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31.10.10

Stiamo consumando l'Abruzzo


Il paesaggio abruzzese è a forte rischio ed in parte è stato già fortemente depauperato.
Il WWF Abruzzo ha presentato il dossier "STOP AL CONSUMO DI SUOLO, UN DECALOGO PER IL PAESAGGIO ABRUZZESE" (si può scaricare: http://www.wwf.it/UserFiles/File/AltriSitiWWF/Abruzzo/WWF%20DOSSIER-PaesaggioAbruzzo2010.pdf) che contiene dati estremamente preoccupanti sul paesaggio della regione e sulla sua qualità ambientale.
Il modello insediativo abruzzese, che vede un'occupazione pervasiva e diffusa delle aree urbane, delle strade e delle aree produttive, sta determinando una vera e propria crisi del paesaggio nella regione dei parchi ed un crollo della qualità ambientale.
L'Abruzzo è "superdotato" di infrastrutture stradali con le 4 province ai primi posti in Italia per l'indice di infrastrutturazione in questo settore.
La diffusione degli insediamenti ha prodotto un'enorme richiesta di mobilità soddisfatta quasi esclusivamente dalla gomma: gli abruzzesi sono secondi in Italia per emissione pro-capite di anidride carbonica per i trasporti.
Poche sono le aree libere da strade e da centri abitati. In un territorio poco industrializzato le falde e i fiumi sono pesantemente compromessi da quasi 1.200 siti inquinati.
Le acque sotterranee di tutti i fondovalle sono fortemente inquinate e il 63% dei fiumi non soddisfa gli obiettivi di qualità europei perchè non si riesce a depurare gli scarichi di tutti gli agglomerati sorti in maniera disordinata su colline e pianure.
Questi e altri dati contenuti nel dossier evidenziano una situazione estremamente preoccupante che si riflette nella perdita della qualità del paesaggio in cui viviamo.
Dichiara Camilla Crisante, presidente del WWF Abruzzo: "La cementificazione selvaggia della costa a fini residenziali e l'occupazione disordinata dei fondovalle da parte delle aree produttive non hanno insegnato nulla. In questi anni sono state aggredite le colline e anche le pregevoli aree montane attorno agli assi viari. Il paesaggio abruzzese sta perdendo qualità e con l'antropizzazione incontrollata gli indicatori ambientali stanno peggiorando notevolmente. La Regione Abruzzo è in procinto di varare provvedimenti importanti come la nuova legge sull'edilizia e le nuove norme urbanistiche e sta redigendo il nuovo piano paesistico regionale. In questi mesi siamo già intervenuti per contrastare scelte che non rispondono all'emergenza ambientale e paesaggistica resa evidente dai dati presenti in questo dossier. Abbiamo predisposto un decalogo che contiene le nostre richieste per la tutela del paesaggio abruzzese e per la qualità della vita dei cittadini. Il WWF reclama che il nuovo piano paesistico comprenda la rete ecologica regionale, che sia garantita la partecipazione reale dei cittadini ai processi di pianificazione, che sia svolta una verifica attenta su cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato del piano paesistico ancora vigente. Inoltre chiediamo la salvaguardia delle aree agricole e l'introduzione di norme severe per la compensazione degli interventi edilizi e per le grandi infrastrutture. In generale riteniamo opportuno perseguire l'azzeramento del consumo di suolo nella regione e collegare qualsiasi intervento insediativo alla presenza di reti per la mobilità sostenibile e per la corretta gestione delle acque."
Alla conferenza stampa di presentazione del decalogo e del dossier, che si è svolta venerdì scoirso a Pescara, ha partecipato anche Giuseppe Salvaggiulo, giornalista de La Stampa e coautore del libro "La Colata - Il Partito del cemento che sta cancellando l'Italia e il suo futuro", un testo che sta facendo discutere e che offre una visione generale del problema in Italia, con un capitolo sulla ricostruzione aquilana.
Giuseppe Salvaggiulo delinea un quadro preoccupante per la nostra regione: "L'Abruzzo segue un modello che sta letteralmente impoverendo l'Italia. La bellezza del nostro Paese è ormai compromessa in vaste aree da una miriade di interventi di scarsissima qualità. Negli ultimi quindici anni non solo la pianificazione non è stata all'altezza, immaginando una crescita infinita e abnorme della popolazione, ma gli amministratori e molti professionisti hanno inventato ogni tipo di strumento urbanistico, come ad esempio i fantasiosi accordi di programma, che nei fatti hanno premiato pochissimi costruttori a svantaggio della qualità della vita dei cittadini italiani".
La pagina de Il Centro di sabato 30 ottobre dedicata al Dossier WWF

30.10.10

Ruspe in azione sul Tordino: ma che fine ha fatto il Piano d'Area della Val Tordino?

Non c’è pace per i fiumi del teramano.
Non si è ancora spenta l’eco delle polemiche per il Tronto che il Tordino subisce per l’ennesima volta il trattamento del taglio a raso di tutta la sua vegetazione spondale.
Nel tratto che affianca la Teramo-mare, all’altezza dell’uscita per Bellante, tutte le piante presenti per un ampio tratto sono state completamente tagliate.
Una scelta sbagliata che danneggia il fiume stesso ed il litorale. Il fiume, infatti, privo di vegetazione perde la sua capacità auto depurativa, aumentando così il carico inquinante che arriva al mare con conseguente peggioramento della qualità delle acque di balneazione. Rendere poi rettilineo un corso d’acqua non fa che aumentare la velocità dell’acqua con conseguente modifica degli apporti di materiale solido indispensabile per ricreare la spiaggia colpita dell’erosione.
Ma questo ennesimo attacco al Tordino fa sorgere la domanda su che fine abbia fatto il Piano d’Area della Media e Bassa Valle del Tordino, lo strumento attuativo del Piano Territoriale Provinciale, adottato dal Consiglio Provinciale nell’aprile 2009, il cui periodo delle osservazioni è scaduto il 31 dicembre 2009, e del quale si sono perse le tracce.
Il Piano d’Area, che interessa tutta l’asta fluviale del Tordino da Teramo al mare e i Comuni di Teramo, Bellante, Canzano, Castellalto, Mosciano Sant’Angelo, Notaresco, Giulianova e Roseto degli Abruzzi, prevede numerose azioni di tutela e valorizzazione del territorio fluviale, ipotizzando anche la creazione di un parco diffuso con un percorso ciclo-ippo-pedonale che colleghi le reti ciclabilli costiere e la città di Teramo.
L’insieme delle azioni previste, in ambito ambientale, urbano, produttivo, ecc., permetterebbero una seria programmazione di azioni che, ad esempio, avrebbero portato ad evitare episodi quali quelli che questa estate hanno interessato il torrente Vibrata.
Il Piano d’Area prevede la creazione di Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate, la riorganizzazione dei centri urbani attraverso la riqualificazione dell’asse ferroviario, il potenziamento delle stazioni nonché una progettualità per la tutela del Fiume Tordino.Di tutto ciò, a nove mesi dalla scadenza delle osservazioni, non vi è più traccia. Sembra che nessuno sia più interessato a portare avanti una pianificazione indispensabile per un territorio complesso, e pieno di problemi, quale quello della provincia di Teramo.
Per il WWF è urgente riprendere il Piano, implementandolo e modificandolo se necessario: il nostro territorio, ed in particolare l’ecosistema fluviale del Tordino, ha infatti bisogno di una pianificazione sovracomunale che affronti i temi della sostenibilità e dell’ecologia.

Un mammuth alla Villa Comunale

Da Piero Angelini un bel ricordo della giornata Biodiversamente alla Villa Comunale di Teramo.
Un sabato alla fine di ottobre, all’ingresso meridionale della Villa di Teramo, col sole incerto del mattino di un tardivo autunno, circondati dai reticolati di tre cantieri edili non ancora ultimati per opere che giacciono ancora incompiute, tra auguste vestigia.
Noi del WWF siamo pronti ad accogliere le classi delle elementari della vicina Scuola San Giorgio, quasi confinante con la nevralgica Piazza Garibaldi, con al centro, al posta della fontana densa di storia, il cratere ormai aperto dell’Ipogeo.
Spunta quasi puntuale il piccolo serpente degli scolari in fila, accudito dalle trepide, giovani maestre, preoccupate dal traffico e dalle tante distrazioni che il movimento della piazza procura a quei ragazzini.
Lentamente entrano, un po’ in fila, un po’ in gruppo informe.
I nostri scontati sorrisi di accoglienza e di condiscendenza, con i gadget in bella esposizione sul banchetto improvvisato, che comunque non sembrano attrarli più di tanto. Al contrario sono subito visibilmente interessati dalla rosa di manifesti coloratissimi appesi dal WWF su uno dei recinti di cantiere, rappresentanti i grandi animali selvatici minacciati di estinzione.
Alcuni attivisti cominciano a distribuire candidi cappellini da sole con visiera e la bella effige nera del Panda, il super simbolo dell’associazione.
Sono già più docili, lo ritirano in buon ordine, del resto ce n’è per tutti, rassicurano anche le maestre.
Sono gratificati da quel gadget, subito indossato, che piace a tutti e si vede.
Adesso più volentieri si predispongono in semicerchio, poiché le maestre annunciano che un signore del WWF parlerà: "Chissà cosa avrà da dirci?!".
Uno dei ragazzini attratti dai bei ritratti di grandi animali della savana si sofferma sugli elefanti che stanno in Africa. Subito un altro aggiunge che però stanno anche in India... poi si acquietano.
L’anziano attivista, un nonno, sta per cominciare il discorso breve sulla storia della Villa, dopo la presentazione del presidente.
Il silenzio sale, poi si afferma, con voce un po’ incerta, lentamente procede.
È l’inizio. Comincia introducendo un’altra cosa, si vede che è stimolato, ripagato dall’ascolto e continua con gli elefanti.
"Ebbene, forse 20.000 anni fa, anche attorno a questa Villa si poteva aggirare un peloso elefante dalle lunghe zanne che abbiamo chiamato mammuth", sicuramente un discendente del gigantesco mammuth (Elephas Meridionalis) di Scoppito nell’aquilano, vecchio di almeno un milione e mezzo di anni, ospitato nel Museo nazionale del capoluogo regionale. È noto che il mammuth si aggirava nelle lande del nostro paese fino a 6.000 anni fa!
Il silenzio si fa più attento, tra stupore e perplessità. Si percepisce visibilmente… Poi si riprendono contenti e divertiti, tornano ai giochi usati mentre il racconto procede attraversando le naumachie dell’ anfiteatro nel periodo romano. Ben presto sciameranno dietro al rassicurante esperto botanico naturalista del WWF che mostrerà loro le preziosità botaniche, purtroppo residue, nello splendido “luogo della memoria” che qualcuno volle chiamare il “Pincio” teramano.

29.10.10

La Riserva Naturale Regionale Oasi WWF dei Calanchi di Atri e il Centro di Educazione Ambientale, in collaborazione con WWF-IAAP, Comune di Atri e Scuola Civica "Acquaviva", hanno organizzato un incontro con il giornalista de La Stampa di Torino Giuseppe Salvaggiulo sul tema "Consumo del suolo e cementificazione", presso l'Auditorium Sant'Agostino in Atri, il 29 ottobre 2010 alle ore 14:30.
Parteciperanno Massimo D’Amario, direttore della scuola civica “C. Acquaviva”, Domenico Felicione, vicesindaco di Atri, Camilla Crisante, presidente WWF Abruzzo.
Giuseppe Salvaggiulo, trentatré anni, pugliese, ha vinto nel 1998 il concorso de “Il Foglio” per aspiranti giornalisti. Primo articolo sul “Corriere del Mezzogiorno”: un’inchiesta sulla speculazione edilizia attorno alla valle dei dinosauri di Altamura.
Ha scritto anche per Diario, Internazionale, Controcampo. Dopo la laurea in giurisprudenza a Roma, si è specializzato all’Istituto per la formazione al giornalismo di Milano. Ha lavorato nelle redazioni di “Libero” e “Il Giornale”. Dal 2008 si è trasferito a Torino e lavora a “La Stampa”, dove si occupa di cronaca, politica e società e ha seguito, tra l’altro, gli scontri etnici di Rosarno.
Con un’inchiesta sull’inquinamento in Abruzzo provocato dalla discarica abusiva più grande d’Europa ha vinto nel 2008 il premio Paone per il giornalismo ambientale. Nel 2009 ha scritto il suo primo libro: "Flop. Breve ma veridica storia del Pd" (AlibertiCastelvecchi).
Salvaggiulo è anche coautore del libro “La colata – il partito del cemento che sta cancellando l’Italia e il suo futuro”, che viene presentato sempre venerdi 29 ottobre, a Pescara, presso la Sala “Figlia di Jorio” della Provincia.

“Cerrano e Borsacchio: conquiste in pericolo”.

Oggi, venerdì 29 ottobre, Italia Nostra ha organizzato a Roseto degli Abruzzi, presso la Villa Comunale dalle ore 15:30, il convegno “Cerrano e Borsacchio: conquiste in pericolo”.
Cinquanta siti da nord a sud del Paese, isole comprese, lungo i quasi 8.000 chilometri di coste italiane. Sono i paesaggi “sensibili” - perché fragili e presi di mira da speculazione, abusivismo, degrado, abbandono, incuria, inquinamento - individuati da Italia Nostra per la campagna 2010.
La nuova campagna di Italia Nostra vuole indagare la qualità delle coste italiane in termini di fruibilità e accesso al mare, di difesa della residua naturalità, di contrasto alla cementificazione e alla speculazione.
I temi del rapporto con il mare, dell’uso della costa e della spiaggia sono da anni al centro dell’attenzione delle oltre 200 sezioni dell’associazione. La sequenza di immagini storiche dagli Anni Ottanta dell’Ottocento ad oggi è il documento più chiaro e inequivocabile della perdita di un bene non rinnovabile che appartiene a tutti i cittadini.
La politica della deregolazione dell’uso e delle trasformazioni del territorio ha prodotto degrado e perdita di identità.
Il convegno “Cerrano e Borsacchio: conquiste in pericolo”, organizzato dalle sezioni di Teramo e di Atri di Italia Nostra, si propone di sollecitare un dibattito ampio sulla conservazione dei valori paesaggistici della costa, sulle capacità di progetto e di controllo del bene pubblico. Vuole discutere di un nuovo modello di turismo che punti sulla qualità e non sulla quantità.
Le aree costiere medio-adriatiche sono prese d’assalto dalla forza economica dell’espansione dei centri abitati. Una battaglia iniziata negli anni Ottanta con Italia Nostra in prima fila appoggiata da cittadini locali e dalle altre associazioni ambientaliste, confluite poi tutte in un comitato comune, ha consentito di salvare l’area del Borsacchio dagli interessi di società immobiliari che volevano realizzarvi villaggi vacanza di tipo tradizionale. Nel 2005 sembrava essersi raggiunta la definitiva protezione dell’area riuscendo ad ottenere l’istituzione della Riserva naturale regionale guidata del Borsacchio, ma purtroppo la battaglia non è ancora terminata. Nonostante l’istituzione della Riserva abbia portato alla salvaguardia di un piccolo pezzo di costa gli attacchi ora provengono direttamente dalle istituzioni. Comuni e Regione ora vogliono prevedere l’edificabilità all’interno della Riserva ora vogliono riperimetrarla per escludere parti su cui esistono interessi edificatori.
Italia Nostra invita i cittadini a riappropriarsi del mare e chiama a discutere di questi temi gli interlocutori privilegiati, l’Università, gli Ordini professionali, gli operatori del settore turistico e balneare, gli amministratori, tutte le associazione ambientaliste, i cittadini.

26.10.10

Bici gratis sui treni. CCiclAT: a quando in Abruzzo?

Dal prossimo dicembre sui treni regionali liguri si potrà viaggiare con la bicicletta al seguito senza pagare il supplemento bici di 3,50 euro. L'accordo tra la Regione Liguria e Trenitalia prevede la gratuità del servizio per i prossimi quattro anni. Ma la Liguria non è l'unica regione italiana in cui le biciclette possono viaggiare a costo zero sui treni.
Pioniera è stata la Puglia nel 2007, cui è seguita nel 2009 l'analoga iniziativa delle Marche e della Campania (il sabato e i festivi) e, nel 2010, della Basilicata, oltre che sui mezzi delle Ferrovie Sud Est.
In Toscana il biglietto per la bici al seguito, per tutti i passeggeri che si spostano con i treni regionali all’interno dei confini della regione, costa solo 1,10 euro e non più i “classici” 3,50 euro.
“L’Abruzzo, nonostante le tante sollecitazioni delle associazioni, è ancora fanalino di coda - afferma il CCiclAT (Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano) - anche se le aperture dell’assessore regionale ai trasporti Morra, che intervendo al MUB (Festival della Mobilità Urbana in Bicicletta) si è detto favorevole ad una soluzione in tal senso, fanno ben sperare”.
“Sarebbe auspicabile – continua il Coordinamento – che anche la nostra Regione si attivasse in modo da rendere ancora più fruibile un servizio essenziale per la mobilità sostenibile e per il turismo su due ruote. Ci appelliamo all’assessore competente e al Governatore Gianni Chiodi, che in campagna elettorale aveva sottoscritto il nostro documento per la mobilità sostenibile, affinché anche l’Abruzzo segua l’esempio delle altre Regioni”.
Il CCiclAT è consapevole delle numerose emergenze che interessano la Regione (terremoto, sanità, rifiuti, ecc.), ma evidenzia che proprio nei momenti di difficoltà è necessario rilanciare una progettualità coraggiosa e consapevole per un pronto riscatto del nostro territorio. Basterebbe, anche solo per iniziare, un intervento assolutamente a costo zero: che la Regione pretenda da Trenitalia che gli annunci sonori nelle stazioni siano accompagnati dalla dicitura "treno con servizio di trasporto biciclette al seguito", così da pubblicizzare, senza costi aggiuntivi, un servizio già esistente e sconosciuto ai più. Attualmente Trenitalia prevede, per il trasporto delle biciclette sulle carrozze dei treni regionali contraddistinte dall’icona della bici, un supplemento bici di 3,5 euro utilizzabile per 24 ore dal momento della convalida o, in alternativa, un biglietto di seconda classe valido per il tuo stesso percorso, e che deve essere convalidato prima di salire in treno. Il supplemento per la bici, a differenza del biglietto ordinario, non è rimborsabile.
“La nostra Regione – conclude il CCiclAT – è percorsa, sull’asse nord-sud, dal “corridoio verde adriatico”, percorso ciclabile che collega tutta la penisola, e un servizio bici+treno gratuito, analogo a quello posto in atto da regioni limitrofe, sarebbe, con costi limitati, un elemento fondamentale per lo sviluppo e la valorizzazione del territorio”.

25.10.10

Petrolio: torna la legge “Chiodi” in commissione al Consiglio regionale

Domani, martedì 26 ottobre, torna in commissione al Consiglio Regionale la nuova legge sul petrolio presentata a giugno scorso dal Presidente della Giunta Regionale, Gianni Chiodi.
WWF e Legambiente ribadiscono il giudizio espresso al momento della presentazione, giudicando insufficienti le norme proposte.
Da un lato la Regione abdica nei confronti dello Stato centrale rispetto alle aree a mare, quando almeno poteva introdurre alcuni vincoli attraverso la redazione del Piano di Gestione Integrata della Costa previsto a livello comunitario. Dall'altro, nelle aree a terra, la proposta del Presidente è peggiorativa rispetto alla norma precedente liberando la strada ai petrolieri proprio nelle aree per loro più allettanti dell'entroterra.
Come dimostra la cartina allegata, infatti, con le nuove norme vaste aree dei territori collinari e montani, proprio quelli con DOP, IGT e simili, sarebbero potenzialmente lasciate ad un destino petrolifero.
"WWF e Legambiente hanno studiato a fondo la proposta di legge del presidente Chiodi – spiega Angelo Di Matteo, presidente regionale di Legambiente – Si tratta di una norma inefficace che non tutela l’intera fascia collinare costiera dove si concentrano l’attenzione e gli interessi dei petrolieri".
"Le due associazioni lanciano l'ennesimo appello ai consiglieri regionali affinché approfondiscano nel dettaglio le conseguenze di questa proposta di legge – dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF – Si renderanno conto che non contiene le risposte che i cittadini abruzzesi e il vastissimo movimento che in questi anni si è formato sul fronte della deriva petrolifera attendono. Vanno quindi apportate modifiche profonde per salvaguardare la nostra regione dal futuro nero petrolio".

23.10.10

BiodiversaMente apre le porte della Villa

Questa mattina alcune classi della Scuola San Giorgio hanno partecipato a “BiodiversaMente”, visitando la Villa Comunale di Teramo. BiodiversaMente, primo Festival dell’Ecoscienza, è una manifestazione organizzata dal WWF che si sta svolgendo in questo fine settimana in centinaia di musei naturalistici, orti botanici, giardini cittadini di tutta Italia.
Domani, domenica 24 ottobre, a Teramo sono previste due nuove visite guidate aperte a tutti alle ore 10 ed alle ore 11 per scoprire, o riscoprire, la nostra Villa Comunale, un piccolo, ma importante angolo di natura. Al termine delle visite ci sarà anche una degustazione con vino della Casa Vinicola Caldirola che sostiene “BiodiversaMente” in Italia.
La Villa Comunale di Teramo è stata realizzata dal 1869 al 1875 e nasce come Orto botanico grazie all’ideazione ed al lavoro del botanico Ignazio Rozzi.
La sua origine di Orto botanico fa sì che al suoi interno si trovano un gran numero di specie di piante alloctone, cioè non dei nostri luoghi. Al fianco dei più comuni pini, olmi, cipressi, tigli e querce si trovano così anche magnolie, sequoie e cedri.
In tutto sono oltre 50 le specie di piante presenti.
Negli ultimi anni la Villa ha avuto diversi problemi legati al cantiere dell’Ipogeo, ma soprattutto al proliferare di piante rinselvatichite come la robinia e l’ailanto che, insieme all’edera, stanno “soffocando” le altre piante presenti.
Sarebbe perciò necessaria una particolare cura per la gestione del verde ed il WWF si augura che queste due giornate possano costituire l’occasione per avviare con l’Amministrazione Comunale una collaborazione per migliorare e rendere sempre più fruibile questa importante porzione di biodiversità custodito nel cuore della nostra città.

22.10.10

Potabilizzare l'acqua del Lago di Campotosto?

Spendere 91 milioni di euro sapendo già che metà dell'acqua trasportata per l'idropotabile andrà persa.
Non paiono proprio esaltanti le performance del più grande progetto idrico che riguarda la nostra regione in discussione in questi giorni al Comitato Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Abruzzo che prevede, tra l'altro, di dare acqua potabilizzata dal Lago di Campototo agli aquilani sottraendola dal bacino del Vomano.
I principali dati del progetto
L'intervento prevede una captazione dal lago di Campotosto di 550 litri/secondo che verranno deviati verso il bacino dell'Aterno (di cui 290l/s per scopi idropotabili, 171 l/s per uso irriguo e solo 84 l/s per deflusso ambientale).
Ciò implicherebbe la diversione dell'acqua dal bacino del Fiume Vomano nel teramano, con diminuzione della portata di questo fiume a valle di Villa Vomano del 4% secondo gli stessi proponenti. Si avrebbe così, tra l'altro, la perdita netta della produzione energetica rinnovabile del complesso ENEL di Campotosto per ben 18,9 milioni di kwh, nonostante la costruzione di una nuova centralina sul punto di captazione (del costo di 7 milioni di euro).
Il WWF ha calcolato che tale minore produzione da idroelettrico che dovrà essere sostituita in base all’attuale mix di fonti per la produzione elettrica italiana, equivale ad immissioni in atmosfera per 7.333 tonnellate all’anno di anidride carbonica.
Gran parte dell'acqua captata da Campotosto verrà inviata ad un grande potabilizzatore del costo di 21 milioni di euro e della capacità di 600 l/s (per ora potabilizzerà 300 l/s).
Dopo il passaggio nel potabilizzatore, le acque del Lago di Campotosto verranno distribuite agli aquilani, attraverso una rete che perde, per stessa ammissione dei progettisti, il 49% dell'acqua immessa!
Contestualmente si chiuderanno i pozzi di Acqua Oria. Una quota considerevole dell'acqua captata verrà inviata ad un sistema per l'irrigazione a pioggia delle aree agricole nell'alta valle Aterno ed attorno a L'Aquila (secondo i progettisti 1.850 ettari, per una spesa di 23 milioni di euro). Tutte queste cifre sono al netto di IVA e spese di progettazione (quest'ultime ammontano a 5,2 milioni di euro).
Le contestazioni del WWF
L'Associazione ritiene inaccettabile che si punti prima sul “gigantismo ingegneristico” per portare più acqua che si perderà in una rete colabrodo piuttosto che puntare subito sulla diminuzione delle perdite della rete di distribuzione.
Gli stessi progettisti hanno provato a prevenire questa ovvia osservazione evidenziando che vi saranno altri interventi del Commissario che verranno fatti in un futuro non precisato. Questi interventi di riduzione dei consumi e di ricerca delle perdite sono descritti in un'unica paginetta tra le centinaia di pagine del progetto, senza alcun dato oggettivo e con una descrizione del tutto generica del tipo di intervento.
Prima si porta l'acqua con grandi opere e grandi spese, poi si vedrà come evitarne la dispersione in una rete fatiscente.
Ma per il WWF si deve invertire l'ordine degli interventi, puntando prima sulla ricerca delle perdite e sulla ricostruzione delle reti e sugli interventi per il risparmio idrico.
L'Associazione ha, poi, chiede come mai le acque del lago di Campotosto non siano state classificate preliminarmente per il possibile uso idropotabile.
Le analisi allegate al progetto non sono utili per il processo di classificazione perchè sono state usate altre tabelle di riferimento per gli analiti da ricercare e per i relativi limiti rispetto alle analisi necessarie per la valutazione delle acque ai fini della potabilizzazione.
Si tratta di un aspetto da non sottovalutare perchè le tecniche di potabilizzazione dipendono dalla classificazione (classi A1, A2 e A3 del decreto 152/2006) e i costi dell'impianto e della gestione e manutenzione sono strettamente connessi alla qualità di acque da trattare.
Ricordiamo che nell'acqua del Lago di Campotosto, per stessa ammissione dei progettisti, arrivano scarichi civili non trattati e scarichi zootecnici.
Il WWF, inoltre, si chiede come sarà possibile risanare il fiume Vomano, che non rispetta già ora gli obiettivi comunitari di qualità delle acque, se verrà sottratta altra acqua da questo fiume che presenta gravi criticità anche per il trasporto dei sedimenti.
Altro punto che il progetto non chiarisce nei dettagli è quello relativo all'agricoltura e ai suoi bisogni.
Nel progetto non vengono portati dati chiari circa: le quantità di acqua usate attualmente; le quantità che si potrebbero recuperare con un uso più corretto della risorsa e con la diffusione di buone pratiche colturali e con l'uso di varietà e colture meno idroesigenti; la possibilità di attivare sistemi di organizzazione più moderna dei turni di irrigazione, anche mediante sistemi di allerta collegati all'evoluzione meteo (come si fa da tempo in Emilia Romagna, ad esempio) ecc.. Insomma, mancano sia un'approfondita analisi agronomica (tipologia di colture; impatto sulla produzione ecc.) sia un chiaro bilancio idrico relativo all'uso della risorsa in agricoltura.
Dichiara Augusto De Sanctis, referente acque del WWF Abruzzo: “Il progetto rientra in un piano di 100 opere del valore stimato in 590 milioni di euro che il Commissario ha redatto senza alcuna discussione con la società. In particolare il WWF critica alla radice questo intervento perchè a L'Aquila, come nel resto d'Abruzzo, l'acqua di buona qualità già disponibile è di gran lunga sufficiente per soddisfare i bisogni, solo che la metà si perde in rete e altra la sprechiamo in usi scorretti. Invece di attivare la modernizzazione delle reti di traporto e distribuzione colabrodo e di attivare comportamenti responsabili, si butta, è il caso di dirlo, più acqua in un sistema scandalosamente inefficiente. Si vuole usare il bazooka per cacciare una mosca. Come al solito, poi, gli interventi capillari di risparmio, che si dimostrano più efficaci, ma che sono meno costosi, vengono rinviati a data da destinarsi, preferendo usare grandi quantità di cemento e di fondi pubblici. Un aspetto che dovrebbe far riflettere è, poi, quello della comunicazione e partecipazione delle comunità interessate, quella aquilana in primis e poi quella teramana. Si tratta del più grande e costoso intervento nel settore idrico per l'intero Abruzzo e, in un momento così difficile sia per le finanze pubbliche sia per il territorio aquilano, è necessario garantire un'ampia e trasparente comunicazione e la massima partecipazione delle comunità su scelte onerose sotto tutti i punti di vista”.

21.10.10

Biodiversamente a Teramo

Sabato 23 ottobre visite per le scuole e domenica 24 ottobre visite per tutti.
In occasione di "Biodiversamente", il primo festival dell'ecoscienza, il WWF di Teramo ofre la possibilità di scoprire o riscoprire la Villa Comunale di Teramo, un piccolo, ma importante patrimonio naturale della nostra città.
Vi aspettiamo!

20.10.10

Biodiversamente!

Cos’hanno in comune le rane del Madagascar, la palma nana di Goethe, i fiori dell’Appennino e almeno 30-40 milioni di piante e animali di tutti i tempi? Sono il patrimonio di biodiversità scoperto, studiato, custodito grazie a centinaia di musei scientifici, orti botanici e acquari disseminati su tutto il territorio italiano.
Un patrimonio immenso e poco noto che il 23 e 24 ottobre sarà sotto i riflettori per “BiodiversaMente”, il primo Festival dell’Ecoscienza, organizzato dal WWF in collaborazione con l’Associazione Nazionale Musei Scientifici per scoprire i segreti della biodiversità non solo nelle aree naturali, ma anche nei luoghi della divulgazione e della ricerca scientifica “made in Italy”.
Il Festival dell’Ecoscienza avrà luogo proprio nel clou dell’Anno della Biodiversità indetto dall’ONU, mentre in Giappone (alla Conferenza delle Parti di Nagoya, 18-29 ottobre) i governi di tutto il mondo saranno chiamati a decidere le sorti della biodiversità mondiale, definendo nuove strategie per la conservazione della natura entro il 2020 dopo il fallimento degli obiettivi 2010.
Il Festival ha ricevuto il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, del Ministero del Turismo e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e sono previste iniziative in tutta Italia (i programmi sono riportati sul sito http://www.wwf.it/).

In Abruzzo sono previste tante iniziative in cinque realtà.

Anversa degli Abruzzi (AQ): Oasi WWF Riserva naturale delle “Gole del Sagittario”
Sabato 23 ottobre, ore 10-13: Visite guidate dell’orto botanico e del museo con esposizione di una mostra sull’ orso bruno marsicano;
Domenica 24 ottobre, ore 10-13: Visite guidate dell’orto botanico e del museo con esposizione di una mostra sull’ orso bruno marsicano e laboratori didattici sulle piante (tintura tessuti, realizzazione erbario e altro ancora).

Chieti: Museo universitario
Sabato 23 e domenica 24 ottobre, ore 9:30-13 e 16-19: visite guidate del museo con mostra “Gli uccelli della nostra città”.

Penne (PE): Giardino botanico dell’Oasi WWF Riserva naturale del Lago di Penne
Domenica 24 ottobre, ore 9:30-12:30: Visite guidate dell’Orto botanico e delle strutture dell’Oasi.

San Salvo (CH): Giardino botanico del Mediterraneo
Sabato 23 ottobre, ore 10-12: visite guidate nel giardino e presso le dune con scolaresche delle scuole materne, elementari o secondarie di 1 grado;
Domenica 24 ottobre, ore 10-12 e 15-18: passeggiate guidate per tutti dal Giardino alla pista ciclopedonale, passando per le dune, proiezione del documentario “L’ultima spiaggia” sulla Riserva Regionale Punta Aderci, degustazione di thè biologici.

Teramo: Villa Comunale
Sabato 23 ottobre, ore 10-13: Visite guidate per le scuole alla Villa Comunale;
Domenica 24 ottobre, ore 9:30-13: Visite guidate aperte a tutti alla Villa Comunale.

SCHEDA: La Biodiversità in Abruzzo
L’Abruzzo è una delle regioni italiane che, grazie alla complessità del suo territorio, caratterizzato da condizioni geomorfologiche molto diversificate, dalla particolare posizione geografica al centro degli Appennini, dalla storia geologica ed dalla continua azione dell’uomo, può vantare popolazioni vitali di molte specie altrove scomparse o presenti in maniera insignificante.
La Biodiversità non è misurabile solo con un elenco numerico di grandezze. È molto di più: non basta la presenza di una specie, poiché è soprattutto lo status di questa a misurarne l’importanza in quello straordinario e multiforme sistema entropico definito come tale.
Non solo per l’Orso bruno marsicano, ma anche, nel caso degli uccelli, per specie meno note come il raro Lanario, il Nibbio reale, il Grifone, il Picchio dorsobianco, il Gracchio corallino e la Coturnice, l’Abruzzo rappresenta una vera roccaforte a scala nazionale o addirittura europea.
Soprattutto tra le piante e gli invertebrati sono centinaia gli endemismi esclusivi della Regione, molti dei quali caratteristici delle cime montane più alte e ben conservate come l’Androsace dell’Appennino, il Genepì dell’Appennino, l’Adonide curvata e la Soldanella del calcare.
La presenza di tante specie rare e comprese nelle famose “Liste rosse” nazionali ed europee e di tante popolazioni vitali delle stesse, caratterizzate da una sostanziale diversità genetica, impongono alle Amministrazioni Pubbliche regionali un ruolo di alta responsabilità non solo verso l’Unione Europea, che con proprie Direttive chiede un impegno tangibile per la conservazione della biodiversità, ma anche e soprattutto nei confronti delle generazioni future che hanno il diritto di poter ricevere in eredità questo enorme patrimonio.

Questi sono alcuni dei numeri che dimostrano il valore della biodiversità dell’Abruzzo:
- 3.232 specie di piante superiori, pari a circa la metà della flora italiana;
- 603 specie di Licheni;
- 250 specie di farfalle e alcune migliaia di specie di invertebrati;
- 28 specie di pesci d’acqua dolce;
- 14 specie di anfibi;
- 19 specie di rettili;
- 70 specie di mammiferi, di cui ben 25 di pipistrelli;
- 297 specie di uccelli di cui 147 nidificanti;
- 142 endemismi.

17.10.10

Ancora taglio Fiume Tronto: la verità e le proposte

Sabato scorso LIPU, ProNatura e WWF hanno tenuto una conferenza stampa a Pescara insieme al Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano (CCiclAT) ed all’Associazione On the road sulla vicenda del taglio della vegetazione lungo il Fiume Tronto.
Innanzitutto è stato documentato in maniera incontrovertibile l’abbattimento di diversi alberi sul lungofiume (vedi le riprese: http://www.youtube.com/watch?v=la_s_6Mifx4&feature=player_embedded).
Le immagini parlano chiaro: tronchi di salice del diametro di decine di centimetri, con lavori effettuati in questi giorni.
Il WWF ha anche localizzato nel dettaglio l’area interessata dai lavori sulle immagini aeree del Portale Cartografico Nazionale e su Google Earth. Il sito, delle dimensioni di circa 450 metri per 55 metri di larghezza (quindi circa 2,5 ettari), si trova nel comune di Ancarano, al confine est con Controguerra. Le foto aeree consentono di stabilire che almeno fino al 2006 l’area era per metà coperta da una copertura arborea.
Per fare ulteriore chiarezza sulla vicenda, durante la conferenza stampa, WWF, LIPU e Pronatura, che hanno rilanciato il caso l’11 ottobre scorso, hanno mostrato gli articoli usciti su “Il Centro” nei giorni 24, 26 e 29 settembre (una lettera) ed un articolo ironico uscito su “La Repubblica” il 30 settembre.

Nell’articolo del 24 si parlava, con tanto di dichiarazioni virgolettate dell'Assessore Regionale ai Lavori Pubblici Di Paolo, di “taglio della vegetazione intorno e lungo le sponde”.
L'articolo del 26 settembre parlava di disboscamento e riportava la suddivisione dei compiti tra i vari enti e la superficie esatta su cui sarebbe intervenuto il Consorzio di Bonifica (28 ettari), precisando che “è stata campionata un’area di tre ettari per preventivare i tempi di intervento…”.
Questi articoli non sono mai stati smentiti e solo dopo l’11 ottobre, quando il caso è diventato di dominio nazionale a seguito del rilancio delle associazioni ambientaliste, alcuni Enti hanno cambiato rotta nelle dichiarazioni.
Ha dichiarato Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF: “Lungo il Tronto c’è stato un intervento con molti alberi tagliati e questo, grazie alle foto che mostriamo, è un dato incontrovertibile. Alcuni enti hanno in questi giorni smentito il taglio di alberi lungo la bonifica del Tronto. A questo punto ci dovrebbero spiegare chi sono gli autori di questo intervento che è avvenuto in una zona visibile a tutti. Ovviamente ci muoveremo per accertare chi ha agito e se chi ha realizzato questo intervento abbia avuto tutte le autorizzazioni del caso. Intanto, ci pare evidente che non sia un lavoro per il taglio da legna, visto che gli alberi sono stati buttati di lato e diversi tronchi lasciati a terra sul terreno. Chi sarà stato? E per quale motivo? Attendiamo spiegazioni. Nel frattempo, assieme alle altre associazioni ambientaliste, al Coordinamento per le piste ciclabili dell'Abruzzo teramano e all’Associazione On The Road rilanciamo una serie di proposte concrete per riqualificare il lungo fiume che da area degradata può e deve diventare un punto di forza per la qualità della vita di tutti i cittadini”.
Raffaele Di Marcello del Coordinamento per le piste ciclabili dell'Abruzzo teramano ha illustrato le proposte del Coordinamento. “Da tempo chiediamo interventi concreti su quest’area sul modello di quanto accade sulla sponda marchigiana del Tronto. Tra questi:
- pulizia immediata del terrapieno d’argine (sfalcio selettivo e rimozione rifiuti) così da renderlo da subito una pista adatta almeno alle mountain bike senza spese aggiuntive;
- tabellazione di percorsi ciclopedonali ed equestri (le associazioni ambientaliste possono dare supporto per i pannelli esplicativi sull’ambiente naturale);
- realizzazione di “orti urbani” nelle zone demaniali prive di alberi in alveo, da assegnare in comodato gratuito ai cittadini con precedenza per fasce deboli (pensionati, disoccupati, disabili lievi ecc.), che generano frequentazione, socialità, cibo a km zero e integrano i redditi bassi;
- telecamere per dissuadere i clienti delle prostitute e dare sicurezza ai cittadini;
- collegamenti ciclopedonali tra le due sponde (fasce protette ricavate a bassissimo costo sui ponti esistenti sul Tronto);
- realizzazione di un collegamento ciclopedonale continuo fino alla foce, dove arriva la ciclovia costiera (Corridoio Verde) per “fare sistema”, anche adeguando la nuova rotonda SS16-SP1 alla normativa (Dlgs 366/98) che obbliga alla realizzazione di passaggi ciclabili;
- sistemazione ciclopedonale dell’argine da portare avanti con investimenti annuali sul modello marchigiano”.
Per chiudere, Vincenzo Castell, Presidente dell'Associazione On The Road che da anni si occupa proprio di dare assistenza alle persone sfruttate dal racket della prostituzione, ha dichiarato: “Chiediamo da sempre un momento di confronto tra enti locali, forze dell'ordine ed associazioni del territorio. Per parlare di prostituzione e di riqualificazione urbana in modo serio e non propagandistico. Spiace dover leggere che si presenti il taglio di rovi ed erbacce lungo gli argini del Tronto come un modo per facilitare la caccia alla prostituta in caso di controlli delle forze dell'ordine. Da tempo proponiamo ai Sindaci della Val Vibrata di attivare un tavolo di confronto tra amministratori locali, magistratura, rappresentanti delle forze dell'ordine, associazioni e cittadini per valutare ed attivare in modo sinergico azioni che tengano conto della complessità del fenomeno prostituzione. Chi si prostituisce è prima di tutto una persona, spesso vittima della tratta di esseri umani o comunque, molto spesso, gravemente sfruttata da organizzazioni criminali. On the Road ha coordinato lo scorso anno una ricerca nazionale dalla quale emerge con chiarezza quanto poco efficaci siano state le diverse ordinanze tese a scoraggiare la presenza della prostituzione in strada e come l’accanimento contro le prostitute, piuttosto che l'impegno nel contrasto alle organizzazioni criminali, abbia determinato soltanto lo spostamento della prostituzione dalla strada anche agli appartamenti”.
Le Associazioni ambientaliste, il CCiclAT e On the road invitano, quindi, tutti gli Enti a mettere da parte i proclami e le polemiche ed avviare concretamente un’opera di riqualificazione ambientale dell’area e di assistenza alle vittime dello sfruttamento.
Il mondo del volontariato è pronto a fare la sua parte. I nostri amministratori?

15.10.10

Taglio Tronto: la posizione di On the road

L’associazione On the Road torna a chiedere un momento di confronto tra enti locali, forze dell’ordine e associazioni del territorio. Per parlare di prostituzione e di riqualificazione urbana in modo serio e non propagandistico.
"Spiace dover leggere che la giunta regionale e gli amministratori locali presentino il taglio di rovi ed erbacce lungo gli argini del Tronto come un modo per facilitare la caccia alla prostituta in caso di controlli delle forze dell’ordine – afferma il presidente dell’associazione Vincenzo Castelli - Apprezziamo la precisazione di oggi fatta dal sindaco di Controguerra e riteniamo che le associazioni ambientaliste stiano doverosamente fornendo il loro punto di vista sull’intervento avviato. Ci piacerebbe, dopo anni di lavoro sul campo, trovare gli spazi per poter avanzare le nostre proposte su come affrontare seriamente il tema della prostituzione".
"Da tempo – ricorda Castelli - proponiamo ai Sindaci della Val Vibrata di attivare un tavolo di confronto tra amministratori locali, magistratura, rappresentanti delle forze dell’ordine, associazioni e cittadini per valutare e attivare in modo sinergico azioni che tengano conto della complessità del fenomeno prostituzione."
L’associazione ritiene che interventi di riqualificazione urbana e ambientale possano contribuire a dare risposte ai cittadini che lamentano la presenza di prostitute in aree residenziali. Ciò che appare poco credibile è che di prostituzione si possa continuare a parlare soltanto in termini di tutela dell’ordine pubblico e soprattutto che si giustifichino su questa base interventi, come quello della ripulitura degli argini del Tronto, che andrebbero comunque effettuati nel rispetto delle diverse competenze.
On the Road ribadisce che chi si prostituisce è prima di tutto una persona, spesso vittima della tratta di esseri umani o comunque, molto spesso, gravemente sfruttata da organizzazioni criminali.
On the Road ha coordinato lo scorso anno una ricerca nazionale dalla quale emerge con chiarezza quanto poco efficaci siano state le diverse ordinanze tese a scoraggiare la presenza della prostituzione in strada e come l’accanimento contro le prostitute, piuttosto che l’impegno nel contrasto alle organizzazioni criminali, abbia determinato soltanto lo spostamento della prostituzione dalla strada anche agli appartamenti. Il risultato di ordinanze e interventi "creativi" è stato quello di portare il problema direttamente nei condomini e di rendere ancora più difficile l’incontro tra chi si prostituisce e gli operatori sociali di fatto impedendo ogni possibilità di fornire sostegno a chi vuole uscire dallo sfruttamento e dalla violenza.
"Il nostro Know-how – conclude Castelli - è a disposizione di tutti coloro che vogliano discutere del fenomeno in modo serio e realistico".

Bambini e WWF in azione per ripulire la pineta comunale di Bellante

Domani, sabato 16 ottobre, dalle ore 9 alle ore 12, il WWF organizza una mattinata di pulizia della pineta comunale di Bellante (TE).
Alla manifestazione, che ha il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Bellante, prenderanno parte le bambine ed i bambini dell’Istituto Comprensoriale “A. Saliceti” con le classi quarte e quinte della Scuola primaria di Bellante capoluogo e di Ripattoni.
“Circa 130 bambine e bambini, muniti di sacchi e guanti, si daranno da fare per migliorare le condizioni di un’area verde”, dichiara Moira Luciani del WWF. “Si tratta di una giornata dall’alto valore educativo perché vogliamo che i ragazzi fin da piccoli si rendano conto di quanto è importante tutelare l’ambiente. Con una semplice azione diretta come quella di ripulire il parco cittadino vogliamo responsabilizzare questi ragazzi e attraverso loro le rispettive famiglie. Abbiamo particolarmente apprezzato la disponibilità la disponibilità mostrata dall’Istituto comprensoriale Saliceti che ha da subito condiviso la nostra proposta”.

13.10.10

Ancora sui tagli sul Tronto: arriva la smentita dell'Assessore Di Paolo

Dalla Regione arriva una dichiarazione dell'Assessore ai Lavori Pubblici, Angelo Di Paolo.
La Giunta regionale d'Abruzzo non ha adottato nessun provvedimento, né ha in animo di farlo, circa il taglio di alberi lungo la bonifica del Tronto per eliminare il rifugio delle prostitute e dei loro clienti. Chi afferma il contrario lo fa per generare disinformazione, divulgando notizie prive di ogni fondamento. In questi giorni, appare davvero inquietante vedere come si riesca a diffondere informazioni incomplete, inesatte e fuorvianti solo per creare clamore. Premesso che non sarebbe, comunque, un settore di competenza del nostro governo, competente solo sulle esondazioni del fiume tengo a precisare che nella riunione del 23 settembre, convocata dal questore di Teramo, alla presenza anche del Prefetto, si parlò di ordine e sicurezza pubblica e della necessità di un intervento di riqualificazione che avrebbe dovuto prevedere, tra l'altro, la rimozione di rovi ed erbacce, ma mai si e' parlato di taglio indiscriminato di piante ed alberi che è ben altra cosa. La verità è questa Chi sostiene diversamente e tira in ballo il governo regionale lo fa a scopi strumentali al solo fine di gettare fango su questa maggioranza, manipolando una questione che sa essere di forte impatto sociale e di sicura risonanza”.
Bene. Ma questo Angelo Di Paolo è lo stesso Angelo Di Paolo che dichiarava al Centro il 24 settembre scorso: "La Regione farà di buon grado la sua parte, in particolare nel ripulire gli spazi con il taglio della vegetazione intorno e lungo le sponde. Un intervento atipico? Un ente, a mio avviso, deve concorrere alla soluzione di problemi legati all’ordine pubblico".
Il titolo dell'articolo che conteneva questa dichiarazione era "Contro le prostitute via le piante" e nell'articolo, mai smentito, si parlava espressamente di "un progetto che mira a tagliare la rigogliosa vegetazione, tra il fiume Tronto e la strada, dove si nascondono le lucciole quando arrivano i controlli".
La colpa è dei soliti giornalisti, degli ambientalisti o forse stiamo assistendo ad una clamorosa marcia indietro dettata dal fatto che mezza Italia sta ridendo di questa geniale idea?

Piero Angela e le questioni energetiche

Un'intervista a Piero Angela apparsa recentemente su L'Unione Sarda offre al consigliere regionale del WWF Abruzzo, Piero Angelini, l'occasione per qualche considerazione sul ritorno al nucleare in Italia.
Sull’Unione Sarda è stata pubblicata un’intervista a Piero Angela sul tema dell’energia in generale e dell’atomo in particolare. Angela risponde da giornalista e da uomo di scienza: con imparzialità ed oggettività, elementi con cui innegabilmente ha sempre svolto il proprio lavoro, al punto da farne un marchio di fabbrica. D’altronde, il suo è uno stile conosciuto e riconosciuto un po’ da tutti, anche per la dote dell’equilibrio. E con il medesimo equilibrio si esprime sulla possibilità che l’Italia torni all’energia nucleare.
Eppure una serie di aspetti non mi convincono come qui proverò a dimostrare.
Angela parte dalla premessa che esiste una ineludibile necessità di energia che poteva essere affrontata (almeno parzialmente) prima e meglio, coibentando le case, adottando il risparmio energetico e migliorando l’efficienza, dalle linee di trasmissione fino agli stessi elettrodomestici.
Tutti propositi che si possono realizzare, ma che, secondo il conduttore di Superquark, non sono in grado di risolvere il problema generale: serve più energia, perché non si tratta solo di far avere corrente a tutti e non rischiare dei blackout, ma di avere abbastanza energia da non rallentare lo sviluppo industriale e di averne abbastanza da abbassare i costi per tutti, privati e imprese.
In realtà, a mio avviso, non serve più energia, perché il problema è il tipo di energia cui attingere. Il Paese comunque non è a rischio blackout. Il mancato (o meglio rallentato) sviluppo non è dipeso dalla disponibilità di energia a “basso costo” e l’energia non ha mai inficiato le potenzialità del Paese in gran parte espresse in anni non lontani. L’energia è sicuramente uno dei fattori della produzione, ma non è mai stato il principale. In fatto di competitività incide in termini molto relativi, ora più che in passato visto che da tempo sono scomparse, o fortemente ridotte, le grandi industrie energivore (acciaierie, chimica di base ecc.).
Angela continua sostenendo che se le aziende non reggono la competizione internazionale devono delocalizzare. E questo ha evidenti ripercussioni occupazionali.
In realtà la delocalizzazione delle fabbriche è avvenuta per ben altri motivi: la possibilità di sfruttare la manodopera a basso costo e con minore o nessuna tutela.
Secondo Piero Angela il nucleare è la scelta migliore rispetto alle altre perché ha il vantaggio di non essere inquinante: niente CO2. Inoltre permetterebbe all’Italia di affrancarsi dalla dipendenza di altri Paesi produttori di materie prime di cui non disponiamo.
Ma a ben vedere nel conto della CO2 non si tiene conto di quella spesa per le attività estrattive dell’uranio, del riprocessamento, delle decommissioning, della costruzione dei siti per lo stoccaggio delle scorie ed il loro monitoraggio…
Quanto alle materie prime, è noto che l’Italia non dispone di uranio che dovrà essere acquistato all’estero, in un mercato polarizzato al rialzo con l’aumento della domanda in fieri e la scarsità della risorsa.
Piero Angela dice poi che attorno all’atomo esistono pregiudizi ancora legati al terrore post Chernobyl, giustificati, ma da superare.
Su questo si dovrebbe ammettere che il “pregiudizio” viene alimentato dai rischi che tuttora permangono sulla sicurezza e la mancanza di trasparenza.
Nell’intervista Angela si esprime anche a favore di altre fonti, come l’eolico, sostenendo però che queste possono essere solo una parte della soluzione.
Poi lancia una provocazione: impianti di media e piccola taglia. Ma tali impianti risolvono i problemi locali, di media e piccola taglia. Il problema generale, e industriale, rimane.
Gli impianti di piccola e media taglia risolvono i presupposti a base delle “smart-grid”, una gloria italiana con la quale si rivoluziona in maniera copernicana il modo di produrre e di utilizzo dell’energia. Non più il “modello lineare” vigente (centro produttivo e collegamento rigido unidirezionale con l’utilizzatore), ma lo scambio continuo fra produzione e utilizzazione, attraverso la rete a maglia decentrata polidirezionale (omopolare). Quindi:
rete molto corta, fra produzione-utilizzo con il dimensionamento dei conduttori proporzionalmente molto ridotto;
migliore stabilità della tensione;
recupero “dell’intasamento dei KW sulla rete autostradale dell’energia”, quella a 220-380 KV, prodotta e/o importata, con recupero delle disponibilità di rete.
Si riducono così drasticamente le distanze attuali da coprire con il trasporto “massivo” fatto con le “autostrade” ad alta ed altissima tensione, tese da un capo all’altro del Paese, per allacciare i poli delle attuali, mastodontiche produzioni, da Nord a Sud. Con forte riduzione dei costi di trasporto (minori perdite per gli effetti Jaule, Corona e pellicolare) e dei costi di trasformazione, per elevazione da media ad alta tensione in prossimità del polo produttivo e abbassamento da alta a media tensione una volta giunti nel posto di utilizzo con la vigente distribuzione.
Per risolvere il problema generale, quindi, occorrono si grandi centrali ma che producano molto e che inquinino poco o pochissimo. Ben vengano quindi, anche secondo Piero Angela, tutte le soluzioni possibili.
Ricordo a me stesso e a comunicatori del livello di Angela, dal piccolo al grande, l’onere che si ha quando si fa informazione, specie in una materia delicata e complessa quale l’energia per il Paese, passata improvvisamente alla ribalta, a causa degli interessi coinvolti, dei costi ecc. con la indesiderabile e aprioristica divisione tra i pro e i contro il nucleare. Importante invece, secondo me, conservare il distaccato ed indipendente punto di vista. Adoperandosi, infine, per chiarire tutte le possibilità che il Paese ha di fronte a tali impegnative scelte. Indicare anche alternative molto promettenti quali il solare termodinamico o a concentrazione, che dà energia anche di notte o col nuvoloso. Nel campo, al di là del piccolo impianto sperimentale di Priolo, in Sicilia, il Paese rispetto ad altri in Europa e nel mondo è in coda.
Da ultimo, una personale consolazione, molto prima della fusione nucleare, sarà tramontata l’epoca degli impianti termoelettrici mastodontici attuali o ipotizzati con la così detta “Rinascita nucleare”.

12.10.10

Taglio alberi sul Tronto: dopo la brutta figura iniziano i ripensamenti

Il clamore del taglio degli alberi sul fiume Tronto in funzione anti-prostituzione è stato enorme e allora fioccano le "precisazioni". Intervengono la Provincia di Teramo e qualche sindaco dei comuni interessati. Apprendiamo così da un comunicato del sindaco di Ancarano che l'intenzione non era quella di tagliare alberi sul Tronto, ma di eliminare solo “rovi ed erbacce”.
Peccato che il 24 e il 26 settembre scorso ben due articoli molto dettagliati erano usciti sul quotidiano "Il Centro" nella cronaca regionale senza alcuna smentita, nonostante alcuni avessero già sollevato delle critiche.
Si parlava, con tanto di dichiarazioni virgolettate dell'Assessore Regionale ai Lavori Pubblici, di “taglio della vegetazione intorno e lungo le sponde”.
Orbene, basta andare sul fiume Tronto oppure guardare le foto aeree molto dettagliate disponibili sul sito del Portale Cartografico Nazionale per vedere che lungo le sponde del Tronto nei 4 comuni interessati crescono moltissimi alberi .
L'articolo del 26 settembre era stato molto preciso, riportando sia la suddivisione dei compiti tra i vari enti sia la superficie esatta su cui sarebbe intervenuto il Consorzio di Bonifica (28 ettari) e calcolando anche lo “sforzo di campo” necessario.
Dati precisi e circostanziati, con aree molto vaste: certo non solo la banchina della strada.
Dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF: “Comprendiamo il tentativo di mettere una pezza quando mezza Italia parla della soluzione anti-prostituzione che si voleva adottare sul Tronto. Dovremmo allora constatare che serve spostare addirittura l'Assessore regionale ai Lavori Pubblici per rasare l'erba su qualche ettaro di territorio. La realtà è che l'Assessore si occupa di gestione degli interventi sui fiumi all'interno degli argini e sulle sponde, proprio dove crescono salici e pioppi. Comunque, avevamo chiuso il nostro intervento auspicando un ripensamento da parte degli enti pubblici: constatiamo che il clamore suscitato sta riportando il tutto, è il caso di dirlo, sulla buona strada”.

Taglio di alberi antiprostituzione: la posizione del Coordinamento delle ciclabili

Mentre mezza Italia ci ride dietro per l’idea geniale di tagliare gli alberi come mossa antiprostituzione (vedi tra i tanti: http://gualerzi.blogautore.repubblica.it/?ref=HROBA-2), il CiclAT (Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano) si è associato all’appello delle associazioni ambientaliste WWF, Lipu e Pro Natura contro l’abbattimento della foresta ripariale sulla sponda destra del fiume Tronto. E lo fa con un comunicato stampa che rilancia le fattive proposte del Comitato per una reale valorizzazione del territorio.
Tale provvedimento, voluto per limitare il fenomeno della prostituzione, oltre a non essere risolutivo del fenomeno, che necessiterebbe di ben altri provvedimenti, va a creare ulteriori problemi ad un ambiente fluviale già gravemente compromesso.
È di pochi mesi fa l’allarme per l’inquinamento del fiume vibrata e tra le soluzioni il WWF aveva prospettato l’incremento delle fasce tamponi boschive, sulle sponde dei fiumi, ed ora, al contrario, si vuole eliminare quello che, oltre ad essere un polmone verde, è un formidabile mezzo di contrasto all’inquinamento ed al dissesto idrogeologico. La zona, inoltre, è tutelata dagli strumenti di pianificazione territoriale regionale (P.R.P.) e provinciale (P.T.P.) oltre che da leggi nazionali (D. Lgs. 42/2004) e non si comprende come, per pseudo-ragioni di ordine pubblico, si possa derogare alla normativa di tutela ambientale provocando danni maggiori di quelli che si vuole sanare.
Il problema della tutela del territorio, soprattutto fluviale, può agevolmente risolversi creando appositi percorsi ciclopedonali e parchi fluviali, fruibili da tutti, in modo che le aree vengano continuamente presidiate dagli amanti della natura, delle passeggiate a piedi, in bici e a cavallo. Percorsi “naturalistici” sulle sponde del fiume, analogamente a quanto già previsto sulla sinistra del Tronto, nella parte marchigiana, eviterebbero, senza fare strage di alberi, l’insediamento di attività illecite divenendo anche un attrattore turistico di non secondaria importanza.
Le piste ciclabili ed i parchi fluviali potrebbero inoltre essere facilmente pattugliati dalle forze dell’ordine, magari in bici o a cavallo, costituendo un ulteriore elemento di presidio del territorio.
Sulla sponda sinistra del Tronto (quella ascolana) non c'è la prostituzione, ma una lunga pista ciclabile della quale è previsto il collegamento sia verso il mare (Riserva della Sentina e Corridoio Verde Adriatico) sia con la città di Ascoli Piceno.
Guarda caso in quella sponda l’ambiente è tranquillo, senza prostituzione e invece aree attrezzate e una fitta rete di ciclabili che si collegano al paese.
Invitiamo cittadini e amministratori a visitare la sponda ascolana e farne un raffronto con quella teramana…Il CCiclAT si rivolge quindi alle istituzioni, sindaci in testa, affinché evitino un ulteriore scempio del proprio territorio, proponendo interventi realmente utili ed efficaci senza sprechi inutili di denaro pubblico. Non vorremmo, un domani, al prossimo evento alluvionale o di altra natura, conseguente al disboscamento indiscriminato, dover dire “l’avevamo detto”.

11.10.10

Clamoroso: gli alberi dietro al racket della prostituzione!

Favoreggiamento della prostituzione: rei di questo grave reato migliaia di alberi verranno presto passati per le motoseghe lungo il Fiume Tronto, nel versante abruzzese. Dalla festa dell'Albero, promossa in questi anni per sensibilizzare i giovani alla difesa della natura, con nonchalance si passa a … fare la festa all'albero.
Dopo appostamenti ed indagini (ma non pedinamenti, in considerazione della natura dei soggetti indiziati) alcuni enti ed istituzioni, tra cui la Regione Abruzzo, hanno stabilito che gli alberi, rei di essere nati e cresciuti lungo il loro habitat naturale, il fiume Tronto, offrono rifugio alle decine di prostitute che vengono sfruttate lungo la Bonifica del Tronto.
Le Istituzioni non hanno applicato neanche le attenuanti generiche. Tra queste: l'aver assorbito migliaia di tonnellate di anidride carbonica e aver reso all'uomo prezioso ossigeno; l'aver creato una fascia di filtro affinchè pesticidi, diserbanti e fertilizzanti usati in agricoltura non arrivassero nelle acque del fiume; l'aver dato ospitalità e rifugio a decine di migliaia di animali in un territorio divenuto sempre più ostile alla vita; l'aver difeso dall'erosione dei suoli un'importante area collinare.
Niente da fare! Un bosco rigoglioso di 30 ettari che crea gravi problemi all'ordine pubblico verrà raso al suolo in tre mesi di lavoro, calcolati con meticoloso impegno dai tecnici del locale Consorzio di bonifica.
Vani finora gli appelli di alcune voci di protesta che si sono levate da increduli abitanti dei luoghi, con lettere ai giornali e comunicati stampa.
WWF, LIPU e ProNatura hanno inviato una lettera alle istituzioni coinvolte con un appello per fermare quest'azione priva di qualsiasi senso.
Si fermino le motoseghe e si affronti questa situazione moltiplicando l'assistenza sociale e le azioni volte ad allieviare il disagio sociale, senza prendersela con gli alberi, e reprimendo, invece, con ancora più forza chi sfrutta decine di donne.
I popoli antichi, spesso ritenuti primitivi, pensavano che “gli alberi fossero le colonne che sorreggono il cielo”. Le associazioni auspicano che gli enti ci ripensino attingendo alla fonte di questa antica saggezza.

10.10.10

L'Aquila 10 ottobre 2010: Una carriola di disegni

Oggi si è svolta a L’Aquila “Una carriola di disegni”, un evento che ha visto la partecipazione di numerosi artisti che aderiscono al movimento mondiale degli Urban Sketchers: persone che osservano e descrivono, disegnandola dal vero, la realtà sociale, artistica ed architettonica delle città e dei luoghi che vivono e visitano.
Nella volontà degli organizzatori questo progetto vuole richiamare l’attenzione sulla reale situazione del post terremoto aquilano. L’invito a partecipare è stato rivolto agli appassionati di tutta Italia, perché i disegni viaggiano più veloci delle parole, non hanno bisogno di traduzioni, arrivano immediatamente al cuore.
“Noi - dichiara Marco Preziosi, portavoce del progetto - vogliamo raccontare L’Aquila e il terremoto come nessuno ha ancora fatto, con matita e taccuino disegnando dal vero, vogliamo raccogliere le immagini dei disegnatori che attraversano le strade, le piazze, le nuove periferie di questa città silenziosa, ma non ancora ridotta al silenzio, vogliamo raccontare i luoghi comuni e non comuni del terremoto”.
Prima dell’appuntamento di oggi, il 4 ed il 25 luglio disegnatori provenienti da tutta Italia hanno già effettuato due sessioni di lavoro: tutti muniti di caschetto, scortati nella zona rossa dai vigili del fuoco e guidati da chi conosce ed ama L’Aquila, hanno raccontato ogni angolo di questa città. Sul blog http://unacarrioladidisegni.blogspot.com/, come mattoni a ricostruire la memoria, gli artisti che sono stati a L’Aquila continuano ad inserire i loro disegni, capaci di evocare dense sensazioni, le stesse provate per le strade, per i vicoli e per le piazze.
L’appuntamento di oggi ha visto l’adesione del WWF con la presenza a L’Aquila di Raniero Maggini, vicepresidente del WWF Italia.
“Una carriola di disegni – dichiara Maggini – è un’occasione per tornare a riflettere, per interrogarsi sul futuro della città, ormai a un anno e mezzo dall’evento sismico. Ad oggi a L’Aquila non si è ancora ricostruito nulla. Si è scelto di costruire qualcosa di nuovo completamente slegato dalla storia e dal tessuto urbanistico cittadino. È ora di avviare una vera ricostruzione attenta al rischio sismico dell’area, ma anche agli aspetti ambientali, efficienza energetica in primis, senza stravolgere l’assetto architettonico di una delle più belle città d’Italia.”








9.10.10

Febbo replica, ma non convince

Dopo il comunicato del WWF, l'Assessore Mauro Febbo ha dettato alle Agenzie questa dichiarazione.
“Non credo debba scusarmi di nulla - afferma l’assessore con delega alla caccia, Mauro Febbo, - in quanto, come già sa lo stesso WWF, la mia proposta di legge sul nuovo calendario venatorio è stata totalmente stravolta dal Consiglio regionale. Non solo ma quella stessa legge è stata votata in Consiglio da tutto il PD e la stessa Italia dei Valori non ha espresso dissenso decidendo di astenersi. In ogni caso - ha chiarito l’assessore - gli uffici del mio assessorato hanno subito mosso dei rilievi tanto è vero che, a tal proposito, esiste una proposta di legge di modifica che, dopo l’ok in Commissione, già due volte è andata all'esame del Consiglio ma non riesce ancora ad essere approvata".
In merito all'impugnazione da parte del Governo, l’assessore Febbo afferma che di non essere “affatto sorpreso poiché sono questioni che ben conoscevano e quindi non c'è nulla di trascendentale. Piuttosto - ha fatto notare l’assessore Febbo - per una volta, ed è questa l'unica novità, il WWF è d’accordo con il Governo Berlusconi”.

Capiamo che quando si rimedia una sconfitta, ammetterlo è cosa dura e allora si cerca qualche giustificazione. L’Assessore Febbo, però, si produce in una vera e propria arrampicata sugli specchi… Vediamo perché.

1) “La mia proposta di legge sul nuovo calendario venatorio è stata totalmente stravolta dal Consiglio regionale”.
Giustificazione che dimostra una grande debolezza: il calendario venatorio è l’atto più importante che un assessore alla caccia propone, se la sua maggioranza glielo “stravolge” forse dovrebbe capire che la sua maggioranza non la pensa come lui e trarne le conseguenze. Ma poi è una giustificazione non vera perché il Consiglio regionale in realtà ha migliorato la proposta fatta da Febbo, avendo, almeno in parte, ridotto i periodi di caccia rispetto a quelli proposti originariamente dall’Assessore.
2) “Quella stessa legge è stata votata in Consiglio da tutto il PD e la stessa Italia dei Valori non ha espresso dissenso decidendo di astenersi”.
Giustificazione della serie “mal comune, mezzo gaudio!”. In realtà l’Italia dei Valori ha subito smentito l’Assessore dichiarando di aver votato contro la sua legge, ma che razza di giustificazione è? Anche il PD ha sbagliato a votare, non è certo la prima volta che è accaduto sul tema della caccia e purtroppo temiamo che non sarà l’ultima.
3) “Esiste una proposta di legge di modifica”.
Se la proposta è quella che è circolata negli ultimi due consigli regionali, chiariamo subito all’Assessore Febbo che è peggiorativa rispetto all’originale contenendo una serie di aspetti che saranno nuovamente oggetto di intervento da parte degli organismi di controllo.
4) L’Assessore non è “affatto sorpreso poiché sono questioni che ben conoscevano e quindi non c’è nulla di trascendentale”.
L’unica cosa di trascendentale è che, sapendo che c’erano "questioni", l’Assessore ha voluto far approvare la legge ugualmente. Per quale motivo? Per farsela bocciare dal Governo?
5) “Per una volta, ed è questa l’unica novità, il WWF è d’accordo con il Governo Berlusconi”.
Se vogliamo rimanere nel campo delle battute si potrebbe rispondere che gli errori di Febbo mettono d’accordo proprio tutti!
Volendo essere seri ricordiamo all’Assessore che il WWF esprime critiche o apprezzamenti sugli atti che tutti i Governi compiono. Come è accaduto ieri con il Governo Prodi e il Governo regionale Del Turco, oggi con Governo Berlusconi e con il Governo regionale Chiodi, il WWF critica i provvedimenti che vanno contro l’ambiente e loda quelli che vanno a favore.

Il WWF auspica che finalmente la Regione voglia intraprendere una seria gestione del patrimonio faunistico regionale, tenendo ben presente che la fauna è un patrimonio di tutti e non semplicemente “selvaggina” per il divertimento dei cacciatori.

7.10.10

Il Governo impugna la legge sulla caccia voluta da Febbo!

Povero Febbo! Non gliene va bene una. Ora ci si mette anche il Governo nazionale, del suo stesso colore politico, a bastonarlo.
Il Consiglio dei Ministri ha infatti impugnato la legge della Regione Abruzzo n. 39/2010 che detta il calendario venatorio per la stagione 2010/2011.
Il WWF aveva inviato ad agosto una precisa richiesta al Governo sollevando nei minimi dettagli le gravissime violazioni delle normative comunitarie e nazionali contenute nella legge, con particolare riferimento ai periodi di caccia.
La legge regionale approvata il 3 agosto, su 30 specie cacciabili, per ben 12 prevede periodi di caccia più lunghi rispetto a quanto dettato dalla Commissione Europea.
Inoltre l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, organismo nazionale delegato, tra l’altro, al controllo della programmazione venatoria) aveva chiesto alla Regione di introdurre particolari precauzioni su 15 delle 30 specie dichiarate cacciabili dalla Regione Abruzzo, ma quest'ultima non ha seguito queste indicazioni.
Dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF: "La Regione ha varato il calendario venatorio direttamente con legge regionale dopo le due pesanti sconfitte al TAR dello scorso anno. Un escamotage per evitare nuovi ricorsi visto che le associazioni non possono impugnare le leggi davanti al tribunale amministrativo. Approfittando di questo fatto e infischiandosene delle precise osservazioni presentate dal WWF nella commissione consiliare durante un'audizione, la Regione ha pensato bene di introdurre periodi di caccia completamente in contrasto con le normative comunitarie in materia di tutela delle specie. Il WWF ha subito inviato un dettagliatissimo documento al Governo chiedendo di impugnare queste norme. Nel frattempo Febbo ha continuato ad attaccarci. Ora dovrebbe chiederci scusa e ridare almeno la delega alla caccia visto che continua ad accumulare censure come mai si era verificato nella storia della caccia nella regione".

6.10.10

Al via il ciclo di seminari “I sabati della Ricerca”

Le ricerche faunistiche in corso confermano l'importanza dell'Oasi WWF - Riserva natrurale Regionale “Calanchi di Atri”.
E' stata riscontrata la presenza di numerose specie importanti sia dal punto di vista ecologico, sia dal punto di vista conservazionistico.
Ecco alcuni numeri: 5 specie di anfibi e 7 di rettili, 117 specie di uccelli, di cui ben 17 oggetto di interesse a livello comunitario, tra le quali ricordiamo il Falco Pellegrino.
A questo lungo elenco quest'anno si è aggiunto il variopinto Martin Pescatore che, per la prima volta, ha nidificato all’interno della riserva.
Anche la presenza di mammiferi si è rivelata cospicua: 23 specie di mammiferi, di cui 14 inserite nelle direttive europee di protezione delle specie rare.
Nonostante il periodo critico per la ricerca scientifica, l'Oasi WWF - Riserva Naturale Regionale “Calanchi di Atri”, consapevole dell’importanza di verificare sistematicamente e con rigore lo stato dell’ambiente e degli ecosistemi, promuove la realizzazione di ricerche scientifiche, mirate a valutare l’efficacia delle misure di protezione attuate.
Grazie all’impegno degli operatori e dei ricercatori che collaborano con la riserva, negli ultimi anni è stata riscontrata la presenza di numerose specie, importanti sia dal punto di vista ecologico, sia dal punto di vista conservazionistico. L’ultima interessante osservazione, quella del Martin Pescatore è stata fatta dal fotografo naturalistico Davide Ferretti che, durante uno dei suoi sopralluoghi, ha avvistato e fotografato un nido di Martin Pescatore, uccello presente in Europa e in Africa, che predilige habitat d'acqua dolce, come fiumi, laghi e stagni contornati di boschetti e cespugli.
Il racconto di Davide è avvincente: “Insieme ad un mio amico stavamo cercando tritoni crestati vicino al torrente Piomba, quando la nostra presenza ha messo in allarme una coppia martin pescatore che stava scavando il nido in una parete di terra. Dopo averlo individuato, per tre settimane abbiamo seguito le varie fasi della nidificazione, osservandoli da lontano per evitare qualsiasi disturbo, e solo alla nascita dei pulli ci siamo appostati vicino al posatoio di caccia utilizzato con maggiore frequenza. Qui, dopo una lunga attesa, la femmina si è mostrata in tutta la sua bellezza e con una preda appena catturata”.
Al fine di stimolare l’interesse nei confronti della ricerca l’Oasi, in collaborazione con il Comune di Atri, il WWF e il Corpo Forestale dello Stato, ha organizzato un ciclo di seminari dedicato alla metodologia della ricerca scientifico-naturalistica: da sabato 9 ottobre presso il Centro di Educazione Ambientale della Riserva, in località Colle della Giustizia di Atri, partirà infatti “I sabati della ricerca”, un ciclo di cinque incontri con esperti e professionisti del settore, che illustreranno ai partecipanti i più recenti metodi e tecniche di ricerca utili a studiare ciascuno dei principali gruppi animali: pesci, uccelli, mammiferi.
Per maggiori informazioni consultare il sito internet http://www.riservacalanchidiatri.it/, oppure rivolgersi presso gli uffici amministrativi della Riserva, in piazza Duchi d’Acquaviva ad Atri o ai contatti: tel. 085.8780088, email: info@riservacalanchidiatri.it
Foto di Davide Ferretti

5.10.10

Acqua da tutelare



Venerdì 8 ottobre incontro pubblico sul referendum contro la privatizzazione dell'acqua e sul Piano di Tutela delle Acque della Regione Abruzzo.

2.10.10

Teramo città 2010: c'è ancora chi butta i rifiuti ai margini delle strade

Il WWF di Teramo ha segnalato al Sindaco del Comune di Teramo ed alla TEAM la presenza di rifiuti abbandonati lungo una scarpata di via Cesare Averardi.
Nella vegetazione sottostante il lato destro della strada sono stati gettati rifiuti di ogni tipo: in particolare molte buste di spazzatura, ma anche un divano-letto (come si vede nella foto allegata).
Si rimane sconcertati a vedere la maleducazione e l’inciviltà di alcuni nostri concittadini che, nonostante un puntuale servizio di raccolta di rifiuti porta a porta svolto dalla Team, abbandonano i propri rifiuti lungo una scarpata, rendendo Teramo più sporca e scaricando sulla collettività i costi per la ripulitura di quei luoghi.

1.10.10

Altra sberla sul Lotto Zero!

Il Consiglio di Stato ha confermato la pronuncia del TAR Abruzzo sulla vicenda dello svincolo del Lotto Zero previsto nella zona sportiva dell’Acquaviva, dando ragione al Comitato di quartiere della Gammarana.
Il Consiglio ha respinto il ricorso presentato dall’Amministrazione comunale di Teramo, invitando il Tar a fissare l’udienza di merito.
Il Lotto Zero si conferma una delle strade più sbagliate di tutti i tempi!

1 anno in difesa dell’ambiente: ultimi giorni per il Servizio Civile nel WWF in Abruzzo!

Ancora pochi giorni per presentare la richiesta per l’ammissione al Servizio Civile nel WWF in Abruzzo.
Possono aderire i giovani di cittadinanza italiana di età compresa tra i 18 e i 28 anni.
Il WWF è presente con un progetto che prevede il coinvolgimento di 12 giovani che saranno chiamati a svolgere in prima persona azioni di incentivazione e promozione della cittadinanza attiva sul loro territorio, partecipando così ad un progetto realmente utile per la comunità, per l’ambiente e per la loro personale formazione.
Due di questi giovani potranno prestare servizio in Abruzzo, a Pescara, presso la sede regionale, ed a Teramo, presso il Centro di Documentazione Ambientale.
La durata del servizio è di 12 mesi ed ai volontari del Servizio Civile spetta un assegno mensile di 433,80 euro.
Le ragazze ed i ragazzi interessati a vivere l’esperienza di Servizio Civile con il WWF dovranno inviare la domanda di partecipazione firmata ed accompagnata dalla copia di un documento di identità entro le 14:00 del prossimo 4 ottobre 2010.
Tutte le informazioni si trovano sul sito www.wwf.it.