una VAS preliminare.
Molti sono gli interventi dati per “cantierabili” che non sono stati sottoposti a nessuna verifica tecnico-ambientale in particolare:
• il collegamento sciistico tra le stazioni invernali di Ovindoli e Campo Felice;
• la “Cittadella della Montagna” originariamente assente nel Progetto Speciale Regionale Scindarella-M.Cristo e le previsioni insediative ricettive, inserite illegittimamente “all’ultimo momento”.
A rischio sarebbero i corridoi ecologici di grande importanza per alcune specie di animali particolarmente protetti, tra cui, prima di tutto, l’orso bruno marsicano, a causa di interventi in evidente contrasto anche con le raccomandazioni del PATOM (Piano di Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano) approvato e reso esecutivo dalla Regione con DGR n.469 del 14.6.2010.
Alcuni interventi, come i campi da golf in quota, sono stati più volte bocciati perché incompatibili con la vocazione ambientale dei luoghi e palesemente distruttivi delle unicità floristiche e faunistiche presenti sugli altopiani delle Rocche e di Piani di Pezza.
Il Protocollo delinea uno sviluppo che privilegia pochi comuni, senza prendere in considerazione una piattaforma diffusa di interventi ordinari, più moderati e rispondenti al rilancio ed all’incentivazione di quelle poche “resistenze produttive” sopravvissute e alla ripartenza di iniziative autoctone.
Non sono considerati gli studi sui cambiamenti climatici e i loro effetti, per i prossimi anni, sul manto nevoso, né sulle riserve d’acqua. L’acqua, in montagna, è bene indispensabile alla sopravvivenza delle attività agro-silvo-pastorali, nonché dei fragili e delicati ecosistemi montani, e non può essere dirottata su campi da golf e impianti di innevamento artificiale.
Lo stesso Protocollo infine è in netto contrasto persino con le Linee di indirizzo strategico per la ripianificazione del territorio del Commissario STM (pag.143) che delinea il fallimento delle stazioni sciistico-invernali insieme all’insostenibilità dell’innevamento artificiale.
Il Protocollo appare perciò non rispondente alle sue stesse premesse, velleitario per i contenuti e le proposte avanzate e illegittimo per le forme e le procedure ipotizzate. Inoltre, Presidenti di Parchi, di Regione, di Provincia e Sindaci firmatari, anche alla luce della recente Sentenza del TAR Lazio del 21.2.2011 avverso l’OPCM 3833/09, non avevano, per lo più, specifico mandato democratico a impegnare le rispettive amministrazioni a scelte di ripianificazione, tra l’altro in contrasto con la normativa specifica per le aree protette
Mentre è fin troppo chiaro che i costi degli interventi ricadrebbero sugli Enti pubblici, con fondi sottratti al rilancio economico di tutto il cratere, non è stata fatta nessuna considerazione sulla praticabilità economico-ambientale degli interventi. Il Protocollo è privo di qualsiasi analisi economica a favore del modello di sviluppo individuato, mentre ve ne sono decine che dimostrano, al contrario, che si tratta di un’impresa fallimentare.

PIANO DI AZIONE
Molte le iniziative in via di definizione da parte dei firmatari del presente documento. Tra queste:
• Sensibilizzazione ed informazione sistematica della popolazione aquilana, abruzzese e dell’opinione pubblica nazionale sulla reale portata dello sperpero di denaro programmato.
• Azioni legali per evitare che lo scempio sia perpetrato, tra l’altro, senza le verifiche che la legge richiede per le opere ricadenti in aree protette e in aree tutelate dalle direttive europee;
• Predisposizione di un “Piano di tutela e valorizzazione delle risorse ecologiche dell’area aquilana”, una proposta cioè di rilancio turistico ed economico basata sulle migliori conoscenze scientifiche disponibili, sul miglioramento della qualità delle risorse naturali e sul potenziamento e la promozione dell’offerta turistica , senza sprechi di risorse economiche ed ambientali e senza sottrarre risorse alla ricostruzione, fornendo dati scientifici sui benefici economici e occupazionali per le comunità locali degli interventi previsti e quantificando i servizi ecosistemici forniti dalle risorse ambientali dell’area.
• La nascita di un Coordinamento permanente tra tutte le forze in campo: Associazioni Ambientaliste Nazionali e locali, Comitati, Sindacati e Partiti Politici.

23.3.11

Referendum 12 e 13 giugno

I sondaggi ci dicono che gli italiani non vogliono il nucleare e non vogliono privatizzare l'acqua. E cosa si inventa il Governo? Fissa il giorno del referendum all'ultima domenica possibile!
Quella del mancato accorpamento con le elezioni amministrative è una decisione sconcertante, che “brucia” 400 milioni di euro e di cui il Governo dovrà dar contro ai cittadini.
Ma il Governo non si illuda, porre i referendum a metà giugno non scoraggerà gli italiani dall'andare al voto.
Quanto alla moratoria votata oggi sul nucleare crea un'ulteriore incertezza programmatica e un presupposto di ostacolo allo sviluppo delle fonti rinnovabili.
La moratoria è tra l'altro nel pieno segno di continuità della storia di nucleare Italia, pieno di tentennamenti, contraddizioni, ripensamenti.
Questa "non decisione" aumenta un caos che automaticamente privilegia le fonti fossili.
Questa scelta da vero "attendista stregone" del Governo mira a sgonfiare la tensione sul referendum, il Governo ha bisogno di tempo per riavviare un percorso su cui non si capisce quali possano essere gli elementi di vero ripensamento che vengono maturati da qui a un anno.
Già immaginiamo che qualcuno tra 12 mesi verrà a dirci che l'incidente in Giappone è stato dovuto principalmente allo tsunami , evento che nel nostro Paese non si verificherà mai e che, essendo le centrali previste in Italia più sicure di quelle giapponesi non ci sarà alcun problema.
In realtà, come il WWF ha documentato, il problema non è solo quello della sicurezza, ma della prospettiva economica che si intende costruire nel futuro.
Gli italiani sembra che abbiamo già scelto da che parte stare e se il Governo vuole esser coerente con questo sentimento ormai popolare dovrebbe cancellare la previsione del nucleare garantendo che la Strategia energetica nazionale (che l'Italia sta ancora aspettando), sia basata su un progressivo superamento del fonti fossili attraverso un mix di tutte fonti rinnovabili.

21.3.11

L'Ora della Terra!


Sabato 26 marzo, dalle 20.30 alle 21.30, si spegneranno simbolicamente le luci di monumenti, uffici, luoghi simbolo ed abitazioni private in ogni angolo del Pianeta per testimoniare la voglia di uno sviluppo sostenibile attento alle risorse naturali.
Quest’anno, sotto il nuovo logo 60+, il WWF sta chiamando la comunità globale, dai singoli individui alle più alte Istituzioni ed alle imprese, a impegnarsi ogni giorno in azioni concrete per migliorare il Pianeta, raccontandolo al resto del mondo sul sito http://www.wwf.it/.
A meno di una settimana dall’evento hanno già aderito centinaia di città in tutto il mondo. Si spegneranno monumenti simbolo come la Tour Eiffel, la Porta di Brandeburgo, il Cristo Redentore di Rio, il Castello di Edimburgo, la ruota panoramica di Londra (London Eye), il Ponte sul Bosforo, le avveniristiche Kuwait Towers, la più grande moschea degli Emirati Arabi, le Cascate Victoria e il grattacielo più alto di Pechino
In Italia sono tantissimi i comuni, grandi e piccoli, che hanno aderito, dalle metropoli ai borghi ed ai paesi lungo tutto lo Stivale che spegneranno le luci di monumenti, piazze, chiese, castelli, ponti, lungomare, ma anche sedi istituzionali, negozi, uffici ed abitazioni private: si spegneranno la Torre di Pisa, le Torri degli Asinelli di Bologna, il “Pirellone” di Milano, e per la prima volta anche Piazza Navona a Roma, il Duomo di Milano e il Ponte Vecchio a Firenze, mentre nei mari di tutto il mondo, dal Mediterraneo ai Caraibi e fino all’Estremo Oriente, le navi italiane di Costa Crociere daranno vita alla prima “Ora della Terra” itinerante in mezzo al mare.
E le adesioni continuano ogni giorno. E la sera del 26, ci saranno eventi di piazza nelle principali città italiane per aspettare insieme il conto alla rovescia verso il buio. Programmi e dettagli su http://www.wwf.it/

Anche quest’anno l’Abruzzo sta facendo la sua parte.
Fino ad oggi queste sono le adesioni registrate:
Comune di Pescara che spegnerà il Ponte del Mare e la Torre Civica
Comune di Montesilvano che spegnerà il Giardino comunale di via Gramsci
Comune di Roseto degli Abruzzi che spegnerà Piazza della Repubblica
Comune di Popoli che spegnerà Piazza della Libertà
Comune di Città Sant’Angelo che spegnerà la Torre della Collegiata
Comune di Fossacesia che spegnerà l’Abbazia di San Giovanni in Venere
Comune di Ripa Teatina che spegnerà l’ex-convento di piazza Marconi
Comune di Villamagna che spegnerà Piazza Europa
Comune di Anversa degli Abruzzi che spegnerà l’intero Borgo di Castrovalva
Comune di Chieti che spegnerà il Campanile di San Giustino
Comune di Atri che spegnerà la Piazza Duchi d’Acquaviva
Comune di Pineto che spegnerà Villa Filiani
Comune di Giulianova che spegnerà la Piazza della Libertà
Comune di Miglianico che spegnerà la piazza San Michele Arcangelo
Comune di Bucchianico che spegnerà il Palazzo del Comune
Comune di Vasto che spegnerà il Castello Caldoresco
Comune di Ortona che spegnerà il Castello Aragonese
Comune di Lanciano che spegnerà il Palazzo del Comune
Hanno aderito anche i Comuni di Ari, Bucchianico, Colledimezzo, Cortino e Teramo che stanno decidendo in queste ore quali monumenti o luoghi spegnere.
Hanno già programmato attività legate all’Ora della Terra quattro Riserve regionali – Oasi WWF: Gole del Sagittario, Cascate del Rio Verde, Sorgenti del Pescara e Calanchi di Atri.
E segnaliamo anche l’adesione dell’ultima area naturale protetta nata in Abruzzo: il Parco marino delle Torre di Cerrano che, insieme all’Istituto Zooprofilattico di Teramo, spegnerà la Torre simbolo del parco.
E in varie cittadine abruzzesi si stanno organizzando cene a lume di candela ed altri momenti conviviali.

Oltre l’Ora: un’iniziativa speciale sul sito http://www.wwf.it/
Per dimostrare che in ogni parte del Pianeta sono tantissime le persone che vogliono un futuro più sostenibile e stanno già impegnandosi per realizzarlo, è nata la piattaforma globale Oltre l’ora, un vero mosaico interattivo per il clima, già tradotto in 11 lingue e in italiano sul sito http://www.wwf.it/, attraverso cui individui, istituzioni, organizzazioni ed imprese di ogni Paese possono raccontare le azioni concrete che intendono intraprendere per dare al mondo un futuro più sostenibile. Ogni giorno arrivano centinaia di messaggi in tutte le lingue, moltissimi anche in italiano, che andranno a realizzare la prima “enciclopedia di azioni verdi” al mondo.
Mentre i Governi discutono sull’accordo globale e sulle regole comuni per vincere la sfida dei cambiamenti climatici, nelle case, nei negozi, uffici, scuole, imprese e perfino per le strade, le azioni quotidiane di centinaia di milioni di persone, sommate insieme, possono avviare il cambiamento che garantirà al mondo nuovo equilibrio ambientale, economico e sociale.

“L’edizione 2011 dell’Ora della Terra”, dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia, “assume una particolare valenza. La preoccupazione che tutto il mondo sta vivendo per la tragedia nucleare seguita in Giappone al terremoto ed allo tsunami deve farci riflettere sull’importanza di adottare modelli di vita più sostenibili e rispettosi dell’ambiente ed ella salute umana. La strada del risparmio energetico, della messa in efficienza degli edifici e della produzione energetica da fonti rinnovabili devono rappresentare un impegno di tutti i cittadini, delle Amministrazioni locali e del Governo”.

I patrocini
L’Ora della Terra 2011 ha ricevuto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, del Ministero dello Sviluppo Economico, dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), dell’Unione Province d’Italia (UPI), dell’Associazione Comuni Virtuosi, del Coordinamento Agende 21 Italiane.

Borsacchio: ultimo appello!

Domani va in discussione al consiglio regionale la riperimetrazione della Riserva regionale naturale del Borsacchio.
Italia Nostra, WWF e Comitato cittadino hanno inviato una lettera aperta a tutti i consiglieri regionali, con allegata una relazione del Prof. Giovanni Pacioni e del Prof. Gianfranco Pirone.
Oggi sarete chiamati a pronunciarvi sull’ennesima proposta di riperimetrazione della Riserva Naturale Regionale Guidata del Borsacchio. E ragionevolmente temiamo che questa di oggi possa essere una decisione senza ritorno.
È la quinta volta che il Consiglio Regionale torna ad occuparsi dell’area naturale protetta del Borsacchio, sul cui perimetro si è finora pronunciato ben quattro volte, senza mai apportarvi sostanziali modifiche, avendone sempre riconosciuto logicità e ragionevolezza sia in termini tecnici che in termini scientifici.
La Riserva del Borsacchio nacque, infatti, con legge regionale 8 febbraio 2005 n. 6, al termine di un iter lungo e travagliato. Con successiva legge 3 maggio 2006 n. 11, la Regione Abruzzo corresse il refuso presente nella legge istitutiva. Con legge 9 agosto 2007 n. 27, il Consiglio Regionale approvò un emendamento a firma dei consiglieri regionali Boschetti e Cesaroni, che consentiva, nelle more dell’approvazione del PAN, la realizzazione di tutti quegli interventi previsti dagli strumenti urbanistici vigenti e, in particolar modo, di un megavillaggio turistico all’interno della Riserva. Con la legge 1° ottobre 2007 n. 34, l’emendamento Boschetti-Cesaroni venne giustamente superato ed i confini della Riserva ricevettero la quarta conferma legislativa.
Al lodevole “interventismo normativo” del Consiglio Regionale non ha finora fatto riscontro un eguale impegno di coloro che alle leggi regionali istitutive della Riserva avrebbero dovuto garantire applicazione. I Comuni di Giulianova e Roseto degli Abruzzi, infatti, nei cui territori la Riserva ricade, nonostante i ristretti termini normativi (90 giorni), non hanno fatto nulla di quanto avrebbero dovuto e cioè:
- non hanno provveduto alla tabellazione dell’area;
- non hanno prediposto il piano di sviluppo sociale ed economico dell’area attraverso il progetto pilota di gestione finalizzato all’occupazione di disoccupati ed inoccupati;
- non hanno nominato l’organo di gestione.
L’unica cosa che il Comune di Roseto degli Abruzzi è riuscito a fare è stata la predisposizione di un Piano di Assetto Naturalistico della Riserva, costato ben 230.000 euro (cifra mai pagata per nessun altro piano delle riserve abruzzesi, quasi cinque volte di più delle tariffe ordinarie), contenente la possibilità di realizzare nuovi insediamenti abitativi su una superficie di 50.000 metri quadrati: una previsione assolutamente illegittima ed insensata, tanto che lo stesso Comune non è riuscito a far adottare il progetto di PAN in consiglio comunale.
Di fronte all’inerzia delle amministrazioni dei due Comuni, la Regione Abruzzo, il 27 novembre 2008, su richiesta del Comitato Cittadino per la Riserva Naturale Regionale del Borsacchio e delle Associazioni ambientaliste, ha commissariato le amministrazioni dei due comuni assegnandone i compiti all’Amministrazione Provinciale di Teramo.
Ma la situazione non è purtroppo cambiata: dal mese di novembre 2008, la Provincia di Teramo non ha fatto proprio nulla e la Riserva Naturale è rimasta in una situazione di stallo che le ha impedito di diventare, come tante altre aree protette regionali, strumento di sviluppo economico, sociale e turistico oltre che di conservazione ambientale.
La Riserva del Borsacchio tutela, come meglio specificato nell’allegata relazione del Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università degli Studi dell’Aquila, uno degli ambienti più aggrediti d’Abruzzo ed in particolare del teramano: quello costiero. Tra Martinsicuro e Silvi sono ormai pochissime le aree rimaste prive di costruzioni. Le Istituzioni abruzzesi non sono state finora in grado di tutelare la natura del nostro litorale, ad esclusione di piccolissimi tratti che sono sfuggiti alla cementificazione. Tra questi vi è quello della Riserva Naturale del Borsacchio.
Di fronte a questa situazione, cosa ci si aspetterebbe dal Consiglio Regionale che decise anni fa di istituire l’area naturale protetta? Cosa dovrebbe aspettarsi la Collettività abruzzese che ha visto, anche recentemente, i danni provocati da un’urbanizzazione selvaggia che non sembra risparmiare nessun’area rimasta libera?
A nostro parere il Consiglio Regionale dovrebbe assumersi la responsabilità di chiarire una volta per tutte che quest’area va tutelata. E dovrebbe confermare quanto ha già espresso, all’unanimità o con larghe maggioranze sempre bipartisan, nei precedenti interventi legislativi.
E invece, Ecc.mi Consiglieri Regionali, vi trovate oggi a discutere, per l’ennesima volta, su pressione di pochi interessi particolari, di modifiche al perimetro dell’oasi naturale, per escluderne quelle aree di maggiore interesse edificatorio, proponendosi in contropartita porzioni di territorio caratterizzate da calanchi sui quali, come è noto, è impossibile costruire alcunché.
Si sostiene, da parte di chi propone la riperimetrazione, che essa servirebbe a garantire la realizzazione del contratto di quartiere dell’Annunziata nel Comune di Giulianova.
È falso! Lo stesso Piano di Assetto Naturalistico, predisposto come detto al costo di 230.00 euro e mai adottato, nelle sue norme tecniche di attuazione, fa salvi gli strumenti urbanistici vigenti, ed espressamente il contratto di quartiere dell’Annunziata. Invece di riperimetrare la Riserva sarebbe sufficiente apportare pochissime modifiche al progetto di PAN, stralciandone quella parte illegittima che pretenderebbe di realizzare nuovi insediamenti abitativi su 50.000 metri quadrati di superficie, approvandone poi tutto il resto.
Ci vediamo costretti pertanto a ribadire quanto espresso nel corso dell’audizione tenutasi presso la Seconda Commissione Consiliare Permanente sull’inaccettabilità di modifiche ai confini della Riserva, invitando gli Ecc.mi Consiglieri Regionali Abruzzesi a votare NO alla proposta odierna, inerente l’area protetta del Borsacchio, perché tale proposta:
- escluderebbe le aree di maggior pregio naturalistico che hanno costituito la ragione stessa dell’istituzione della riserva;
- escluderebbe aree sulle quali è in atto presso il Tribunale di Teramo un procedimento penale (n. 4588/08) per abusivismo edilizio, intervenendo ed interferendo con l’attività giudiziaria in corso;
- butterebbe via i 230.000 euro della Collettività spesi per il Piano di Assetto Naturalistico, in quanto sarebbe necessario procedere alla predisposizione di un nuovo progetto, venendosi a modificare il perimetro della Riserva in maniera sostanziale;
- escluderebbe la foce del Fiume Tordino che deve essere invece tutelata e salvaguardata;
- escluderebbe la foce del torrente Borsacchio, col risultato di creare la prima area protetta al mondo che non contiene al suo interno l’oggetto della sua tutela;
- continuerebbe a differire la concreta applicazione di leggi che il Consiglio stesso ha approvato e la cittadinanza attende;
- aprirebbe la strada ad ulteriori modifiche del perimetro della Riserva perché, se ottenessero soddisfazione le ingiuste e pretestuose richieste di qualcuno, ciò costituirebbe un pericolosissimo precedente per tutti ed imporrebbe ulteriori concessioni con l’ineluttabile cancellazione dell’area naturale protetta.
L’intera Collettività Abruzzese attende con speranza e preoccupazione di conoscere le Vostre odierne decisioni. Le generazioni future le giudicheranno.
Italia Nostra Sezione Abruzzo
WWF Sezione Abruzzo
Comitato cittadino per la Riserva regionale del Borsacchio
Relazione tecnica
La zona costiera della Riserva del Borsacchio ha il punto di maggiore interesse naturalistico in corrispondenza della pineta prospiciente la Villa Mazzarosa e della fascia dunale.
Pur se di ridottissime dimensioni, l’area rappresenta una importantissima riserva di biodiversità, unica ed ultima area di rifugio per numerose specie vegetali, animali e fungine.
Per questo motivo, già nel 1998, la Commissione Tecnica Scientifica della Regione Abruzzo la propose come Sito di Interesse Regionale (SIR) ed il Dipartimento di Scienze Ambientali della Università dell’Aquila come “Riserva Naturale Controllata” ai sensi della LR 21 Giugno 1996 n. 38.
L’importanza naturalistica e scientifica del segmento costiero della Riserva, con riferimento alle emergenze botaniche, è relativa ai tre livelli di conoscenza della biodiversità vegetale e cioè la flora, la vegetazione e il paesaggio.
Per quanto riguarda il primo livello, si sottolineano le numerose prestigiose presenze, che annoverano entità di notevole interesse fitogeografico e conservazionistico.
Le specie vegetali censite lungo il litorale ammontano a circa 120; tra le entità di maggiore importanza si segnalano le seguenti specie molto rare in Abruzzo ed inserite nelle liste rosse come piante gravemente minacciate o vulnerabili:
Polygonum maritimum, Spergularia media, Medicago marina, Linum maritimum subsp. maritimum, Chamaesyce peplis, Calystegia soldanella, Verbascum niveum subsp. garganicum, Limbardia crithmoides subsp. crithmoides, Pancratium maritimum, Iris foetidissima, Romulea rollii, Erianthus ravennae.
Con riferimento alla vegetazione, si evidenzia che sono state rilevate 7 comunità vegetali tipiche dei litorali sabbiosi, di cui 4 di interesse comunitario (Direttiva Habitat 92/43/CEE) e precisamente:
- Vegetazione annua delle linee di deposito marine (codice Natura 2000: 1219);
- Pascoli inondati mediterranei (codice Natura 2000: 1410);
- Prati dunali di Malcolmietalia (codice Natura 2000: 2239);
- Foreste dunali di Pinus pinea e/o Pinus pinaster (codice Natura 2000: 2270).
L’area è inoltre inserita nella lista internazionale dei “Loci Typici” in quanto vi è stata rinvenuta una specie nuova per la scienza denominata Boletus martaluciae ed è l’unica stazione adriatica di una importante specie di Coleottero.
Per quanto concerne il paesaggio, inteso non solo nell’accezione soggettiva di “veduta”, ma caratterizzato soprattutto attraverso i principi ed i metodi delle scienze geobotaniche, si mette in evidenza che i complessi di vegetazione che identificano le sequenze topografiche delle comunità vegetali lungo i litorali sabbiosi sono stati, in Abruzzo, quasi del tutto cancellati dalla disordinata e non pianificata antropizzazione, che ha portato alla banalizzazione di questo importante sistema paesaggistico-ambientale, con conseguente perdita del suo intrinseco significato identitario.
Naturalità e potenzialità
Se è vero che la Riserva è interessata da impatti antropici, è anche vero che in Italia non vi sono habitat totalmente naturali. D’altronde anche la Direttiva Habitat si occupa di conservazione degli habitat naturali e seminaturali, oltre che della flora e della fauna selvatiche.
Nel nostro caso, inoltre, si tratta di habitat a carattere residuale, in via di scomparsa, che vanno quindi protetti in modo rigoroso, al fine di non perdere le ultime vestigia della storia naturale della costa abruzzese.
Infine è fondamentale considerare, nei confronti della Riserva, le potenzialità biologiche del territorio. In tale ottica, anche ambiti attualmente privi di emergenze geobotaniche, purché non interessati da interventi di urbanizzazione irreversibili, costituiscono nel nostro caso preziose e rare occasioni di tutela, in considerazione della elevata capacità di recupero degli ecosistemi costieri litoranei.

firmata
Giovanni Pacioni, ordinario di Biologia Vegetale Ambientale ed Applicata
Gianfranco Pirone, ordinario di Ecologia Vegetale

19.3.11

Acqua, a Teramo nasce il comitato provinciale referendario

Questa mattina è stato presentato nel corso di una conferenza stampa il Comitato provinciale di Teramo “2 sì per l’acqua bene comune” in vista del referendum contro la privatizzazione dell’acqua.
Dopo la grande mobilitazione che lo scorso anno ha portato alla raccolta di oltre 1.400.000 firme in tutta Italia (il più grande risultato mai raggiunto in una campagna referendaria), entro il prossimo 15 giugno gli italiani saranno chiamati a votare sui due quesiti referendari sull’acqua insieme al quesito contro la costruzione di centrali nucleari in Italia.
Al Comitato provinciale di Teramo hanno aderito fino ad ora: le associazioni ambientaliste WWF, Legambiente, Italia Nostra, ProNatura e Mountain Wilderness; il sindacato CGIL FILCTEM; le associazioni di categoria Confesercenti e Confederazione Italiana Agricoltori, oltre alla Lega delle Autonomie; le realtà locali Comitato Abruzzese Difesa Beni Comuni, Centro di Educazione all’Ambiente “Peppino Torresi” di Giulianova, Associazione VerdeLaga di Campli, Circolo “Il nome della rosa” di Giulianova, Gruppo di Acquisto Solidale “Oltrefrontiera” di Teramo.
Appoggiano la campagna referendaria in provincia di Teramo anche partiti e movimenti politici come: Rifondazione Comunista, Sinistra Ecologia e Libertà, Movimento 5 stelle e Giovani Democratici di Giulianova.
Si tratta delle prime adesioni arrivate. Il Comitato è aperto alla partecipazione di tutte le realtà provinciali e locali.
La battaglia per la difesa dell’acqua contro la sua privatizzazione è fondamentale: privatizzare il servizio idrico vuol dire privatizzare un bene comune come l’acqua e lasciare a grandi multinazionali la possibilità di fare profitti su un bene di cui nessuno può fare a meno. Non vi è alcuna reale concorrenza nell’affidare per 30 anni ad un soggetto privato la gestione di un bene a cui tutti, invece, devono avere il diritto di accedere.
Il referendum offre un’occasione storica per bloccare la privatizzazione dell’acqua e consentire di avviare un nuovo modo di gestione della risorsa idrica.
Purtroppo la gestione pubblica dell’acqua si è trasformata troppo spesso in gestione partitocratica, determinando una gestione poco attenta alla risorsa, spesso caratterizzata da perdite spaventose e spartizioni di poltrone. Ma la privatizzazione non rappresenta la soluzione: dove è stata attuata, infatti, si è registrato un aumento delle tariffe pagate dai cittadini senza nessun miglioramento dei servizi.
Gli obiettivi che il Comitato si prefigge sono:
1) promuovere l’accorpamento dei referendum con le prossime elezioni amministrative di maggio. Così facendo si potrebbero risparmiare circa 400 milioni di euro ed evitare che in molti comuni italiani i cittadini siano chiamati a votare nel giro di poche settimane 2 o 3 volte (a seconda del ballottaggio nelle elezioni amministrative). Il Governo Berlusconi ed in particolare il Ministro Maroni, ben sapendo che la stragrande maggioranza degli italiani è contraria alla privatizzazione dell’acqua, sono invece orientati a far votare il 12 giugno, vale a dire l’ultima domenica utile, confidando nel mancato raggiungimento del quorum per far invalidare i referendum;
2) favorire l’organizzazione di convegni, dibattiti, incontri e momenti di mobilitazione in tutti i comuni teramani in vista del referendum. Perché i referendum abbiano effetto è necessario che si rechino a votare almeno il 50% più 1 degli aventi diritto al voto. È quindi fondamentale fare una campagna massiccia contro l’astensionismo e per il Sì;
3) raccogliere fondi per la campagna referendaria. I promotori dei referendum non hanno partiti o grandi multinazionali alle spalle. Rappresentano la società civile che si impegna per tutelare un bene comune e per farlo c’è bisogno del contributo di tutti. Per questo hanno lanciato una campagna di donazioni libere ed una di sottoscrizioni. Per quest’ultima modalità sarà possibile “prestare soldi” al comitato promotore del referendum e riaverli indietro in caso di raggiungimento del quorum attraverso la ridistribuzione del rimborso elettorale che la legge attribuisce al comitato promotore quando il referendum è valido.
Il Comitato ha già iniziato ad organizzare incontri.
Martedì 15 marzo si è svolta a Roseto degli Abruzzi una prima assemblea pubblica con la partecipazione di Marco Bersani, uno dei portavoce nazionali del Movimento dei Forum per l’acqua.
Una nuova assemblea pubblica si svolgerà domenica 20 marzo alle ore 16:30 presso la sala delle esposizioni del terminal di San Gabriele ad Isola del Gran Sasso.
Altre assemblee sono previste nelle prossime settimane a Teramo, Giulianova, Alba Adriatica e Montorio al Vomano.
Il Comitato è poi impegnato nell’organizzazione della manifestazione nazionale di sabato 26 marzo a Roma che segnerà l’avvio della campagna referendaria.

I due quesiti contro la privatizzazione dell’acqua
Primo quesito: Si propone l’abrogazione dell’art. 23 bis della Legge n. 133/2008, relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica. Abrogare queste norme significa contrastare l’accelerazione sulle privatizzazioni ed impedire la consegna al mercato dei servizi idrici.
Secondo quesito: Si propone l’abrogazione dell’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini almeno il 7% in più, senza alcun collegamento a qualsiasi programma di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.

Comitato provinciale di Teramo “2 sì per l’acqua bene comune”
presso Centro di Documentazione Ambientale WWF
Via De Vincentiis (Edificio Croce Rossa) – Teramo
0861.411147 – teramo@wwf.it
http://www.nonlasciamolifare.org/
http://www.acquabenecomune.org/
http://www.referendumacqua.it/
Gruppo su Facebook: Comitato provinciale di Teramo "2 sì per l'acqua bene comune"

17.3.11

Auguri, Italia!

Le bugie dei nuclearisti

Il WWF Italia esprime il massimo sostegno, solidarietà e collaborazione al popolo giapponese e mette a disposizione l'esperienza e le competenze del WWF internazionale per limitare i danni ambientali causati dal terremoto e dalle fughe radioattive, sperando ancora che non accada il peggio.
Purtroppo gli echi che provengono dal Giappone continuano a non smuovere alcuna reazione realmente "razionale" nel nostro paese.
"Cinismo disinformato": così il WWF definisce il contenuto delle dichiarazioni di alcuni nuclearisti (di Governo e non) che ribadiscono la scelta nucleare per il futuro dell'Italia nonostante l'incidente nella centrale di Fukushima Daiichi, in Giappone.
Disinformato perché si basa su assunti non veri.
Per un’operazione trasparenza e verità il WWF elenca almeno 4 affermazioni non vere smentite dai fatti:
NO TSUNAMI NEL MEDITERRANEO? E’ GIA’ AVVENUTO, MESSINA - 1908
Si dice che nel Mediterraneo uno tsunami come quello avvenuto in Giappone sarebbe da escludere. Al contrario, nel recente passato si è già verificato: a seguito del devastante terremoto e conseguente maremoto che ha colpito lo Stretto di Messina il 28 dicembre 1908 si sono avute onde alte fino a 12 metri. Centrali posizionate lungo le coste sarebbero colpite allo stesso modo che in Giappone.
NUOVE CENTRALI OK? LA SICUREZZA ASSOLUTA NON ESISTE
Le nuove centrali sarebbero sicure: affermazione non vera poiché il reattore EPR in realtà è ancora un prototipo e non ha ancora risolto questioni fondamentali di sicurezza come hanno rilevato le Autorità per la sicurezza nucleare di Francia, Gran Bretagna e Finlandia.
IMPORT ENERGIA NUCLEARE ? SOLO PERCHE’ A BASSO COSTO
Si sottolinea che importiamo energia nucleare, quindi non ne possiamo fare a meno: in realtà la importiamo solo perché conveniente per le compagnie elettriche in quanto la notte le centrali nucleari estere non si possono spegnere e dunque la vendono a basso costo.
SENZA NUCLEARE NON C’E’ INDIPENDENZA? IL FUTURO SENZA NUCLEARE E’ POSSIBILE E RENDERA’ INDIPENDENTE IL NOSTRO PAESE
Per l’Italia il nucleare è inevitabile dice il Governo. In realtà l'Italia, guardando solo i numeri, non ha bisogno del nucleare. Non ne ha bisogno oggi, visto che conta su una potenza installata di oltre 105mila MW, quando i consumi il picco ha superato di poco i 50mila MW e il trend della domanda energetica italiana non è in crescita. Non ne avrà bisogno domani, perché le alternative sono già una realtà. Il WWF ha tracciato uno scenario alternativo, promettente e interamente raggiungibile per il mondo del prossimo futuro. Nel recentissimo Energy Report, realizzato dal WWF Internazionale e da Ecofys, si dimostra che in quattro decenni potremmo avere delle economie floride e una società interamente alimentata da energia pulita, a basso costo e rinnovabile, nonché una qualità della vita decisamente migliore.
Il dossier dimostra come entro il 2050 il fabbisogno di elettricità, trasporti, energia industriale e privata potrebbe essere soddisfatta dalle energie rinnovabili, con un uso solo residuale e isolato di combustibile fossile e nucleare, riducendo così in modo drastico le preoccupazioni sulla sicurezza dell’energia, l’inquinamento e, non da ultimo, per i cambiamenti climatici catastrofici. L’efficienza energetica nelle costruzioni, nei veicoli e nell’industria diventerebbe un ingrediente fondamentale, insieme ad un aumento delle esigenze energetiche soddisfatto da elettricità prodotta da fonti rinnovabile e fornita da reti di distribuzione efficienti e intelligenti (smart grids). Secondo lo scenario WWF-Ecofys, nel 2050 la richiesta totale di energia sarà minore del 15% di quella del 2005, malgrado l’aumento della popolazione, della produzione industriale, del trasporto e delle comunicazioni – rendendola disponibile anche a coloro che attualmente non ne hanno. Il mondo non dipenderà più dal carbone o dai combustibili nucleari, mentre le regole internazionali e la cooperazione limiteranno i potenziali danni ambientali derivanti dalla produzione di biofuels e dallo sviluppo dell’idroelettrico.
Il rapporto è più che uno scenario: è un richiamo all’azione. Possiamo creare un futuro più pulito e rinnovabile, ma dobbiamo cominciare subito. Il rapporto del WWF esclude la necessità del nucleare a livello globale e non considera tale tecnologia necessaria per fare a meno dei combustibili fossili.

14.3.11

Comitato provinciale 2 Sì per l'acqua bene comune


Prossime iniziative del Comitato provinciale di Teramo:
Martedì 15 marzo ore 17: Assemblea pubblica a Roseto degli Abruzzi presso la Villa Comunale;
Venerdì 18 marzo ore 17: Riunione del Comitato a Teramo presso il Centro di Documentazione ambientale del WWF in via De Vincentiis;
Domenica 20 marzo ore 16:30 Assemblea pubblica presso la sala delle esposizioni del terminal San Gabriele ad Isola del Gran Sasso.

Per un'ecologia "pulita"...

13.3.11

Il drammatico tempismo dei nostri amministratori

Il WWF è vicino alla popolazione giapponese che, dopo il catastrofico sisma e lo tsunami, deve ora affrontare la tragedia nucleare.
La prima emergenza è assicurare un’informazione completa e veritiera alla popolazione e fornire assistenza adeguata. C’è anche l’assoluta urgenza di intervento di squadre specializzate per contenere i danni. A Chernobyl molti tecnici e volontari sono stati contaminati e hanno perso la vita per essere intervenuti "a mani nude" nel tentativo di limitare i danni. Chi può fornire aiuto tecnico specializzato, lo faccia adesso, soprattutto quei paesi (Francia, USA, ecc.) e quelle ditte (AREVA, Westinghouse, ecc.) che sul nucleare e sulle promesse di assoluta sicurezza hanno costruito i loro guadagni.
Ecco una buona occasione per dimostrarci la loro capacità di intervento in caso di disastro nucleare. Se non si interviene subito, le conseguenze potrebbero essere ancora più disastrose anche oltre i confini del Giappone.
Dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF: “Nei mesi scorsi avevamo fatto appello ripetutamente al Presidente Chiodi di schierarsi con le altre regioni contro la scelta nuclearista del Governo Berlusconi. Tutto senza successo. Pochi giorni fa la maggioranza al Consiglio Regionale ha votato contro un ordine del giorno teso a dichiarare l'indisponibilità dell'Abruzzo a ricevere sul proprio territorio centrali nucleari. Peraltro le dichiarazioni di autorevoli membri della maggioranza dimostrano il livello di approfondimento delle questioni energetiche e dell'incolumità del territorio in caso di incidente nucleare. Giuliante ha dichiarato che la mozione era inutile perchè l'Abruzzo è sismico e non può ospitare centrali. Il tutto sorvolando sul fatto che avere una centrale nucleare in un'altra regione, magari a 200 km di distanza, possa essere confortante e tranquillizzante. La nube di Chernobyl contaminò mezza Europa. Dovrebbe chiedere ai cittadini di Tokyo, posta ad oltre 200 km di distanza dalla centrale esplosa, se ora stanno avendo paura o meno. Il capogruppo Venturoni, in ogni caso, si è schierato apertamente per il nucleare, ennesima prova di tempismo e lungimiranza della classe dirigente abruzzese. In ogni caso ora più che mai invitiamo i cittadini abruzzesi a votare in massa al referendum sul nucleare che si terrà a breve”.
Il WWF sottolinea che uno dei reattori coinvolti dall’emergenza di Fukushima ha una età di 40 anni. La tendenza odierna è di prolungare l'età dei reattori nucleari in esercizio per "passare" al governo successivo la patata bollente degli enormi costi dello smantellamento e delle scorie.
“Ancora una volta succede qualcosa che era stato dato per assolutamente inimmaginabile dagli "esperti" – ha dichiarato Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia -. Anche un evento definito a bassissima probabilità può verificarsi, soprattutto in concomitanza con altri effetti scatenanti (terremoto e distruzione della diga di Fukushima). L'evento di Fukushima non va incluso nella categoria dei disastri naturali. Non spetta alla natura adeguarsi alle pretese dell'economia, bensì il contrario. Il principio di precauzione deve diventare la linea guida dell'economia e delle politiche energetiche ed ambientali: quando un evento potenzialmente disastroso connesso a una tecnologia ha una probabilità sia pur minima di verificarsi, bisogna astenersi dall'uso di questa tecnologia. Non c'è altra soluzione nè mediazione possibile”.
Il nucleare non è cambiato, ma il mondo sì ed oggi le alternative non solo ci sono, ma sono una realtà economica e occupazionale in rapidissima ascesa, a differenza del nucleare. L'energia rinnovabile, quella che nel 1987 da qualcuno veniva definita un’utopia, è oggi il futuro del Pianeta e dell’economia.

Inquinamento senza controllo

In Abruzzo vi sono gravissime inadempienze per quanto riguarda il monitoraggio e la riduzione dell'inquinamento atmosferico: la denuncia arriva da WWF, Arci ed Associazione Porta Nuova di Vasto che in una conferenza stampa hanno illustrato la diffida che è stata inviata alla Regione Abruzzo.
L'intervento delle Associazioni si basa principalmente sullo stato di attuazione delle norme che la Regione stessa si era data con l'approvazione nel 2007 del Piano di Tutela della Qualità dell'Aria con cui si sarebbe dovuto ottemperare alle direttive comunitarie sull'inquinamento atmosferico. Ad oggi, a quattro anni dall'approvazione del Piano, la situazione è questa:
1) La rete di monitoraggio degli inquinanti, obbligatoria per legge almeno dal 1996 e prevista dallo stesso Piano della Regione, non è attiva e vastissimi territori sono completamente scoperti. In tutta la Provincia di Chieti da tre anni non viene effettuato alcun tipo di monitoraggio da parte degli enti pubblici! Questo nonostante vi siano aree industriale tra le più grandi d'Italia (come la Val di Sangro) ed insediamenti significativi come quelli di Vasto, Chieti scalo e San Salvo. Anche zone con problemi importanti, come Roseto degli Abruzzi e Giulianova, non sono sottoposte ad alcuna verifica, nonostante il Piano della Regione avesse prescritto la necessità di un monitoraggio di 2 mesi ogni anno. Manca poi il piano di monitoraggio nelle aree industriali pure previsto dal Piano di Tutela della Qualità dell'Aria.
2) L'inventario delle emissioni (che rappresenta il catasto delle quantità di inquinanti emessi da aziende, traffico, riscaldamento) è fermo a quanto stabilito nel Piano del 2007, nonostante si dovesse aggiornare almeno ogni 2 anni.
3) Si continuano a rilasciare autorizzazioni all'emissione in atmosfera pur in presenza di queste inaccettabili lacune conoscitive per quanto riguarda la qualità dell'aria, nonostante la legge preveda espressamente che gli Enti competenti, prima di rilasciare nuove autorizzazioni (o eventuali rinnovi), debbano tener conto della qualità dell'aria in quella determinata zona.
L'Associazione Porta Nuova aveva contestato fortemente il Piano dell'Aria approvato dalla Regione già nel 2009 con uno specifico studio in cui si evidenziano gravi lacune - come quelle legate all'utilizzo di dati ampiamente al di sotto dello standard qualitativo di legge in quanto raccolti per un numero di giorni inferiore rispetto a quello previsto dalla normativa - e l'omissione di alcuni dati importantissimi prodotti da ARTA che dimostravano la presenza in varie aree abruzzesi di un forte inquinamento a causa dei temibili Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA). La Regione, attraverso la società che aveva curato il Piano, si difese allora sostenendo che “con riferimento agli idrocarburi, la discussione non è possibile a fronte di una inesistenza di misurazioni significative con relazione alla nuova legislazione”. Praticamente la Regione ha sostenuto che dati molto preoccupanti su inquinanti cancerogeni raccolti dalla sua stessa agenzia e con soldi pubblici non erano utilizzabili! A quel punto, secondo le Associazioni, per redigere il piano avrebbero dovuto come minimo raccogliere nuovi dati secondo la nuova legislazione o almeno applicare il principio di precauzione partendo dai dati dell'ARTA esistenti. La questione è stata invece chiusa ignorando nel Piano questo tipo di inquinanti e, di conseguenza, senza prevedere specifiche misure di prevenzione e diminuzione dell'inquinamento. In ogni caso l'acquisizione dei dati è stata rimandata all'attivazione della rete di monitoraggio che però non è mai partita ed il risultato concreto è che da anni gli IPA (e anche i metalli e le PM2,5) non vengono monitorati nonostante la legge e lo stesso piano lo prescrivano!
Ci si chiede come sia possibile continuare ad autorizzare insediamenti di ogni tipo – come impianti di combustione, grandi centri commerciali, nuove industrie - quando l'art. 271 del Decreto Legislativo n. 152/2006 prevede espressamente che gli Enti nell'autorizzare nuovi scarichi “...devono altresì valutare il complesso di tutte le emissioni degli impianti e delle attività presenti, le emissioni provenienti da altre fonti e lo stato di qualità dell'aria nella zona interessata”.
Le inadempienze della Regione assumono particolare gravità perchè è una questione di tutela della salute dei cittadini e di prevenzione da malattie gravissime come cancro, problemi cardiocircolatori e asma che in maniera incontrovertibile sono causate in larga parte dall'inquinamento atmosferico. Recentemente l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che ogni anno muoiono in Val Padana 7.000 persone per malattie causate dall'inquinamento atmosferico e che che ogni italiano perde 8,6 mesi di vita in media per questa causa.
Peraltro anche a livello locale eminenti studiosi hanno denunciato l'aumento dell'ospedalizzazione dei bambini asmatici legandolo all'inquinamento atmosferico.
Le poche aree abruzzesi per cui si hanno dati presentano situazioni di inquinamento molto gravi. Basti pensare che a Spoltore le polveri sottili hanno già superato per 52 giorni dall'inizio dell'anno i livelli consentiti dalla legge.
Alcuni mesi fa il WWF si è fatto addirittura carico di fare un monitoraggio a Chieti scalo con l'Università di Siena e i dati emersi, inviati anche alla Regione, hanno destato forte preoccupazione proprio per gli IPA.
E ancora una volta, la Regione Abruzzo si è ben guardata dal fornire risposte.
Per questo le Associazioni hanno ritenuto opportuno diffidare formalmente la Regione affinché adempia immediatamente alle previsioni di Piano e di Legge: in caso contrario WWF, ARCI ed Associazione Porta Nuova sono pronte a ricorrere alla Commissione Europea affinchè apra una procedura d'infrazione.

12.3.11

Anfibi e rettili: leggende e realtà

Ieri, venerdì 11 marzo, si è svolto a Teramo, presso il Centro di Documentazione Ambientale WWF “La Gramigna”, l’incontro pubblico “Anfibi e rettili, le ricerche in Abruzzo”, nell’ambito della rassegna “Venerdì della natura” organizzata dal WWF Teramo.
I due relatori, Nicoletta Di Francesco, interprete naturalistico e presidente dell’Associazione WWF Chieti, e Luciano Di Tizio, giornalista professionista, erpetologo e Coordinatore della sezione Abruzzo-Molise della Societas Herpetologica Italica, hanno fatto il punto sulle ricerche e sulle condizioni di anfibi e rettili nella nostra regione presentando il volume “Atti VIII Congresso Nazionale Societas Herpetologica Italica”.
Nel corso dell’interessante incontro si sono evidenziate le minacce agli habitat degli anfibi e sono state contestate alcune “leggende metropolitane” che da sempre circolano intorno ai serpenti.
Ai relatori è stato anche chiesto di commentare la notizia, pubblicata su alcuni organi di stampa il 9 marzo scorso, secondo la quale sulla spiaggia di Giulianova sarebbero comparse delle vipere trascinate a valle dall’alluvione.
“Fenomeni del genere – ha risposto Luciano Di Tizio – sono certamente possibili, perché l’acqua nel suo viaggio verso valle può trasportare di tutto, compresi eventuali serpenti sorpresi nel sito di letargo dove spesso sono presenti numerosi esemplari insieme. Nel caso specifico di Giulianova, però, i serpenti dei quali abbiamo visto la foto sul giornale sono delle innocue bisce dal collare, Natrix natrix è la corretta denominazione scientifica, e non delle vipere. Tra l’altro queste ultime non amano troppo i luoghi umidi ed è molto improbabile che trascorrano il letargo così vicine a un fiume da poter essere travolte da una piena. Al di là della confusione tra bisce e vipere, comunque, nel testo dell’articolo si parla fantasiosamente di “vipere cornute originarie del Sahara, ma che sono ormai da tempo in Europa”: si tratta di una notizia non vera e che può creare un inutile allarme”.

11.3.11

Commissione consiliare regionale vota la riperimetrazione della Riserva del Borsacchio

Il voto della II Commissione consiliare che ha approvato la riperimetrazione della Riserva del Borsacchio è una pagina nera per la Regione Abruzzo che sta facendo di tutto per perdere il suo titolo di “regione dei parchi”.
Ci complimentiamo con quei consiglieri regionali che hanno scelto di tagliare un’area naturale protetta al solo scopo di favorire gli interessi di alcuni privati, accampando scuse urbanistiche e ambientali che sono state smontate da eminenti professori universitari nel corso delle audizioni in commissione delle associazioni ambientaliste e del comitato cittadino che si batte per la riserva.
Le stesse forze di centrodestra e centrosinistra che con il loro comportamento nei consigli comunali di Roseto degli Abruzzi e Giulianova ed in quello provinciale di Teramo hanno impedito che la riserva diventasse operativa, oggi ne hanno decretato il taglio.
Da domani ci rimetteremo al lavoro affinché il consiglio regionale nel suo complesso non confermi il voto della commissione, ma oggi prevale lo sconforto nel vedere una politica incapace di gestire un territorio senza cementificarlo.

7.3.11

Altro che viabilità "sfigata"





Alcuni giorni fa l’ex Onorevole Antonio Tancredi, intervistato su un giornale in merito ai danni effettuati dalle recenti piogge, ha definito il Lotto Zero una “viabilità sfigata”.
In realtà qui la "sfiga" c’entra molto poco.
Il Lotto Zero è una strada “sbagliata” che è stata realizzata dove non si sarebbe dovuto costruire. Se si continua a costruire lungo e dentro gli alvei dei fiumi è normale che le piene producano questi danni.
Questa mattina il WWF ha effettuato queste a poche decine di metri dal “ponte a catena” lungo la strada per Carapollo attualmente chiusa: è evidente la situazione gravissima che si è venuta a determinare a seguito dell’erosione che ha messo in luce i pilastri del Lotto Zero dopo aver completamente divelto la gabbionatura messa a protezione.

6.3.11

A Roseto si parla di acqua bene comune

Per il prossimo 15 marzo non prendete impegni!

Un nuovo venerdì della natura

Il prossimo Venerdì della Natura si terrà l'11 marzo e sarà dedicato alle ricerche su anfibi e rettili nella nostra regione.

4.3.11

Un territorio massacrato

Ci sarà tempo per le analisi e per trarre bilanci.
Una cosa è certa: stiamo massacrando un territorio, costruiamo (male) dove non si dovrebbe costruire, cementifichiamo ed impermeabilizziamo ogni angolo libero, ci illudiamo di costringere fiumi dentro argini sempre più alti, tagliamo le piante lungo i fiumi, ma permettiamo di costruirci case, strade e discariche.
Ogni tanto però ci viene presentato il conto...


Foto fornite da G. Marsili

Hanno paura degli italiani

Un momento del sit-in di ieri davanti al Parlamento.


Il ministro Maroni ha dichiarato ieri che al prossimo consiglio dei ministri proporrà il 12 giugno come giorno per lo svolgimento dei referendum.
Si tratta dell’ultima data consentita dalla legge (che prevede che i referendum si svolgano tra il 15 aprile e il 15 giugno), altrimenti avremmo potuto anche rischiare di dover andare a votare a ferragosto.
La scelta non è casuale: il 12 giugno le scuole saranno già chiuse e l’inizio della stagione estiva rappresenterà, per chi può permetterselo, un incentivo ad andarsene fuori città. Questo almeno nei desiderata del ministro e del governo di cui fa parte che evidentemente temono che questa volta i referendum possano raggiungere il quorum e i sì vincere.
I timori del governo sono fondati - anche se non giustificano la decisione presa - come dimostra il 1.400.000 firme raccolte per i quesiti sulla ripubblicizzazione dell’acqua, un risultato mai ottenuto prima.
Per questo Maroni ha scelto la strada del boicottaggio, consapevole che la normale dialettica politica fra sostenitori del sì e del no lo vedrebbe perdente.
Meglio allora usare altri mezzi, pur di rendere difficoltosa la libera espressione della volontà dei cittadini.
Al ministro va ricordato che fu proprio su sua proposta che nel 2009 le elezioni amministrative furono accorpate alle europee. Allora era preoccupato che non si sperperassero inutilmente soldi pubblici (calcolò un risparmio di 400 milioni di euro) con più tornate elettorali. Oggi, malgrado si sia nel pieno della crisi economica, quella preoccupazione non c’è più.
Il comitato promotore dei referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua e quello contro il nucleare hanno da tempo avviato una petizione, che ha raccolto migliaia di firme, per chiedere l’accorpamento delle date di amministrative e referendum. Hanno chiesto un incontro al ministro per illustrargli le ragioni che sostengono l’accorpamento: ragioni economiche, ma soprattutto di maggiore garanzia di partecipazione.
La risposta è stata quella che apprendiamo dalle agenzie: un'arrogante chiusura al confronto e l’assoluta indifferenza alla possibilità che cittadine e cittadini siano messi nelle condizioni migliori per esercitare il loro diritto al voto.
Già ci fu chi nel passato disse “tutti al mare” e gli andò male. Sarà così anche questa volta.

3.3.11

WWF e CGIL: che succede negli Enti Parco?

Viene effettivamente da chiedersi cosa stia succedendo agli Enti che gestiscono i parchi naturali, regionali e nazionali, della nostra regione.
La legge sulle aree naturali protette prevede che ogni Ente Parco sia gestito attraverso un Presidente ed un consiglio direttivo, con un direttore, iscritto in un albo nazionale dei direttori e scelto dal Ministro dell’Ambiente su segnalazione di una terna di nomi da parte degli Enti. A questi organi si affianca la Comunità del Parco, costituita dai rappresentati degli Enti locali che ricadono nel perimetro dell’area protetta.
Ad oggi, il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è l’unico parco a presentare una situazione corretta. Ha un Presidente, un Consiglio direttivo ed un direttore (anche se quest’ultimo ha recentemente presentato le proprie dimissioni).
Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è stato commissariato dal 2006 fino al 2010. In questo periodo si sono alternatiti ben 3 commissari! Il 7 luglio 2010 l’ultimo commissario, Arturo Diaconale, giornalista, anche lui senza alcuna competenza in materia di gestione di aree naturali protette, è stato nominato Presidente, ma da allora non è stato ancora nominato il Consiglio direttivo: permane quindi anche per questo Parco una forma gestionale anomala (volendo fare dei paragoni è come se un comune fosse gestito da un Sindaco senza Consiglio Comunale). Dal 2004 il Parco è privo di un direttore nominato secondo quanto prevede la legge: le funzioni di direttore vengono così svolte da un coordinatore tecnico-amministrativo con contratto a termine rinnovato annualmente non iscritto nell’albo nazionale dei direttori.
Il Parco Nazionale della Majella è privo del Consiglio direttivo dal 4 novembre 2007. Per quasi due anni è stato governato solo dal Presidente Giuliante il cui mandato è scaduto il 31 dicembre 2009. La norma non prevede che il Presidente assuma a sé anche le competenze proprie dei Consigli Direttivi. Giuliante è stato successivamente nominato Commissario, carica che ha conservato anche quando è stato eletto consigliere regionale. Oggi, dopo la sua nomina ad assessore regionale, è stato sostituito da un altro commissario, Franco Iezzi, direttore del Consorzio Industriale di Sulmona, che non risulta abbia mai avuto competenze su questioni ambientali e men che meno su conservazione della natura. Il direttore, nominato dal 1997, senza l’individuazione di una terna di nomi, è stato riconfermato con successive proroghe.
Il Parco Regionale del Sirente-Velino, privo di Presidente e di Consiglio direttivo, è commissariato dal febbraio del 2010 senza alcuna motivazione. L’attuale direttore non è iscritto all’Albo nazionale dei direttori degli Enti Parchi.
In tutti i parchi le Comunità del parco, non riescono neppure a riunirsi, figuriamoci ad elaborare una politica gestionale e programmatoria delle attività sul territorio.
La politica sembra che si sia impadronita degli Enti Parchi e non riesce neppure a nominare gli organi di gestione. Preferisce affidarli a singoli uomini, spesso senza alcun legame con il territorio e con le attività più caratteristiche delle aree protette, lasciandoli al comando di enti che richiederebbero invece gestioni democratiche e partecipate come prevede la legge.
In assenza di indicazioni politiche-gestionali che vadano nella direzione di un vero sviluppo sostenibile e con la carenza di professionalità adeguate a tutti i livelli, le aree protette non sono in grado di svolgere la loro funzione di crescita anche economica di un territorio. Per cui non è poi un caso che si ritirino fuori per le nostre montagne scellerati progetti per fantomatici sviluppi turistici legati ad impianti di risalita o campi da golf che non hanno prodotto alcun beneficio e che richiedono costantemente contribuiti pubblici per non fallire.

Dante Caserta, Consigliere nazionale WWF Italia
Mimì D’Aurora, Responsabile Ambiente CGIL Abruzzo