24.2.10

Oasi dei Calanchi di Atri: al via uno studio sulle aree incendiate

Domani un consulto di entomologi di fama internazionale darà avvio ad un innovativo progetto sull'impatto degli incendi boschivi all'interno dell'Oasi WWF Calanchi di Atri (TE) nell'ambito delle iniziative della Riserva per l'Anno Mondiale della Biodiversità
Il Prof. Augusto Vigna Taglianti dell'Università La Sapienza di Roma, il Prof. Marzio Zapparoli dell'Università della Tuscia e il Prof. Stefano De Felici dell'Università di Tor Vergata, daranno avvio alla ricerca con la predisposizione di particolari trappole per catturare e studiare alcuni gruppi di artropodi, i Chilopodi (volgarmente chiamati centopiedi) e i Coleotteri carabidi.
Dichiara il Prof. Marzio Zapparoli: “Questi animali che vivono al suolo possono essere degli ottimi indicatori sull'impatto ambientale derivante dagli incendi boschivi e, soprattutto, sulle modalità di ricolonizzazione della fauna nei terreni percorsi dal fuoco. In particolare, l'obiettivo dello studio sarà l'identificazione delle migliori modalità di gestione delle aree circostanti i boschi per aumentare la capacità di resilienza dell'ambiente nei confronti degli incendi. In ecologia il termine resilienza indica la capacità di un ambiente di autoripararsi dopo un danno: lo stato di partenza delle comunità di artropodi è uno dei parametri importanti, così come l'uso del suolo attorno alle aree incendiate. Domani posizioneremo alcune decine di trappole per artropodi del suolo all'interno dell'area incendiata, lungo il perimetro e in quercete non toccate dal fuoco, ma simili a quelle colpite. L'area sarà monitorata periodicamente per identificare le specie presenti nei diversi punti e per stimarne l'abbondanza. Un primo importante risultato sarà quindi conoscere le specie presenti per gruppi solitamente poco studiati. Successivamente un'approfondita analisi statistica ci darà conto degli effetti degli incendi sulla biodiversità dell'oasi e della velocità e capacità delle comunità di artropodi ricolonizzare aree così impattate”.
L'Oasi WWF dei Calanchi di Atri è stata colpita da violenti incendi per tre anni consecutivi, dal 2006 al 2008. L'anno scorso il WWF ha rafforzato l'attività di prevenzione degli incendi sia con l'aumento delle ore destinate alla sorveglianza da parte del personale sia con la predisposizione di un sistema di videosorveglianza.
Finanziando questo progetto di ricerca si vuole invece quantificare il danno alla biodiversità derivante dagli incendi, ma soprattutto le modalità di gestione del suolo da attivare e incentivare nella riserva affinchè la fauna ricolonizzi velocemente aree eventualmente incendiate.

22.2.10

Per l'acqua pubblica: lettera a tutti i sindaci abruzzesi

Caro Sindaco,
come Lei ben saprà il Governo nazionale ha convertito in legge il Decreto 135/2009 introducendo l'art. 15 che sancisce di fatto la privatizzazione dei servizi idrici e degli altri servizi pubblici locali, limitando ulteriormente l'autonomia decisionale degli Enti Locali.
Il Decreto prevede infatti l'obbligo di affidarne la gestione a società o imprenditori privati oppure a società a partecipazione mista (pubblica/privata) con capitale privato non inferiore al 40% inizialmente, per arrivare poi al 70% , anche se il servizio è gestito bene dal pubblico.
Tale provvedimento è un vero e proprio attacco alla democrazia perchè sottrarrà ai Comuni (quindi ai cittadini) l'acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso, per consegnarlo a partire dal 2011, alle grandi multinazionali.
In tutta Italia è in corso la Campagna "Salva l'Acqua" per informare i cittadini e supportare gli amministratori che intendono salvaguardare la natura pubblica dell'acqua.
Diverse Amministrazioni, anche in Abruzzo, hanno già supportato ed appoggiato la Campagna, indipendentemente dal colore politico, per il bene delle Comunità che amministrano.
Come prima azione a contrasto di questa privatizzazione insensata, Le chiediamo:
- di integrare lo Statuto del Suo Comune introducendo un articolo in cui si riconosce lo status dell'acqua come "bene comune" e il servizio di gestione "pubblico, privo di rilevanza economica e senza fini di lucro", infatti le singole modifiche degli statuti possono rendere inapplicabile la legge nazionale relativamente al servizio idrico;
- di promuovere incontri tra Amministratori di Comuni limitrofi per studiare una strategia comune di alternativa alla gestione privata;
- di partecipare a titolo ufficiale alla grande manifestazione indetta dal Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua che si terrà a Roma il 20 marzo;
- di partecipare attivamente alla campagna referendaria che partirà nel mese di Aprile, i cui quesiti sono attualmente allo studio dei legali del Forum.
La invitiamo a partecipare all'assemblea nazionale dei Sindaci che stanno resistendo alla privatizzazione che si terrà il 6 marzo a Roma.
Per questa Campagna abbiamo creato il sito www.nonlasciamolifare.org a servizio di Amministratori e cittadini. Lì potrà trovare materiali utili come delibere-tipo, elenco dei Comuni abruzzesi dove sono state presentate delibere/odg di modifica dello Statuto, quelli che lo hanno già fatto, approfondimenti sulla materia, iniziative etc.
Caro Sindaco, noi riteniamo, e molti abruzzesi insieme a noi, che la battaglia contro la privatizzazione dell'acqua sia fondamentale per la nostra democrazia: la gestione dell'acqua deve essere pubblica e partecipata dalle comunità locali di cui i Sindaci sono i primi cittadini.
Augurandoci che voglia unirsi a noi, La salutiamo cordialmente

Coordinamento Salva l'Acqua Abruzzo


Comitato Promotore della Campagna “Salva l’Acqua-Abruzzo”: WWF Abruzzo, Caritas-Diocesi Pescara, CGIL Abruzzo, Abruzzo Social Forum, Marelibero.net, PeaceLink Abruzzo, Pescara in comune by amici di Beppe Grillo, Arci Chieti, Punto Pace Pescara – Pax Christi, Collettivo onda libera, Cooperativa Il Mandorlo Bottega Commercio equo, Site.it, Filcem-Cgil Abruzzo, Camera del Lavoro Pescara, Comitato per l’acqua L’Aquila.

20.2.10

Discarica abusiva nel Comune di Teramo




Nei giorni scorsi il WWF di Teramo ha segnalato al Sindaco di Teramo ed al Presidente della Teramo Ambiente l’esistenza di una discarica abusiva nel territorio del comune di Teramo.
La discarica è localizzata lungo la Strada Statale 81 Picena Aprutina sul lato destro in direzione Ascoli Piceno dopo il primo bivio per località Rupo.
In precedenza il sito era occupato da uno sfasciacarrozze.
Il WWF ha richiesto un sollecito intervento al fine della rimozione del materiale abbandonato.

15.2.10

Ripascimenti: 4 domande a Chiodi

Non passa giorno che le cronache ci riportano notizie di ripascimenti sulla costa per frenare l'erosione.
Interventi da milioni di euro che ad oggi non sembrano produrre risultati, se non per chi li realizza (che, visti i costi, ci si sta arricchendo!).
A questo punto è chiara la confusione dei nostri amministratori ed è palese che il tema non viene affrontato nella sua interezza e complessità.
Sono quindi i cittadini a dover fermare la discussione sui veri fatti e prendersi l'onere di riportare sui binari della logica il dibattito sui ripascimenti.
Emergenza Ambiente Abruzzo, rete di più di 60 associazioni (tra cui il WWF), si fa carico di questa necessità per mezzo di 4 precise domande rivolte al Presidente Chiodi:
1) Esiste un progetto regionale che identifichi e risolva o mitighi sostanzialmente le cause dell'erosione invece di contrastarne solo gli effetti per un tempo limitato?
2) Negli ultimi 10 anni sono stati effettuati numerosi ripascimenti in Abruzzo. Quanti milioni di euro sono stati investiti in queste opere? Quali sono i risultati?
3) Sono stati prodotte e pubblicate relazioni scientifiche specifiche sull’argomento che dimostrino l'efficacia e la bontà di tali ripascimenti con studi a posteriori? Se si quali?
4) Quale garanzia temporale si ha sul risultato dei prossimi ripascimenti? La ditta si assume la responsabilità della riuscita degli interventi? La ditta si assume la responsabilità in caso di danni ambientali?
In una democrazia esiste il diritto ad essere informati.
I cittadini attendono ora che la Regione, tramite il Presidente Chiodi, dia risposta alle loro domande.

13.2.10

Referendum sul vecchio stadio a Teramo: vinca la partecipazione!

Il WWF interviene sulla questione del referendum sul destino del vecchio stadio comunale.
L’Associazione ritiene che la cosa più importante resti il rispetto della regola che è alla base di un buon sviluppo urbanistico e che impone che ogni parte della città sia prima pensata e poi realizzata, avendo in mente un disegno complessivo che, con razionalità ed armonia, consideri le necessità della collettività.
A Teramo, invece, le realizzazioni urbanistiche degli ultimi anni, ed anche il progetto di cui oggi si parla nell’area dello stadio, sono caratterizzate da una mancanza di pianificazione perché determinate di volta in volta dagli interessi dei privati: in tali operazioni vi è la difficoltà per i cittadini, attraverso i propri rappresentanti o in forma diretta e partecipativa, di far valere i propri interessi, anche ambientali, di fronte a chi “ci mette i soldi”.
Il quadro finale che ne emergerà non sarà una città sviluppata armonicamente, ma un insieme di interventi che certo non aiuteranno la crescita sociale ed economica di Teramo.
Il WWF poi non può che guardare con favore alle iniziative che promuovono la partecipazione dei cittadini alle scelte importanti. Le battaglie della nostra Associazione sono sempre state fatte grazie alla gente che si è attivata volontariamente e che, con parole e fatti, ha orientato ed a volte cambiato le scelte amministrative.
Il WWF, pertanto, invita tutti a firmare la richiesta per l’indizione del referendum consultivo sul vecchio stadio comunale e si augura che tutti i protagonisti della vicenda, ognuno nel proprio ruolo, vogliano rendere effettiva la partecipazione per poter arrivare alla scelta migliore.
Il verde del vecchio stadio comunale, teatro di tante sfide sportive, deve essere non un luogo di scontro sociale, ma di incontro tra persone ragionevoli che dialogano per un corretto sviluppo della città, riflesso di un’attenzione all’ambiente, anche urbanistico.

8.2.10

Kit speciali per laboratori di educazione ambientale

“Rifiuti: quale futuro” è questo il titolo del progetto di educazione ambientale, promosso dal WWF Italia, grazie alla collaborazione con POLIECO, Consorzio nazionale per il riciclaggio dei rifiuti a base di polietilene.
Si tratta di un progetto di educazione alla sostenibilità sui temi dei rifiuti, della loro riduzione e del corretto smaltimento rivolto alle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di I grado dei Comuni delle Province di L’Aquila, Pescara e Teramo interessati dal sisma del 6 aprile 2009 e finalizzato ad avvicinare insegnanti ed alunni al tema dei rifiuti, un argomento di grande attualità e un problema presente quasi ovunque.
A tutte le scuole dei comuni colpiti dal sisma è stata inviata una circolare da parte del Dipartimento per l’istruzione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per aderire alla proposta.
Alle prime 300 classi delle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di I grado, che aderiranno inviando l’apposito modulo che può essere scaricato anche dal sito www.pubblica.istruzione.it/normativa/2010/prot331_10.shtml, saranno consegnati gli speciali kit “Quale Futuro”, contenenti un manuale di lavoro per l’insegnante ed un quaderno per ogni ragazzo.
Le classi avranno poi a disposizione una sezione del sito internet www.wwf.it/educazione interamente dedicato al progetto, dal quale scaricare documentazione, materiali d’approfondimento e schede di lavoro. Il sito ospiterà anche tutti i lavori e le iniziative realizzati dalle scuole partecipanti.
Tutte le classi aderenti entreranno a far parte del programma Panda Club che riunisce in tutta Italia migliaia di classi amiche del WWF, che ogni anno partecipano ai progetti educativi promossi dall’Associazione.
Il progetto “Rifiuti: quale futuro” nasce per creare un percorso di ricerca e sperimentazione sulla sostenibilità, con la realizzazione di iniziative presso le scuole e la messa in rete di tutte le esperienze.
Le scuole che aderiranno al progetto daranno vita a laboratori che porranno l’attenzione sul tema dei rifiuti, con l’obiettivo di ridurne la produzione, evitare gli sprechi, avviare corrette procedure di smaltimento.
Le sperimentazioni attuate presso le scuole potranno, inoltre, fungere da esempio e da stimolo per l’attuazione di iniziative analoghe estese alle comunità locali.
La finalità del progetto è promuovere nei giovani la consapevolezza rispetto al tema della sostenibilità a partire dai contesti di vita e di relazione che sperimentano: dall’aula scolastica all’ambiente “scuola” fino al territorio circostante.
Il tutto promuovendo il ruolo delle scuole come soggetti locali che possano aprirsi e “contaminare” il
territorio e la società.

Kit didattico “Rifiuti: quale futuro?”
È un viaggio nel mondo della sostenibilità e dei rifiuti il materiale educativo per le scuole primarie e secondarie di quest’anno. Si chiama “Quale Futuro” ed è dedicato al tema del consumo di risorse e del ciclo di vita degli oggetti, fino alla complessa gestione dei rifiuti. I rifiuti e le tecniche per la loro riduzione assumono infatti un significato rilevante in considerazione del duplice impatto che generano sull’ambiente. I materiali di scarto non più utilizzabili devono trovare una destinazione definitiva, andando ad occupare terra, acqua e atmosfera, dove in origine non erano presenti; in secondo luogo, lo scarto di materiale implica la sua sostituzione con una risorsa prelevata dall’ambiente e disponibile in quantità limitate.
Il kit didattico è composto da:
Manuale per gli insegnanti: contiene la proposta complessiva di lavoro sul calcolo dell’impronta ecologica, l’analisi dei modelli di produzione e di consumo, la limitazione della produzione dei rifiuti e il riutilizzo degli oggetti.
Quaderno per i ragazzi (uno per ogni alunno): contiene un racconto scritto appositamente per il WWF da Federico Bini, autore di numerosi libri per ragazzi. I due protagonisti sono un fratello e una sorella che aiuteranno un medico dell’Organizzazione Mondiale della Sanità a scoprire un traffico di rifiuti nocivi…

Le classi che fanno parte dei comuni del cratere del terremoto del 6 aprile 2009 possono richiedere il kit, scrivendo a:
Oasi WWF Riserva Naturale Guidata Sorgenti del Pescara c/o Comune di Popoli in Via Decondre numero di telefono 085.9870513.
Possono aderire al progetto le scuole dell’infanzia e le classi delle scuole primarie e secondarie di I grado dei Comuni interessati dal sisma che ne faranno richiesta, fino a esaurimento dei kit.

6.2.10

Corso per gestione e manutenzione di sponde, fossi e muretti a secco


La minaccia petrolifera viene dal mare

Continua la campagna di sensibilizzazione contro l'installazione di Ombrina Mare, la piattaforma permanente che la Mediterranean Oil and Gas (MOG) intende installare a circa 6km dalla costa, nei pressi di San Vito Marina (CH).
Se approvato, il progetto porterà all'estrazione di petrolio e di gas per almeno 24 anni, con 4-6 pozzi estrattivi, e un mini-centro oli a mare, visibile dalla riva, ad incenerimento costante di idrogeno solforato e altre sostanze di scarto tossiche.
Dai documenti della MOG, è possibile stimare che saranno prodotte circa 800 tonnellate di rifiuti al giorno fra fanghi e fluidi perforanti ed emissioni in aria. Alcune di queste sostanze sono tossiche e classificate come rifiuti speciali pericolosi, con possibilità di sversamenti e di impatto a riva. Ci sarà una fitta rete di oleodotti e un intenso traffico navale da e per la piattaforma in una zona caratterizzata dalla presenza di ben due zone di ripolamento ittico e riserve regionali. La vista dalla costa dei trabocchi sarà alterata per sempre.
I rischi ambientali e la compromissione delle attività turistiche non avranno alcuna contropartita. Il petrolio estratto fornirà circa lo 0.4% del fabbisogno nazionale, e il gas circa lo 0.04% - se questi restassero in Italia. La MOG però è una ditta inglese e non è tenuta a commercializzare i suoi prodotti nel nostro paese. Le royalties per le estrazioni a mare sono solo del 4% per il petrolio.
La rete Emergenza Ambiente Abruzzo crede che - dato questo scenario - il gioco non valga la candela e che gli innumerevoli rischi che Ombrina Mare porterà con se non siano accettabili per l'Abruzzo regione verde d'Europa.
Finora oltre 160 associazioni, operatori turistici, economisti, medici, ristoratori, gruppi sportivi, ingegneri, docenti universitari, gruppi parrocchiali, bed and breakfast, commercianti, hotel, pescatori, sindaci hanno scritto lettere di contrarietà al Ministero e anche la Provincia di Chieti ha prodotto osservazioni da inviare al ministero.
Di fronte ad una cosi massiccia partecipazione civile, è giunto il momento che anche il governatore Chiodi faccia la sua parte e che l'intera giunta regionale manifesti la propria contrarietà ad Ombrina Mare presso il Ministero in maniera ferma, ufficiale e senza compromessi.
Il governatore Chiodi, in un incontro con i cittadini a Cupello nel Luglio del 2009 aveva promesso che la riviera abruzzese sarebbe rimasta libera da insediamenti petroliferi.
E' arrivata l'ora di mantenere quella promessa e porre un freno alla deriva petrolifera che, se arginata a terra, continua ad avanzare a mare.

3.2.10

Roseto degli Abruzzi attende la sua pista ciclabile

Da molti anni un grande progetto di mobilità sostenibile sta interessando la costa abruzzese.
È il "corridoio verde adriatico", tracciato ciclabile costiero che dovrà attraversare tutto l’Abruzzo collegandosi ad analoghe iniziative a nord e sud.
E da molti anni questo "corridoio verde" incontra uno stop proprio nel territorio comunale di Roseto degli Abruzzi che ad oggi ha realizzato solo brevissimi tratti di pista ciclabile, nonostante la sua vocazione turistica e la presenza di una riserva naturale regionale nella zona nord della città.
Le Associazioni cittadine, ambientaliste e di cicloamatori sono tornate a chiedere un impegno in tal senso all’Amministrazione Comunale anche recentemente nel corso del convegno "Riserva naturale del Borsacchio e mobilità sostenibile tra comuni di Giulianova, Roseto degli Abruzzi e Pineto" che si è svolto proprio a Roseto lo scorso novembre.
Anche in quest’occasione, però, sterili polemiche partitiche hanno fatto perdere di vista l’obiettivo reale di risolvere il problema dell’individuazione di un tracciato per la concreta realizzazione della pista ciclabile.
Le Associazioni, i Comitati ed i Coordinamenti che sottoscrivono questo documento ribadiscono, invece, la necessità di iniziare a lavorare concretamente per dotare Roseto di una pista ciclabile vera, mettendo da parte progetti faraonici di cui si parla da anni senza concludere nulla e concentrandosi su azioni concrete che facciano superare il blocco che l’immobilismo rosetano ha fino ad oggi determinato al "corridoio verde adriatico".
Una cittadina con una spiccata vocazione turistica come Roseto ha solo da guadagnare dal dotarsi di una buona rete di percorsi ciclabili che, partendo dal corridoio verde adriatico, potrà allargarsi anche verso l’interno. Sono sempre di più le persone che, anche in periodi diversi dai tradizionali mesi estivi, frequentano le zone dove si è sviluppato il turismo attento alle esigenze dei ciclo-escursionisti.
Da questo punto di vista si esprime forte preoccupazione per una osservazione presentata dall’Associazione dei balneatori relativamente al Piano Demaniale Comunale adottato dal Comune di Roseto degli Abruzzi ed attualmente nella fase della discussione.
Il Piano ha infatti previsto che, in alcuni tratti del litorale, nel momento in cui gli stabilimenti dovessero essere sottoposti ad interventi di straordinaria manutenzione o ristrutturazione, gli stabilimenti stessi dovranno essere spostati di alcuni metri (da 7 a 3 a seconda della profondità della spiaggia) al fine di consentire il recupero di aree da destinare a pista ciclabile ed ampliamento dei marciapiedi.
L’osservazione presentata dall’Associazione dei balneatori mira invece a ridurre lo spostamento ad un solo metro, rendendo così di fatto impossibile il recupero di una fascia sufficiente a creare la pista ciclabile.
Tale osservazione va esattamente nella direzione opposta a quanto auspicato. Non si può continuare a ingessare sempre di più la spiaggia – che non è un bene di proprietà dei balneatori, ma è un bene di tutti dato solo in concessione – rendendo così impossibile adottare interventi a beneficio di tutti i cittadini e dei turisti, come la creazione di una pista ciclabile.
La Associazioni, i Comitati ed i Coordinamenti firmatari di questo documento invitano l’Amministrazione Comunale di Roseto a voler mantenere la previsione nel Piano ed anzi a voler avviare da subito un confronto aperto al contributo di tutti, ma sempre nell’interesse della collettività, su dove e come realizzare la pista ciclabile a Roseto degli Abruzzi. Sarà così possibile anche per Roseto entrare a far parte di quella rete di percorsi ciclabili che parte dal corridoio verde adriatico e che potrà avere ulteriori importanti sviluppi in futuro.

Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano (sigla che raccoglie oltre quaranta associazioni ambientaliste e sportive: http://www.abruzzoinbici.it/coordinamento_ciclabili/associazioni.htm)
Coordinamento delle Politiche Giovanili di Roseto degli Abruzzi
Associazione Giovani è futuro
Associazione Logos immagines
Comitato per la Riserva Naturale regionale guidata del Borsacchio
Associazione Il Nome della Rosa
Circolo Culturale Chaikhana
Associazione Idee giovani per Roseto