14 ottobre

30.11.10

Sulla privatizzazione dell'acqua la Lega è affetta da strabismo

Con una certa meraviglia abbiamo letto il comunicato della Lega Nord Abruzzo sulla privatizzazione dell'acqua in provincia di Teramo.
"La questione della cosiddetta privatizzazione dell'acqua", si legge nel comunicato, "tiene banco sulla stampa e nelle Istituzioni. La posizione della Lega Nord è storicamente a difesa dell'acqua pubblica. Nell'attuazione delle direttive europee la Lega Nord vuole che l'amministrazione pubblica possa continuare ad optare per la gestione diretta (in house). La Lega Nord Abruzzo ribadisce che, indipendentemente dal colore politico, la "RUZZO" debba rimanere gestore pubblico e per questo farà sentire la propria voce in tutte le sedi, anche con mobilitazioni di massa, nei Comuni, in Provincia, in Regione ed in Parlamento dove troverà i suoi parlamentari pronti ad assicurarle il massimo appoggio politico".
Perbacco!
Addirittura mobilitazioni di massa... Forse scenederanno in campo anche i 300.000 bergamaschi armati di fucile di cui Bossi ha tanto favoleggiato nel corso degli anni...
Ma non era più semplice per la Lega Nord votare contro il Decreto Ronchi che ha privatizzato l'acqua in tutta Italia?
Perché, invece di fare inutili comunicati, la Lega Nord (parte consistente della maggioranza che ha votato il Decreto Ronchi), non si è fatta sentire nelle sedi opportune?
1.400.000 firme che abbiamo raccolto per il referendum contro la privatizzazione dell'acqua evidentemente fanno paura e allora, ben sapendo che gli italiani sono contrari alla privatizzazione dell'acqua, anche le forze politiche che hanno votato per la privatizzazione cercano di far dimenticare le proprie responsabilità...

29.11.10

Il popolo dell'acqua torna in piazza!

Il 4 dicembre 2010 in tutta Italia i movimenti per l'acqua pubblica torneranno in piazza.
Iniziative in tutte le regioni daranno vita a nodi pulsanti di una rete che, da nord a sud, difende dalla privatizzazione un bene primario come l'acqua.
Chiederemo innanzitutto la moratoria sulle scadenze previste dal “decreto Ronchi”, ovvero lo stop immediato della messa a gara dei diversi servizi idrici, e sulla normativa di soppressione delle Autorità d’Ambito territoriale. Questo almeno fino a quando i cittadini e le cittadine non si saranno potute esprimere attraverso un referendum che 1.400.000 persone hanno chiesto che venga realizzato. Chiediamo da subito che la consultazione venga comunque effettuata entro, e non oltre, il 2011.
Per questa battaglia è necessario l'impegno e l'attivazione di tutti e di tutte per poter garantire la forza, la partecipazione e l'indipendenza di un percorso che difende un bene comune fondamentale per la vita.
In Abruzzo l'appuntamento è a Pescara in Piazza Italia alle ore 15 di sabato 4 dicembre.

28.11.10

Acqua a rischio petrolio!

L’acqua abruzzese è a fortissimo rischio di inquinamento a causa delle attività connesse allo sfruttamento e trasporto degli idrocarburi, ma il Piano di Tutela delle acque adottato recentemente dalla Giunta Regionale incredibilmente non affronta il problema: a denunciare questa situazione è il dossier di WWF e Legambiente dal titolo “ACQUA A RISCHIO PETROLIO! Modificare il Piano Tutela delle Acque della Regione Abruzzo per far fronte alla petrolizzazione della Regione”.
Il Piano di Tutela delle Acque, sulla base di quanto previsto del Testo Unico dell'Ambiente (Decreto Legislativo n. 152/2006) “contiene ... le misure necessarie alla tutela qualitativa e quantitativa del sistema idrico”. Si tratta quindi di un piano di settore che si occupa delle acque superficiali quali laghi e fiumi, delle acque sotterranee e delle acque marino-costiere.
La legge prevede che il Piano esamini analiticamente tutti gli elementi di pressione antropica e definisca tutte le misure per la protezione e conservazione delle acque.
La Regione Abruzzo ha adottato il Piano di Tutela delle Acque con Delibera di Giunta Regionale n. 614 (pubblicata sul BURA del 24 settembre 2010): attualmente il Piano è nella fase di ricezione e valutazione delle osservazioni, di Valutazione Ambientale Strategica e di Valutazione di Incidenza Ambientale sugli effetti del Piano sui Siti di Interesse Comunitario e sulle Zone di Protezione Speciale della Rete Natura2000. Dopo il passaggio al Comitato Valutazione di Impatto Ambientale della Regione, passerà all’esame del Consiglio Regionale per l'approvazione definitiva.
Il Piano, nella versione adottata dalla Giunta, incredibilmente non accenna in alcuna parte al tema dello sfruttamento degli idrocarburi. Non fa menzione delle istanze di ricerca e delle concessioni per l’estrazione di idrocarburi (sia metano che idrocarburi liquidi) che attualmente coprono il 51,07% del territorio regionale (coinvolgendo il 72,5% dei comuni). Non cita le 722 perforazioni già effettuate nella nostra regione dal secolo scorso fino al 31 dicembre 2007.
L’approfondito dossier di WWF e Legambiente evidenzia l’elevatissimo rischio ambientale connesso allo sfruttamento da idrocarburi per fiumi, falde e acque marino-costiere della regione. Recenti ricerche realizzate dai principali centri scientifici italiani ed esteri dimostrano come l’Adriatico centrale sia già ora una delle aree del Mar Mediterraneo con maggiore frequenza di sversamenti accidentali o volontari di petrolio in mare. Viene considerato al massimo livello di rischio assieme al Mar Ligure. Il 30% del greggio mondiale trasportato per nave segue rotte mediterranee: circa 1/3 di questo arriva greggio nel Mar Adriatico dove si trovano una decina di porti petroliferi, 7 terminali, 3 oleodotti, 13 raffinerie e quasi un centinaio di piattaforme offshore (alcune attive). Il Mar Mediterraneo è già ora il mare più contaminato al mondo da idrocarburi con una media di 38 milligrammi per metro cubo di acqua. Si stima che ogni giorno nel Mar Adriatico centrale passano 5-6 navi che trasportano sostanze pericolose.
È grave che la Regione Abruzzo vari un Piano di Tutela delle Acque senza affrontare il rischio derivante dallo sfruttamento, lavorazione e trasporto degli idrocarburi quando esistono casi eclatanti degli effetti sull'ambiente degli incidenti che avvengono frequentemente presso pozzi, petroliere e oleodotti e degli sversamenti connessi alle normali attività di gestione di queste strutture.
Il dossier di WWF e Legambiente contiene dati incontrovertibili sulla pericolosità di queste attività per fiumi, falde, acquiferi e per le acque marino-costiere della regione. Basta osservare le immagini del disastro che provocò l'esplosione del pozzo di petrolio di Trecate, quelle del fiume Lambro devastato dagli idrocarburi e le mappe del Joint Research Center dell'Unione Europea sugli sversamenti nel Mar Mediterraneo per comprendere perché sono inaccettabili le lacune del Piano di Tutela varato dalla Giunta Regionale.
Da tempo chiediamo alla Regione di istituire un tavolo di confronto dotandosi di personale esperto in materia di idrocarburi: purtroppo questa nostra richiesta è rimasta inascoltata.
Il dossier dimostra la totale incompatibilità tra sfruttamento degli idrocarburi e tutela degli acquiferi, sia, ovviamente, nelle aree destinate alla salvaguardia delle acque destinate al consumo umano, sia nelle aree in cui siano presenti corpi idrici sotterranei significativi e d'interesse, peraltro già fortemente pregiudicati dal punto di vista della contaminazione.
Il Piano di Tutela delle Acque deve prevedere specifici divieti alle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi per quanto riguarda la tutela dei corpi idrici sotterranei e la tutela dei corsi d’acqua, prevedendo consistenti fasce di rispetto attorno al reticolo idrografico superficiale.
Allo stesso modo si possono prevedere esclusioni per la tutela per le acque marino costiere, per le quali bisogna attrezzarsi per prevenire e mitigare i rischi derivanti dagli sversamenti.
WWF e Legambiente chiedono che nel Piano di Tutela delle Acque:
a) sia aggiornato il quadro conoscitivo, usando i dati relativi a concessioni e pozzi peraltro elaborati dalle due associazioni;
b) sia realizzato ed inserito uno studio sui rischi connessi allo sversamento di petrolio in mare, individuando le aree a maggior rischio utilizzando le ricerche citate nel presente dossier;
c) siano immediatamente perimetrate le zone di tutela, salvaguardia e protezione delle acque destinate al consumo umano in cui vietare tutte le attività produttive connesse agli idrocarburi;
d) sia vietata la realizzazione di pozzi, sia per la ricerca che per l’estrazione, e di strutture collegate all’estrazione di idrocarburi (oleodotti; punti di stoccaggio; centri per la raffinazione e la lavorazione ecc.) nelle aree interessate da corpi idrici sotterranei significativi e di interesse;
e) sia vietata la realizzazione di pozzi, sia per la ricerca che per l’estrazione, e di strutture collegate all’estrazione di idrocarburi (oleodotti; punti di stoccaggio; centri per la raffinazione e la lavorazione ecc.) nelle aree attorno ai corpi idrici superficiali d’interesse, individuando una fascia di rispetto di almeno 3 km attorno ad essi;
f) siano previste specifiche norme di comportamento e di monitoraggio (analisi in continuo, telecamere ecc) presso i punti di attracco delle navi che trasportano idrocarburi liquidi;
g) siano previste forme di prevenzione e previsione connesse al rischio di sversamento di idrocarburi liquidi in mare.
Per le due Associazioni, il Piano di Tutela delle Acque, assieme ad altri strumenti, dovrà costituire uno dei baluardi tecnici della regione contro la deriva petrolifera per assicurare la tutela a tutto il territorio regionale.

Due giornate con i ragazzi di Bellante


Mercoledì 24 novembre e giovedì 25 novembre, il WWF, in collaborazione con la Coop. Pacha Mama, ha organizzato due giornate di sensibilizzazione ed educazione ambientale con le classi IV e V della Scuola Primaria di Ripattoni e le classi IV e V della Scuola Primaria di Bellante: una serie di attività all’interno della Pineta Comunale di Bellante finalizzate a coinvolgere le ragazze ed i ragazzi nella riduzione e nella raccolta differenziata dei rifiuti e nel loro corretto smaltimento.


26.11.10

Autunno ai “Tigli”

Tra la fine di ottobre ed i primi di novembre, in una giornata di sole, chi scende con l’auto da via del Castello, per fare la rotatoria di Piazza Garibaldi, non può non notare all’improvviso lo spettacolo che si è “acceso” ai “Tigli”, grazie ad alcuni ospiti illustri, quanto antichi: gli alberi del Ginko biloba, contemporanei del mammuth.
Essi sono miracolosamente giunti fino a noi dalla Cina e ai “Tigli” furono impiantati all’epoca in cui Ignazio Rozzi si peritava di realizzare l’orto botanico in quella che sarebbe diventata poi “La Villa”.
Come piante alloctone pare non trovassero posto dopo la messa a dimora delle magnolie alla Villa e si decise quindi di ospitarle nel piccolo rifugio verde detto “I Tigli”, dove si sono sentite “a casa sua”. Che siano di buona fibra lo si è saputo dopo che un esemplare della stessa specie splende tutt’ora a Hiroshima, nonostante le radiazioni della bomba atomica.
Il Ginko splendente presente a Teramo è di sesso maschile, più fortunato delle compagne, poco gradite per le produzione di semi dall’odore ripugnante per gli umani. Ha la caratteristica della vistosa, unica, veste autunnale: le foglie mature sono divise in due semplici lobi nel loro brillante color limone ed ingialliscono tutte insieme, prima della loro caduta. Con l’arrivo del sole lo spettacolo ha inizio: le piante si “accendono” per il piacere degli occhi e il calore del cuore.

23.11.10

Il WWF a Bellante per la Settimana europea della Riduzione dei Rifiuti

Domani 24 novembre e dopodomani 25 novembre, il WWF, in collaborazione con la Coop. Pacha Mama, organizza due giornate di sensibilizzazione ed educazione ambientale con le classi IV e V della Scuola Primaria di Ripattoni e le classi IV e V della Scuola Primaria di Bellante.
L’Associazione ha organizzato una serie di attività all’interno della Pineta Comunale di Bellante finalizzate a coinvolgere le ragazze ed i ragazzi nella riduzione e nella raccolta differenziata dei rifiuti e nel loro corretto smaltimento.
L’iniziativa di questi giorni si inserisce nell’ambito delle attività della Settimana Europea della riduzione dei rifiuti che si tiene in 22 Paesi Europei dal 20 al 28 novembre 2010 per promuovere e incoraggiare iniziative per modificare comportamenti sbagliati e diminuire così la produzione di rifiuti.
Le attività di questi due giorni rientrano tra le attività che un nuovo gruppo di soci WWF sta avviando a Bellante.

La raccolta di rifiuti in provincia di Teramo (dati Osservatorio regionale dei rifiuti, 2008).
In provincia di Teramo la produzione di rifiuti continua a crescere.
Ogni cittadino della provincia di Teramo produce 566,75 kg di rifiuti l’anno, contro una media regionale di 529,43 kg/abitante/anno.
Nel 2008 in provincia di Teramo sono stati prodotti 175.442 tonn. di rifiuti con un aumento del 10% dal 2002 al 2008.

21.11.10

SOS L'Aquila chiama Italia





Sabato 20 novembre, il WWF ha partecipato alla manifestazione “Macerie di democrazia - SOS L’Aquila chiama Italia” a L’Aquila, indetta da cittadini, comitati, associazioni, enti locali aquilani (http://www.anno1.org/).
20.000 persone hanno chiesto giustizia, rispetto e azioni concrete.
A distanza di 19 mesi dal terremoto, a L’Aquila non è partita nessuna ricostruzione, il centro della città è ancora chiuso e le macerie sono ancora lì.
Una delle più belle città d’Italia viene abbandonata ad un tristissimo destino.
Alla mancata ricostruzione si accompagna una crisi occupazionale, economica e sociale che sembra senza speranza. I riflettori si sono spenti e i problemi del post-terremoto sembrano dimenticati.
Il WWF è a fianco di chi si batte perché a L’Aquila si possa avviare concretamente la ricostruzione della città e del suo tessuto sociale.
Durante la manifestazione di sabato si è avviata una raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare elaborata dai cittadini aquilani per una ricostruzione sostenibile, trasparente e partecipata di L’Aquila e degli altri comuni del cratere: una legge che, a L’Aquila come in tutta Italia, trasformi la politica dell’emergenza in politica della prevenzione dei disastri ambientali e sismici.

18.11.10

Fermiamo il nucleare

Il sito della campagna dove è possibile firmare l'appello: http://www.fermiamoilnucleare.it/.

Privatizzazione acqua e ritorno al nucleare: nessuno stop dalla Corte Costituzionale

In due giorni la Corte Costituzionale ha preso due importanti decisioni su energia nucleare e privatizzazione dell’acqua.
La Corte ha prima bocciato, con la sentenza n. 331/2010, le leggi regionali con cui Puglia, Basilicata e Campania avevano vietato l’installazione sul proprio territorio di depositi di materiali e rifiuti radioattivi, impianti di produzione, fabbricazione, stoccaggio di combustibile per l’energia nucleare.
Le norme regionali, infatti, secondo la Consulta avrebbero invaso la competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema per quanto riguarda il settore dell’energia nucleare e dei rifiuti radioattivi. La Corte ha riconosciuto che per localizzare gli impianti ed i depositi nucleari sarà necessaria l’intesa tra lo Stato e la Regione interessata, ma la disciplina di queste forme di collaborazione e dell’intesa stessa spetta al legislatore titolare della competenza legislativa in materia, vale a dire il legislatore statale.
Nel luglio 2010, del resto, la Corte Costituzionale aveva già rigettato i ricorsi di 10 Regioni (Toscana, Umbria, Liguria, Puglia, Basilicata, Lazio, Calabria, Marche, Emilia Romagna e Molise) che avevano impugnato la Legge delega 99 del 2009 con cui il Governo aveva fissato i principi generali per il ritorno del nucleare in Italia.
Le scelte dal legislatore statale possono sempre essere sottoposte al vaglio di costituzionalità che spetta alla Corte Costituzionale se ritenute non rispettose dell’autonomia regionale, ma le Regioni non possono utilizzare la potestà legislativa per rendere inapplicabile nel proprio territorio una legge dello Stato.
Le Regioni, quindi, potranno impugnare davanti alla Consulta il decreto delegato n. 31/2010 in cui si indicano le aree che potranno essere scelte dagli operatori per la costruzione delle prossime centrali nucleari, ma non possono preventivamente vietare con legge regionale l'installazione degli impianti sul loro territorio.
Ieri, invece, è stata pubblicata la sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha rigettato, dichiarandoli infondati o inammissibili, i ricorsi presentati dalle Regioni Puglia, Liguria, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana e Marche riguardanti diverse norme del decreto Ronchi sui servizi pubblici locali, in particolare sulla privatizzazione dei servizi idrici.
La Consulta ha escluso che sia stata lesa la competenza regionale residuale visto che “le regole che concernono l’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, ivi compreso il servizio idrico, ineriscono essenzialmente alla materia della tutela della concorrenza, di competenza esclusiva statale”.

Il comunicato di ieri del Comitato promotore referendum Acqua pubblica
La Consulta boccia i ricorsi delle Regioni al decreto Ronchi. Avanti sui referendum e su un immediato provvedimento di moratoria
Oggi pomeriggio la Corte Costituzionale ha bocciato i ricorsi che alcune regioni avevano opposto al Decreto Ronchi. La privatizzazione dei servizi idrici andrà avanti a tappe forzate. A questo punto i tre referendum per l'acqua pubblica previsti per la prossima primavera sono l'unica strada per salvare questo bene comune dalla speculazione e dalle logiche di mercato.Il Comitato Promotore dei referendum ribadisce la necessità di approvare un immediato provvedimento di moratoria sugli affidamenti dei servizi idrici previsti dal Decreto Ronchi perché il voto referendario sia uno strumento di reale partecipazione democratica.

17.11.10

Sabato 20 novembre: manifestazione nazionale a L'Aquila

Macerie di democrazia.
SOS L'Aquila chiama Italia.
Il WWF ha aderito alla manifestazione nazionale che si terrà sabato prossimo, 20 novembre 2010, a L'Aquila.
Dall'epicento della crisi diciamo basta a:
- sacrifici solo per i più deboli;
- speculazioni e cricche dietro emergenze e commissariamenti;
- territori devastati e tragedie annunciate;
- mancanza di futuro;
- propaganda e censura.

16.11.10

Tagli all'ambiente

In tre anni il bilancio del Ministero dell’ambiente subisce un taglio del 60% (nel 2009 venivano destinati a questo dicastero 1,2 miliardi di euro, mentre nel 2011 la disponibilità sarà di circa 514 milioni di euro).
Il WWF denuncia questa situazione di progressiva estinzione delle politiche ambientali del IV Governo Berlusconi in un dossier, rilevando, tra l’altro, che nel 2011 al Ministero dell’Ambiente, che è di gran lunga all’ultimi posto dei dicasteri con portafoglio verrà assegnata una cifra equivalente al costo di una Fregata Multimissione FREM (500 mln).
Il WWF fa notare che anche i dicasteri che intervengono su terreni analoghi a quello del Ministero dell’Ambiente quali Ministero per i beni e le attività culturali e quello delle Politiche agricole subiranno nel triennio 2011-2013 riduzioni di spesa (stabilite dai decreti governativi), che si aggirano però attorno, rispettivamente al 20 e 30%, mantenendo comunque una disponibilità nel 2011 rispettivamente di 1,4 miliardi di euro e di 1,5 miliardi di euro.
“La situazione economico-finanziaria del Ministero dell’Ambiente è unica e drammatica. Le cose sono talmente gravi da mettere in discussione il ruolo stesso di questo dicastero, la possibilità materiale d’incidere nelle politiche, di contare nei contesti internazionale, di guidare ed indirizzare le azioni settoriali d’interesse nazionale anche in ambiti delicati che riguardano la vita delle persone come quelli della difesa suolo e dell’assetto idrogeologico. Occorre al più presto equilibrare la ripartizione dei tagli su tutti i Ministeri in modo che la manovra sia più equa e non vessatoria rispetto al Ministero dell’Ambiente”, commenta il Presidente del WWF, Stefano Leoni.
Nel dossier del WWF si denuncia che proprio con riguardo agli interventi di prevenzione del dissesto idrogeologico mentre nel 2010 c’erano risorse per 175 milioni di euro (per interventi sul rischio idrogeologico e per gli interventi strategici di mitigazione), nel 2011 i fondi destinati a questo scopo, in presenza di un’emergenza che non è mai finita a partire dal disastro di Messina del 2009 per finire con la richiesta di stato di emergenza da parte di 5 Regioni, ammontano a 32,7 milioni di euro con un taglio dell’81%.
Il WWF nel suo dossier denuncia, inoltre, che anche in campi di intervento chiave per la stessa economia del Paese, il Governo in carica non propone alcuna misura innovativa rischiando concretamente di perdere il treno dell’economia pulita.

10.11.10

Acqua: verso il referendum


La madre degli idioti è sempre incinta

Villa Comunale di Teramo.
Alcuni idioti continuano a credere che, per esprimere la loro "personalità", devono necessariamente danneggiare un bene di tutti.

9.11.10

Alluvioni: le cause nella "malgestione" del territorio

La causa principale del diffuso dissesto idrogeologico è la quotidiana “malagestione” dei fiumi e dei versanti.
Le intense piogge di questi giorni non bastano infatti a giustificare il continuo stato di calamità naturale in cui si trova il nostro territorio.
Per risolvere il problema è necessario superare la logica emergenziale d’intervento e per questo il WWF ritiene fondamentale e urgente:
1) istituire le Autorità di distretto, come previsto dalle direttive europee (Direttive 2000/60/CE “Acque”, 2007/60/CE “Rischio alluvionale”), conferendo loro un ruolo vincolante per il coordinamento delle misure e degli interventi di difesa del suolo e di qualità delle acque a livello di bacino idrografico;
2) riferirsi al bacino idrografico – e non ai confini amministrativi delle Regioni – per qualsiasi programma di difesa del suolo, manutenzione del territorio e di tutela e gestione delle acque;
3) ripristinare i finanziamenti ordinari per la difesa del suolo drasticamente tagliati anche nell’ultima Legge finanziaria;
4) garantire l’interdisciplinarietà nella progettazione delle misure e degli interventi di difesa del suolo: la solo ingegneria idraulica, infatti, è totalmente insufficiente ed è necessario progettare anche con competenze di idrogeologia, ecologia, scienze forestali, pianificazione;
5) avviare un’azione diffusa di rinaturazione del territorio - come sta avvenendo nei più grandi bacini europei come la Loira, il Reno, il Danubio, la Drava - basata sul recupero della capacità di ritenzione delle acque in montagna (rimboschimenti, governo delle foreste sostenibile) e sul recupero delle aree di esondazione naturale in pianura (ampliamento delle aree golenali, ripristino e ricostruzione zone umide…).
Queste cinque azioni se portate avanti in modo serio possono contribuire ridurre drasticamente il rischio idraulico in Italia.
I Comuni, infatti, continuano a costruire o a prevedere urbanizzazioni nelle naturali aree di esondazione dei fiumi togliendo lo spazio vitale alle acque. S’impermeabilizza il territorio e l’alveo dei corsi d’acqua viene ristretto e canalizzato, spesso, fin dalle sorgenti; la vegetazione ripariale, che difende le sponde dall’erosione e rallenta la furia delle acque, viene regolarmente tagliata; i boschi in montagna non sono governati, ma sono abbandonati o sfruttati all’eccesso, perdendo l’importante capacità di trattenere le acque nel terreno.

4.11.10

A Teramo è arrivato il PalaComieco

Questa mattina è stato inaugurato a Teramo il PalaComieco, la struttura itinerante che porta in piazza il ciclo del riciclo di carta e cartone.
Fino al 7 novembre, in piazza Martiri della Libertà (tutti i giorni dalle ore 9:00 alle 19:00 – ingresso libero), Comieco – Consorzio Nazionale per il Recupero e Riciclo degli imballaggi a base cellulosica – in collaborazione con il Comune di Teramo e Teramo Ambiente e con il patrocinio della Regione Abruzzo, presenta un originale allestimento, che mostra il ciclo di vita degli imballaggi cellulosici dei prodotti di uso comune.
All’interno dei 3 igloo che compongono la tensostruttura, i cittadini e le scuole imparano in modo divertente e interattivo che la qualità della raccolta differenziata parte anche dalla conoscenza delle caratteristiche degli imballaggi. In particolare, il gioco della “Spesa sostenibile” ci accompagna tra scaffali virtuali alla scoperta delle principali caratteristiche funzionali e tecniche di un imballaggio in carta e cartone e ci insegna come avviarlo in maniera corretta al riciclo.
Una volta appresa l’importanza degli imballaggi a base cellulosica nella nostra vita quotidiana e della carta come materia preziosa da far rivivere, vengono approfonditi i passaggi del ciclo del riciclo fino a mostrare prodotti finiti inaspettati.
“Il Palacomieco è un’occasione per mostrare ai cittadini di Teramo cosa succede alla carta e al cartone una volta avviati al riciclo grazie alla raccolta differenziata” ha dichiarato Piero Attoma, Presidente di Comieco, “in modo che questo sia per loro uno stimolo a fare ancora di più. Nei primi 10 mesi di quest’anno, soprattutto con la riorganizzazione del servizio di raccolta differenziata, ogni abitante di Teramo ha raccolto in media quasi 60 kg di carta e cartone, risultato ben superiore alla media regionale pari a 39,7 kg/ab. Grazie alla raccolta differenziata i Comuni possono beneficiare di notevoli vantaggi economici: solo nel 2009 Comieco ha corrisposto al Comune di Teramo oltre 200mila euro, per il servizio di raccolta”.
“Sono onorato di ospitare il Palacomieco e sono convinto dei meriti dei cittadini teramani che hanno espresso sino ad oggi con una straordinaria performace nella raccolta della carta e cartone sia in termini di qualità che di quantità” – ha dichiarato Raimondo Micheli, Presidente di Te.Am. s.p.a. – “Con la vittoria delle Cartoniadi d'Abruzzo 2006 e oggi con il "Porta a Porta", abbiamo suggellato i risultati, e possiamo, viste le percentuali, senza nessuna presunzione, proclamare Teramo capitale del centro Sud della raccolta differenziata”.

3.11.10

L'energia nucleare non ci farà risparmiare!

L'elettricità prodotta da centrali nucleari costa il 16% in più di quella prodotta da centrali a gas e il 21% in più di quella da centrali a carbone.
Dall'analisi, compiuta dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, sui costi dell'elettricità prodotta da nuove centrali nucleari con quella prodotta da nuove centrali a gas e a carbone, risulta che il costo dell'elettricità da centrali nucleari è mediamente di 72,8 Euro/MWh, più elevato rispetto ai 61 Euro/MWh delle centrali a gas (meno 16%) e ai 57,5 Euro/MWh delle centrali a carbone (meno 21%).
Il confronto si basa sull'analisi di 8 studi recenti, pubblicati fra il 2008 e il 2010 (Agenzia Nucleare dell'Ocse, Ufficio del Budget del Congresso USA, Dipartimento dell'Energia Usa, Massachusetts Institute of Technology, Commissione Europea, Camera dei Lords, Electric Power Research Institute e Moody's).
Questi studi, analizzati nel Rapporto della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, pubblicato sul numero 5 della rivista "Gazzetta Ambiente", fanno un confronto fra i costi dell'elettricità prodotta dalle nuove centrali nucleari, con una conclusione convergente: sarà più cara di quella prodotta con nuove centrali a gas o a carbone.
Sul tema dei costi effettivi dell'elettricità prodotta dalle nuove centrali nucleari serve quindi trasparenza: un argomento così delicato e importante non può essere affrontato con superficialità. A maggior ragione in Italia, dove il nucleare sarebbe ancora più caro rispetto ai Paesi dove è già sviluppato. Si dovrà infatti ripartire da zero, importare reattori che non produciamo, tener conto delle caratteristiche del nostro territorio, affrontare le forti opposizioni locali, considerare i tempi prevedibilmente più lunghi di realizzazione delle centrali.
Il programma nucleare italiano, inoltre, con i suoi 100 TWh e 13.000 MW di nuove centrali entro il 2030, non può semplicemente essere aggiunto all'esistente che comprende uno sviluppo delle rinnovabili (circa 100 TWh entro il 2020), di nuove centrali a gas e a carbone in costruzione o in fase avanzata di autorizzazione (almeno altri 10.000 MW entro il 2020), perché la crisi economica e le politiche di risparmio e di efficienza energetica stanno configurando una futura crescita moderata dei consumi elettrici.
I conti così non tornano: i costi del nucleare cresceranno, infatti, ulteriormente se l'elettricità nucleare diventa eccedente. Per quanto riguarda la riduzione delle emissioni di CO2, anche dopo il 2020, è prioritario e meno costoso puntare sul risparmio e sull'efficienza energetica con ampie possibilità nei trasporti, nel riscaldamento, nelle apparecchiature elettriche, negli elettrodomestici e apparecchi elettronici, nell'illuminazione, nell'industria e negli edifici. Per il 2020 c'è un obiettivo di sviluppo delle energie rinnovabili reso obbligatorio da una direttiva europea; dopo il 2020 diverse fonti rinnovabili potrebbero poi essere meno costose del nucleare. Anche la cattura e il sequestro della CO2, prodotta dalle centrali alimentate con combustibili fossili, che si sta cominciando a sperimentare anche in Italia, dopo il 2020 sarà una tecnologia che si prospetta meno costosa .
Il Rapporto della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile lo potete trovare qui: http://www.fondazionesvilupposostenibile.org/f/Documenti/I_costi_del_nucleare_studio_Ronchi.pdf

1.11.10

La nuova carta turistica dell'Oasi WWF dei Calanchi di Atri


La nuova carta turistica dell'Oasi WWF dei Calanchi di Atri è pronta. Può essere ritirata presso gli uffici della Riserva.