14 ottobre

29.12.09

Appello ai consiglieri regionali per la tutela del mare abruzzese

Nella foto Maria Rita D'Orsogna

Questa mattina a Pescara, presso il Caffè Letterario, si è svolta una conferenza stampa di “Emergenza Ambiente Abruzzo”, rete di associazioni e comitati che si battono per la tutela ambientale della nostra regione.
Alla conferenza erano presenti, Maria Rita D’Orsogna, professoressa dell’Università della California di Los Angeles, Francesco Stoppa, professore dell’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara, e Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia.
Oggetto della conferenza stampa è stato un appello rivolto ai consiglieri regionali affinché nell’ultimo consiglio regionale dell’anno, previsto per domani, mercoledì 30 dicembre, procedano ad una modifica della legge 18 marzo 2009, n. 32 “Provvedimenti urgenti a tutela del territorio regionale”, approvata dal Consiglio regionale d’Abruzzo, finalizzata a bloccare le incombenti richieste di trivellazione sul mare Adriatico, a soli cinque chilometri dalla costa.
Fin dal momento della sua presentazione da parte del Presidente Chiodi, le Associazioni, pur apprezzando la legge regionale per quanto riguarda la tutela delle aree a terra, avevano subito richiesto che la norma fosse integrata con la tutela del tratto di mare antistante la costa abruzzese che è interessata per oltre 5.600 km quadrati da richieste e concessioni già in atto per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi.
Emergenza Ambiente Abruzzo chiede di utilizzare l’ottimo strumento del Piano di Gestione Integrata della Zona Costiera, previsto da una Direttiva Europea e dalla normativa italiana, e già utilizzato con successo dalla Regione Emilia Romagna per limitare il proliferare di piattaforme davanti alla propria costa.
Allo stesso tempo si era suggerito di prevedere strumenti di valutazione complessiva delle attività di ricerca sugli idrocarburi come la Valutazione Ambientale Strategica e la Valutazione di Impatto Sanitario che, non essendo stati oggetto di censura da parte del Governo nazionale al momento dell’impugnativa dinnanzi alla Corte Costituzionale della legge n. 2 del 2008 (cd. Legge blocca Centro Oli), potevano essere opportunamente reinseriti nella nuova normativa.
Purtroppo la proposta di prevedere la tutela anche del mare, pur presentata durante la discussione da alcuni gruppi in Consiglio regionale, non è stata accolta dalla maggioranza, lasciando la legge monca ed assolutamente inefficace per bloccare la deriva petrolifera a mare.
Una deriva petrolifera innegabile di cui si vedono ormai gli effetti.
A pochi km dalla costa teatina tra San Vito e Ortona è in arrivo “Ombrina mare 2”, una gigantesca piattaforma petrolifera con permesso di coltivazione, della compagnia inglese MOG (Mediterranean Oil & Gas).
Il 3 Dicembre 2009 il progetto di “Ombrina mare 2” è stato sottoposto al Ministero dell’Ambiente per la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA).
Piattaforme come questa rimangono in esercizio per un minimo di 20/30 anni e, secondo quanto dichiarato agli organi di stampa internazionali dalla stessa Società proponente, saranno scavati altri 4 pozzi, oltre a quello già esistente, per estrarre petrolio e gas.
Del resto questo è solo l’ultimo atto di una serie di richieste di concessioni che riguardano il nostro mare.
A settembre, infatti, la società canadese Vega Oil e la società irlandese Petroceltic hanno avanzato una richiesta per trivellare a 7 km dal porto di Ortona con il progetto “Elsa 2”.
Ad ottobre la stessa Petroceltic ha avanzato richiesta per trivellare in altri 2 permessi a 5 km dalla costa a largo di Casalbordino e Vasto.
Presto arriveranno anche le richieste per trivellare il teramano.
Da quanto sta avvenendo nel nostro mare, l’Abruzzo ha tutto da perdere e nulla da guadagnare: il turismo, la pesca e l’agricoltura, oltre che la salute delle persone, saranno compromessi in cambio di royalties nulle per la regione e bassissime per lo Stato.
Le Associazioni ambientaliste, i comitati locali, le associazioni di categoria, enti locali, alcune realtà economiche e singoli cittadini stanno continuando ad intervenire nei procedimenti autorizzativi, presentando osservazioni in sede di Valutazione di Impatto Ambientale, ma è evidente che non si può continuare ad affrontare tale problematica in questo modo.
Occorrono provvedimenti definitivi che solo la classe politica regionale può chiedere ed ottenere. Il prossimo consiglio regionale del 30 dicembre può essere l’occasione per presentare – in sede di approvazione della legge finanziaria – una modifica integrativa della legge approvata due settimane fa ed avviare così l’Abruzzo tutto, terra e mare, verso un futuro sostenibile.

28.12.09

Continua l'avanzata delle multinazionali petrolifere nel nostro mare

Mentre il presidente della regione Gianni Chiodi e la giunta regionale discutevano di un una legge che non tutela minimamente il nostro mare, continua l’avanzata dei petrolieri.
E se fino ad ora abbiamo visto piattaforme esplorative, adesso arriveranno le piattaforme permanenti proprio a ridosso della nostra costa.
Il 3 Dicembre 2009 la compagnia inglese MOG (Mediterranean Oil & Gas ) ha sottoposto al Ministero dell’Ambiente la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per poter installare una piattaforma petrolifera a 2 km dalla costa tra San Vito e Ortona. Il progetto in questione è quello denominato Ombrina mare 2.
L’esperienza insegna che questo tipo di piattaforme rimane per un minimo di 20-30 anni e, secondo quanto dichiarato agli organi di stampa internazionali, saranno scavati altri 4 pozzi, oltre a quello già esistente, per estrarre petrolio e gas.
Questo è solo l’ultimo atto di una serie di richiesta di concessioni per il nostro mare.
A settembre, infatti, nell’indifferenza generale, la canadese Vega Oil e la irlandese Petroceltic hanno avanzato una richiesta per trivellare a 7 km dal porto di Ortona con il progetto Elsa 2.
Ad Ottobre la stessa Petroceltic ha avanzato richiesta per trivellare in altri 2 permessi a 5 km dalla costa, a largo di Casalbordino e Vasto.
L’Abruzzo ha tutto da perdere e nulla da guadagnare. Il turismo, la pesca e l’agricoltura, oltre che la salute delle persone, saranno definitivamente compromessi in cambio di royalties nulle per la regione e bassissime per lo stato italiano, mentre i veri profitti di queste operazioni saranno riversati nelle casse delle multinazionali del petrolio.
Emergenza Ambiente Abruzzo, rete di 60 associazioni e cittadini che si battono contro la petrolizzazione della regione e il degrado ambientale, continua a fare il suo lavoro di ricerca delle informazioni e di contrasto ai piani di colonizzazione dei petrolieri stranieri.
Associazioni, cittadini e professionisti hanno già inviato al Ministero dell’Ambiente quasi 30 osservazioni e pareri contrari per il progetto Elsa 2, mentre per le concessioni di fronte a Vasto e Casalbordino siamo già a quota 20.
Ma non possono essere sempre i cittadini a rincorrere i petrolieri, occorrono dei provvedimenti definitivi che solo la classe politica può chiedere e ottenere. La classe dirigente della nostra regione, che ricordiamo è ben pagata da soldi pubblici, deve cambiare passo e darsi da fare seriamente prima che il nostro mare diventi una distesa di piattaforme, prima che siano vanificati tutti gli sforzi per la valorizzazione della costa regionale.Vista la situazione appare ancora più incomprensibile che la legge regionale recentemente approvata non abbia previsto nulla per tutela il tratto di mare antistante la costa abruzzese, accogliendo le proposte del WWF di ricorrere allo strumento del Piano di Gestione Integrata della Zona Costiera come è stato fatto in altre regioni.

17.12.09

Termoli non è lontana!


The age of stupid: nuova proiezione a Teramo

Venerdì 18 dicembre alle ore 21:30 proiezione di "The age of stupid" ad ingresso libero presso il Centro di Documentazione Ambientale WWF "La Gramigna" in via De Vincentiis a Teramo.

14.12.09

Petrolio: ora tocca al Consiglio!

In vista della ormai prossima discussione in Consiglio regionale sulle proposte di legge sulle attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi, WWF e Legambiente rivolgono un appello a tutti i consiglieri regionali affinché ci sia un pronunciamento forte ed unanime per bloccare la deriva petrolifera in Abruzzo, sia a terra che in mare.
Mancano ormai solo due settimane al 31 dicembre 2009 quando terminerà la moratoria di fatto introdotta dalla legge del marzo 2008 (la cosiddetta Legge blocca Centro Oli): purtroppo si è accumulato un grande ritardo ed è quindi necessario agire in fretta e bene.
L’auspicio delle associazioni è che i consiglieri lavorino insieme per giungere ad una legge efficace che garantisca un futuro sostenibile all’Abruzzo.
Dopo la proposta di legge a firma del Presidente Chiodi, anche partiti di minoranza hanno presentato ulteriori proposte di legge. È la prova dell’interesse e dell’attenzione che giustamente ci sono su questo tema: si tratta ora di lavorare tutti per il bene comune, superando ogni battaglia di posizione così da dare un segnale chiaro ed univoco di tutto l’Abruzzo alle multinazionali del petrolio ed al governo centrale.
Un pronunciamento forte di tutto il Consiglio regionale e la grandissima mobilitazione che in questi ultimi anni ha visto fianco a fianco associazioni ambientaliste, comitati locali, associazioni di categorie, enti locali, forze produttive e singoli cittadini, riusciranno nell’intento di salvaguardare l’Abruzzo dei parchi e della qualità.

11.12.09

All'ordinanza agi mesura

L'ordinanza del 1/12/09 emanata dal Sindaco Brucchi, seppur sconosciuta ai più e recepita erroneamente come “quella delle cacche”, merita un approfondito esame, che rivela ben più amare sorprese per i proprietari dei cani nel comune di Teramo.
Tra i punti introdotti, a nostro avviso al limite della leicità, ci interessa puntualizzare in modo particolare il divieto di “accesso ai cani, anche se tenuti al guinzaglio, all'interno delle aiuole, negli spazi verdi dei giardini e dei parchi pubblici, nonché nelle aree attrezzate a gioco bimbi, nelle aree circostanti gli edifici scolastici…”.
È bene chiarire ai cittadini che qualora desiderassero fare una passeggiata con i loro amici a quattro zampe, ad esempio, lungo i parchi fluviali del Tordino o del Vezzola, alla luce dell’ordinanza, sono passibili di multa! Stessa sorte per quei genitori o nonni abituati ad accompagnare figli o nipoti a scuola portandosi con sé anche il cagnolino.
Ponendo come ovvia, doverosa e civile la raccolta delle feci, saremo obbligati a far fare la pipì ai nostri animali per le strade della nostra città, non potendo più usufruire degli spazi verdi.
Un'altra chicca emersa dall’ordinanza è quella dell’uso incondizionato della museruola, in qualsiasi ambito pubblico, indipendentemente dalla mole e dalla razza del cane.
Invece che inventarsi procedure particolari sarebbe stato sufficiente riprendere tal quale l’ordinanza del ministro Martini (come ha fatto con grande tempestività la maggioranza dei sindaci italiani) emanata nell’aprile 2009, secondo la quale, in modo molto equilibrato, si impongono delle regole ai proprietari dei cani, che non creano problemi di alcun genere al benessere degli stessi.
L’ordinanza vieta inoltre di “lasciare, su area pubblica o di uso pubblico, ciotole con cibo, o cibo a terra, per alimentare i cani vaganti e le colonie feline”.
Quindi se un cittadino si sta rilassando su una panchina leggendo, ad esempio, il giornale e nel frattempo lascia la ciotola a terra per alimentare il suo cane, ha l’ansia di vedersi elevata una multa da un solerte vigile che deve far rispettare l’ordinanza!
Non è che forse si sta esagerando?
Le associazioni ambientaliste e animaliste si sono già da tempo impegnate nell’aprire con il Comune un tavolo di lavoro concertato per affrontare in modo organico e partecipato l’annoso problema del randagismo.
Al di là degli impegni presi, il Sindaco ha deciso inspiegabilmente di andare avanti per la propria strada.
Lo strappo è questa ordinanza che sembra indirizzata più a fare comunicazione che a risolvere i problemi.
Sicuramente ai fini della serenità nostra e dei nostri cani, tutto questo non giova.
A questo punto vogliamo porre una serie di domande al Sindaco di Teramo:
È così che pensa di ripagare la buona volontà dei tanti cittadini che hanno adottato i cani del Comune?
A quando la dovuta, e tanto agognata, concessione di un’area verde dove poter lasciare liberi i nostri amici?
Con quale metro calcolare la distanza di rispetto dalle aree limitrofe agli edifici scolastici, quando accompagnati dai nostri animali?
Come potranno essere sfamate da oggi le 16 colonie feline presenti in città, riconosciute e protette dalla legge?
Non ritiene che sia meglio confrontarsi con i suoi concittadini e con le associazioni, prima di prendere decisioni così restrittive, esponendosi a rischi di illegittimità come già accaduto, ad esempio, al collega di Treviso che ha emesso un’ordinanza simile?
Si sta provvedendo ai numerosi cani randagi, al decoro e alla manutenzione delle zone verdi, dei parchi fluviali ed alla “chippatura” degli animali con la stessa solerzia applicata a questo tipo di ordinanza?
Si potrebbe proseguire con molti altri argomenti sollevati dall’ordinanza, ma una domanda ci preme in particolare: Caro Sindaco, ma il suo cane dove lo porta?

Amici degli animali
LAV Teramo
Lega del cane Teramo
LIPU Teramo
WWF Teramo

8.12.09

The age of stupid a Teramo

Domani, mercoledì 9 dicembre, ci saranno a Teramo due proiezioni del film “The Age of Stupid” (L’Era degli Stupidi) che racconta il periodo che va dall’ascesa dei motori a combustione interna fino al superamento del limite di 2 C° nella corsa al riscaldamento globale.
Il protagonista è un anziano signore nel mondo devastato del 2055 che, guardando un archivio fotografico del 2008, si chiede: “Perché non abbiamo arrestato il cambiamento climatico quando ne avevamo la possibilità?”.
Il film è sostenuto dal WWF che, in occasione del Summit sul clima in corso di svolgimento a Copenhagen, sta organizzando centinaia di proiezioni in tutta Italia attraverso le proprie strutture di volontari.
A Teramo le proiezioni – ad ingresso libero – si svolgeranno:
· mercoledì 9 dicembre alle ore 11:30 presso il Liceo Scientifico di Teramo;
· mercoledì 9 dicembre alle ore 17 presso la sala audiovisivi della Biblioteca provinciale di Teramo in via Delfico n. 16.
Il WWF invita tutti a vedere questo nuovo film che mostra le connessioni tra la nostra vita quotidiana ed il problema dei cambiamenti climatici: il clima che cambia è certamente un tema drammatico ed il nostro modo di vivere spesso è illogico, ma abbiamo l’occasione di fermarci in tempo, evitare gli effetti più drammatici e incontrollabili del riscaldamento globale e correggere le grandi storture della nostra epoca. Altrimenti la nostra sarà inevitabilmente ricordata come l’Era degli Stupidi, che sapevano e hanno fatto finta di niente.
“The Age of stupid” è una produzione collettiva, nel senso che il budget del film, di 450.000 dollari, è stato finanziato da 223 individui, associazioni e gruppi di tutti i tipi (compresi una squadra di hockey ad un centro benessere femminile) preoccupati per i mutamenti climatici.
Vertice di Copenhagen.
Dal 7 al 18 dicembre si riunisce a Copenaghen la 15esima Conferenza Onu sui cambiamenti climatici. Obiettivo: un nuovo protocollo per fronteggiare il cambiamento climatico che superi il Protocollo di Kyoto, il primo trattato Onu per ridurre le emissioni di gas serra - ratificato da 192 Paesi - e in scadenza nel 2012. Nella capitale danese sono attese migliaia di persone tra delegati, giornalisti e rappresentanti di diverse organizzazioni e associazioni. Questa volta è prevista anche la presenza di alcuni Capi di Stato, a cominciare dal Presidente USA Barack Obama.

Il Tordino trasformato in un canale di scolo!

Vegetazione distrutta, fiume rettificato, ruspe nell’alveo. Così si presenta in questi giorni il fiume Tordino in contrada Carapollo nel Comune di Teramo.
Una ditta di Colli a Volturno (IS), incaricata dall’Ufficio di Teramo del Genio Civile Regionale, sta distruggendo l’ambito ripariale del Tordino incanalando il corso d’acqua, con la scusa di procedere ad interventi di risoluzione di “situazioni di particolare criticità idraulica a tutela e salvaguardia del territorio”.
È veramente un paradosso! Eliminare le anse e le sagomature dei fiumi e distruggere la flora fluviale non tutelano certo il territorio, ma anzi accelerano i fenomeni erosivi ed alluvionali.
Le acque di un fiume rettificato e privo di vegetazione, in caso di piena, acquistano maggiore velocità favorendo l’erosione con effetti devastanti più a valle.
Ormai anche gli studenti del primo anno di ingegneria sanno che non si interviene così nei fiumi e la stessa Regione Abruzzo, da cui dipende l’Ufficio di Teramo del Genio Civile Regionale, ha pubblicato direttive e linee guida su come intervenire sugli alvei fluviali con tecniche di ingegneria naturalistica non invasive e molto più efficaci.
Non è la prima volta che il Genio Civile di Teramo interviene così pesantemente sul Tordino. Alcuni anni fa furono condotti lavori del tutto simili alla foce nel Comune di Giulianova: lavori del tutto inutili che servono solo a spendere soldi.
È incredibile che il Genio Civile sia così pronto a tagliare le piante presenti sui fiumi paventando chissà quali grandi rischi in caso di piena, ma non abbia mai niente da dire quando alle conferenze di servizi vengono approvate opere in cemento di centinaia di metri cubi in pieno alveo fluviale.
Come sempre tutto sta avvenendo senza che nessun organismo intervenga: Regione, Provincia e Comune non sembrano accorgersi di lavori che oltretutto intervengono in aree tutelate da norme nazionali, dal Piano Regionale Paesistico e dal Piano Territoriale Provinciale e dove il Piano d’Area della Media e Bassa Valle del Tordino ha previsto un parco fluviale che dovrebbe arrivare da Teramo fino alla costa.


Si spendono migliaia di euro per progettisti, esperti, workshop, processi di partecipazione, forum, siti internet e poi si mette tutto in un cassetto e si continua a fare esattamente il contrario di quello che dicono le ricerche e gli studi condotti.

7.12.09

Buon passo avanti contro la deriva petrolifera in Abruzzo

Le cartine che accompagnano l'articolo consentano il confronto tra i titoli minerari che attualmente interessano la regione Abruzzo ed alcune delle principali aree sulle quali il disegno di legge a firma del Presidente della Regione, Gianni Chiodi, esclude la ricerca, la prospezione e l'estrazione (il dossier completo lo trovi qui).


L’Abruzzo delle qualità contrapposto alla deriva petrolifera regionale. Questa mattina Legambiente e WWF hanno tenuto a Pescara una conferenza stampa sulla proposta di legge regionale “Provvedimenti urgenti a tutela del territorio regionale” avanzata dalla Giunta regionale, su iniziativa del presidente Gianni Chiodi, a contrasto della petrolizzazione del territorio abruzzese.
Le associazioni, rappresentate da Angelo Di Matteo, presidente di Legambiente Abruzzo, e Dante Caserta, consigliere nazionale di WWF Italia, hanno espresso un giudizio di carattere politico favorevole sull’iniziativa di legge che, in maniera chiara, contrappone alla deriva petrolifera regionale l’Abruzzo delle qualità. Il confronto tra le aree interessate da richieste di concessione per ricerche ed estrazioni di idrocarburi e le aree sulle quali la proposta di legge esclude tali attività evidenzia, infatti, la volontà dell’Abruzzo di non lasciare spazi alla deriva petrolifera.
«Si tratta di un provvedimento importante – sottolineano i rappresentanti dei due sodalizi ambientalisti – che, a poco più di venti giorni dalla scadenza della moratoria stabilita dalla Legge Regionale n. 14 del 2008, mette di nuovo freno agli interessi delle compagnie petrolifere ed al progetto del Centro oli dell’Eni di Ortona. La proposta assume un valore politico rilevante in quanto, la regione Abruzzo ribadisce una scelta di campo che non pone dubbi sulla vocazione territoriale regionale in quanto, le attività di sfruttamento del sottosuolo sono vietate proprio a tutela della pianificazione esistente, dell’ambiente naturale e dell’agricoltura di qualità e del principio di precauzione sul rischio sismico ed idrogeologico».

Da un punto di vista tecnico le Associazioni, dopo aver analizzato nel dettaglio i contenuti, hanno espresso la necessità di integrare e migliorare la proposta di legge in sede di discussione in Consiglio regionale in quanto la norma presenta alcune imprecisioni terminologiche, non risolve il problema delle concessioni di estrazioni già rilasciate e, soprattutto, non reca alcun riferimento alla situazione a mare, dove gli interessi delle compagnie petrolifere sono maggiori e più pressanti.
Lo strumento per bloccare anche a mare il proliferare di piattaforme estrattive può essere individuato nel Piano di Gestione Integrata della zona costiera.
«La Regione deve impegnarsi – continuano i rappresentanti delle due associazioni – a redigere il Piano di Gestione Integrata della zona costiera, strumento previsto dalla disciplina comunitaria e nazionale, capace di valutare nello specifico anche gli influssi delle attività petrolifere sul sistema costiero. È necessario costituire un modello partecipativo di stampo europeo che metta allo stesso tavolo interessi e competenze: le intese così costruite potranno preparare la strada ad un piano integrato di gestione».
Attraverso l’introduzione nella legge di un nuovo articolo, la Regione può impegnarsi a predisporre tale strumento entro tempi brevi e certi, disponendo, nelle more della sua approvazione, una moratoria che blocchi gli iter autorizzativi avviati.
Purtroppo, da un lato, i ritardi con cui si è intervenuti, dall’altro, la volontà del Governo italiano di individuare nell’Abruzzo un distretto minerario, hanno reso la situazione estremamente complessa, per cui è necessario dare un segnale politico forte ed inequivocabile nella direzione manifestata da tempo da cittadini, comitati, associazioni ambientaliste, associazioni di categoria, enti locali, realtà produttive.



«Sappiamo che anche altre forze politiche stanno predisponendo proposte di legge in questa direzione - hanno aggiunto i rappresentanti di Legambiente e WWF – Questo è sicuramente un bene perché nella discussione in Consiglio Regionale si potrà migliorare il testo presentato dal Presidente Chiodi. Tutti devono collaborare per giungere ad una legge condivisa, confermando quell’unità che, nonostante i distinguo di merito, non mancò al momento dell’approvazione della precedente legge regionale poi impugnata dal Governo Berlusconi».
Nella discussione del Consiglio si potrà ribadire anche la necessità di dotare la Regione di tutti quegli strumenti di pianificazione (Piano Energetico Ambientale Regionale) e di valutazione (ambientale, strategica e sanitaria), indispensabili per consolidare la scelta di mantenere l’Abruzzo una regione libera dal petrolio.


La mobilitazione della società abruzzese è ad un passo dal segnare un nuovo importante punto a tutela del territorio, come era già accaduto con il terzo traforo del Gran Sasso, la distribuzione di acqua dai campi pozzi a valle della megadiscarica di Bussi o con il prelievo di acqua da fiumi abruzzesi per venderla alla Puglia: è ora indispensabile compiere un ulteriore sforzo per rendere realtà le volontà manifestate e gli impegni assunti.

5.12.09

Lo svincolo e il sindaco smemorato

La notiza è di qualche giorno fa.
Il Tribunale Amministrativo Regionale ha concesso la sospensiva per lo svincolo del Lotto Zero della Gammarana, accogliendo il ricorso presentato dal Comitato di quartiere.
Niente di nuovo: siamo di fronte all'ennesimo stop di questa inutile tangenziale che la classe dirigente teramana ha voluto e continua a volere con determinazione (e scarsi risultati, ad onor del vero).
Dopo la sconfitta davanti al giudice amministrativo, il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, ha espresso alcune considerazioni che meritano un chiarimento.
"Pur nel massimo rispetto della libertà di azione dei cittadini e della possibilità di ricorrere alla magistratura, qualora si consideri leso un proprio diritto", ha dichiarato il sindaco, "non posso non rilevare come nel corso degli anni, l’iniziativa di alcuni abbia condizionato in maniera pesantissima la realizzazione di opere strategiche per la città, in particolare il Lotto Zero. Considero la partecipazione diretta dei cittadini, e delle loro espressioni aggregative, uno dei grandi privilegi della democrazia, quando tale partecipazione però è finalizzata al reale perseguimento del bene comune, non al mero ostacolare le iniziative, anche importantissime, in nome solo di esigenze particolari, quando non addirittura di strumentalizzazioni politiche. Basterebbe a questo punto chiedere ai residenti di Porta Romana quanto abbia loro giovato l’azione di protesta dei comitati, degli ambientalisti e di una certa area politica, che ottenne lo spostamento del tracciato dal lungofiume al percorso in sotterranea".
Ma a chi si riferisce il Sindaco? Quali sarebbero gli ambientalisti che avrebbero chiesto ed ottenuto lo spostamento del tracciato dal lungofiume al percorso in sotterranea?
Contro il Lotto Zero si sono battute a Teramo due associazioni ambientaliste: WWF ed Italia Nostra. Entrambe le associazioni hanno sempre contrastato la tangenziale nel suo complesso, ritenendola, oltre che estremamente impattante dal punto di vista ambientale, assolutamente inutile dal punto di vista urbanistico, visto che é localizzata a sud della città, vale a dire nella parte opposta alle zone di espansione ed alle aree più importanti da collegare (palazzetto dello sport, nuova università, ospedale, nuovi quartieri residenziali, ecc.).
Siamo stati talmente contrari a questo tracciato, compreso l'ultimo che si sta realizzando da anni, da averlo impugnato davanti al TAR più di una volta.
La parte politica del Sindaco, invece, questo tracciato lo ha votato, nonostante a quel tempo fosse minoranza in consiglio comunale.
Tutto questo è nelle carte e basterebbe leggersele.
Capiamo che rimediare una sconfitta non è piacevole (specialmente quando si è mantenuta una posizione anche con una certa dose di arroganza), ma perché raccontare delle balle?