14 ottobre

28.2.11

La disinformazione nuclearista

Dopo la bocciatura da parte dell' dello loro spot, il Forum Nucleare Italiano non sembra aver messo da parte le armi della disinformazione.
Le notizie contenute nella pagina “Quali effetti ha avuto Chernobyl?” sul sito del Forum Nucleare Italiano (http://www.forumnucleare.it/index.php/sondaggio) oltre ad essere indecenti, umilianti ed offensive nei confronti di tutti i volontari che si occupano delle vittime del fall out di Chernobyl, disonorano la corretta informazione e sono svincolate dall’effettiva realtà sperimentata da molti volontari. Offendono la dignità di chi, come il professore Bandazhevsky, ha pagato, con il carcere e l’esilio, la denuncia scientifica delle vere conseguenze sanitarie dell’incidente di Chernobyl.
Non si può fare scempio della memoria, sia delle vittime che dei fatti storici, come quelli derivanti dall’analisi in loco dei professori Nesterenko e Yablokov (vedi: The Difficult Truth about Chernobyl, Annals of the New York Academy of sciences, volume 1181, 2009) o le ricerche direttamente nella zona di esclusione da parte del professore Mousseau.
C'è da essere indignati per questa martellante campagna nuclearista che continua a minimimizzare gli enormi rischi legati a questa fonte di energia.
Scriveva Bertolt Brecht: “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”.

27.2.11

Cieli silenziosi

Sul numero attualmente in edicola dell'Internazionale trovate "Cieli silenziosi", un interessantissimo reportage di Jonathan Franzen su caccia e bracconaggio nel Mar Mediterraneo.
Ogni anno migliaia di uccelli migratori che transitano nel bacino del Mediterraneo vengono uccisi da cacciatori e bracconieri. In Italia, a Cipro e a Malta si consuma una carneficina che sta svuotando i cieli europei.
Noi ve lo consigliamo vivamente!

Al TAR sul Piano Spiaggia del Comune di Roseto

Nei giorni scorsi il WWF ha presentato al TAR di L'Aquila un ricorso contro l'approvazione del Piano del Demanio Marittimo del Comune di Roseto degli Abruzzi.
Il Piano non risulta essere stato sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica (VAS), nonostante le enormi problematiche ambientali connesse all'erosione del litorale di Roseto.
Dichiara l'Avv. Fabio Celommi, che ha curato il ricorso per il WWF: “La VAS, in base al Testo Unico sull'Ambiente (Decreto Legislativo n. 152/2006), si applica a tutti i piani e i programmi che hanno un potenziale effetto sull'ambiente. E' del tutto evidente che un Piano che interessa l'utilizzo dell'intera fascia costiera del Comune di Roseto, lunga diversi chilometri, doveva essere assoggettato a VAS. Lo stesso Decreto prevede che siano nulli tutti gli atti adottati in assenza di questa procedura di valutazione ambientale che, ricordo, deriva da una Direttiva Comunitaria”.
La VAS deve essere avviata all'inizio della procedura di pianificazione e la deve accompagnare durante tutto l'iter di adozione, approvazione ed attuazione. Un Rapporto Ambientale deve essere approvato prima dell'adozione dell'atto. La VAS, inoltre, è lo strumento che per l'Unione Europea deve assicurare non solo una valutazione complessiva dell'effetto ambientale dei piani ma, soprattutto, la partecipazione dei cittadini. Questi devono essere coinvolti attivamente con incontri, conferenze, e con l'invio del rapporto preliminare ambientale.
"Purtroppo il Comune di Roseto", dichiara Camilla Crisante, Presidente del WWF Abruzzo, "si conferma refrattario al confronto su temi quali la difesa dell'ambiente e la gestione sostenibile delle risorse naturali. Peraltro il Piano approvato non solo ha questo importante vizio procedurale, ma non contiene alcuna norma di tutela del litorale che invece viene invaso da nuove strutture che determinerebbero una completa antropizzazione della spiaggia. Il tutto in un settore della costa di grande valore naturalistico (vi nidificano diverse coppie di Fratino e ospita la Riserva regionale del Borsacchio), ma pesantemente interessato dai fenomeni di erosione che dovrebbero portare ad un profondo ripensamento circa la cementificazione a cui è stato sottoposto il litorale teramano. Invece di cambiare rotta si insiste in un modello di gestione della costa completamente insostenibile. Tutti i principali centri di ricerca che si occupano di costa sostengono che la rinaturalizzazione delle spiagge tramite le dune è l'ultimo baluardo contro l'erosione. Inoltre tutti gli Stati e le loro articolazioni territoriali hanno l'obbligo di assicurare la tutela della biodiversità degli ambienti costieri. Il Comune di Roseto con questo Piano spiaggia elimina completamente qualsiasi ipotesi di gestione sostenibile del litorale”.

25.2.11

Borsacchio: storia infinita

Lo scorso giovedì 24 febbraio ennesima puntata della storia infinita della Riserva naturale del Borsacchio: il prode Berardo Rabbuffo, consigliere FLI ex PDL, ha ripresentato alla seconda Commissione consiliare la sua proposta di riperimetrazione della riserva.
Sembra che abbia presentato una nuova perimetrazione: ormai ne cambia una a settimana.
I consiglieri regionali, che pure avrebbe cose più imporanti da fare, visto anche quanto li paghiamo (13.359 euro al mese! Fonte L'Espresso), continuano a discutere.
La seduta si è conclusa con l'ennesimo rinvio. E il gettone di presenza è stato incassato!

20.2.11

Due cose sono infinite...

"Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi".
Questa frase di Albert Einstein ci è tornata subito alla mente leggendo la notizia che una speciale Commissione preparatoria del Dreier landtag (che sarebbe l'unione delle assemblee legislative del Tirolo con il Sudtirolo ed il Trentino) ha approvato una mozione del Südtiroler volkspartei contro gli orsi sloveni reintrodotti nelle terre italiane.
Questa mozione è stata sostenuta della Lega nord che è addirittura favorevole al libero abbattimento di questi orsi “immigrati senza permesso di soggiorno e che non rispettano i confini”.
Evidentemente nella continua ricerca di un nemico "diverso" da loro, dopo gli immigrati, i neri e i rom, la Lega Nord (in questo caso con l’aiuto della SVP) se la prende con gli orsi colpevoli di spostarsi sulle Alpi senza chiedere il permesso di soggiorno...
Ma cosa si può rispondere a queste persone?

18.2.11

Assemblea per Comitato provinciale 2 sì per l'acqua pubblica

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha dato il via libera a 2 quesiti referendari sull'acqua e la costituzione del Comitato "2 SI' PER L'ACQUA PUBBLICA" sia a livello nazionale che regionale, è venuto il momento di avviare il lavoro per il raggiungimento del quorum anche in provincia di Teramo.
Sabato 19 febbraio alle ore 16:30 presso il Centro di Documentazione Ambientale WWF in via De Vincentiis (angolo Viale Bovio, palazzo Croce Rossa Italiana) a Teramo terremo la prima assemblea per la costituzione del Comitato provinciale teramano "2 SI’ PER L’ACQUA PUBBLICA".
Il Comitato, come quello nazionale e regionale continuerà ad essere formato da associazioni, sindacati, diocesi, mentre i partiti aderiranno al comitato di appoggio così come è stato per la raccolta delle firme.

12.2.11

Riserva del Borsacchio: resisterà alle ennesime rabbuffonate?


Questa mattina a Pescara il Comitato cittadino per la Riserva naturale regionale del Borsacchio, Italia Nostra e WWF hanno tenuto una conferenza stampa sulla situazione dell’area protetta del Borsacchio ancora una volta sotto attacco.
Alla conferenza stampa hanno preso parte anche Giovanni Pacioni, Professore ordinario di Botanica ambientale applicata presso l’Università di L’Aquila, e Gianfranco Pirone, Professore ordinario di Botanica sistematica presso l’Università di L’Aquila.
La Riserva del Borsacchio tutela, nei comuni di Roseto degli Abruzzi e di Giulianova, uno dei pochi tratti di costa abruzzese fino ad oggi sfuggita alla cementificazione. È stata istituita con una legge regionale nel febbraio del 2005 e da allora è stata oggetto di vari interventi legislativi che hanno cercato di modificarla senza riuscirci grazie alle resistenze delle associazioni ambientaliste e del comitato cittadino di difesa della riserva.
La riserva è così sfuggita a diversi tentativi di speculazione: in particolare alla volontà di realizzare un megavillaggio turistico proprio nell’area maggiormente integra della riserva.
Oggi, su iniziativa del consigliere regionale Berardo Rabbuffo, eletto nel listino nel PDL e poi passato a FLI, si vuole intervenire per la quinta volta sulla legge istitutiva della riserva.
Contrariamente a quanto va ripetendo il consigliere Rabbuffo, la sua proposta non fa uscire dalla riserva le aree già edificate, ma va ad eliminare proprio quello che è stato sempre considerato il nucleo centrale della riserva: la pineta Mazzarosa e la Foce del torrente Borsacchio. Guarda caso, le aree su cui maggiormente si sono indirizzate negli anni le richieste di espansione edilizia.
La proposta, inoltre, vorrebbe portare fuori anche il crinale Mazzocco-Giammartino creando così un cuneo nella riserva che verrebbe in pratica tagliata in due.
Ed infine verrebbe completamente escluso il territorio di Giulianova, compresa la foce del Fiume Tordino, avanzando come scusa che la presenza della riserva avrebbe comportato il blocco dello sviluppo del contratto di quartiere dell’Annunziata: una enorme falsità visto che le norme di attuazione del Piano di Assetto Naturalistico della Riserva (lo strumento che ne regola la gestione) fanno salvi gli strumenti urbanistici approvati tra cui anche il contratto di quartiere in questione.
La proposta presentata da Rabbuffo è stata ferma nella competente commissione consiliare regionale per oltre un anno, ma recentemente, dopo essere stata ulteriormente modificata, è tornata in discussione.
Nel corso dell’audizione delle associazioni ambientaliste nella commissione consiliare del 3 febbraio scorso, i professori Pacioni e Pirone, che da sempre hanno studiato quest’area, hanno evidenziato come la modifica proposta non ha alcun fondamento scientifico e priverebbe l’area di alcune delle zone più importanti per le quali a suo tempo fu proposta l’istituzione della riserva.
Dopo questo confronto in commissione il consigliere Rabbuffo, invece di ritirare la sua proposta, ha chiesto che questa fosse discussa nuovamente nella commissione di giovedì 10 febbraio nella quale è mancato il numero legale.
Ma non basta, quasi che in Abruzzo non ci altro di cui discutere, il consigliere insiste ed ha chiesto che la sua proposta venga discussa alla commissione della prossima settimana.
Comitato, Italia Nostra e WWF non comprendono quali possano essere le motivazioni di rivedere il perimetro della riserva se non quella di venire incontro alle richieste di alcuni campeggiatori, che infatti ormai accompagnano Rabbuffo in ogni discussione. Ma perché dei campeggiatori vogliono uscire dalla riserva visto che da sempre i campeggi sono tra le attività maggiormente diffuse nelle aree protette? Si vuole continuare a fare realmente campeggio o si vogliono trasformare i campeggi in qualcos’altro?
Senza considerare che modificando i confini della riserva per venire incontro ad un interesse particolare creerebbe un precedente che darebbe il via ad ulteriori modifiche del perimetro a favore di questo o quell’altro interesse.
Comitato, Italia Nostra e WWF si augurano che il consiglio regionale non voglia contraddire sé stesso e che continui a garantire la tutela di questo tratto di costa, respingendo la proposta di riperimetrazione.
Auspicano che finalmente la Regione, invece di occuparsi dei confini di una sua riserva, intervenga sui ritardi accumulati dai Comuni di Roseto degli Abruzzi e di Giulianova e dalla Provincia di Teramo nell’attuare quanto imponeva loro la legge in ordine alla nomina dell’Organo di gestione della riserva, all’approvazione del suo Piano di Assetto Naturalistico (PAN), alla tabellazione dell’area, creando così le condizioni affinché la Riserva del Borsacchio possa finalmente diventare un’area protetta capace di fare conservazione e valorizzazione del territorio.
Ribadiscono che, come avviene in tutte le altre aree naturali protette regionali, eventuali problemi urbanistici potranno essere affrontati nel PAN della Riserva e dall’Organo di gestione della Riserva.
Dopo 6 anni, si è ancora lì, ancorati tenacemente nella difesa di interessi particolari di pochi singoli privati, invece di rilanciare un intero territorio con l'avvio della Riserva, ottenendocosì creazione di posti di lavoro e attrazione di finanziamenti comunitari come hanno dimostrato in pochi anni realtà vicine (Calanchi di Atri, Lago di Penne, Sentina di SanBenedetto, ecc.).

Breve storia della Riserva regionale del Borsacchio
La Regione istituisce la Riserva con L. R. 8 febbraio 2005, n. 6.
Con successiva L. R. 3 maggio 2006, n. 11 la Regione corregge un errore di battitura presente nella legge istitutiva.
Con L. R. 9 agosto 2007, n. 27 viene approvato un emendamento a firma dei consiglieri Boschetti e Cesaroni che di fatto consente la realizzazione di un mega villaggio turistico all’interno della riserva.
Con L. R. 1° ottobre 2007, n. 34 viene superato l’emendamento Boschetti-Cesaroni e vengono confermati i confini della riserva.
Viene preparato un PAN – costato 230.000 euro (cifra mai pagata per nessun altro Piano di nessuna altra riserva abruzzese) – che consente nuovi insediamenti abitativi su 50.000 metri quadrati! Di fronte all’opposizione delle Associazioni ambientaliste e del Comitato cittadino che chiedono lo stralcio dal PAN di questa previsione urbanistica (completamente illegittima in un’area naturale protetta), il PAN non riesce ad essere approvato dal Consiglio comunale di Roseto e si ferma.
A fronte del completo immobilismo da parte dei Comuni di Roseto degli Abruzzi e di Giulianova nella definizione del PAN, dell’organo di gestione e della tabellazione della riserva, la Regione il 27 novembre 2008 commissaria i due comuni ed assegna i loro compiti alla Provincia di Teramo.
La Provincia di Teramo, prima con l’Amministrazione D’Agostino (centrosinistra), poi con quella Catarra (centrodestra) si rifiuta di esercitare i poteri sostitutivi e lascia di fatto ferma la riserva.

10.2.11

Abruzzo color petrolio

Questo pomeriggio alle ore 17 presso l'Hotel Abruzzi a Teramo ci sarà la presentazione del libro "Abruzzo, color petrolio" di Enzo Di Salvatore.
All'incontro, organizzato dal PD di Teramo, prenderanno parte l'Autore e Dante Caserta, Consigliere nazionale WWF Italia, Angelo Di Matteo, Presidente Legambiente Abruzzo, Stelio Mangiameli, Professore Università di Teramo, Raffaella Mariani, Deputata PD Commissione Ambiente, Alberto Melarangelo, Segretario comunale PD, Robert Verrocchio, Segretario provinciale PD.

7.2.11

Fiumi, battete le mani

Sono queste le parole del Salmo 98 che mi sono improvvisamente affiorate alla mente quando mi è stato comunicato che la Corte Costituzionale aveva dato il via al referendum sull’acqua.
Dopo anni di impegno, un sussulto di gioia e di grazie al Signore che riesce ancora a operare meraviglie, ed un grazie allo straordinario “popolo dell’acqua” che ci ha regalato in due mesi un milione e mezzo di firme.
La Corte ha approvato due dei tre quesiti referendari: il primo, che afferma che l’acqua è un bene di non rilevanza economica, e il terzo che toglie il profitto dall’acqua. Che la Corte Costituzionale (piuttosto conservatrice) abbia accolto queste due istanze sull’acqua in contrasto con i dogmi del sistema neo-liberista, è un piccolo miracolo. E questo grazie agli straordinari costituzionalisti che le hanno formulate e difese, da Rodotà a Ferrara, da Mattei a Lucarelli senza dimenticare Luciani. Ma la grande vincitrice è la cittadinanza attiva di questo paese che diventa il nuovo soggetto politico con cui anche i partiti dovranno fare i conti.
“I cittadini si sono appropriati del diritto di esprimersi sui beni comuni - hanno commentato Lucarelli e Mattei - sui beni di loro appartenenza, su quei beni che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali. Si è dato così significato e dignità all’art. 1 della Costituzione Italiana, ovvero al principio che assegna al popolo la sovranità in una stagione di tragedia della democrazia rappresentativa”.
Tutto questo apre a una nuova stagione di democrazia: il cammino per riappropriarci dei beni comuni che ci sono stati sottratti. E questo l’abbiamo ottenuto senza finanziamenti (ognuno ha dato quello che ha potuto), senza i partiti presenti in Parlamento e senza l’appoggio dei grandi media. Questo rende ancora più straordinaria questa vittoria, la prima nel suo genere nell’Unione Europea.
Dobbiamo ora lavorare sodo per informare, sensibilizzare, per convincere 25 milioni di italiani ad andare a votare (questo è il quorum necessario per la validità del referendum). Sarà una campagna referendaria molto dura perché abbiamo davanti un Sistema economico-finanziario che non può perdere l’oggetto del desiderio del XXI secolo: l’oro blu che è già scarso e andrà sempre più scarseggiando per il surriscaldamento del Pianeta.
Per questo dobbiamo organizzarci bene con comitati a livello provinciale come a quello regionale. Dobbiamo imparare i processi democratici partendo dal basso, lavorando in rete e tenendoci tutti per mano, nel profondo rispetto del volto di ogni persona. Dobbiamo far nascere il nuovo dentro un Sistema che mercifica tutto, anche le persone.
Nel frattempo invitiamo poi i cittadini a chiedere tre cose:
1) la Moratoria della legge Ronchi, per impedire la privatizzazione dell’acqua in pieno svolgimento del referendum perché, in caso di vittoria, quei Comuni che avranno privatizzato, dovranno sborsare somme notevoli ai privati per riappropriarsi della loro acqua;
2) la convocazione di un consiglio comunale monotematico sull’acqua per sottrarre il servizio idrico alle regole del mercato e della concorrenza, e sostenere e appoggiare i due Sì al referendum promosso dal Comitato referendario 2 Sì per l’acqua bene comune;
3) il voto referendario venga associato alle elezioni amministrative previste per il mese di maggio.
Riteniamo poi fondamentale il ruolo che la Chiesa italiana può svolgere in questo referendum. Pertanto ai cristiani, alle parrocchie, alle comunità ecclesiali, chiediamo il coraggio di scendere a fianco di questo grande movimento dell’acqua pubblica. Chiediamo ai nostri vescovi di esprimersi ribadendo che l’acqua è la vita ed è un diritto fondamentale umano. In vista del referendum, chiediamo che la CEI si esprima sul tema di questo referendum, perché si tratta di un problema etico e morale.
Tutto questo è stato espresso molto bene dal vescovo cileno Luis Infanti della Mora di Aysén(Patagonia), nella sua stupenda lettera pastorale “Dacci oggi la nostra acqua quotidiana”: “La crescente politica di privatizzazione è moralmente inaccettabile quando cerca di impadronirsi di elementi così vitali come l’acqua, creando una nuova categoria sociale: gli esclusi. Alcune multinazionali che cercano di impadronirsi di alcuni beni della natura, e soprattutto dell’acqua, possono essere legalmente padroni di questi beni e dei relativi diritti, ma non sono eticamente proprietari di un bene dal quale dipende la vita dell’umanità. E’ un’ingiustizia istituzionalizzata che crea ulteriore fame e povertà, facendo sì che la natura sia la più sacrificata e che la specie più minacciata sia quella umana, i più poveri in particolare”.
E allora diamoci tutti da fare perché "i fiumi ritornino a battere le mani" quando il popolo italiano sancirà con i 2 Sì che l’acqua è bene comune, diritto fondamentale umano.

Alex Zanotelli

6.2.11

Biciclette: la situazione in provincia di Teramo

È ancora inverno, ma già si preannunciano i tepori della primavera. E il popolo della bicicletta è pronto ad ingrossarsi con decine di appassionati che tirano fuori i cavalli d'acciaio dai garage per passeggiare su strade e sentieri abruzzesi. Ma cosa è cambiato nel territorio dall'estate scorsa?
Purtroppo, nonostante proclami ed annunci, ben poco.
C'è da segnalare il Comune di Sant'Omero, che ha sistemato alcuni percorsi, tabellandoli e riportandoli su apposita cartografia, creando un sistema di viabilità "campestre" denominato "Via delle Pinciare", molto frequentato da appassionati di ippica e mountain bike.
Nella stessa Val Vibrata il Comune di Sant’Egidio ha riaperto i bandi per il completamento di percorsi ciclabili, spogliandoli però di tutte le opere complementari (arredo urbano, illuminazione, ecc.). Un passo indietro rispetto al progetto della precedente Giunta comunale ma, in tempi di ristrettezze economiche, è comunque un segnale positivo.
Sul fronte marino procedono i lavori del ponte stradale sul Tronto, che collega Marche e Abruzzo anche con una corsia ciclabile a doppio senso di marcia, mentre è sfumata l'ipotesi di un collegamento fiancheggiante il nuovo ponte ferroviario. Occorrerà, adesso, unire i percorsi ciclopedonali del litorale con il nuovo attraversamento, magari utilizzando una piccola parte dei finanziamenti stanziati per il miglioramento idraulico (basterebbe prevedere, sulla sommità dei nuovi argini, percorsi ciclabili), realizzando un fondamentale collegamento di quello che è la pista ciclabile più ampia di Italia, il "Corridoio Adriatico", che unisce Rimini a Santa Maria di Leuca.
Spostandosi più a sud sembra che Giulianova riuscirà, finalmente, a colmare il "vuoto" creato dalla presenza del porto sul suo percorso ciclabile litoraneo. Si profila un accordo con la capitaneria che risolverebbe il problema del passaggio all'interno della struttura portuale.
Da Roseto ancora nessuna notizia, nonostante Piano Spiaggia e bozza di Piano Regolatore Generale prevedano collegamenti ciclabili da Cologna ai confini con Pineto.
Pineto, invece, si conferma una delle città più sensibili nel campo della mobilità ciclistica. Recente è l'inaugurazione di un sottopasso ferroviario con annesso passaggio ciclabile nonché del Parco Filiani, con all'interno percorsi per Mountain Bike. Sono allo studio, inoltre, implementazione delle piste già esistenti, sia sulla direttrice litoranea nord-sud sia verso l'interno.
Silvi rimane fanalino di coda, con zero km di piste, ma con un progetto (Salinas) congiunto con Montesilvano per la passerella ciclopedonale che dovrebbe unire i due Comuni ed un ambizioso progetto di bike sharing. Speriamo che il tutto si concretizzi presto.
Spostandoci verso l'interno la situazione non appare rosea. Mentre centinaia di ciclisti affollano, anche nei mesi invernali, le strade provinciali e statali, gli Enti competenti non fanno nulla per migliorarne la sicurezza. Basterebbero anche pochi segnali, o sistemazioni di slarghi nelle carreggiate, per permettere agli amanti della bicicletta di non rischiare la vita ad ogni chilometro.
Interessante esperimento è stato portato avanti dalla Riserva dei Calanchi di Atri, con un circuito percorribile, con un po' di difficoltà, anche da mountain bike, che dovrebbe essere ampliato fino al fiume Vomano. Sembre nell'ambito delle aree protette l'ambizioso progetto dell'ippovia-ciclovia del Parco Gran Sasso e Monti della Laga, al contrario, sembra essersi arenato e, a parte una cartina generale, non giungono notizie di ulteriori iniziative nonostante le nostre montagne siano frequentatissime di bikers, in ogni stagione, e a Prati di Tivo sia attiva una scuola di Mountain Bike.
In ambito cittadino la città capolugo, Teramo, a parte il servizio di bike sharing, apprezzatissimo dai residenti, e qualche parcheggio (abbastanza ben segnalato, in verità) per biciclette, non ha aggiunto molto alla rete ciclabile che interessa esclusivamente i lungofiume. Tra l'altro permane ancora l'interruzione dovuta ai lavori del lotto zero, che non permette agli appassionati di percorrere l'intero itinerario.
Da altri comuni solo silenzio. Esistono percorsi "spontanei" per mountain bike, come la "Via dei Borghi", annunciata con tanto di convegno dal Comune di Torricella Sicura, e altri tracciati, che mancano, però, di idonea segnaletica e di cartografia adeguata. Un interessante esperimento di cartografia era stato portato avanti dal GAL APPENNINO TERAMANO, Ma il tutto si è inspiegabilmente arenato.
Tutto questo, con l'approssimarsi dell'estate e con l'annunciato arrivo di turisti dal nord europa, non farà fare certo bella figura alla nostra Provincia, che si è spesso candidata come territorio verde, dei parchi, dei borghi e dei percorsi gastronomici, storici, culturali e religiosi.
Il Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano (www.abruzzoinbici.it/) riprenderà presto la sua opera di sensibilizzazione con incontri e convegni sui vari temi della ciclabilità.
Speriamo che Enti e Associazioni di categoria facciano la loro parte. Nel frattempo il popolo della bici continua a pedalare.

Vota sì contro il nucleare

Al via la costituzione del Comitato referendario contro il nucleare, aperto a tutte le organizzazioni e ai cittadini che intendono opporsi al ritorno all’energia dell’atomo.
Lo schieramento unitario e trasversale intende coinvolgere i cittadini nel respingere per la seconda volta nella storia del Paese la scelta nucleare per incentivare invece lo sviluppo delle fonti rinnovabili ed il risparmio energetico.
Tra i firmatari, che ieri hanno partecipato al primo incontro per costituire un fronte referendario, guidato dal mondo dell’associazionismo ci sono ACLI - dipartimento Pace e Stili di vita, AIAB, Alternativa, Amici della Terra, ARCI, Arci Servizio Civile, A Sud, AUSER, Comitato Si alle rinnovabili no al Nucleare, Costituente Ecologista, Ecologisti democratici, Eurosolar Italia, Fare Verde, Forum Ambientalista, FIOM, Focsiv, Greenpeace, L’altro Quotidiano, Legambiente, Movimento Difesa del Cittadino, Pro Natura, Rete della Conoscenza (Uds-Link), Rigas, Rivista Confronti, Slow Food, Terra! Onlus, VAS, WWF.
Inutile, rischioso e controproducente: sono questi i principi alla base del Comitato “Vota si per fermare il nucleare” che opererà per promuovere capillarmente sul territorio il diritto di partecipazione democratica a questa scelta del Paese.
Il nucleare non serve all’Italia, dal momento che il Paese ha una potenza elettrica installata di più di 100.000 megawatt, mentre il picco di consumi oggi non supera i 57.000 megawatt. Ma il nucleare non ridurrebbe neanche la dipendenza energetica dall’estero, perché l’Italia sarebbe costretta ad importare l’uranio, oltre alla tecnologia ed ai brevetti.
La scelta dell’atomo continua, poi, ad essere rischiosa: anche per i reattori di terza generazione EPR in costruzione sono emersi, infatti, gravi problemi di sicurezza, come hanno denunciato, a novembre 2009, le Agenzie di Sicurezza di Francia, Regno Unito e Finlandia. Senza considerare che ancora non è stato risolto il problema di dove depositare in modo sicuro e definitivo le scorie.
L’energia nucleare è infine costosa e controproducente per le tasche dei cittadini e per l’economia del Paese. Per tornare all’atomo, infatti, bisognerebbe ricorrere a fondi pubblici e garanzie statali, quindi alle tasse e alle bollette pagate dai cittadini.
Tutte risorse importanti, sottratte ai finanziamenti per la ricerca, per l’innovazione tecnologica, alla diffusione dell’efficienza energetica e le energie rinnovabili, quindi ad investimenti più moderni e incisivi da un punto di vista ambientale e occupazionale.
Non c’è bisogno di nuova energia nucleare, ma semplicemente di incentivare la crescita delle fonti rinnovabili in sostituzione di quelle fossili: solo con la nascita di una vera e propria rivoluzione energetica, capace di contrastare i cambiamenti climatici, di innovare processi e prodotti sarà infatti possibile dare risposte concrete alla crisi economica.

1.2.11

Una riserva a misura di costruttori?

Le Associazioni ambientaliste sono state convocate per il prossimo giovedì 3 febbraio, presso la Seconda Commissione consiliare della Regione Abruzzo per discutere sulla proposta del consigliere regionale Rabuffo per la riperimetrazione della Riserva del Borsacchio nei comuni di Roseto degli Abruzzi e Giulianova.
Finalmente le Associazioni hanno avuto modo di vedere la nuova proposta di perimetro, peraltro completamente diversa rispetto a quella presentata nel 2009 sempre dal Consigliere Rabuffo e mai portata in discussione in Consiglio.
Fermi restando tutti gli approfondimenti che saranno possibili nel corso dell’incontro in Commissione, il dato che emerge alla prima lettura è che il nuovo perimetro proposto va ad eliminare dalla Riserva quello che è stato sempre considerato il nucleo centrale della Riserva: la pineta Mazzarosa e la Foce del torrente Borsacchio.
Guarda caso, si tratta di aree che hanno sempre “stuzzicato” gli appetiti dei costruttori e che, oltretutto, sono attualmente oggetto di un procedimento penale per interventi edificatori non autorizzati.
Viene poi portato fuori dalla Riserva il crinale Mazzocco-Giammartino, anche questo sempre appetito dai costruttori, creando così un cuneo nella riserva che viene così praticamente tagliata in due.
Viene infine completamente escluso il territorio di Giulianova, compresa la foce del Fiume Tordino, nonostante le associazioni ambientaliste abbiano dimostrato che il presunto blocco dello sviluppo del contratto di quartiere dell’Annunziata lamentato dal Sindaco Mastromauro sia un falso problema perché le norme di attuazione della Riserva fanno salvi gli strumenti urbanistici approvati tra cui anche il contratto di quartiere in questione.
Come compenso a questi tagli vengono inserite aree calanchive, ovviamente di nessun interesse per i costruttori.
Il Comitato cittadino per la Riserva naturale regionale del Borsacchio, Italia Nostra e WWF sono pronte a confrontarsi come sempre con chiunque abbia a cuore il destino di quest’area, ma auspicano che le decisioni sui perimetri delle aree naturali protette vengano prese sulla base di motivazioni ambientali ed esigenze territoriali e non di interessi particolari.
Più in generale vale la pena ricordare, per l’ennesima volta, che se dovesse passare la proposta avanzata dal Consigliere Rabuffo, ci si troverebbe di fronte ad un vero e proprio record: si avrebbe la quinta revisione della legge istitutiva della Riserva del Borsacchio in 6 anni (la legge istitutiva della Riserva risale al febbraio del 2005)!
E non si capisce perché la Regione continui a spostare i confini di una sua riserva invece di preoccuparsi dei ritardi accumulati dai Comuni di Roseto degli Abruzzi e Giulianova nell’attuare quanto imponeva loro la legge in ordine alla nomina dell’Organo di gestione della riserva, all’approvazione del suo Piano di Assetto Naturalistico (PAN), alla tabellazione dell’area.