14 ottobre

28.12.10

2010 in Abruzzo: il bilancio del WWF

Il 2010, Anno Internazionale per la Biodiversità, si chiude con una bella notizia dall’Oasi WWF Riserva regionale Gole del Sagittario di Anversa degli Abruzzi (AQ): è terminata l’opera di censimento delle piante presenti in questo angolo di Appennino e sono state segnalate ben 806 entità segnalate, di cui ben 6 per la prima volta in Abruzzo.
La ricerca, durata 3 anni, è stata effettuata da Fabio Conti e Daniela Tinti dell’Università di Camerino. I campioni sono stati raccolti dalla primavera all’autunno con visite in tutti i diversi ambienti dell’Oasi.
Un vero e proprio erbario è stato approntato per permettere il confronto con campioni provenienti da altri erbari italiani e stranieri: per diverse specie, infatti, è necessario un esame in laboratorio per distinguerle a livello specifico e sottospecifico. La ricerca ha dimostrato che il 15% di tutte le specie italiane è concentrato in poco più di 400 ettari dell’Oasi nel territorio del Comune di Anversa degli Abruzzi in provincia di L’Aquila.
Dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia: “L’anno della biodiversità si chiude con questa bella notizia che conferma il valore naturalistico internazionale di una delle nostre Oasi più belle, quella delle Gole del Sagittario. Ma per l’Anno della biodiversità ci siamo impegnati in modo particolare in tutte le aree protette che gestiamo e sono state tantissime le iniziative messe in campo dal WWF in Abruzzo con grandissimi risultati. Abbiamo dimostrato che attraverso la conservazione di un territorio è possibile la sua valorizzazione con importanti ricadute anche economiche”.

L’Oasi WWF dei Calanchi di Atri (TE) ha visto nidificare per la prima volta il Martin pescatore, specie tutelata a livello comunitario, ed è stata recentemente ricolonizzata dal Capriolo. Si conferma così il ruolo di corridoio ecologico di quest’area protetta tra la costa antropizzata e l’Appennino. L’inaugurazione della cicloippovia avvenuta a maggio consente ora ai visitatori di apprezzare questo paesaggio unico con mezzi di fruizione più sostenibili. Sempre in questa riserva nel 2010 sono state avviate due ricerche di particolare interesse gestionale, sull’uso degli artropodi quali indicatori della qualità ambientale nella valutazione degli impatti degli incendi e sul legame tra gestione degli ambienti agricoli e presenza di specie di pipistrelli. In particolare lo studio condotto dal Prof. Danilo Russo ha già permesso di individuare quest’estate la presenza di femmine riproduttrici del rarissimo Barbastello.
L’Oasi WWF delle Cascate del Rio Verde a Borrello (CH) ha superato nel 2010 i 15.000 visitatori. Grazie alla collaborazione con l’Istituto Mario Negri Sud in questa riserva sono state individuate quest’anno diverse specie nuove per l’Abruzzo di licheni, organismi che derivano dalla simbiosi tra alghe e funghi e che vengono usati come bioindicatori della qualità dell’aria, che a Borrello è risultata elevatissima.
Nell’Oasi WWF delle Sorgenti del Pescara di Popoli (PE) hanno nidificato con successo diverse coppie di Airone cenerino i cui piccoli spuntavano a maggio dai grandi nidi costruiti nel canneto. Sono terminati nel 2010 i campionamenti per lo studio degli invertebrati delle sorgenti da parte dell’Università di L’Aquila ed i primi risultati sono attesissimi in quanto la riserva tutela la principale sorgente abruzzese, con circa 6.000 litri al secondo di portata, e una risorsa strategica per la nostra regione.
L’Oasi WWF del Lago di Penne (PE), con i suoi prodotti agricoli è al centro del progetto nazionale del marchio “Terre dell’Oasi” presentato poche settimane or sono, confermandosi così una delle principali realtà nel sistema delle aree protette nazionali e testimoniando il ruolo che l’agricoltura biologica ha nella tutela di paesaggi agrari tradizionali e di pregio e della fauna e flora ad essi collegati.
Ed alla biodiversità rurale è dedicato un progetto nell’Oasi WWF del Lago di Serranella nei Comuni di Altino, Casoli e Sant’Eusanio del Sangro (CH), incentrato sulla tutela di specie arboree ed erbacee, nonché su un'azione di ricerca scientifica, documentazione e sensibilizzazione.
Infine nell’Oasi WWF della Diga di Alanno (PE) sono continuati i monitoraggi avifaunistici sulla migrazione, confermando l’importanza delle aree umide per specie provenienti dal nord e dall’est Europa a dimostrazione che la tutela della biodiversità non può essere svolta seguendo i confini politici, ma ha bisogno di politiche di largo respiro.
Dichiara Camilla Crisante, Presidente del WWF Abruzzo: “Con l’impegno si possono ottenere risultati tangibili, sia dal punto conservazioni stico che da quello promozionale. Abbiamo dimostrato che la tutela porta anche alla crescita sociale dei comuni che vengono coinvolti e resi responsabili della gestione delle aree naturali protette. Con la miriade d’iniziative svolte, le nostre Oasi hanno dimostrato che anche in Abruzzo era possibile contribuire concretamente per dare concretezza all’Anno Internazionale della Biodiversità. Ovviamente non mancano problemi, ma se compariamo i risultati che abbiamo ottenuto con pochissimi mezzi con quanto viene speso per altri settori vediamo che la produttività è elevatissima. Per la gestione delle nostre Oasi vengono impegnati complessivamente in un anno meno soldi di quanto costa una rotatoria stradale costruita in qualsiasi periferia di paese abruzzese”.

Purtroppo nel suo complesso, non si può certo dire che la nostra regione, che si presenta come la regione dei parchi, abbia onorato l’Anno della Biodiversità come aveva chiesto il WWF all’inizio del 2010 consegnando ai vertici della Regione un calendario tutto dedicato alla conservazione del patrimonio naturale del Pianeta.
Le morie di pesci in diverse foci fluviali, con il caso gravissimo del Vibrata nel teramano, provano come i fiumi siano sottoposti a stress ambientali di origine antropica non più sostenibili.
È stato adottato il Piano di Tutela delle Acque dopo quasi un decennio di attesa. Poteva essere il migliore contributo per l’Anno della Biodiversità da parte della Regione Abruzzo, ma in realtà rischia di essere un appuntamento mancato perché il piano è stato per ora svuotato di significato prevedendo deroghe su deroghe sia sul Deflusso Minimo Vitale sia sulla qualità delle acque. Basti pensare che secondo il piano ben il 25% dei fiumi abruzzesi potrà continuare a non rispettare gli standard di qualità previsti dall’Unione europea fino al 2027!
L’Abruzzo presenta livelli di inquinamento inaspettati, con 1190 siti da bonificare censiti dalla Regione.
Sulla caccia la Regione Abruzzo si è vista addirittura smentire dallo stesso Governo nazionale ed è stato gravissimo il ricorso alla legge regionale per varare un calendario venatorio che ha reso inadempiente la nostra regione rispetto alle norme comunitarie in materia di tutela della fauna.
I nove giardini botanici regionali, tra i quali quelli storici di Campo Imperatore e di Collemaggio entrambi nel Comune di L’Aquila, visitati da decine di migliaia di visitatori ogni anno, hanno visto azzerare le risorse da parte della Regione e sono destinati ad una lenta agonia con il loro patrimonio di biodiversità.
I boschi continuano la loro espansione ricolonizzando aree un tempo coltivate: si tratta di un segnale positivo per la riconnessione ecologica, ma resta tantissimo da fare affinché le aree forestali siano considerate per la loro qualità biologica e non solo come legna da sfruttare.
Conclude Camilla Crisante: “Complessivamente abbiamo verificato un’insopportabile disattenzione nei confronti della nostra biodiversità, come se in tempo di crisi difendere il nostro patrimonio naturalistico costituisse un lusso! In realtà a un’alta biodiversità corrisponde un territorio con migliore qualità ambientale anche per l’uomo. Una grande preoccupazione continuiamo ad avere per la tutela del più grande mammifero europeo. L’Orso bruno marsicano è ormai ridotto a poche decine di esemplari. Per questo vogliamo lanciare un appello affinché la Regione Abruzzo attui immediatamente e concretamente il PATOM (Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano), lo strumento di conservazione della specie che si è adottato a livello nazionale, cominciando con l’istituire le zone contigue attorno ai parchi previste dalla legge italiana fin dal 1991. La vicina Regione Molise l’ha fatto pochi mesi or sono ed è bene che la regione che si presenta all’estero usando l’Orso bruno quale simbolo identitario faccia qualcosa di concreto prima che questo animale si estingua”.

26.12.10

Ordinanza di demolizione nell'Oasi dei Calanchi

Il Comune di Atri ha riconosciuto una casa costruita all’interno della Riserva dei Calanchi di Atri come abusiva emettendo un’ordinanza di demolizione.
La realizzazione del fabbricato aveva sollevato le proteste di WWF ed Italia Nostra.

Contro il nucleare, per la democrazia

Non curandosi minimamente della volontà espressa dai cittadini italiani contro l’energia nucleare, il Governo Berlusconi, supportato da ENEL ed altri, sta cercando di rilanciare il nucleare nel nostro Paese.
Ancora una volta saranno però i cittadini a bloccare questa dispendiosa e pericolosa fonte di energia.
Poco prima di Natale sono state depositate alla Camera dei Deputati 80.000 firme certificate per una legge di iniziativa popolare per l’efficienza energetica, le fonti rinnovabili, la salvaguardia del clima e per il NO al nucleare.
Ora il Parlamento dovrà metterla all’ordine del giorno dei suoi lavori.
Si tratta di uno straordinario risultato di una campagna promossa dalle associazioni ambientaliste nazionali come WWF, Greenpeace, Legambiente, Forum Ambientalista e altre, insieme a tanti comitati locali.
All’iniziativa hanno contribuito in modo significativo la CGIL, l’Arci, insieme a unimportante arco di forze politiche.
Su queste basi il Comitato Promotore convoca per il 22 gennaio 2011 un’assemblea nazionale alla quale prenderanno parte i rappresentanti di tutti coloro che hanno contribuito alla raccolta delle firme.Obiettivo: premere con una vasta gamma di iniziative perché la proposta sia portata immediatamente all’esame parlamentare, ascoltando la richiesta dei cittadini.Occorre urgentemente un piano energetico nazionale. Occorre investire nel risparmio energetico e nell’uso delle rinnovabili. Il nucleare non serve, è più costoso, è pericoloso per la salute e per l’ambiente, compromette il futuro, impedisce il decollo di un impegno industriale verso le rinnovabili e l’efficienza energetica. La lobby affaristica del nucleare vuole mettere il Paese di fronte a fatti compiuti, mentre pende il ricorso al referendum abrogativo della legge 99/2009. Si chiede al Governo di sospendere ogni iniziativa sul nucleare in attesa del voto degli italiani.

23.12.10

Prevenire è meglio che uccidere

È possibile far convivere animali selvatici e colture agricole, uccelli e centri storici senza ricorrere a mezzi cruenti?
L'Oasi WWF Calanchi di Atri ha promosso il progetto “Prevenire è meglio che uccidere” e in questi giorni ha pubblicato un bando per agricoltori del comune per la distribuzione gratuita di sei recinti elettrificati per la difesa delle colture. Inoltre l'Oasi ha stampato in migliaia di copie un opuscolo informativo ricco di consigli concreti destinato ai cittadini atriani ed abruzzesi per la prevenzione di tutti i danni da fauna selvatica, compresi quelli dei piccioni domestici nei centri storici.
Negli ultimi anni la fauna della Riserva Naturale Regionale Oasi WWF Calanchi di Atri è cresciuta sia come numero di specie sia come abbondanza di individui: è di questi giorni l'avvistamento di caprioli che hanno raggiunto quest'oasi collinare dall'Abruzzo interno in un processo di colonizzazione che sta riguardando parte del territorio regionale. Il territorio della riserva è però antropizzato e al suo interno vivono numerose famiglie ed hanno sede altrettanto numerose imprese agricole. D'altro lato la presenza di animali in un'area protetta non solo è un indicatore di qualità ambientale, ma costituisce un richiamo per il turismo naturalistico. È proprio per prevenire i possibili disagi arrecati dagli animali selvatici, quali cinghiali, caprioli, tassi, che il Comune di Atri si è detto fortemente interessato alla collaborazione con il WWF per l'applicazione di tecniche incruente per la tutela delle colture e dei centri storici.
Dichiara il vicensidaco del Comune di Atri, Domenico Felicione: “Ho condiviso da subito l'idea del WWF di realizzare un progetto specifico sulla prevenzione dei danni da fauna selvatica non solo in agricoltura, ma anche nei centri storici. Grazie ai fondi regionali destinati alla Riserva Naturale Regionale Oasi WWF dei Calanchi di Atri oggi lanciamo un bando per l'assegnazione di sei recinti elettrificati da concedere in comodato d'uso gratuito agli imprenditori atriani che ne facciano richiesta. Inoltre le aree protette devono educare e sensibilizzare: per questo abbiamo prodotto un opuscolo che stiamo distribuendo in migliaia di copie non solo agli agricoltori, ma a tutti i cittadini. A breve svolgeremo anche un corso aperto alla cittadinanza per la corretta messa in opera dei recinti e per la gestione del problema della presenza di animali nelle aree urbane e rurali che arrechino danni, quali piccioni, roditori, oltre che mammiferi di media e grande taglia. Grazie ad un'opera di corretta informazione della cittadinanza riteniamo possibile fornire soluzioni facili e immediate per convivere con i nostri amici animali”.
Per Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia, “l'utilizzo dei recinti elettrificati è da anni comune in tutto il mondo e si adoperano anche in Africa e in Australia per impedire l'accesso ai terreni agricoli a bufali, ippopotami, canguri ed altri grandi mammiferi. I dissuasori olfattivi e le barriere fisiche garantiscono più di un colpo di fucile. La convivenza con le specie selvatiche a volte non è facile, ma i dati confermano che l'abbattimento o la riduzione delle popolazioni mediante programmi di cattura non si sono rivelate strategie efficaci. Per questo motivo ci siamo impegnati nella ricerca di modalità di gestione alternative e di prevenzione e difesa dai danni. Queste tecniche, usate ormai da anni in tanti luoghi del mondo, sono estremamente efficaci e riducono sia i conflitti sia l'entità dei danni. Il ruolo delle nostre Oasi è proprio quello di introdurre metodologie nuove facendo emergere tutti i limiti di quelle soluzioni che paiono più sbrigative, ma che in realtà costituiscono scorciatoie che non evitano i problemi nel medio e lungo periodo. Inoltre l'Oasi dei Calanchi vuole contribuire con la sua esperienza tecnica a supportare il Comune non solo per affrontare questi problemi nell'area dei calanchi, ma in tutto il territorio comunale. La guida pratica che oggi divulghiamo, con tanto di analisi dei costi in euro delle diverse soluzioni e indicazione dei siti WEB dove trovare materiali e altre informazioni, sarà utile a tutti i cittadini abruzzesi perchè descrive tecniche utilizzabili facilmente nelle più diverse situazioni”.
L'opuscolo sulla prevenzione dei danni si può scaricare dal sito
http://www.wwf.it/UserFiles/File/AltriSitiWWF/Abruzzo/depliantprevenzionedanni.pdf, mentre il bando è publicato sul sito del comune di Atri (http://www.comune.atri.te.it/), alla sezione "Urbanistica e Ambiente", e sul sito della Riserva (http://www.riservacalanchidiatri.it/) alla sezione "News".

19.12.10

Variante al PRG di Roseto: manca la partecipazione

Italia Nostra, Comitato Riserva naturale guidata del Borsacchio e WWF hanno inviato una nota a tutti gli organi compotenti sulla procedura di adozione e approvazione della Variante Generale del Piano Regolatore Generale del Comune di Roseto degli Abruzzi, evidenziando il mancato coinvolgimento delle associazioni di tutela ambientale che rappresentano il pubblico interessato nel procedimento di formazione del nuovo strumento urbanistico.
Il Comune di Roseto degli Abruzzi, pur espressamente invitato a farlo, ha scientemente omesso di coinvolgere le associazioni, in aperta violazione delle norme del Codice dell'Ambiente.

Caos sull'Area Marina Protetta della Torre di Cerrano

Botta e risposta sul quotidiano Il Centro tra il Presidente dell'Area Marina ed il Sindaco di Pineto.
Emerge in maniera chiara che qualcuno sta cercando di forzare la mano per consentire, caso unico in Italia, di far entrare le vongolari-turbosoffianti all'interno dell'Area Marina Protetta della Torre di Cerrano.

Un suggerimento per i cacciatori abruzzesi

Il diritto di sciopero è un diritto riconosciuto dalla Costituzione.
E allora rivolgiamo un invito ai cacciatori abruzzesi: prendete esempio dai vostri colleghi liguri! Scioperate e non adate a caccia.
Una volta tanto farete del bene alla natura.

14.12.10

Turbosoffianti nell’AMP Torre del Cerrano? Gli ambientalisti scrivono alla Prestigiacomo

Le Associazioni ambientaliste WWF, Italia Nostra, LIPU, Legambiente, Marevivo e Touring Club Italiano hanno inviato una nota con un dettagliato dossier all’On. Stefania Prestigiacomo, Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, per contrastare l’ipotesi di consentire l’ingresso di turbosoffianti all’interno dell’Area Marina Protetta di Torre del Cerrano.
La nota è stata inviata anche al Presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, al Presidente della Provincia di Teramo, Valter Catarra, al Sindaco del Comune di Silvi, Gaetano Vallescura, al Sindaco del Comune di Pineto, Luciano Monticelli, ed al Presidente del Consorzio di Gestione Area Marina Protetta Torre del Cerrano, Benigno D’Orazio.
Nella nota le Associazioni segnalano la loro totale contrarietà alla richiesta di modifica della zonazione dell’Area Marina Protetta Torre del Cerrano.
Da quando l’Area Marina Protetta Torre del Cerrano è stata istituita, è in atto una azione tesa ad una modifica dei decreti istitutivi da parte del Consorzio di Gestione Vongole (Co.Ge.Vo.) che esercita le proprie attività di pesca lungo la costa abruzzese tra San Benedetto del Tronto e Pescara.
Il Co.Ge.Vo. ha richiesto al TAR la sospensiva del decreto istitutivo dell’Area Marina Protetta (richiesta respinta) e, contemporaneamente, si è attivato presso la Regione Abruzzo e gli Enti Locali per chiedere di deliberare in favore di una modifica del decreto istitutivo dell’Area Marina affinché si consenta la pesca delle vongole al suo interno.
Fermo restando la necessità di dare ascolto alle argomentazioni del Co.Ge.Vo., le Associazioni ricordano che la pesca delle vongole o di altri molluschi, così come qualunque altra forma di pesca che utilizzi strumentazioni a forte impatto per gli ecosistemi marini, come le vongolare cosiddette “turbosoffianti”, è assolutamente incompatibile con l’esistenza di un’Area Marina Protetta.
La proposta di modifica della zonazione è stata in qualche modo validata da un Istituto locale afferente al Ministero della Sanità che ha preso in considerazione la sola risorsa vongola nel proprio parere senza affrontare il tema della conservazione della biodiversità che invece è alla base dell’istituzione dell’Area Marina Protetta.
Purtroppo alcuni Enti Locali stanno ingenerando l’idea che si possa tornare presto a pescare con le “turbosoffianti” dentro l’Area Marina, portando così ad una radicalizzazione delle posizioni che impedisce di aprire dibattiti concreti sul problema e di operare per il bene comune.
Per andare incontro alle richieste delle imprese di pesca delle vongole si possono trovare altri sistemi di compensazione sull’eventuale riduzione del proprio pescato provocato dalla sottrazione dei 7 km dell’Area Marina Protetta (rispetto agli oltre 80 km di costa su cui viene svolta l’attività da parte del Co.Ge.Vo.).
Le formule utilizzabili sono molte: dalla ridefinizione dei comparti di pesca, di competenza regionale, all’introduzione di forme di pesca controllate nelle aree contigue all’Area Marina Protetta che consenta l’identificazione di un prodotto a valore aggiunto, dall’integrazione del reddito con attività di pesca-turismo al mero indennizzo, con fondi facilmente reperibili nei programmi europei della pesca, attraverso il ritiro delle imbarcazioni più vetuste della flotta.
Le tante possibili opzioni alternative, peraltro, sono state già esposte e verificate in occasione delle tante riunioni intercorse tra Enti e Co.Ge.Vo. ed in incontri pubblici promossi dallo stesso Consorzio di Gestione dell’Area Marina Protetta.
In tali occasioni è stata chiara la volontà della stragrande maggioranza dei cittadini, nonché della totalità dei turisti, di non voler rivedere le “turbosoffianti” a pesca nell’area di Torre Cerrano.
Le Associazioni chiedono al Ministro di dare un segnale autorevole, fermo e deciso, affinché non si ingannino i cittadini, e gli stessi pescatori in particolare, con provvedimenti impropri, ma si chiarisca definitivamente che sarebbe inconcepibile un’Area Marina Protetta con i fondali sconvolti dal dragaggio quotidiano esercitato dalle vongolare “turbosoffianti”.

La Green Economy a tavola

Ieri mattina a Pescara è stato presentato il nuovo progetto “Terre dell’Oasi”, promosso dal WWF con il sostegno di Legacoop: all’incontro erano presenti Dante Caserta, consigliere nazionale WWF Italia e Fernando Di Fabrizio, presidente della Cooperativa Cogecstre e di Legacoop Abruzzo.
Il progetto “Terre dell’Oasi”, lanciato nelle scorse settimane con un evento speciale a Roma presso la Città del Gusto del Gambero Rosso, nasce per difendere la biodiversità ed i paesaggi agrari grazie ad un’agricoltura pulita e per sostenere, attraverso la vendita diretta dei prodotti, la gestione delle Oasi WWF e dei progetti di conservazione che si svolgono al loro interno.
Il progetto coinvolge le Oasi WWF e anche quelle “affiliate”, ovvero aree gestite da privati secondo i criteri indicati dall’Associazione, dove si produce agricoltura biologica e biodinamica.
L’iniziativa prende origine dalla volontà di valorizzare al meglio le esperienze già attivate a livello locale, proiettandole su scala nazionale.
La missione del progetto “Terre dell’Oasi” è innanzitutto difendere l’agricoltura e la conservazione della biodiversità e del paesaggio, attraverso uno sviluppo sostenibile, ma di fronte alla crisi dell’agricoltura intensiva, l’agricoltura biologica collegata alla conservazione della natura può effettivamente rappresentare una risposta anche economica.
L’agricoltura biologica è in crescita: sebbene la quota di consumi in Italia oscilli ancora intorno all’1,5% (poca cosa rispetto alla media europea del 20/30%), gli operatori del settore sono passati dai 41.613 nel 2000 ai 48.509 del 2009, mentre gli ettari coltivati cereali, olivi, viti e pascoli “bio” sono oggi 1.106.684, oltre 500.000 ettari in più rispetto al 2000.
Un territorio coltivato biologicamente è una garanzia per la difesa dell’ambiente con benefici immediati: falde acquifere pulite, risparmio d’acqua, nessun impiego di sostanze chimiche. Un barattolo di miele o un pacco di pasta di “Terre dell’Oasi” non hanno quindi solo un valore alimentare di qualità, ma anche profondi valori ambientali che ne rappresentano un importante valore aggiunto.
Il progetto è nato proprio in Abruzzo, partendo dall’esperienza più riuscita di sviluppo e conservazione in un’Oasi WWF, la Riserva Naturale di Penne in provincia di Pescara che costituisce un punto di riferimento all’interno del sistema delle Oasi WWF, ma anche di tutto il settore delle aree protette italiane. Nell’Oasi di Penne operano alcune Cooperative impegnate nella gestione della Riserva, a cominciare dal gruppo fondatore, la Cooperativa Cogecstre.
Il progetto gode del sostegno della Legacoop nazionale con l’obiettivo di replicare l’esperienza abruzzese in altre regioni italiane: la collaborazione WWF e Legacoop nasce dalla volontà di integrare due realtà che condividono l’impegno per la tutela e la valorizzazione dell’ambiente.
Attualmente sono tre le principali aree coinvolte nel progetto: la Riserva regionale del Lago di Penne in Abruzzo, l’Oasi WWF della Laguna di Orbetello in Toscana e la Riserva naturale regionale del Bosco WWF di Vanzago in Lombardia, ma il progetto mira ad espandersi su tutto il territorio nazionale sfruttando le potenzialità del sistema che oggi conta 100 aree. Grandi potenzialità vengono anche da altre Oasi WWF presenti in Abruzzo a partire dall'Oasi dei Calanchi di Atri dove 16 aziende agricole hanno già aderito a progetti portati avanti dall'Oasi.
Olio, pasta, farro, miele biologico sono i primi prodotti di questo progetto ai quali presto si aggiungeranno vino, pomodori, sale ed altro ancora.
Il progetto si caratterizza per la tutela ambientale, ma anche per una particolare attenzione al sociale: a “Terre dell’Oasi”, infatti, partecipa anche la Cooperativa Sociale Daphne di Anversa degli Abruzzi (AQ), che, in collaborazione con la Casa di Reclusione di Sulmona, ha avviato, grazie all’impegno del direttore Sergio Romice, un progetto che vede coinvolti i detenuti nel realizzare una parte dei contenitori e delle strutture espositive dei prodotti.
I prodotti di “Terre dell’Oasi” sono già disponibili nei punti vendita di alcune Oasi WWF ed è possibile richiederli a wwfoasi@wwfoasi.it e terredelloasi@cogecstre.com. Ma per potenziare il sostegno al progetto nelle prossime settimane prenderanno il via altri canali di distribuzione su internet, nei negozi bio delle grandi città, a cominciare da Roma, ed entro i primi mesi del nuovo anno anche in alcuni supermercati della grande distribuzione.

12.12.10

Promissio boni viri est obligatio

Lettera aperta a Gianni Chiodi, Presidente della Regione Abruzzo, dal Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano

Il Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano chiede a Gianni Chiodi, Presidente della Regione Abruzzo, il rispetto degli impegni presi in campagna elettorale sulla realizzazione di piste ciclabili.
Un primo atto di buona volontà potrebbe essere quello di non stralciare ulteriormente la quota dei fondi FAS destinati alla mobilità sostenibile.
Il destino del nostro Pianeta ci costringe con urgenza ad attuare a causa del rapido esaurimento delle scorte di petrolio a basso costo e della crescente necessità di efficaci provvedimenti per il rallentamento del cambiamento climatico in atto (il rispetto degli accordi europei 20-20-20).
La sicurezza stradale è diventata una priorità non più rinviabile: ogni anno in Italia muoiono sulle strade 300 ciclisti (in media quasi uno al giorno) e ben 11 mila sono i feriti, come tristemente ci ricorda il grave incidente di Lamezia Terme del 5 dicembre scorso con sette ciclisti morti più altri feriti.
L’incremento delle piste ciclabili è richiesto anche dall’industria del turismo (con la sua consistente economia e le migliaia di posti di lavoro connessi), visto che si vuole centrare l’obiettivo dell’Abruzzo come Regione Verde d’Europa.
Una rete ciclabile continua e concepita come sistema di mobilità piuttosto che come spezzoni inutili e concepiti solo come semplice arredo urbano, è elemento richiestissimo dai turisti e necessario allo sviluppo del crescente cicloturismo europeo, che l’Italia stenta ad intercettare per deficit di infrastrutture e culturale. I cicloturisti in Europa sono già decine di milioni e in rapidissima crescita per un giro d’affari di svariati miliardi di euro.
Persone colte e civili che non portano inquinamento e traffico e che non chiedono di meglio che venire a pedalare in Italia, purché vi siano infrastrutture dedicate.
E a proposito di Europa, c’è da registrare che negli altri Paesi gli standard (i metri di ciclabile per abitante) li collocano rispetto ai nostri tra i 20 e i 30 anni avanti.
Le ciclabili peserebbero solamente il 3% sui Fondi FAS programmati per l’Abruzzo, ma risultano un preziosidsimo investimento sul futuro: nessun altro intervento ha un tale positivo rapporto costi/benefici e rappresenta una così importate svolta per il futuro della mobilità e del turismo, contribuendo a creare una nuova immagine dell’Abruzzo, dopo i terremoti... non solo naturali.
Ciclabili territoriali, come la Ciclabile Adriatica da completare e la programmata Teramo-mare
costituiscono vere e proprie metropolitane a basso costo, in grado di migliorare sensibilmente la qualità della vita e la sicurezza dei cittadini.
Tra l’altro si può iniziare da subito, con interventi a bassissimo costo, sistemando i percorsi
minori esistenti, in attesa di finanziamenti adeguati.
È il momento quindi di invertire la rotta:
1) incrementando i percorsi ciclabili urbani ed extraurbani;
2) attuando azioni di moderazione del traffico all’interno delle città;
3) implementando l’intermodalità bici+treno: in molte regioni sui treni non si paga il supplemento per il trasporto delle bici con costi irrisori per le Regioni (vedi le vicine Marche ad esempio);
4) realizzando l’intermodalità bici+autobus, con un accordo con l’Arpa e con le aziende di trasporto per consentire alle bici di poter essere portate a bordo degli autobus in appositi spazi destinati allo scopo (come a Bergamo sulle tramvie e in alcune città sulle metropolitane, ecc.), con costi pressoché nulli;
5) approvando rapidamente la proposta di Legge Regionale per la mobilità ciclistica presentata nel mese di aprile 2010.
Lo sviluppo di una mobilità sostenibile è un vantaggio per tutti, non solo per gli amanti della bicicletta.

Il Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano,
a nome delle 55 associazioni rappresentate e di tutti i pedalatori abruzzesi che usano la bici per qualsiasi motivo senza dover rischiare oltremodo la vita

9.12.10

Parchi a rischio

Compleanno amaro quello dei parchi: il 6 dicembre di 19 anni fa il Parlamento italiano approvava la Legge Quadro sulle aree naturali protette (394/1991), una norma considerata all’avanguardia nel campo ambientale e nella gestione della aree protette che ha consentito di passare dall’1% del territorio protetto del 1991 ad oltre il 12% di oggi. Montagne, fiumi, vallate, foreste, aree umide, laghi, tratti di litorale e di mare protetti da un sistema di parchi e riserve nazionali, regionali, provinciali e comunali all’interno dei quali è conservata una grande parte della biodiversità italiana e quindi europea per un totale di 3.160.000 ettari di superficie protetta a terra ed oltre 2.800.000 ettari di superficie protetta a mare, con 658 km di costa tutelate.
Ma il destino delle aree protette, a distanza di quasi 20 anni, è ancora incerto dato che l’intero sistema sopravvive a stento e non ha mai visto il riconoscimento di uno ‘status’ di stabilità, condizione indispensabile per poter operare.
“A chiusura del 2010, Anno internazionale della biodiversità e che ha visto finalmente l’Italia dotarsi di una Strategia nazionale sulla biodiversità, si deve rafforzare la positiva esperienza di parchi e riserve e promuovere maggiori investimenti e scelte politiche chiare che consentano realmente alle aree naturali protette di svolgere il loro compito fondamentale di tutela del patrimonio naturale di questo Paese", ha dichiarato Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia.
Il sistema delle aree protette non è solo sotto lo ‘scacco’ del taglio finanziamenti, come si è visto nel dibattito di questi ultimi mesi: i parchi sono sempre più ‘ostaggio’ della politica locale che chiede interventi e modalità che non sempre si conciliano con gli interessi prevalenti dello Stato che peraltro in tema della tutela della natura ha competenze esclusive.
Un caso esemplare è quello del Parco Nazionale dello Stelvio, uno dei quattro parchi nazionali storici del nostro Paese a rischio ‘declassamento’ per un patto politico teso ad attenere la non ostilità dei Parlamentari della South Tirolen Von Spartain rispetto alla fiducia sul Governo Berlusconi. In cambio della provincializzazione del Parco dello Stelvio il partito altoatesino ha dichiarato alla stampa locale che non parteciperà al voto di fiducia al Senato, abbassando il quorum richiesto, e si asterrà alla Camera. Un precedente pericolosissimo che evidenzia la tendenza a sacrificare sull’altare della politica la conservazione, la visione d’insieme della gestione, la coerenza e l’omogeneità degli interventi in maniera indipendente su tutto il territorio e in un momento in cui da più parti si chiede di modificare la legge quadro sulle aree protette.
Sul fronte finanziamenti le aree naturali protette sono spesso le prime a subire tagli, non comprendendo come gli investimenti sulla tutela della natura siano altamente redditizi anche dal punto di vista economico considerati i vantaggi in termini di difesa del salute e del territorio e promozione turistica che essi comportano. Una situazione ancora più grave se si inserisce nel quadro generale dei tagli al Ministero dell’Ambiente sul quale la scure imposta dal Ministro Tremonti si è manifestata in modo ben più significativo rispetto ad ogni altro Ministero facendo sì che nel 2011 il bilancio complessivo del Ministero dell’Ambiente fosse di circa un terzo rispetto a quello del 2008. Per il 2011 e per il biennio successivo nella Legge di Stabilità sono stati stanziati 6.868.000 milioni di euro nel 2011 e 7 milioni di euro per ciascuno degli anni 2012 e 2013 per l’attuazione dei programmi; mentre gli stanziamenti per il personale e per il funzionamento delle aree protette si trovano sul Bilancio di previsione 2011 del Ministero dell’ambiente e ammontano a 63.394.000 euro nel 2011 (28.938.000 previsti inizialmente +34.456.000 euro di integrazione introdotta alla Camera), e 63.398.000 euro (28.938.000+35.000.000 euro) per ciascuno degli anni 2012-2013. In questo quadro appare come sempre più debole il ruolo del Ministero dell’Ambiente che subisce la pressione di una politica che non considera l’ambiente né come priorità, né come opportunità di sviluppo. Va comunque apprezzata, in questo contesto, l’azione del Ministro Prestigiacomo che si è finora adoperato per un’attribuzione straordinaria di risorse che compensi per il 2011 il taglio previsto inizialmente per i Parchi.
Eppure le aree protette italiane, quando sono state ben gestite, hanno dimostrato di poter rappresentare anche un efficace strumento per la crescita economica e sociale dei territori: nonostante ciò l’estate scorsa i fondi per i 24 parchi nazionali hanno subito tagli ingenti (dal 40 al 50%) mettendo in serio pericolo la loro stessa sopravvivenza e si spera che il rimedio posto in extremis copra la ‘falla’.
Rimane invece drammatica la situazione delle 30 aree marine protette per le quali sarebbero stanziati solo 5,5 milioni di euro a fronte di una necessità che si aggira intorno ai 12 milioni. La situazione non migliora nelle aree protette regionali dove ai tagli fatti dalle Regioni per le politiche di riduzione della spesa si accompagna la riduzione dei trasferimenti statali.
La situazione finanziaria delle aree protette italiane
A seguito anche della denuncia del WWF, che rilevava come nella Legge di Stabilità presentata alla Camera un taglio alle aree protette nazionali nel 2011 rispetto al 2010 del 42% (tra Legge di Stabilità e Bilancio le risorse complessivamente assegnate a questo scopo ammontavano a 35.983.000, mentre nella Legge Finanziaria 2010 lo stanziamento era di 61.820.668 di euro), alla Camera si è corsi ai ripari. Infatti, per il 2011 e per il biennio successivo nella Legge di Stabilità vengono stanziati 6.868.000 milioni di euro nel 2011 e 7 milioni di euro per ciascuno degli anni 2012 e 2013 per l’attuazione dei programmi; mentre gli stanziamenti per il personale e per il funzionamento delle aree protette si trovano sul Bilancio di previsione 2011 del Ministero dell’ambiente e ammontano a 63.394.000 euro nel 2011 (28.938.000 previsti inizialmente +34.456.000 euro di integrazione introdotta alla Camera), e 63.398.000 euro (28.938.000+35.000.000 euro) per ciascuno degli anni 2012-2013.
Il WWF ritiene opportuna la scelta di separare i costi del personale da quelli di gestione, questo consentirà infatti permette di proteggere i contratti in essere con i dipendenti degli Enti Parco, ma va comunque rilevato che le risorse destinate al funzionamento delle aree protette sono insufficienti per l’espletamento delle funzioni di legge. Elogiabile il fatto che il Ministro Prestigiacomo si sia adoperato per un’attribuzione straordinaria di risorse che compensi per il 2011 il taglio previsto inizialmente per i Parchi, ma quello che serve è una revisione normativa che intervenga in modo strutturale cancellando il taglio previsto per legge attraverso l’equiparazione degli Enti Parco ad un qualsiasi altro Ente controllato da un qualunque Ministero.
Per quanto riguarda le Aree Marine Protette in Tabella C nei capitoli 1644 e 1646, nell'ambito dei 21.290.000 euro complessivi destinati alla difesa mare (ex legge 979/1982) c'è una quota parte di 5 milioni e 489 mila euro: visto che per garantire il funzionamento di queste aree ci sarebbe bisogno in media di 400 mila euro per ognuna, manca oltre la metà delle risorse.
Quindi, tra quanto previsto in Tabella C della Legge di Stabilità, attorno ai 7 milioni, e quanto stabilito in Tabella 9 (Bilancio del Ministero dell’ambiente), oltre i 63 milioni, siamo a più di 70 milioni di euro l’anno per il triennio 2011-2013.

La legge quadro sulle aree protette
La Legge 394/1991 è stata nel campo ambientale e della gestione della aree protette una delle più innovative al mondo. In Italia ha consentito di passare dall’1% del territorio protetto del 1991 ad oltre il 12% di oggi. 871 aree protette sono state censite nell’ultimo elenco ufficiale del maggio 2010 (ma si calcola che ce ne siano oltre 300 non censite): oltre 3.160.000 ettari di superficie protetta a terra ed oltre 2.800.000 ettari di superficie protetta a mare, con 658 km di costa tutelate. Montagne, fiumi, vallate, foreste, aree umide, laghi, tratti di litorale e di mare sono oggi protetti da un sistema di parchi e riserve nazionali, regionali, provinciali e comunali all’interno dei quali è conservata una grande parte della biodiversità italiana e quindi europea.
In Italia, secondo il sesto elenco ufficiale delle aree naturali protette, pubblicato con il Decreto del Ministero dell’Ambiente del 27 aprile 2010, ci sono:
24 parchi naturali nazionali,
27 aree marine protette,
147 riserve statali,
3 altre aree protette nazionali (a mare),
134 parchi naturali regionali,
365 riserve naturali regionali,
171 altre aree protette regionali.

5.12.10

Water street parade per l'acqua a Pescara


Ieri, sabato 4 dicembre, il Movimento per l'Acqua pubblica e partecipata e per la difesa dei Beni Comuni è scesa in piazza in Italia.
Ci sono state iniziative a sostegno della moratoria dei processi di privatizzazione e per chiedere al Governo lo svolgimento regolare del referendum per l'acqua nel 2011.
In Abruzzo si è svolta una manifestazione a Pescara anche perchè il governo regionale vuole riformare il servizio idrico integrato tramite la creazione di un ente d'ambito (A.T.O.) unico. Questo sarà il primo passo concreto verso la privatizzazione perchè si accentra il tutto in un ente unico fuori dal controllo dei cittadini e dei sindaci. L'opposizione "confusa" grida allo scandalo, ma presenta un progetto di riforma peggiore perchè prevede la gestione del servizio idrico su base provinciale da affidare mediante gara pubblica ad un'azienda privata!
Per questo motivo si è svolta a Pescara la prima WATER STREET PARADE, festa - protesta, musica e consapevolezza, per sostenere che l'acqua deve restare pubblica con una gestione che garantisca la partecipazione attiva dei cittadini, l'unica vera riforma del servizio idrico che può cambiarne la gestione radicalmente ed in senso innovativo.
Vogliamo un'azienda interamente pubblica che funzioni, controllata anche dai cittadini in modo partecipato.

3.12.10

Ripristinare il 5xmille

Il 5 per mille è ridotto in briciole. E le attività di milioni di volontari e migliaia di associazioni sono a rischio. Così come la libertà di scelta di milioni di contribuenti. Per la prossima edizione del 5 per mille il Governo ha infatti predisposto una copertura finanziaria di soli 100 milioni di euro rispetto ai 400 milioni attesi.
Ad oltre 5 anni, infatti, il 5 per mille non solo non è diventato una legge fiscale dello Stato italiano (a differenza di quanto è successo in altri 12 Paesi europei), ma nella Legge di Stabilità ora all’esame del Senato, la copertura per la misura sperimentale (da 5 anni!) è stata drasticamente decurtata da 400 milioni a 100. Ovvero, il 5 per mille dalla sera alla mattina si trasforma così nell’1,25 per mille, forse. Alla faccia degli impegni presi con la platea dei contribuenti (oltre 15 milioni di cittadini hanno usufruito ogni anno dell’opportunità) e con quella organizzazioni del non profit impegnate nell’assistenza, nella promozione culturale, nella ricerca scientifica, nella tutela ambientale (circa 30mila).
Il 5 per mille che, davvero, poteva e doveva essere il caposaldo sussidiario della più volte invocata riforma fiscale, si spegne quindi nelle spire della disponibilità di bilancio. Come sono lontani i tempi in cui Tremonti parlava della restituzione di valore e di risorse al Terzo settore come forma d’investimento per lo Stato e non come voce di costo!
C’è una sola possibilità per questo Governo di dimostrare di non aver parlato a vanvera nel corso di questa legislatura: che presenti subito un emendamento per reintegrare la copertura di almeno 400 milioni per il 5 per mille 2011.
Fai sentire la tua voce, firma la petizione sul sito http://www.iononcisto.org/.

1.12.10

Per tutti gli isotopi! L’80% degli italiani è contro il nucleare

Se mai ce ne fosse stato bisogno, da un recente sondaggio condotto dall’Osservatorio Edison sugli italiani e l’energia è emerso chiaramente che gli italiani sono contrari all’energia nucleare.
Solo l’8% lo ritiene ecologico, il 12% ne parla come fonte in grado di contribuire alla sicurezza energetica del paese, non più del 16% è convinto che faccia risparmiare energia, il 18% lo valuta conveniente. Ma l’80% lo considera altamente pericoloso per la salute e l’ambiente.
Gli italiani, infatti, prediligono le fonti rinnovabili, come il solare (64%), l’eolico (63%) e l’energia idroelettrica (52%), a scapito delle fonti tradizionali come il petrolio (1,7%), il carbone (8%) e il metano (25%).
La ricerca Edison è stata condotta con 1.071 interviste su un campione rappresentativo di 34,1 milioni di concittadini tra i 25 e 65 anni.
L’altrettanto recente Osservatorio Ipsos ha rilevato un 62% di italiani nettamente contrari al ritorno delle centrali nucleari nel Paese.E ancora non si parla di localizzazione! Quando il pericolo di vedere una centrale nucleare a pochi km da casa diventerà concreto, ad essere favorevoli all’energia nucleare saranno ancora meno dell’attuale sparuta minoranza.