5x1000/

26.9.10

Il desolante quadro della gestione dei rifiuti in Abruzzo

Il quadro che sta emergendo dall’inchiesta “Re Mida” condotta dalla Procura di Pescara fa vergognare di essere abruzzesi.
Naturalmente le inchieste della magistratura dovranno dimostrare le responsabilità dei singoli, ma le intercettazioni pubblicate dai giornali non lasciano dubbi sui metodi che hanno retto la gestione dei rifiuti in Abruzzo.
In particolare l’ormai evidente volontà di realizzare inceneritori solo ed esclusivamente per favorire questo o quel gruppo di potere chiarisce, se mai ce ne fosse bisogno, che coloro che inseguono l’incenerimento come unico destino finale dei rifiuti lo hanno fatto e lo fanno per propri tornaconti personali, incuranti di quelle che sono le pesanti ricadute sull’ambiente e sulla salute dei cittadini.
Per il WWF ora sarebbe fin troppo facile ricordare le tante denunce presentate negli anni per la gestione scriteriata di discariche ed impianti di trattamento, gli appelli a lavorare per incrementare la raccolta differenziata, i dubbi sollevati per il fatto che un soggetto privato fosse praticamente onnipresente in tutti gli impianti di trattamento rifiuti, la battaglia in difesa di quella soglia del 40% di raccolta differenziata minima da ottenere prima di parlare di “recupero energetico”…
In Abruzzo, da anni, chi poteva decidere sui rifiuti, salva qualche rara eccezione, ha avuto un atteggiamento teso a creare problemi più che a risolverli, inseguendo spesso soluzioni che accontentavano i potenti, ma non rispondevano alle esigenze dei cittadini e del territorio.
Il quadro è veramente desolante.
Serve una vera inversione di rotta. Serve una classe politico-amministrativa capace di fare questa inversione.

24.9.10

Puliamo il buio nell'Oasi WWF di Atri

La sesta edizione di Puliamo il buio di Legambiente si terrà ad Atri, domenica 26 settembre, dalle ore 10:00: protagoniste saranno le tanto famose quanto degradate grotte di Atri.
Con la partecipazione di Riserva Naturale Regionale “Calanchi di Atri”, WWF, Gruppo Grotte e Forre Abruzzo (GGFA), Centro Appenninico Ricerche Sotterranee (CARS), A.N.A. Sezione Abruzzi Gruppo Alpini Atri - Protezione Civile, tutti potranno contribuire a riportare alla luce lo splendido scenario delle Gallerie Romane, in via Amos Zanibelli, vicino la caserma dei Carabinieri di Atri.

Ennesimo attacco alla Riserva del Borsacchio

La storia infinita della Riserva del Borsacchio, area naturale protetta istituita dalla Regione Abruzzo nei comuni di Giulianova e Roseto degli Abruzzi, si arricchisce di una nuova puntata.
La scelta di lunedì scorso del Consiglio Comunale di Giulianova di deliberare una richiesta alla Giunta ed al Consiglio Regionali finalizzata ad una riduzione del perimetro della Riserva del Borsacchio, escludendo il territorio di Giulianova, è inaccettabile.
È inaccettabile perché:
- è avvenuta senza alcun dibattito cittadino;
- non è stata minimamente motivata dal punto di vista ambientale;
- arriva dopo anni dall’approvazione del perimetro della Riserva;
- è legata alla volontà di consentire una dichiarata “riqualificazione” dell’area sottratta alla Riserva che prevede però la realizzazione di edilizia residenziale e turistica. Nelle aree naturali protette le vere opere di riqualificazione sono promosse e anche agevolate nel reperimento dei finanziamenti, ma ovviamente deve trattarsi di vere riqualificazioni e non di interventi edilizi che peraltro andrebbero ad insistere lungo l’asta fluviale del Fiume Tordino (un corso d’acqua che ha bisogno di reali interventi di recupero ambientale piuttosto che di nuovo cemento);
- apre la strada ad una riperimetrazione della Riserva che una preoccupante politica trasversale agli schieramenti porta avanti da anni mantenendo nell’immobilismo più assoluto una riserva naturale creata nel lontano febbraio 2005;
- è frutto di una visione vecchia secondo cui le aree naturali protette bloccano lo sviluppo e preferisce inseguire il mito di un continuo consumo del territorio.
Purtroppo oggi si paga l’immobilismo che ha da sempre contraddistinto le Amministrazioni Pubbliche responsabili della gestione della Riserva.
Innanzitutto il Comune di Roseto degli Abruzzi (comune capofila per la gestione della Riserva) che non è stato in grado di approvare un Piano di Assetto Naturale della Riserva (costato 230.000 euro!).
E per seguire la Provincia di Teramo che, nonostante le siano state trasferite le competenze gestionali della Riserva nel novembre del 2008, non ha nominato l’Organo di Gestione della Riserva né ha approvato il piano di assetto naturalistico. Una inerzia non scusabile, intollerabile e mai spiegata, che comincia quindi a dare i suoi nefasti frutti.
Ancora una volta cercheremo di contrastare questa scelta dannosa per la Riserva del Borsacchio.
Sarebbe opportuno che si aprisse un serio confronto con gli amministratori locali, provinciali e regionali che dovrebbero spiegare una volta per tutte cosa vogliono fare di questa riserva!

Centro di Educazione Ambientale “Peppino Torresi”
Comitato cittadino per la Riserva Naturale Regionale del Borsacchio
WWF Teramo

20.9.10

Caccia: di male in peggio!

Domenica 19 settembre in Abruzzo si è aperta ufficialmente la caccia. In realtà si spara già da tre settimane (grazie all'autorizzazione regionale alla pre-apertura), con un danno gravissimo inferto alla fauna selvatica che viene colpita nel periodo delicatissimo di riproduzione, di cura dei piccoli e di preparazione per i lunghi voli che moltissime specie di uccelli si apprestano ad iniziare verso i luoghi di sosta invernale.
Ancora una volta il WWF si trova a denunciare le gravi violazioni della normativa nazionale e comunitaria che il calendario venatorio abruzzese presenta e l'anomalia di un'approvazione attraverso legge regionale (per la prima volta nella storia della Regione Abruzzo) e non con delibera di Giunta come prevede la legge regionale sulla caccia del 2004.
Approvando il calendario per legge la Regione ha pensato di sottrarsi al giudizio della magistratura, poiché le leggi regionali, a differenza delle delibere di Giunta regionale, non sono, di regola, impugnabili. Il ricorso ad una legge regionale consente poi di eludere ogni giustificazione tecnico-scientifica che dovrebbe essere alla base delle scelte sui prelievi venatori. E l’approvazione per legge di un calendario venatorio è ancora più grave in una regione come l’Abruzzo dove non è presente neppure il Piano faunistico-venatorio scaduto dal 2005!
Il calendario è stato poi approvato senza essere stato prima sottoposto ai pareri obbligatori dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, organismo nazionale delegato, tra l’altro, al controllo della programmazione venatoria) e del Comitato regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale e per la Valutazione di Incidenza.
Gli Uffici della Regione Abruzzo, infatti, a dimostrazione del caos che regna nel settore, hanno richiesto detti pareri su una loro versione del calendario diverso da quello poi proposto “politicamente” da Febbo e Giuliante in consiglio regionale.
È stata violata la legge nazionale sulla caccia laddove, recependo la normativa comunitaria, prevede che il prelievo venatorio sia subordinato alla necessità di assicurare la conservazione delle specie. Gli Stati sono obbligati ad adeguare il prelievo alla situazione delle singole specie, fino ad arrivare al divieto di prelievo per quelle specie che hanno uno status sfavorevole di conservazione.
A tal fine le Regioni devono seguire le indicazioni del documento dell’ISPRA “Sintesi dello stato di conservazione delle specie oggetto di prelievo venatorio ai sensi della legge 11 febbraio 1992 n. 157 e successive modificazioni, Gennaio 2009”.
Senza preoccuparsi affatto di tali prescrizioni, la legge regionale approvata il 3 agosto scorso consente la caccia a 4 specie in declino in Europa (Coturnice, Moretta, Moriglione e Pavoncella) e ad altre 11 con stato di conservazione sfavorevole (Starna, Canapiglia, Marzaiola, Codone, Mestolone, Beccaccino, Frullino, Quaglia, Beccaccia, Tortora, Allodola): in pratica 15 delle 30 specie dichiarate cacciabili dalla Regione Abruzzo avrebbero richiesto particolari precauzioni che invece non ci sono state.
È stata violata la legge nazionale sulla caccia laddove prevede che l’avifauna venga protetta sia “durante il ritorno al luogo di nidificazione” sia “durante il periodo della nidificazione e le fasi della riproduzione e della dipendenza”.
A tal fine la Commissione Europea ha adottato nel 2001 un documento tecnico (Key Concepts of articles 7(4) of Directive 79/409/EEC on Period of Reproduction and prenuptial Migration of huntable bird Species in the EU) che evidenzia per ciascuna specie cacciabile i periodi di caccia a cui le regioni devono attenersi.
La legge regionale approvata il 3 agosto, su 30 specie cacciabili, per ben 12 prevede periodi di caccia più lunghi rispetto a quanto dettato dalla Commissione Europea.
Se poi si confronta la legge approvata il 3 agosto scorso con i periodi di caccia indicati nel Documento ISPRA del 28 luglio 2010 “Guida per la stesura dei calendari venatori ai sensi della Legge n. 157/92, così come modificata dalla Legge Comunitaria 2009, art. 42” si può osservare che in un solo caso vi è conformità.
Ma questo sembra non bastare ai cacciatori e ai loro rappresentanti. Martedì 21 settembre, dopo un passaggio anomalo in commissione straordinaria, andrà in approvazione un ulteriore peggioramento della normativa che estenderà “il comparto unico” a tutto il periodo di caccia ristabilendo di fatto il cosiddetto “nomadismo venatorio”, abrogato da quasi 20 anni a livello nazionale. In pratica i cacciatori non saranno più legati ad una zona specifica (ambiti territoriali di caccia), ma potranno cacciare su tutto il territorio regionale, causando la perdita di quel collegamento “cacciatore-territorio” che anche i cacciatori meno oltranzisti hanno individuato quale elemento fondamentale dell'attività venatoria.
Il WWF auspica che i consiglieri regionali almeno per questa volta si ricordino di essere stati eletti da tutti i cittadini e non solo da una parte (tra l'altro fortemente minoritaria) di essi.

17.9.10

Inquinamento fiumi teramani: una proposta del WWF Teramo

Il WWF di Teramo ha inviato una nota al Presidente della Regione Abruzzo, al Presidente della Provincia di Teramo, a tutti i Sindaci dei Comuni della Provincia di Teramo, al Commissario Straordinario ATO 5 Teramo, al Presidente della Ruzzo Reti S.p.A., al Presidente del Consorzio B.I.M. del Vomano Tordino, ai Presidenti delle Comunità Montane teramane ed al Presidente dell’Unione dei Comuni della Val Vibrata, avanzando una proposta per intervenire concretamente e rapidamente sui corsi d’acqua teramani migliorandone la qualità.
Esistono, e sono ormai adottati in tante realtà, sistemi “naturali” di depurazione, costituiti dai bacini di fitodepurazione e dalle fasce tampone boschive.
Il primo sistema è utile sia a valle degli impianti di depurazione che in prossimità delle foci, per depurare le acque e creare, nel contempo, zone umide che favoriscano il ricrearsi dell’ambiente naturale fluviale, oltre a costituire casse di espansione in caso di piena (a tale scopo possono essere utilizzate anche cave dismesse con evidente vantaggio in termini di recupero del territorio).
Il secondo sistema, complementare al primo, permette di rinaturalizzare le sponde dei corsi d’acqua, intercettando gli inquinanti che provengono dai terreni adiacenti i fiumi, i torrenti ed i fossi, e va previsto in particolare in prossimità di detrattori ambientali al fine di mitigare gli impatti antropici, per creare una biomassa ipogea per la fitoestrazione di sostanze inquinanti, formare una cortina antipolvere in prossimità delle infrastrutture, sottrarre anidride carbonica e al tempo stesso produrre ossigeno ed in generale migliorare la qualità dell’aria, dei suoli e delle acque.
A tutti gli Enti, il WWF ha inviato una copia della pubblicazione “La depurazione naturale delle acque. I sistemi di fitodepurazione per il trattamento delle acque reflue”, curata da due esperti nazionali del settore, Giorgio Pineschi e Francesco Avolio, e realizzata dal WWF di Teramo.
“È indispensabile invertire una tendenza che porta i nostri fiumi a essere sempre più inquinati e sempre meno naturali”, dichiara Pino Furia, Presidente del WWF Teramo. “Si continua a far costruire insediamenti (residenziali e produttivi) in prossimità dei corsi d’acqua, si taglia la vegetazione spondale riducendo i fiumi a dei canali e privandoli della loro capacità autodepurativa, aumentano scarichi abusivi e captazioni non autorizzate. È inutile lamentarsi del danno all’immagine turistica che si ha quando accadono episodi come quelli di questa estate alla foce del Vibrata se non si fa niente per evitare le cause. Da decenni il Vibrata presenta enormi problemi ambientali e ogni anno il WWF rende noti i risultati negativi dei monitoraggi svolti dall’ARTA. Agli amministratori e agli operatori turistici rivolgiamo un appello: iniziamo da subito a lavorare per migliorare la situazione! Per il WWF se si vuole effettivamente tutelare il mare prospiciente la costa teramana, è necessario tutelare i corsi d’acqua che, oltre ad essere elementi ecologici essenziali per l’esistenza dell’uomo, della flora e della fauna, costituiscono un elemento fondamentale del paesaggio abruzzese. La loro valorizzazione e la loro tutela, anche attraverso la creazione di parchi fluviali, con percorsi naturalistici percorribili a piedi, in bici e a cavallo, non può che ripercuotersi positivamente sia sull’ambiente che sull’economia di tutta la Regione”.

11.9.10

Occhi sulla natura

Giovedì 16 settembre alle ore 17:30 presso la Scuderia del Palazzo Duchi d'Acquaviva ad Atri si terrà la presentazione di una serie di documentari naturalistici di Lele Coppola nell'ambito di un incontro pubblico dal titolo "Occhi sulla natura".

Dall'Europa 114 milioni per progetti sull'ambiente

Il Parlamento europeo ha stanziato fondi destinati a sostenere progetti di regioni, province e comuni su fonti rinnovabili, cattura del carbonio e mobilità sostenibile.
Il budget, che deriva da somme non spese del Programma energetico europeo per la ripresa, sarà assegnato con l'intermediazione della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale.
La novità arriva da Bruxelles, dove la Commissione Industria del Parlamento europeo ha stanziato questa cifra per finanziare i progetti in materia ambientale di città , regioni ed altri enti locali.
Il finanziamento servirà per sostenere iniziative in materia di ristrutturazione energetica di abitazioni, fonti rinnovabili e mobilità sostenibile. Tra i progetti da finanziare rientrano dunque gli impianti da fonti rinnovabili per edifici pubblici e privati, le reti di teleriscaldamento e teleraffreddamento ad alto rendimento, i trasporti urbani puliti, gli impianti di cattura e stoccaggio del carbonio, i contatori intelligenti, l'illuminazione stradale efficiente, etc.
"Per conoscere le modalità precise di richiesta del finanziamento si dovrà attendere", specifica il CiclAT - Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano. "Per ora é già certo che i fondi disponibili saranno assegnati attraverso uno o più intermediari finanziari, come le istituzioni finanziarie internazionali. Saranno selezionati i progetti di istituzioni impegnate nella lotta contro i cambiamenti climatici e dotate di un inventario delle emissioni. I benefici del progetto realizzato dovranno inoltre essere quantizzabili e adeguatamente pubblicizzati".
L'idea di assegnare il finanziamento agli enti locali è frutto di una precisa riflessione: "Il contributo agli investimenti nelle energie sostenibili", si legge nella proposta di modifica del regolamento n. 663/2009, che di fatto introduce il nuovo bando, "risulta più efficace e vantaggioso quando viene concentrato a livello comunale e locale".
Nel testo si sottolineano infine le forti implicazioni occupazionali dell'iniziativa, dal momento che le attività finanziate possono creare numerosi posti di lavoro.
Per il CiclAT si tratta di un'occasione che il nostro territorio non può perdere e Comuni e Provincia devono attivarsi fin d'ora per mettere in campo progetti finanziabili e perfezionare quelli già in atto, come la Teramo-Mare ciclabile e il Corridoio Verde Adriatico, e pensare ad una mobilità sostenibile regionale, come previsto dal disegno di legge attualmente all'esame del Consiglio".
Gli Enti sono avvisati... resta da vedere se sapranno cogliere questa opportunità.

9.9.10

Servizio Civile nel WWF

E' stato pubblicato il bando - Gazzetta Ufficiale del 3 settembre 2010 n. 70 - per la selezione dei volontari da impiegare in Italia e all’estero: possono aderire giovani di cittadinanza italiana di età compresa tra i 18 e i 28 anni.
Il WWF è presente con un progetto che prevede il coinvolgimento di 12 giovani che saranno chiamati a svolgere in prima persona azioni di incentivazione e promozione della cittadinanza attiva sul loro territorio partecipando così ad un progetto realmente utile per la comunità, per l'ambiente e per la loro personale formazione.
Due di questi giovani potranno prestare servizio in Abruzzo.
Le ragazze ed i ragazzi interessati a vivere l’esperienza di Servizio Civile con il WWF dovranno inviare la domanda di partecipazione, firmata ed accompagnata dalla copia di un documento di identità entro le 14:00 del prossimo 4 ottobre. Le domande che arriveranno oltre questa scadenza o non firmate o senza copia del documento di identità, non potranno essere prese in considerazione.
Tutte le informazioni si trovano su http://www.wwf.it/client/render.aspx?content=0&root=720

3.9.10

Escursione sulla vetta mozzafiato della priora

Nuovo appuntamento del calendario escursionistico del WWF: domenica 5 settembre un'escursione naturalistico-panoramica nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
Sono previsti due percorsi alternativi:
1° itinerario (molto impegnativo)
Casali (1080 m) - Valle Panico (1350 m) - Forcella Angagnola (1924 m) - La Priora (2332 m) -
Colle delle Murette (1794 m) - I Colli (1000 m) - Madonna dell’Ambro (683 m)
Dislivello in salita: 1250 m
Dislivello in discesa: 1550 m
Sviluppo: 16 km
Tempo di percorrenza: 10 ore
2° itinerario (impegnativo)
Casali (1080 m) - Valle Panico (1350 m) - Rif. Forcella di Fargno (1811 m) - Pescolletta (1700 m) - Pescolla – Rif. Città di Amandola (1185 m)
Dislivello in salita: 850 m
Dislivello in discesa: 750 m
Sviluppo: 14 km
Tempo di percorrenza: 7 ore
Posto tra le valli di Panico, dell’Ambro e del Tenna, il sottogruppo del Monte Priora è uno dei più imponenti e panoramici dei Monti Sibillini.
La salita nella valle di Panico è un itinerario classico e piacevole soprattutto per le belle viste sulle pareti calcaree di Monte Bove. Qui, il gruppo di coloro che non risentono dell’acido lattico devierà per le ardite ed erte creste di Pizzo Berro e della Priora. Gli altri, invece, proseguiranno per le più
abbordabili pendenze in direzione della Forcella di Fargno purtroppo un po’ deturpata dalla strada che taglia i pendii di Monte Rotondo, ma sempre interessante e panoramica.

Il WWF al Premio del volontariato


1.9.10

Domenica 5 settembre: tutti a L'Aquila - AGGIORNAMENTO

Purtroppo a causa delle nuove scosse di terremoto che stanno interessando l'aquilano è stata emanata un'ordinanza di chiusura del centro storico.
La manifestazione è stata quindi rinviata a data da destinarsi.
Vi informeremo tempestivamente della nuova data scelta.