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23.4.18

Al via la campagna Salvafratino 2018


Dal mese di marzo i volontari del Progetto Salvafratino Abruzzo sono nuovamente al lavoro sulla costa della nostra regione.
Il Progetto, nato alcuni anni fa dalla collaborazione tra il WWF Abruzzo e l’Area Marina Protetta della Torre di Cerrano, è finalizzato alla salvaguardia del Fratino (Charadrius alexandrinus), piccolo uccello trampoliere nidificante anche sulle spiagge abruzzesi.
Questa specie, in consistente diminuzione in tutta Europa nonostante sia tutelata da convenzioni internazionali, direttive comunitarie e leggi nazionali, è minacciata dalla cementificazione della costa, dalle operazioni meccaniche di pulizia delle spiagge che finiscono per distruggere i nidi, da cani e gatti vaganti o da predatori naturali come le cornacchie che mangiano le uova deposte.
Nell’ambito del Progetto Salvafratino il WWF Abruzzo già a febbraio ha inviato a tutti i comuni costieri d’Abruzzo e alla Regione una breve guida con semplici suggerimenti per la tutela del Fratino: tutela che peraltro riveste anche un’importanza turistica poiché da alcuni anni la FEE ha individuato la conservazione del Fratino tra i criteri di aggiudicazione della Bandiera Blu. In accordo con quanto stabilito dalle Ordinanze balneari promulgate annualmente dalla Regione Abruzzo, al fine di non arrecare danno o disturbo alla specie è infatti necessario mettere in atto alcuni semplici accorgimenti relativi alla pulizia della spiaggia, al controllo dei cani vaganti, alla tutela della vegetazione spontanea, ecc..
Il Progetto Salvafratino si avvale anche della collaborazione di diverse realtà locali e regionali, dallo storico Gruppo Fratino di Vasto, all’Istituto Abruzzese Aree Protette, alle Guide del Cerrano e alle Guide del Borsacchio, oltre a una serie Riserve naturali regionali costiere come quella di “Punta Aderci”, “Marina di Vasto”, “Lecceta di Torino di Sangro”, “Punta dell’Acquabella” e “Ripari di Giobbe”.
Con il supporto scientifico dell’Area Marina Protetta di Torre di Cerrano vengono condotte campagne di individuazione e monitoraggio dei nidi presenti sulle spiagge abruzzesi, oltre a giornate di pulizia a mano di tratti di litorale interessati dalla presenza di nidi, attività di comunicazione e di educazione ambientale.
Per assicurare però una maggiore tutela della specie è necessario avere sempre nuovi volontari che possano dedicare anche poche ore del loro tempo libero alla tutela di questo simbolo della biodiversità abruzzese.
Proprio per formare nuovi volontari, è già stato organizzato un primo incontro a Roseto degli Abruzzi grazie alla collaborazione delle Guide del Borsacchio e da domani sono in programma altri incontri formativi aperti a tutti:
  • Martedì 24 aprile ore 16.30 presso Lega Navale località Madonnina - Ponte del Mare a Pescara;
  • Domenica 29 aprile ore 10 presso il Lido Punto Verde in via Nazionale Adriatica c.da Foro a Ortona;
  • Sabato 5 maggio ore 10 Terrazza Hotel Sabrina in via Grecale a Marina di Vasto.

Tutela del Fratino (Charadrius alexandrinus)
Suggerimenti per le Amministrazioni Comunali

Pulizia dell’arenile
Prima di procedere alla pulizia meccanica della spiaggia è bene verificare dove solitamente nidifica il Fratino con i volontari che da anni operano nell’ambito del progetto Salvafratino e che hanno svolto i monitoraggi sulla presenza di tale specie lungo la costa abruzzese.
La pulizia delle spiagge libere, qualora ve ne sia l’assoluta necessità, deve comunque essere effettuata al massimo entro la prima metà del mese di marzo. Successivamente a tale data il Fratino inizia a nidificare per cui è bene consultare il WWF o altri gruppi di volontari che studiano la specie per conoscere le aree interessate dalla nidificazione nel territorio di competenza. Qualora si dovesse presentare la necessità di pulire spiagge libere in periodi diversi da quelli sopra indicati, si dovrebbe procedere manualmente dove è segnalata la presenza del Fratino coordinandosi con esperti.
Si sottolinea che nei tratti di costa in cui sono presenti le dune durante la pulizia meccanica della spiaggia, ove strettamente necessario e consentito, occorre sempre tenersi ad almeno 10 metri dal piede della duna o dalle aree delimitate con funi e paletti.

Realizzazione di aree dedicate alla tutela
Seguendo l’esempio del Comune di Alba Adriatica (TE) dove, per la prima volta in Abruzzo l’Amministrazione, in collaborazione con il WWF e l’Area Marina Protetta “Torre di Cerrano”, ha realizzato un’area dedicata al Fratino e al Giglio di Mare, possono individuarsi aree dedicate alla tutela lungo il litorale.
Peraltro, proprio l’esempio di Alba Adriatica ha dimostrato come questa specie può essere tutelata usando pochi accorgimenti anche in luoghi con forte presenza antropica.
Nelle aree dove è certa e abitudinaria la presenza nel periodo primaverile-estivo, anche al fine di non incorrere in responsabilità penali qualora i nidi dovessero essere incautamente distrutti o danneggiati, è opportuna la creazione di piccole aree interdette alla fruizione turistica e alla pulizia meccanica, mediante delimitazioni con pali e funi. È utile anche la predisposizione di reti leggere che delimitino l’area così da evitare l’ingresso ad altri animali che potrebbero predare i nidi.
Per consentire ai bagnanti di raggiungere comunque agevolmente la spiaggia, tali aree possono essere dotate di passerelle di legno.
In queste aree è poi bene posizionare pannelli didattici per fornire un’adeguata informazione a cittadini e turisti, oltre ad aumentare la sensibilizzazione verso la tutela di tale specie.
Allo scopo di prevenire atti di vandalismo si possono dotare tali aree di un sistema di videosorveglianza.

Divieto di ingresso ai cani nelle aree di nidificazione
I cani in spiaggia possono rappresentare una minaccia per il Fratino sia perché danneggiano i nidi, sia perché arrecano stress alla specie nella fase della cova.
Nel 2014 la Regione Abruzzo ha approvato la legge 17 aprile 2014, n. 19 sull’ingresso degli animali d’affezione in spiaggia. Ai sensi della normativa richiamata, entro il 30 marzo di ogni anno, i Comuni possono individuare le aree in cui è vietato l’accesso dei cani e degli altri animali da affezione proprio per non arrecare danni al Fratino. In tali aree è opportuno posizionare cartelli di divieto per l’accesso ai cani che illustrino anche la motivazione di tale divieto, mentre in tutte le altre aree (in cui è consentito l’accesso ai cani) è altrettanto opportuno potenziare o, dove è del tutto assente, installare, una segnaletica che inviti a controllare i cani sulle spiagge.

Interventi di ripascimento
Fermo restando il rispetto delle procedure fissate dalle vigenti normative di settore, vanno ovviamente evitati il prelievo e lo scarico di sabbia in aree in cui il fratino nidifica poiché tali interventi compromettono l’habitat della specie e la schiusa dei nidi.

22.4.18

Giornata della Terra: aiuta l'ambiente, riduci la plastica!


È questo il contributo del WWF per l’Earth Day che si celebra domenica 22 aprile in tutto il mondo, quest’anno dedicato proprio alla lotta contro l’inquinamento da plastica: una materia che si è diffusa in ogni settore della nostra vita da oltre 50 anni, utilizzata in un’infinità di ambiti, dagli imballaggi alle costruzioni, dall’arredamento ai trasporti, vestiario, assistenza sanitaria, elettronica. 
Nei prossimi 20 anni si prevede il raddoppio della produzione attuale ed entro il 2050 una quadruplicazione tanto che alcuni scienziati pensano che presto ci potrà essere più plastica che pesci negli oceani.
La giornata senza plastica del WWF, lanciata come anteprima del prossimo numero di Panda, la rivista del WWF, è una guida che aiuta a cambiare stile di vita seguendo tutte le fasi di una giornata ‘tipo’, dalla colazione alla ginnastica in palestra, dall’ufficio alla spesa. 
I suggerimenti per uscire dalla "dipendenza" dalla plastica si basano su tre regole fondamentali: no al monouso, occhio all’etichetta per detergenti e cosmetici, sì ai prodotti alla spina. Ogni gesto rappresenta un taglio netto alla nostra "plastica quotidiana" ed è un contributo semplice, ma fondamentale alla difesa del pianeta. 
Si comincia dal mattino: visto che il consumo "medio" di spazzolini da denti nella vita di ognuno è di almeno 300 pezzi, meglio scegliere quelli con testina intercambiabile. Lo stesso per i rasoi. Scegliere eco-ricariche per il bagnoschiuma, shampoo e altri detergenti. Possiamo risparmiare al mare le microplastiche che avvelenano il sangue di balene e cetacei, se nell’etichetta di creme e bagnoschiuma non compare il polyethylene. Una colazione con tovagliette in cotone, tazze e i piattini in vetro o ceramica al posto di quelli in melamina. Evitiamo prodotti troppo imballati, come merendine e biscotti, i succhi di frutta confezionati (meglio le spremute, centrifughe e frullati di prodotti freschi). Il caffè meglio se fatto con la moka o, per chi non può rinunciare all’espresso, con cialde compostabili visto che quelle di alluminio e plastica sono praticamente irriciclabili. Occhio anche ala bustine del thè. Al momento delle pulizie di casa, se ci rendiamo conto che l’armadio è pieno di flaconi, riduciamone via via il numero usando i rimedi della nonna come aceto, limone, bicarbonato, the, essenze naturali. Facciamo la nostra "battaglia" per convincere i negozianti a dotarsi di prodotti alla spina nel vendere saponi liquidi di largo consumo. Possiamo tagliare ancora la nostra "plastica quotidiana" usando guanti riutilizzabili e non mono-uso, pezze di cotone per spolverare e pezzette in cellulosa. Meglio mollette di legno per stendere i panni. 
Anche l’ufficio può diventare plastic-free: no bicchierino di plastica alla macchinetta, meglio una tazzina "spaiata" portata da casa. Pranzo green con la schiscetta: si evitano stoviglie monouso, spese extra e si mangia anche meglio. 
Arriva l’ora della spesa, un momento strategico per una giornata liberi dalla plastica: l’opzione migliore sarebbe il mercato, dove si possono usare le sporte di cotone al posto dei sacchetti di plastica. Al supermercato combattiamo contro l’eccesso di polistirolo, vaschette e pellicole scegliendo prodotti sfusi al banco dei formaggi e salumi, carne, pesce, pane, reparto ortofrutta.
Per uova o yogurt sì ai contenitori in carta o vetro. E poi scegliamo i formati famiglia al posto di confezioni con porzioni monodose, ricche di imballaggi. 
Anche lo sport può essere amico della Terra se usiamo tappetini in fibra di bambù al posto di quelli sintetici. 
Per l’abbigliamento scegliamo tute, canottiere, t-shirt in tessuti naturali, che non rilasciano microplastica al momento del lavaggio. 
Ogni anno (fonte Ellen Mc Arthur Foundation) mezzo milione di tonnellate di microfibre di plastica sono rilasciate nel mondo dal lavaggio dei tessuti sintetici, che equivale al 35% delle microplastiche primarie che entrano nell’oceano.
Borraccia al posto della bottiglietta di plastica per dissetarsi. Accappatoio e asciugamani in spugna e non in microfibra. Usiamo le ricariche per i flaconcini di shampoo e bagnoschiuma e abbandoniamo le monodosi. 
Anche i nostri amici animali, gatti, cani, possono "aiutarci": ciotole in ceramica o acciaio, giocattoli in corda o in altri materiali diversi dalla plastica, sacchetti in bioplastica per raccogliere gli escrementi, cucce di legno o cesti di vimini. 
Persino l’ora dell’aperitivo nasconde inside: cannuccia e agitatore monouso, piatti, bicchieri, posate e vassoi in plastica? Tutto è sostituibile con materiali più durevoli, come carta o bambù. 
Al posto dei palloncini, festoni colorati di carta. 
La nostra Giornata "zero plastica" sta per finire, è l’ora di cena: la sfida più difficile è quella del packaging dei prodotti alimentari. Impariamo a conservare i cibi sostituendo buste, pellicole e contenitori con quelli in vetro. Alternative alla plastica sono disponibili anche per cucchiai, spatole, taglieri, ciotole, piatti, tazze. Anche l’accendino può essere di metallo ricaricabile e non usa e getta.
Il Vademecum del WWF contiene anche consigli sul riciclo e gestione dei rifiuti di plastica, aiutandoci così a comprendere quanto sia difficile per l’ambiente ‘smaltire’ il nostro "Usa e Getta"! Quasi tutte le plastiche, infatti, sono riciclabili. Nel concreto però, nella differenziata vanno solo gli “imballaggi”, oggetti concepiti per contenere e trasportare le merci. Non si tratta di un problema tecnico, quanto economico-legislativo: il sistema della raccolta e del riciclo si basa su un contributo ambientale che versano solo i produttori di imballaggi. Un piatto e una posata di plastica sono realizzate spesso nello stesso materiale: il piatto è però classificato come imballaggio e versa il contributo, la forchetta no. 
Ad oggi non si possono ancora riciclare un’infinità di prodotti di uso quotidiano come pezzi di plastica di dimensioni troppo piccole, giocattoli e peluche, palloni, biro e pennarelli, ciabatte, canotti, materassini e braccioli per il mare, contenitori che presentano grossi residui di cibi o di sostanze pericolose (vernici, colle,), custodie di CD/DVD e i Cd/DVD stessi, mollette per panni, posate di plastica, rifiuti ospedalieri (siringhe, contenitori per liquidi, ecc.), accendini, spazzolini da denti, rasoi, spazzole e pettini per capelli, secchi, bacinelle e complementi d’arredo.
Ecco alcuni oggetti che possiamo mettere nella raccolta della plastica: bottiglie di acqua e bibite, tappi e flaconi e spruzzini di detersivi, flaconi di bagnoschiuma e shampoo, sacchetti della asta. Vaschette portauova e dello yogurt, flaconi di salse, blister preformati.

12.4.18

L'Osservatorio insiste: chiesta audizione alla Seconda Commissione consiliare Regione Abruzo

 
E anche l’undicesimo mese dall’incidente dell’8 maggio 2017 è trascorso senza che sia stata fornita una indicazione reale su cosa fare per la messa in sicurezza definitiva dell’acquifero del Gran Sasso.
La Regione Abruzzo continua a non consentire la partecipazione della società civile alla Commissione tecnica per la Gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso che da mesi sta discutendo, senza peraltro giungere a qualche decisione.
L’Osservatorio, dopo l’appello caduto nel vuoto al Presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, si è rivolto quindi al Presidente e ai componenti della Commissione “Territorio, Ambiente e Infrastrutture” della Regione Abruzzo chiedendo un’audizione finalizzata ad un confronto sulla situazione dell’acquifero del Gran Sasso.
Questa importantissima falda rifornisce oltre 700.000 abruzzesi ed è veramente paradossale che fino ad oggi il Consiglio regionale, dove siedono i rappresentanti di tutti i cittadini abruzzesi, non abbia assunto un ruolo da protagonista su questa tematica.
L’Osservatorio auspica che almeno i consiglieri vogliano interloquire con i cittadini, ascoltino le loro istanze e rendano noti gli studi che la Regione Abruzzo sta portando avanti per mettere in sicurezza una volta per tutte l’acqua del Gran Sasso, intervenendo sui Laboratori sotterranei di Fisica Nucleare e sulle gallerie autostradali. 

Boschi del nostro territorio: il nuovo appuntamento con gli Aperitivi scientifici del WWF Teramo



Domani, venerdì 13 aprile alle ore 18, un nuovo appuntamento con gli Aperitivi scientifici organizzati dal WWF Teramo nell’ambito dei Café scientifique del WWF Italia.
Ospite dell’incontro sarà il Dott. Gualberto Mancini, Comandante del Gruppo Carabinieri Forestali di Teramo che affronterà il tema “I boschi del nostro territorio: la selvicoltura teramana dalle origini fino alle soglie del XX secolo”.
Con l’aiuto del Comandante Mancini ricostruiremo la storia della selvicoltura nel teramano, evidenziando come l’uomo sia intervenuto sul patrimonio forestale, modificando radicalmente l’assetto originario del territorio e dando vita al paesaggio come oggi lo conosciamo.
Peraltro, il tema della tutela e della gestione di boschi e foreste è di stretta attualità visto che è stato recentemente approvato il nuovo Testo Unico sulle Foreste che ha sollevato un dibattito molto acceso anche nel mondo scientifico.
L’appuntamento è alle ore 18 di venerdì 13 aprile presso il locale “Stagioni, bistrot all’italiana” in circonvallazione Ragusa n. 20 a Teramo.

Sabato a Teramo: Keep clean and run!



Sabato 14 aprile dalle ore 8.30 il WWF Teramo sarà presente al Keep clean and run, un'azione di pulizia con Roberto Cavallo, divulgatore scientifico, rifiutologo e atleta, presso il Parco Fluviale del Tordino/Vezzola. In pratica si tratta di fare un minimo di attività fisica accompagnata dalla pulizia del principale parco cittadino. L'appuntamento è alle ore 8.30 al Parco nei pressi di via Cona all'altezza dei campi di calcetto oppure alle 9.30 sempre al Parco davanti al Cinema Smeraldo.

Chi vuole partecipare è benvenuta/o!

9.4.18

La centrale di Sulmona riguarda tutti gli abruzzesi!

Conferenza stampa con il Sindaco di Sulmona e i rappresentanti abruzzesi di WWF, Legambiente e Italia Nostra 
Un fermo no alla centrale di compressione e al metanodotto che SNAM vorrebbe realizzare in zona sismica 1 nonostante l’opposizione di cittadini e istituzioni, e insieme un appello rivolto a tutti gli abruzzesi per la partecipazione alla manifestazione “No SNAM – No Gasdotto, No Centrale, Stop HUB del gas” in programma sabato 21 aprile dalle 15 a Sulmona: questi i concetti ribaditi oggi in una conferenza stampa dal sindaco di Sulmona Annamaria Casini insieme ai responsabili regionali di WWF, Legambiente e Italia Nostra.
Il primo cittadino ha ricordato ancora una volta la necessità di far sentire la voce di tutti gli abruzzesi e ha sottolineato l’importanza della mobilitazione, alla quale hanno aderito e stanno aderendo in tantissimi, per una difesa collegiale di un territorio ancora una volta minacciato da interessi del tutto estranei a quelli della collettività.
Il presidente regionale di Italia Nostra, Mimmo Valente, nel confermare la convinta adesione alla sfilata del 21, ha annunciato che anche la sua organizzazione sta valutando l’opportunità di rivolgersi alla magistratura amministrativa contro il decreto governativo favorevole al contestatissimo impianto di Sulmona.
Il delegato Abruzzo del WWF Luciano Di Tizio e il presidente regionale di Legambiente Giuseppe Di Marco hanno invece illustrato alcune delle tante criticità sulle quali sta lavorando l’avv. Francesco Paolo Febbo per la stesura del ricorso al TAR che le due associazioni presenteranno entro la metà di maggio. Tra queste sono state evidenziate:
La non strategicità dell'opera: secondo lo scenario della Ue nel 2030, se venissero realizzate tutte le infrastrutture programmate, la capacità delle importazioni di metano in Europa arriverebbe a 1.000 miliardi m3/anno, cioè un livello tre volte maggiore della domanda prevista. I consumi al contrario non potranno che diminuire in relazione alle politiche climatiche: ogni punto percentuale di aumento dell’efficienza garantisce una riduzione del 2,6% delle importazioni di metano e il Parlamento Europeo ha proposto di alzare ulteriormente l’attuale obiettivo 2030 della Commissione sull’efficienza dal 30% al 40%. Senza dimenticare che, per forza di cose e in risposta ai cambiamenti climatici in atto, nei decenni successivi le politiche di efficienza saranno ancora più aggressive.
La contraddittorietà e illogicità dell'iter legato alla realizzazione dell'opera: non convincono anche dal punto di vista del rispetto delle norme il percorso autorizzativo seguito e alcune scelte strumentali a esso affini.
Lo stravolgimento di fatto del senso della normativa sul dibattito pubblico: questa procedura è nata con l'obiettivo di rendere trasparente il confronto con i territori sulle opere pubbliche permettendo di informare e far partecipare le comunità interessate, attraverso garanzie sul coinvolgimento, risposte adeguate e tempi chiari. Il dibattito pubblico è uno strumento fondamentale non solo per informare i cittadini, ma anche per costruire un confronto sull'utilità e sull'impatto delle opere che vengono proposte nel nostro Paese.
Gli elevati rischi legati alla realizzazione dell'opera per l'uomo, da quello sismico all'incolumità pubblica.
Gli elevati rischi per il territorio e natura, la centrale ed il gasdotto mettono a rischio aree protette nazionali e regionali, siti Natura 2000, l'areale di tutela dell'orso bruno marsicano e altre specie faunistiche prioritarie, come lupo e camoscio.
Una serie di ragioni che avrebbero dovuto spingere il governo a una maggiore cautela e comunque a una maggiore considerazione dell’opposizione che migliaia di cittadini e le istituzioni locali a ogni livello ribadiscono da anni. Ancora di più un governo che ha approvato il decreto in questi giorni, dopo le elezioni, quando era rimasto in carica unicamente per l’ordinaria amministrazione. Certamente non è invece una questione ordinaria un progetto di così ampia portata contro il quale in più regioni l’opposizione è totale e convinta.

7.4.18

Disastro Vomano


Una mappa interattiva al link https://umap.openstreetmap.fr/de/map/2018-censimento-rifiuti-abbandonati-lungo-il-voman_210293#14/42.6368/13.9633 riporta la situazione delle discariche abusive lungo il Fiume Vomano. Cliccando sui punti segnalati è possibile vedere la foto della discarica trovata.
Nonostante negli ultimi anni si sia fatto un gran parlare di riqualificazione e valorizzazione del Fiume Vomano, la situazione del più grande corso d’acqua della provincia di Teramo è drammatica.
Oltre ai noti problemi legati ai fenomeni erosivi che hanno determinato veri e propri canyon in alcuni tratti dell’alveo e dei ricorrenti interventi di taglio a raso di tutta la vegetazione spondale con conseguente riduzione della capacità autodepurativa del fiume, il WWF Teramo richiama l’attenzione sul gran numero di discariche abusive presenti lungo il corso d’acqua.
Grazie ai volontari dell’associazione e alle segnalazioni di ciclisti, escursionisti e pescatori, il WWF ha redatto una mappa interattiva con oltre 50 punti con discariche abusive, piccole e grandi.
Vi si trova di tutto: dalle lastre di eternit con amianto ai residui di costruzioni e demolizioni, da vecchi televisori e frigoriferi a materiale utilizzato in agricoltura e pesca, da copertoni a buste di immondizia provenienti da (in)civili abitazioni. E ancora: materiale elettrico, giocattoli, vecchi mobili, ecc. Tutti materiali altamente inquinanti e pericolosi a pochi metri dal fiume!
Una situazione scandalosa che, riportata nella sua globalità, assume veramente il quadro di un disastro ambientale!
Siamo di fronte all’agonia di un fiume. Evidentemente c’è una parte del territorio nei comuni di Roseto degli Abruzzi, Pineto, Notaresco e Atri senza alcun controllo. E ciò è molto grave: oggi a buttare i materiali sono semplici incivili e piccoli delinquenti che vogliono risparmiare sui costi di smaltimento. Domani questi territori potrebbero diventare luogo di smaltimenti illeciti per materiali molto più pericolosi.
Più volte sono state organizzate dai volontari giornate di pulizie lungo il Vomano. E ogni volta, al termine del lavoro di raccolta, è stato chiesto alle Autorità competenti di aumentare i controlli e di mettere in atto azioni di prevenzione e repressione. La situazione però, invece di migliorare, peggiora. I pochi interventi di pulizia che sono stati condotti, si sono rilevati del tutto inutili, perché nel giro di poche settimane tutto è tornato come prima.
Nei prossimi giorni il WWF segnalerà nuovamente queste discariche ai Sindaci dei quattro Comuni interessati e alle altre Autorità competenti. 
Di seguito si segnalano le situazioni più gravi riscontrate. 

Comune di Roseto degli Abruzzi
È presente una vera e propria discarica proprio dove dovrà arrivare il nuovo ponte ciclabile sul Vomano. Come WWF abbiamo chiesto da anni di rimuovere tutti i rifiuti (cosa che peraltro avevamo già fatto con i volontari pochi mesi fa), creare un terrapieno con il materiale terrigeno preso in loco al fine di ridurre il luogo di scarico e consentire il passaggio solo ai mezzi che si recano al porticciolo turistico. Chiediamo poi di ripulire le arcate ferroviarie e quelle del ponte stradale chiuse negli anni e ricoperte da rifiuti, anche al fine di assicurare il naturale deflusso delle acque in caso di piene eccezionali.
Un’altra situazione assurda è quella della discarica censita, ma ormai senza nessun controllo, posta sul lungo fiume nell’area retrostante la zona industriale. Con il tempo il fiume sta erodendo la discarica portando al mare tutti i rifiuti accumulati negli anni.
È necessario collocare foto trappole per individuare e sanzionare pesantemente i responsabili di gesti così incivili e inspiegabili visto che ormai tutti i Comuni hanno messo in atto sistemi di raccolta degli ingombranti attraverso il porta a porta.

Comune di Pineto
Da anni le sbarre che erano state messe per evitare l’accesso e il transito sul lungofiume e all’argine del Vomano restano aperte. In questo modo si lascia l’area in balia degli inquinatori che usano le strade realizzate per l’accesso alle strutture presenti per abbandonare rifiuti di ogni genere in qualsiasi anfratto.
Chiediamo al Comune di ripristinare le sbarre presenti sugli accessi principali alle strutture e di tenerle chiuse con appositi lucchetti le cui chiavi vanno consegnate solo alle persone autorizzate e ai mezzi di soccorso. Ugualmente vanno chiusi gli accessi alla sponda destra visto che gli stessi non sono più utilizzati da nessuno se non da taglialegna abusivi e inquinatori.
Vanno poi rimosse le decine di micro discariche presenti sulla strada argine e va chiuso definitivamente anche l’accesso alla strada-argine presente in località Casone.

Comune di Atri
Chiediamo al Comune di Atri di pulire tutte le microdiscariche abusive presenti e chiudere con sbarre tutti gli accessi al fiume in località Stracca, in località Cavallo morto, ecc., nonché di imporre alla ditta Terna la realizzazione di una sbarra nella bretella realizzata qualche anno fa per accedere al lungo fiume da chiudere ogni giorno a fine turno lavorativo.

Comune di Notaresco
La situazione più grave sul Vomano si registra nel territorio comunale di Notaresco. Qui, sotto il ponte di attraversamento del fiume, da anni è presente una discarica di notevoli dimensioni continuamente alimentata. Chiediamo l’urgente bonifica del sito con materiali altamente pericolosi (amianto, RAEE e pneumatici esausti) e la chiusura della sbarra di accesso al sito presente da anni nell’intersezione tra la SSP 553 e il punto vendita di Crisante 1963.
Inoltre chiediamo al Comune di posizionare un sistema di videotrappolaggio per individuare i responsabili di questi abbandoni di rifiuti.





5.4.18

Domenica 8 aprile: SOS Parco Marino

 
Dopo le giornate di maltempo dei mesi trascorsi e prima dell’arrivo dell’estate i volontari, come è ormai consuetudine, si mobilitano in primavera per aiutare il parco marino. La pulizia a mano delle spiagge è infatti possibile effettuarla ogni anno grazie alle Associazioni che, amando il proprio territorio si danno sempre da fare per curarlo nel migliore dei modi.
Domenica 8 aprile, tutti a Torre di Cerano per trascorrere una giornata in spiaggia rendendosi utili per l’ambiente. Appuntamento all’Info-Point dell’AMP in prossimità del sottopasso ferroviario di accesso a Torre Cerrano, dove si può anche parcheggiare. Il luogo di avvio dei lavori è facilmente raggiungibile anche in treno o in autobus.
Alle ore 9,00 l’appuntamento è con le Guide del Cerrano che spiegheranno a tutti, soprattutto ai più giovani, come le dune costiere rappresentino un importante paesaggio delle nostre spiagge, ormai quasi scomparso, indispensabile per combattere l’erosione, e luogo riproduttivo di molte specie vegetali e animali. Tra queste ultime, il famoso Fratino piccolo e raro uccello migratore che si muove dal sud del Mediterraneo al nord dell’Europa, transitando e fermandosi in primavera lungo i nostri arenili per la riproduzione.
Per non disturbare la riproduzione del Fratino e per salvaguardare la crescita della vegetazione dunale primaverile la pulizia delle spiagge dell’Area marina protetta, in particolare per le aree più naturali, va effettuata a mano ed avendo i mezzi meccanici solo come supporto per il trasporto dei sacchi.
Alle ore 10,00 saranno allora consegnate le buste e ci si muoverà in direzione Pineto e in direzione Silvi per effettuare la pulizia delle meravigliose spiagge all’ombra di Torre Cerrano. La raccolta delle plastiche e di tutti materiali di origine antropica spiaggiati sarà effettuata a mano, differenziando il materiale misto dalle plastiche e dai metalli, lasciando sul terreno tutto il materiale organico ed il legname. L’Area Marina Protetta ribadisce, infatti, che il materiale legnoso spiaggiato va lasciato sul posto per consentire il normale evolversi degli eventi naturali che migliorano, in condizioni indisturbate, la ricchezza delle specie animali e vegetali, la resistenza all’erosione costiera e, non ultimo, la bellezza del paesaggio con un fascino legato alla naturalità dei luoghi. Il legname che si spiaggia lungo la costa, in particolare dopo i periodi di maltempo, quando i fiumi in piena provocano un trasporto importante di materiali al mare, sono un elemento fondamentale dei cicli eco-sistemici costieri. Tutto il materiale spiaggiato di origine naturale, come conchiglie, legnetti, canne e ramaglia in genere, così come interi tronchi, costituiscono un apporto importante di ripascimento dell’arenile e, oltre ad aggiungere volume inerte lungo le spiagge, svolgono anche una non secondaria funzione di sostegno per la sabbia che ha così la possibilità di resistere meglio contro l’erosione sia eolica che marina. I tronchi inoltre divengono, oltre che uno scorcio paesaggistico affascinante per i turisti, anche un punto da dove si origina una ricca biodiversità animale e vegetale costituendo serbatoio alimentare e di supporto per tante specie sempre più rare lungo le coste adriatiche.
Importante portare guanti da lavoro (per chi non ne ha, saranno consegnati guanti di plastica) e, nel caso di una giornata soleggiata, si consiglia di indossare un cappello.
L’iniziativa organizzata con i Comuni di Pineto e Silvi si svolge in collaborazione con: AGESCI Pineto e Silvi; l’Associazione Guide del Cerrano e quest’anno con la novità delle Guide del Borsacchio. Il supporto e patrocinio è stato garantito anche da tutte le altre Associazioni di protezione ambientale, culturali e sportive tra cui: Centro Studi Cetacei, FIAB, Giacche Verdi, Italia Nostra, Legambiente, Leganavale Pineto, LIPU, Marevivo, Pros Onlus, Protezione Civile Silvi, Touring Club Italiano e WWF. Saranno presenti anche i ragazzi richiedenti asilo ospiti del Residence Felicioni di Roseto degli Abruzzi che garantiscono sempre la loro presenza per dare una mano per qualunque occasione sociale e di volontariato.
Un'ultima indicazione importante: nell’Area Marina Protetta Torre del Cerrano dal 1 marzo fino a fine estate, è vietato far circolare i cani: tale divieto è necessario per tutelare le nidificazioni del Fratino dall’azione dei cani che, loro malgrado, specie se lasciati senza guinzaglio disturbano gli animali che si apprestano alla nidificazione o che sono già in cova.

31.3.18

Non solo uova di cioccolato…


L’uovo viene universalmente considerato il simbolo della Pasqua perché nella tradizione cattolica rappresenta la rinascita mentre per secoli ha avuto il valore di un richiamo alla fertilità, per comprensibili ragioni.
È intanto importante capire cos’è un uovo. La prima immagine che viene alla mente è quella di una struttura sferica o elissoidale protetta da un guscio. In realtà questa descrizione si adatta soltanto all’uovo cosiddetto “amniotico”, caratterizzato da annessi che proteggono l’embrione dalla disidratazione e ne consentono lo sviluppo anche fuori dall’acqua. Non è così per i pesci, ovviamente legati all’ambiente sommerso, e non lo è per gli anfibi che all’acqua devono comunque tornare per riprodursi. L’uovo amniotico, comparso per la prima volta nei Rettili, ma oggi “sfruttato” anche dagli Uccelli e dai Mammiferi Monotremi (echidna e ornitorinco), ha rappresentato nella storia dell’evoluzione la più importante conquista per l’adattamento all’ambiente terrestre: senza questa rivoluzionaria struttura nessun vertebrato esisterebbe oggi sulla Terra.
L’uovo più grande. L’uovo più grande mai deposto da un uccello sembra essere stato quello di una specie di Moa (Dinornis robustus), un grande uccello simile allo struzzo alto più di due metri e pesante circa 250 kg, vissuto in Nuova Zelanda, ma estinto intorno al 1500 a opera dell’uomo. Il suo uovo misurava 17,8 x 24 cm. Quello più grande deposto da un uccello vivente è invece di uno struzzo: pesava circa 2,5 kg ed è stato segnalato nel 2008 da un allevamento in Svezia.
Tra i rettili il record spetta ovviamente a un dinosauro anche se incredibilmente questi giganteschi animali non deponevano uova particolarmente grandi, se confrontate con la loro mole. Le maggiori mai rivenute sono quelle da ben 60 cm del Gigantoraptor erlianensis, vissuto nel Cretacico circa 75 milioni di anni fa.
L’uovo più piccolo. Quello più piccolo è l’uovo deposto da un colibrì della Giamaica (Mellisuga minima), lungo appena 10 mm e del peso di soli 0,365 grammi. Tra i rettili il primato spetta probabilmente (ma non ci sono misurazioni ufficiali) al minuscolo Sphaerodactylus ariasae, un geco che può stare tranquillamente su una monetina da 10 centesimi.
La forma. Le uova non hanno tutte la stessa forma: possono essere ellittiche, ovali, appuntite, piriformi. Le varianti sono determinate sia da ragioni fisiche (la struttura del bacino delle femmine) che da motivazioni legate alle abitudini riproduttive delle varie specie: ad esempio gli uccelli marini come le Urie, le Gazze marine e i Gabbiani tridattili, che nidificano sulle falesie rocciose, depongono uova a forma di pera allungata per non rischiare che possano cadere rotolando, mentre le specie che si servono di cavità o buche possono tranquillamente restare fedeli alla forma rotonda.
Il colore. Per la colorazione delle uova un fattore determinante è il mimetismo che favorisce le tinte meglio in grado di confondersi con l’ambiente. Nei rettili, che celano le proprie uova in anfratti e nel substrato o le seppelliscono, domina il bianco. Tra gli uccelli la gamma è notevolmente più ampia: ce ne sono anche di marroni, azzurre e rosse con varie possibili sfumature e combinazioni. Qualche esempio: il Codirosso algerino (Phoenicurus moussieri) si concede uova sia bianche che azzurre anche nella stessa covata mentre l’Uccello sarto (Orthotomus sutorius) si sbizzarrisce ancora di più e le 4 uova che abitualmente depone possono essere bianche, verdi, blu-verdastro o anche rosa con maculature rosso chiaro, violetto e nero. La Pavoncella (Vanellus vanellus) e il Chiurlo (Numenius arquata) preferiscono ombreggiature marroni o un bel verde oliva macchiettato di rossiccio: ci vuole davvero occhio per individuarle nel substrato. Da questo punto di vista un vero specialista è il Fratino (Charadrius alexandrinus), che il WWF tutela lungo le coste italiane: questo trampoliere in miniatura depone uova difficilissime da distinguere nell’ambiente sabbioso in cui si riproduce. Ha un problema opposto il Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) che nidifica nelle cavità scavate nei tronchi dove anche per mamma e papà è difficile muoversi: le sue uova sono infatti bianche e lucide per facilitare la localizzazione al buio.
Una curiosità. La colorazione è data da sostanze deposte sullo stato esterno del guscio: le melanine danno toni bruni e neri; i carotenoidi quelli gialli, rossi, arancio, marrone e violetto; le cianine contribuiscono alla formazione dei blu e dei verdi.
Strategie di riproduzione. Tra gli uccelli di norma i genitori hanno un comportamento amorevole verso la propria prole: prima covano le uova e poi accudiscono i piccoli mettendoli in grado di badare a se stessi prima di abbandonarli. Non mancano tuttavia le eccezioni. La più nota è quella del Cuculo (Cuculus canorus) che parassita i nidi altrui, in Italia soprattutto quelli di Cannareccione (Acrocephalus arundinaceus), Luì verde (Phylloscopus sibilatrix) e Pettirosso (Erithacus rubecula), favorito dalla somiglianza delle proprie uova con quelle della specie “ospite”. Alla schiusa, che avviene dopo una dozzina di giorni, il pulcino del cuculo, spingendole con il dorso, getta fuori dal nido le altre uova non ancora schiuse e, nel caso, anche gli eventuali “fratellastri” per avere per sé tutto il cibo portato dai genitori involontariamente adottivi.
Tra i rettili nella quasi totalità dei casi le uova vengono deposte in un posto caldo e lasciate al loro destino grazie al fatto che i piccoli appena nati sono nei fatti una versione in miniatura di mamma e papà: già ben formati e perfettamente in grado di badare a se stessi.

29.3.18

#BeeSafe: campagna WWF in difesa delle api e degli altri impollinatori

 
Una delle spie degli effetti negativi dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale è la drammatica diminuzione delle api domestiche e selvatiche.
Dopo l’uso massiccio dei pesticidi, i cambiamenti climatici rappresentano una delle maggiori minacce per gli impollinatori, da cui dipende oltre il 70% della produzione agricola per la nostra alimentazione.
Un primo segnale arriva dalla produzione di miele. Secondo i dati forniti da dagli apicoltori italiani dell’UNAAPI, la produzione di miele, a causa della siccità del 2017, è calata del 80%. Proprio per le conseguenze della siccità, infatti, i fiori non secernono più nettare e polline e le api, in sofferenza per il clima anomalo, non solo non producono miele, ma rischiano di non riuscire a fornire il loro determinante servizio di impollinazione alle colture agricole.Il ruolo fondamentale svolto dagli  impollinatori viene riconosciuto anche nel secondo Rapporto sul Capitale Naturale in Italia (presentato a febbraio del 2018) che ha dedicato un capitolo al servizio ecosistemico dell’impollinazione.
La relazione tra il cambiamento climatico e il rischio per api e impollinatori è stata analizzata nella “Ricerca su possibili influenze dei fenomeni climatici e ambientali quali fattori determinanti l’assottigliamento delle popolazioni apistiche mondiali” del Centro Ricerche di Bioclimatologia dell'Università di Milano che, analizzando le osservazioni meteorologiche dal 1880 e le osservazioni satellitari dal 1978, ha confermato l’impatto dei cambiamenti climatici sulle popolazioni di api domestiche e selvatiche. I risultati della ricerca coincidono con le conclusioni riportate nel 2011 dalla rivista “Good” ovvero che l’aumento della temperatura del pianeta incide negativamente sulla salute delle api e quindi sul servizio ecosistemico dell’impollinazione. A rischio però sarebbe anche la produzione di miele, che secondo i ricercatori dell’Università di Milano rischia di scomparire da qui a 100 anni.
La minore durata della stagione invernale, con temperature medie sempre più alte e con picchi decisamente anomali, ha innescato un probabile allungarsi della finestra di attività delle api, ipotizzabile in 20-30 giorni di lavoro in più l’anno. Secondo i ricercatori dell’Università di Milano l’inverno più corto e più caldo determinerebbe uno stress aggiuntivo per le api e comprometterebbe la loro salute. Lo stesso sincronismo tra la fase della fioritura e la ripresa delle attività di volo delle api dopo l’inverno potrebbe aver subito importanti sfasature. Una seconda conclusione della ricerca dell’Università di Milano riguarda l'evidenza che il ciclo vitale delle api, durante il periodo invernale, tende a bloccare le covate.
Il cambiamento climatico contribuisce così al fenomeno della moria delle api in modo determinante, secondo solo agli effetti letali dei pesticidi, in particolare gli insetticidi neonicotinoidi condannati senza appello da una recente valutazione dell’EFSA, l’Agenzia Europea per la sicurezza alimentare.
 
Anche per questo il WWF ha lanciato la campagna #BeeSafe. Sul sito tutte le iniziative per la difesa delle api e degli altri impollinatori.
 
Approfondimento
GLI APICOLTORI IN ITALIA. Gli apicoltori censiti in Italia sono oltre 45.000 e di questi sono 20.000 i produttori che detengono l’80% del patrimonio apistico nazionale, pari a 1,2 milioni di alveari sparsi nelle campagne italiane. Gli apicoltori hanno da tempo lanciato l’allarme per la drastica riduzione del numero e della produttività degli alveari. I cambiamenti climatici, insieme alle pratiche agricole intensive che richiedono l’utilizzo di pesticidi pericolosi per le api e gli altri impollinatori, mettono in pericolo questo inestimabile patrimonio dell’agricoltura italiana sottoposto ad attento monitoraggio da parte del Ministero delle Politiche Agricole con il progetto “BeeNet” la Rete nazionale di monitoraggio degli alveari realizzato nell’ambito del Programma della Rete Rurale Nazionale. La rete di monitoraggio degli alveari è costituita da moduli di rilevamento ognuno dei quali è composto da 5 postazioni localizzate in siti geografici rappresentativi dei vari contesti agronomici e ambientali del territorio italiano. Le postazioni sono composte da 10 alveari. L'obiettivo della rete di monitoraggio è la sistematica raccolta d'informazioni sullo stato di salute delle famiglie di api tramite rilievi apistico-ambientali e prelievi di campioni di varie matrici (api morte, api vive, covata, miele, cera, polline, ecc.) da sottoporre ad analisi di laboratorio. Mentre è attivo un monitoraggio sulle api domestiche, per il loro interesse economico diretto, nulla sappiamo sulla perdita delle popolazioni degli imenotteri selvatici che attraverso l’impollinazione sostengono l’intera agricoltura nei nostri territori.

IL VALORE DELL’IMPOLLINAZIONE IN ITALIA. Il secondo Rapporto sul Capitale Naturale in Italia dedica un capitolo al servizio ecosistemico dell’impollinazione, riportando i dati delle ultime ricerche realizzate nel nostro Paese per una sua quantificazione economica. Nel 2012 il valore della produzione agricola di mele, pere e pesche è stata di 473,48 milioni di euro: 56,96 milioni di euro è stato valutato invece il valore economico dipendente direttamente dall’impollinazione per il settore mele, pere e pesche. In definitiva, il servizio ecosistemico d’impollinazione contribuisce a circa il 12% del valore della produzione agricola del settore preso in esame.
 
NASCE LA RETE PER DIFESA IMPOLLINATORI NEL MONDO. A livello internazionale l’IPBES (un panel di scienziati di 124 paesi che studia la perdita della biodiversità e dei servizi ecosistemici a livello globale per conto della Convenzione Internazionale sulla Diversità Biologica) ha prodotto nel 2016 un primo rapporto sulla perdita della biodiversità degli impollinatori. Dalla ricerca dell'IPBES risulta che il 16% degli insetti impollinatori selvatici a livello mondiale è a serio rischio di estinzione, in particolare il 40% delle specie di api selvatiche e farfalle risulta essere a rischio. Dopo la presentazione del rapporto dell’IPBES si è formata a livello internazionale la Coalizione dei volenterosi per la protezione gli impollinatori, costituito da un numero crescente di Governi del mondo, ispirata dalla convinzione dell’urgenza di una azione in rete per promuovere la tutela del servizio ecosistemico dell’impollinazione.